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Liebherr cala gli assi nel mega bacino di Genova

Liebherr cala gli assi nel mega bacino di Genova

Nel mondo delle grandi opere ci sono cantieri che fanno curriculum. E poi c’è il nuovo mega bacino di carenaggio di Genova, dove le macchine non si limitano a lavorare: devono letteralmente mordere il terreno.

Per affrontare uno dei progetti infrastrutturali più complessi del Mediterraneo, l’impresa >>R.C.M. Costruzioni<<  ha scelto un pacchetto heavy-duty firmato Liebherr, mettendo in campo tre gru cingolate da fondazione e una nuova fresa a diaframma LSC 8-20 che, più che scavare, sembra fare cardio contro il cemento armato.

L’obiettivo è realizzare il nuovo bacino asciutto del polo navale di Sestri Ponente, destinato a ospitare navi da crociera fino a 380 metri di lunghezza e 150.000 tonnellate di stazza.

Numeri che spiegano bene perché qui non bastasse “una gru grossa”. Serviva un ecosistema completo di attrezzature da fondazione capaci di lavorare in condizioni estreme, con terreni saturi di vecchie strutture in cemento armato e acciaio.

La protagonista tecnica del cantiere è la nuova Liebherr LSC 8-20, presentata recentemente al mercato e già spedita direttamente sul campo di battaglia geotecnico genovese. La fresa a diaframma opera fino a 10 metri di profondità affrontando strati particolarmente ostici grazie a un’elevata coppia di taglio e a una struttura progettata per mantenere precisione verticale anche sotto forte stress.

Tradotto dal linguaggio ingegneristico: quando trova il ferro, non si spaventa. Accanto alla cutter lavorano due gru cingolate HS 8100.1 e HS 8130.1 equipaggiate con benne idrauliche e meccaniche per l’escavazione delle paratie profonde fino a 34 metri. Tutto il sistema è stato pensato in modo modulare: gru, benne e cutter condividono filosofia progettuale e logiche operative, facilitando sia il lavoro degli operatori sia la gestione del cantiere. Un dettaglio che, quando si lavora giorno e notte su un’infrastruttura strategica, vale più di mille brochure commerciali.

Interessante anche il tema della standardizzazione operativa. Le cabine delle macchine condividono joystick, interfacce e logiche di controllo, consentendo agli operatori di passare da una macchina all’altra senza dover “reimparare il mestiere” ogni volta. Una scelta apparentemente semplice, ma che nei cantieri moderni fa la differenza in termini di produttività e sicurezza. Il progetto del nuovo bacino rientra nella trasformazione industriale del waterfront genovese e rappresenta uno degli investimenti più importanti per la cantieristica europea.

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