Acqua (potabile) per Venezia

Quando sentiamo parlare di acqua a Venezia, il pensiero va immediatamente all’acqua di mare che invade rii e piazze storiche dall’immenso valore; il problema dell’acqua alta è stato risolto in gran parte quando il Mose è entrato in funzione, scongiurando con le sue paratie la sommersione di edifici e monumenti che sono un Patrimonio dell’Umanità.

Ma oggi parliamo di un’altra esigenza: quella di portare acqua a Venezia. Per la precisione acqua potabile. Il Comune di Venezia ha, infatti, deciso, all’interno dell’Accordo di Programma "Per la realizzazione di interventi di miglioramento del Servizio Idrico Integrato”, di realizzare un’importante dorsale di acquedotto nella zona di piazzale Roma.

Acque sicure

Si tratta della sostituzione integrale di un‘importante tratto di tubazione con diametri compresi fra DN800 e DN200 (con una preponderanza di tratti in DN600) e della generale messa in sicurezza della rete acquedottistica della zona.

Il progetto e la Direzione Lavori, nelle figure dell’Ing. [Giuseppe Boscolo Lisetto] in qualità di R.U.P. e dall’ing. [Federica Fior] in qualità di D.L. e CSE, sono stati affidati alla Divisione Servizio Idrico Integrato Direzione Ingegneria della >>Veritas<< , società per azioni a capitale interamente pubblico che fornisce servizi ambientali ai 51 Comuni soci (l’area metropolitana di Venezia e parte della provincia di Treviso), mentre la realizzazione esecutiva è stata assegnata alla >>Adriacos s.r.l.<<  di Latisana, che si occuperà della rimozione delle vecchie tubature, della posa delle nuove e delle opere di ripristino delle pavimentazioni dopo gli interventi di scavo necessari alla realizzazione del nuovo tratto di acquedotto.

Mettere in sicurezza la rete

La sostituzione delle condotte si era resa indifferibile per risolvere i naturali problemi di obsolescenza dell’infrastruttura (scongiurando possibili interruzioni del servizio di distribuzione delle acque potabili) dato che i tratti oggetto dell’intervento erano stati realizzati in gran parte nei primi decenni del secolo scorso.

L’intervento eseguito da Adriacos si sviluppa lungo via il Rio Terà S. Andrea dalla centrale di pressurizzazione sino all’intersezione con Piazzale Roma. Più in dettaglio i lavori hanno previsto la posa di una nuova condotta DN600, che affianca l’attuale DN800 che, in corrispondenza del Garage S. Marco, si divide nelle due condotte distributrici che circondano piazzale Roma.
 
 
La prima condotta DN600 ha origine in prossimità della biglietteria ACTV e si sviluppa lungo il bordo del piazzale per raggiungere la rampa che digrada verso il rio Novo; qui, tramite un primo attraversamento in alveo collocato in accosto al paramento di sponda, attraverserà il Rio Novo.

Qui, tramite un primo attraversamento in alveo collocato in accosto al paramento di sponda, attraverserà il Rio Novo per risalire lungo la parte retrostante del muro di sponda in Fondamenta di Papadopoli e raggiungere il ponte della Croce lungo la fondamenta omonima, dove verrà collegata alla rete già esistente.
La seconda condotta DN600 (SUD) avrà origine nell’intersezione di P.le Roma con il Rio Terà S. Andrea, sviluppandosi parallelamente al percorso pedonale che separa il piazzale riservato ai mezzi per il trasporto pubblico, dal parcheggio per i mezzi privati e raggiungerà l’area mercatale presente all’interno dei giardinetti per interconnettersi all’esistente condotta DN600 (Bonna).

Sarà così possibile dismettere l’esistente linea (Bonna), eseguita nei primi anni del ‘900 e che, attraversante il piazzale Roma, fu posta a una quota molto alta rispetto al piano stradale e pertanto vulnerabile alle azioni esterne e la cui rottura potrebbe provocare ingenti danni alle infrastrutture esistenti.
 
Dopo l’interconnessione nell’area mercatale, la linea proseguirà lungo il piazzale Roma nella zona riservata al parcheggio dei taxi sino alla rampa che digrada verso il rio Novo dove, raggiunto il bacinetto, tramite un secondo attraversamento in alveo, sarà realizzata con le stesse modalità del precedente e raggiungerà la fondamenta Papadopoli, raccordandosi all’esistente sifone in prossimità del ponte del Prefetto, per poi proseguire fino all’esistente tubazione lungo fondamenta Lavoradori de Lana.
Questi ultimi tratti consentiranno la dismissione delle vetuste reti di condotte posate alla fine dell’ottocento lungo f.ta della Croce e all’interno dei giardini di Papadopoli, con un drastico miglioramento della sicurezza funzionale della rete acquedottistica in quest’area. Complessivamente saranno sostituite oltre un chilometro di condotte, di cui molte di grande diametro e, a fianco delle nuove condotte, verrà posato anche un tubo in polietilene di 225 mm di diametro quale predisposizione per un futuro impianto antincendio.

Come ci conferma [Andrea Gallici], Responsabile Manutenzioni e Logistica di Adriacos: “Si tratta di un intervento impegnativo per il tessuto storico e artistico in cui si inserisce e per la gestione sia della logistica sia della mobilità in quanto impattante in modo rilevante sul piazzale Roma punto di arrivo e partenza da e per Venezia”.
 
 

Al lavoro tra ambiente, architettura e arte

Il cantiere di Venezia, al di là della effettiva realizzazione delle opere, presenta una serie piuttosto complessa di elementi di criticità in quanto le opere di posa delle tubazioni si sviluppano all’interno di un tessuto storico di particolare pregio, sottoposto ai vincoli della Sovrintentenza delle Belle Arti tant’è che gli scavi vengono eseguiti sotto la sorveglianza dell’archeologo.

Ogni attività è stata definita e condivisa con la Committenza per minimizzarne l’impatto ambientale; sono stati eseguiti preliminarmente dei sondaggi per stabilire la quota di scavo e per effettuare le analisi del materiale di scavo, di demolizione e asfalto in modo da selezionare i vari componenti per così poterli conferire correttamente per ogni tipologia di rifiuto prodotta agli impianti di o recupero.
In particolar modo, Adriacos in concerto con la DL ha posto particolare attenzione allo studio della gestione dei fanghi di scavo per l’attraversamento del Rio Novo ed è per questo che, a fronte di una posa in asciutta dei sifoni prevista progettualmente che comprendeva il carico e trasporto dei fanghi in discariche, ha optato all’esecuzione della posa dei sifoni senza procedere ad asciugare il Rio predisponendo una doppia palancolata che permettesse di depositare temporaneamente all’esterno dello scavo i fanghi in modo da poterli riutilizzare, una volta varati i sifoni, per il ricoprimento degli stessi.
 

Logistica complessa

Anche se l’intervento interessava l’area di piazzale Roma, limite estremo del tessuto storico Veneziano propriamente detto, gli spazi a disposizione erano particolarmente esigui in quanto nella zona del piazzale Roma necessariamente si è dovuto convivere con gli intensi flussi di persone, di macchine, di pullman e con le attività commerciali presenti.

In tal contesto, in accordo con Veritas, Polizia Municipale e Servizio Sportello Mobilità Terreste del Comune di Venezia si sono concordate e studiate tutte le fasi di cantierizzazione, con particolare attenzione in fatto di perimetrazione delle aree di lavoro, nelle fasi logistiche ed esecutive e nelle lavorazioni di collegamento alle vecchie condotte in modo da ridurre al minimo essenziale l’interferenza con la mobilità sul tessuto urbano ed evitare disservizi alla fornitura dell’acqua potabile agli utenti Veneziani.
Pertanto, si è deciso di eseguire gli interventi nelle ore notturne principalmente per:
 
- il collegamento alla linea proveniente da Rio Terà S. che necessariamente implicava l’attraversamento della strada d’accesso al parcheggio pubblico e ai garages;
- il collegamento della nuova condotta con il “BONNA” in corrispondenza dell’area mercatale presente all’interno dei giardinetti;
- l’allestimento del cantiere per l’attraversamento del Rio Novo.

Anche lo stoccaggio di materiali e attrezzature ha richiesto un’attenta analisi per definire le aree in cui posizionarli, soprattutto se consideriamo che le condotte da posare erano di notevole diametro.
La scelta è comunque stata quella di ridurre al minimo il materiale stoccato, attuando una attenta gestione dell’avanzamento del cantiere, proprio per non dover perimetrare grandi zone di deposito temporaneo dei materiali da costruzione.

Particolare attenzione è stata posta allo studio dell’attraversamento del Rio Novo importante via navigabile di comunicazione tra il Canal Grande e l’incrocio con il Rio de Santa Margarita, il Rio del Malcanton e il Rio del Cà Foscari, per questo, a fronte di una di posare i sifoni in asciutto si è optato per una lavorazione senza procedere ad asciugare il Rio così da ridurre al minimo la chiusura del Rio Novo.
 
Per l’esecuzione dell’attraversamento si sono utilizzati per la parte a terra, sia dei mezzi operativi compatti (miniescavatori e skid) che dei mezzi di maggiori dimensioni quali autogrù, sempre per impattare il meno possibile e predisponendo preventivamente tutta una serie di accorgimenti atti a non arrecare danni al tessuto storico e all’Hotel Santa Chiara.

Nella parte in acqua si sono utilizzate delle motobarche attrezzate con escavatore/vibroinfissore e pontoni di servizio, così da poter lavorare con più tranquillità con macchinari di maggiori dimensioni senza danneggiare sponde o pavimentazioni.
Tutte le operazioni si sono svolte in completa sicurezza avendo, l’ufficio tecnico dell’Adriacos nella persona dell’ing. [Alex Tirelli], preventivamente calcolato sia il tipo di imbrago, che i punti di aggancio e non ultima e non meno importante la procedura di sollevamento e posa dei sifoni. Il corretto varo e posizionamento dei sifoni è stato garantito, durante tutte le fasi della lavorazione, dall’assistenza alle maestranze di terra di una squadra di sommozzatori.

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