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Hitachi EX2600-7E: debutta il maxi escavatore elettrico

Hitachi EX2600-7E: debutta il maxi escavatore elettrico

L’elettrificazione non si ferma certo ai cantieri urbani o alle macchine compatte. E se qualcuno aveva ancora dubbi, il debutto del nuovo escavatore elettrico Hitachi EX2600-7E in Montenegro li spazza via senza troppi complimenti.

Parliamo di una macchina da 250 tonnellate, quindi decisamente fuori dalla categoria “green, ma piccolo”. Il protagonista di questa svolta è Hitachi Construction Machinery, che ha consegnato il primo escavatore elettrico ultra-large in Europa alla miniera di Pljevlja, nel nord del Montenegro.
Una prima volta che segna un passaggio importante: dall’elettrico “di nicchia” a quello applicato su scala industriale pesante. La macchina in questione, la EX2600-7E, entra in una flotta già composta da modelli diesel della stessa famiglia, ma introduce un cambio di paradigma. Al posto del classico motore termico troviamo un’unità elettrica da 860 kW, capace di fornire coppia costante e, di conseguenza, una maggiore efficienza operativa.

Meno variabili da gestire e prestazioni più stabili durante tutto il ciclo di lavoro. La scelta non è solo tecnica, ma anche strategica. La miniera di Pljevlja – gestita da Rudnik uglja Pljevlja – è un asset chiave per il sistema energetico nazionale, contribuendo in modo significativo alla produzione elettrica del Paese.

E proprio qui entra in gioco il vantaggio dell’elettrico: la possibilità di alimentare la macchina con energia prodotta localmente dalla vicina centrale termoelettrica. Meno gasolio importato, più indipendenza energetica.
Dal punto di vista operativo, i benefici sono altrettanto concreti. L’assenza di un motore diesel significa manutenzione più semplice e costi operativi potenzialmente più bassi nel lungo periodo. Senza contare la riduzione delle emissioni locali, un fattore sempre più rilevante mentre il Montenegro si avvicina agli standard ambientali europei.

Certo, non è tutto plug-and-play. L’arrivo della EX2600-7E ha richiesto un’operazione di assemblaggio direttamente in sito, con il supporto dei tecnici giapponesi e del dealer locale West Balkans Machinery. Una collaborazione che non nasce oggi: le due realtà lavorano insieme da oltre vent’anni, segno che anche nelle rivoluzioni tecnologiche la fiducia resta un elemento chiave.
La miniera, nel frattempo, continua a macinare numeri importanti: fino a 2,2 milioni di tonnellate di lignite all’anno, con la maggior parte destinata alla centrale elettrica locale. Un contesto dove ogni miglioramento in termini di efficienza e sostenibilità ha un impatto diretto su scala nazionale.

Il messaggio è chiaro: se anche un escavatore da 250 tonnellate passa all’elettrico, la transizione energetica non è più solo una questione di “piccole macchine”. È un processo che sta risalendo la scala dimensionale, portando con sé nuove sfide, ma anche opportunità concrete. E a questo punto la domanda non è più se il mining diventerà elettrico, ma quanto velocemente lo farà. E, a giudicare da questo debutto, la risposta potrebbe essere: prima del previsto.

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