Liebherr elettrifica l’acciaio: quattro giganti a Linz
Liebherr elettrifica l’acciaio: quattro giganti a Linz
C'è un momento in cui anche l'acciaio decide di cambiare pelle. A Linz, in Austria, il gruppo siderurgico Voestalpine accelera la transizione verso una produzione a basse emissioni, affidando a quattro movimentatori elettrici Liebherr LH 150 T Gantry Industry E un compito tutt'altro che secondario: alimentare con continuità i nuovi forni ad arco elettrico previsti dal programma greentec steel.Perché, senza rottami movimentati con efficienza, anche il forno più moderno resta a digiuno. Due macchine sono già operative nello stabilimento di Linz, mentre le altre entreranno in servizio entro la fine dell'anno. I movimentatori gestiranno il carico e lo scarico dei rottami destinati ai forni alimentati da energia rinnovabile, contribuendo a una filiera produttiva che punta a ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 del processo siderurgico.
I numeri raccontano bene la dimensione dell'intervento. Ogni LH 150 T Gantry Industry E pesa circa 210 tonnellate, è spinta da un motore elettrico da 440 kW e raggiunge uno sbraccio massimo di 32 metri, il più elevato mai sviluppato da Liebherr per una macchina dedicata alla movimentazione dei materiali.
La configurazione con carro ferroviario e portale consente inoltre il passaggio dei vagoni sotto la macchina durante le operazioni di carico e scarico, riducendo i tempi ciclo e migliorando la produttività dell'impianto. A completare il pacchetto arrivano il sistema di recupero energetico Liebherr e il cavo in fibra ottica integrato nell'avvolgitore, soluzioni progettate per aumentare efficienza e affidabilità operativa.
L'operazione consolida anche una collaborazione storica: la quarta macchina destinata a Linz rappresenterà infatti la centesima Liebherr consegnata a Voestalpine. Un traguardo che racconta come, nella siderurgia del futuro, non basti produrre acciaio più pulito. Serve anche movimentarlo con macchine capaci di lavorare a emissioni locali zero, senza perdere un grammo di produttività. Perché la transizione energetica, in fondo, comincia sempre da chi alimenta il processo.









