Kinshofer continua lo shopping in Italia: ora tocca a Boscaro
Kinshofer continua lo shopping in Italia: ora tocca a Boscaro
Il risiko delle attrezzature per il cantiere parla sempre più tedesco… ma con forte accento italiano. Il gruppo Kinshofer ha infatti annunciato l’acquisizione di Boscaro, storico marchio veneto specializzato in accessori e attrezzature per il sollevamento e la movimentazione nei cantieri.Un’operazione che conferma una strategia ormai chiarissima: crescere attraverso marchi ad alta specializzazione, possibilmente con un know-how industriale difficile da replicare e, ancora meglio, made in Italy.
Per chi segue il settore da qualche anno, non è certo una sorpresa. Kinshofer, infatti, non è nuovo agli “shopping tour” nel nostro Paese. Negli ultimi anni il gruppo ha già messo in portafoglio realtà come Hammer, specialista nelle attrezzature idrauliche da demolizione, Cangini Benne, nome storico negli accessori per escavatori e skid steer, e Trevi Benne, marchio di riferimento nel demolition e recycling.
Con Boscaro il puzzle si completa ulteriormente. L’azienda italiana è conosciuta soprattutto per benne, forche, pinze, cestelli e accessori destinati al mondo del sollevamento e della prefabbricazione. In pratica, tutto ciò che nei cantieri viene agganciato a una gru e che, possibilmente, evita agli operatori di inventarsi “soluzioni creative” degne di un film d’azione a basso budget.
L’operazione permette a Kinshofer di rafforzare la propria presenza nel settore delle attrezzature per edilizia e infrastrutture, ampliando una gamma che ormai copre praticamente tutto il ciclo operativo del cantiere: demolizione, riciclaggio, perforazione, movimentazione materiali e sollevamento.
La filosofia del gruppo resta quella del “one-stop-shop”: offrire ai dealer e agli utilizzatori una gamma completa di attrezzature senza costringerli a fare la caccia al componente mancante come in una caccia al tesoro industriale.
Dal punto di vista industriale, Boscaro porta in dote anche una forte esperienza produttiva e una reputazione consolidata nei mercati europei. E qui emerge un altro aspetto interessante: Kinshofer non sembra intenzionata a “snaturare” le aziende acquisite, ma piuttosto a integrarle mantenendone identità, competenze e capacità manifatturiera locale.
Una strategia che, almeno finora, ha permesso al gruppo di crescere senza trasformare tutti i marchi in semplici adesivi da appiccicare sulle macchine. Nel frattempo, il gruppo continua ad allargarsi anche fuori dall’Italia, con acquisizioni che spaziano dalla sicurezza digitale per il cantiere fino agli accessori specialistici per demolizione e recycling.
Ma il Belpaese resta evidentemente un territorio strategico: qui si concentra una parte importante del know-how europeo sugli attachment, soprattutto nei segmenti cava, demolizione e movimento terra pesante.
Tradotto in termini pratici? Se continuano così, nei cantieri europei sarà più facile trovare un’attrezzatura “made in Italy” dentro un gruppo tedesco che un panino decente in autogrill alle 6 del mattino.


