Scania e BAI: il camion antincendio per il Monte Bianco
Scania e BAI: il camion antincendio per il Monte Bianco
Nel Traforo del Monte Bianco non esiste il concetto di “intervento standard”. Quando si opera in quasi 12 chilometri di tunnel tra alte temperature, fumo, spazi ridotti e visibilità prossima allo zero, anche il più piccolo dettaglio tecnico può fare la differenza.Per questo Scania e BAI hanno sviluppato Artemis, una nuova autobotte antincendio entrata ufficialmente in servizio lungo una delle infrastrutture più delicate d’Europa. Il nome richiama la dea greca della protezione, ma qui non si parla di mitologia.
Il nuovo mezzo nasce infatti da una progettazione estremamente specialistica, sviluppata insieme ai tecnici del Traforo del Monte Bianco, con l’obiettivo di garantire rapidità di intervento e continuità operativa anche nelle condizioni più estreme.
E quando si parla di estremi, il tunnel alpino franco-italiano è probabilmente uno degli esami finali più severi per qualsiasi mezzo di soccorso. La base tecnica è uno Scania quattro assi da 32 tonnellate, configurato con un passo compatto di 4.150 mm tra primo e terzo asse. Una scelta che permette al mezzo di muoversi con sorprendente agilità anche negli spazi ristretti del traforo.
Sotto la cabina lavora un motore da 360 CV abbinato a un cambio automatico Allison 4500PR con retarder integrato. Ma il vero asso nella manica è il sistema Pump & Roll: in pratica Artemis può continuare a pompare acqua e schiuma anche mentre è in movimento, fino a 40 km/h.
Una caratteristica che, in un tunnel, significa ridurre drasticamente i tempi di intervento. E nel soccorso, si sa, il cronometro è spesso più importante del tachimetro.
L’impianto antincendio non è certo timido: 12.000 litri d’acqua, doppio serbatoio schiuma, pompa centrifuga bistadio capace di arrivare a 4.500 litri al minuto e sistema CAFS per la generazione di schiuma compressa. Tradotto dal linguaggio tecnico: una potenza di spegnimento pensata per affrontare scenari complessi senza dover chiedere il “time out”.
Grande attenzione anche alla sicurezza degli operatori. La cabina pressurizzata con aria respirabile protegge l’equipaggio da fumi tossici e gas pericolosi, mentre radar, termocamera e visione perimetrale a 360 gradi consentono di lavorare anche quando il tunnel diventa una nube nera.
Una situazione in cui guidare “a occhio” non è esattamente consigliabile. Artemis è solo il primo di quattro mezzi destinati al Traforo del Monte Bianco. Un progetto che dimostra come, nel settore delle emergenze infrastrutturali, tecnologia e specializzazione siano ormai indispensabili quanto acqua e schiuma. Anche perché, sotto il Monte Bianco, improvvisare non è contemplato.










