Quando la roccia insegna a fare impresa

Il Carso non concede scorciatoie. È una terra aspra, dove la pietra affiora ovunque e il vento modella il paesaggio con la stessa determinazione con cui, da secoli, gli uomini imparano a lavorarla. Qui la natura detta le regole e chi decide di fare impresa deve prima di tutto imparare a rispettarle. È probabilmente questo il motivo per cui, incontrando [Michele] e [Gabriele Deste], titolari della >>Marmi Repen<< , si ha subito la sensazione che il loro carattere rispecchi quello della terra da cui provengono: concreto, tenace, limpido e poco incline ai compromessi.
Come redazione di goWEM! li abbiamo raggiunti nella sede di Monrupino, su invito di >>CGT<< , a pochi chilometri da Trieste, dove si trova anche la principale cava dell'azienda. È qui che nasce la celebre Pietra del Carso, nella bellissima varietà Repen Fior di Mare, materiale utilizzato in opere architettoniche di prestigio in Italia e all'estero. Ma è anche qui che prende forma una realtà imprenditoriale che, negli anni, ha saputo affiancare all'attività estrattiva una moderna organizzazione dedicata agli scavi, alle demolizioni e ai lavori di movimento terra. 
Visitare la cava significa comprendere immediatamente che nulla è lasciato al caso. Ogni blocco estratto racconta un equilibrio tra esperienza, organizzazione e tecnologia. Lo stesso equilibrio che ritroveremo poco dopo osservando al lavoro le grandi macchine >>Caterpillar<<  impegnate nella movimentazione dei materiali e nei cantieri della divisione >>Repen Scavi<< . Due attività apparentemente diverse, ma unite dalla stessa filosofia: investire per lavorare meglio.

Una storia che nasce dalla pietra

La storia di Marmi Repen non nasce solo da un investimento finanziario né da un'intuizione improvvisa. Nasce da una famiglia che, generazione dopo generazione, ha costruito il proprio futuro attorno alla pietra del Carso. Prima il nonno [Emilio] e oggi [Michele] e [Gabriele] hanno portato avanti un mestiere che richiede competenze tecniche, capacità imprenditoriale e una buona dose di coraggio.
Le origini dell'azienda risalgono agli anni in cui il nonno iniziò a lavorare nel settore lapideo, trasmettendo ai nipoti, stimolati dal padre [Giorgio] (che era metalmeccanico), non soltanto il mestiere, ma soprattutto il rispetto per un materiale che non concede errori. Nel 2007 i fratelli Deste decidono di compiere il primo vero salto imprenditoriale, sviluppando l'attività di estrazione e costruendo, con anni di lavoro, quella credibilità che ancora oggi rappresenta uno dei patrimoni più importanti dell'azienda.

"Siamo cresciuti in cava", racconta [Michele Deste]. "Da bambini vedevamo nostro nonno partire la mattina presto e tornare la sera. Per noi la cava non è mai stata soltanto un luogo di lavoro: è sempre stata parte della nostra vita. Abbiamo imparato molto prima il valore del sacrificio che quello dell’impresa".

Michele Deste

Michele Deste, Titolare (assieme al fratello Gabriele) di Marmi Repen e Repen Scavi
Il momento probabilmente più difficile arriva quando, nel 2016, i due fratelli di compiere un passo destinato a cambiare il futuro dell'azienda: acquistare la cava di Monrupino. È una scelta impegnativa dal punto di vista economico, affrontata con investimenti importanti e grandi sacrifici. Ma proprio quando tutto sembra pronto per iniziare una nuova fase, arriva l'ostacolo più difficile.
"Avevamo acquistato la cava, avevamo investito tutto quello che avevamo e anche di più", ricorda [Michele]. "Poi sono arrivati i lunghi (parola che non rende l’idea) tempi delle autorizzazioni e il cambio della normativa vigente. Abbiamo dovuto aspettare quasi cinque anni prima di poter lavorare. Cinque anni in cui continuavano ad arrivare spese, mutui e responsabilità, ma senza poter produrre nemmeno un blocco di pietra. Per fortuna abbiamo trovato un accordo con la Cava di Aurisina come terzisti, lavorandoci per diversi anni (nello stesso tempo abbiamo fatto lo stesso con una cava in Slovenia) Sono stati gli anni più duri della nostra storia. Molti, al nostro posto, probabilmente avrebbero rinunciato”.
È questo il passaggio che racconta meglio di qualsiasi dato economico il carattere della famiglia Deste. Resistere per cinque anni senza poter avviare l'attività significava avere fiducia nel progetto e nella propria capacità di costruire il futuro. Quando finalmente arrivarono le autorizzazioni, la soddisfazione fu tanto grande quanto la consapevolezza che il percorso sarebbe stato ancora lungo.

Quell'esperienza ci ha insegnato una cosa.Le difficoltà fanno parte del nostro lavoro. La differenza la fa il modo in cui le affronti. Se credi davvero in quello che stai costruendo, non puoi permetterti di mollare.

È una filosofia che ancora oggi guida ogni scelta dell’azienda, arrivata a contare 20 dipendenti, con esportazioni in Asia (e sta aprendo nuovi mercati europei), e che spiega perché, accanto alla tradizione della cava, Repen Marmi abbia saputo sviluppare nuove attività investendo continuamente in uomini, tecnologie e organizzazione (la cava di Monrupino coltivata anche in galleria).

Dalla cava cresce una nuova impresa

Lavorare ogni giorno in cava significa confrontarsi continuamente con escavatori, pale gommate, dumper e mezzi di trasporto. È quasi naturale, quindi, che da questa esperienza maturi la consapevolezza di poter mettere a disposizione le proprie competenze anche in altri settori.

Nasce così, nel 2020, Repen Scavi, la divisione dedicata alle attività di movimento terra, demolizioni, urbanizzazioni e recuperi ambientali. Un'evoluzione che non rappresenta una semplice diversificazione, ma il completamento sinergico di un percorso iniziato proprio tra le pareti della cava.

"Le macchine hanno sempre fatto parte del nostro lavoro", spiega [Gabriele Deste]. "A un certo punto ci siamo resi conto che il know-how acquisito nell'attività estrattiva poteva essere trasferito anche ai cantieri. Da lì è nata l'idea di sviluppare un settore completamente dedicato agli scavi”.

Gabriele Deste

Gabriele Deste, Titolare (assieme al fratello Michele) di Marmi Repen e Repen Scavi
Oggi le due anime dell'azienda convivono e si rafforzano reciprocamente. Da una parte la tradizione dell'estrazione della Pietra del Carso, dall'altra un comparto che opera quotidianamente nei cantieri del Nord Est con una flotta di macchine di ultima generazione. Due attività differenti, ma accomunate dalla stessa attenzione alla qualità del lavoro e dalla convinzione che, anche in un settore dove la forza sembra predominare, siano organizzazione e competenza a fare davvero la differenza.

CGT e Caterpillar: una scelta maturata sul campo

Entrando nella cava di Monrupino si capisce immediatamente che qui le macchine non sono semplici strumenti di lavoro. Ogni mezzo è chiamato a operare in condizioni estreme, dove la continuità produttiva rappresenta un requisito imprescindibile. Blocchi di pietra naturale che possono pesare decine di tonnellate devono essere movimentati con precisione, gli escavatori lavorano su fronti di cava complessi e le pale gommate affrontano cicli operativi che si ripetono senza sosta per tutta la giornata.

È proprio in questo contesto che, quasi vent'anni fa, nasce il rapporto tra Marmi Repen e CGT, concessionario Caterpillar. Una collaborazione mai interrotta e cresciuta insieme all'azienda.
"Quando abbiamo iniziato ad ampliare il nostro parco macchine cercavamo soprattutto affidabilità", racconta [Gabriele Deste]. "Una cava non può permettersi fermate impreviste. Se una macchina si blocca, si ferma tutta l'organizzazione che ruota attorno alla produzione."

Da allora la flotta Caterpillar è cresciuta progressivamente fino a comprendere oggi circa trenta macchine, impiegate sia nell'attività estrattiva sia nei cantieri della divisione Scavi Repen. Escavatori, pale gommate, macchine compatte e gruppi elettrogeni, oltre a un vaglio Sandvik compongono un parco mezzi costruito nel tempo seguendo un criterio molto semplice: scegliere ogni macchina in funzione del lavoro che dovrà svolgere.
"Non abbiamo mai acquistato un mezzo guardando soltanto il prezzo", prosegue [Gabriele]. "Valutiamo la produttività, i consumi, l'affidabilità e soprattutto il servizio che ci sarà dopo la consegna."

Una filosofia che ha portato l'azienda a costruire un rapporto di lungo periodo con CGT, trasformando il concessionario in un vero partner operativo.

Una flotta costruita intorno alla produttività

Passeggiando tra la cava e i piazzali di lavorazione, la presenza delle macchine Caterpillar è evidente. Ogni modello svolge un compito ben preciso e contribuisce a mantenere fluido un ciclo produttivo dove ogni fase dipende dalla precedente.

Tra le macchine più rappresentative spicca la Caterpillar 988 BH, pala gommata progettata specificamente per il settore lapideo. Qui non movimenta materiale sfuso, ma blocchi di pietra di grandi dimensioni, operando con precisione millimetrica in spazi spesso ridotti. Basata sulla piattaforma della 988, è equipaggiata con una cinematica dedicata, contrappesi maggiorati e protezioni specifiche che le consentono di operare con la massima stabilità durante il sollevamento e il trasporto dei blocchi estratti dalla cava. Il motore Cat C18 Stage V da 433 kW (580 CV) garantisce la potenza necessaria per affrontare cicli di lavoro continui, mentre la trasmissione powershift e gli assali Heavy Duty assicurano affidabilità anche nelle applicazioni più severe.
Nella cava di Repen Marmi la 988 BH rappresenta uno degli elementi centrali del ciclo produttivo: preleva i blocchi direttamente dall'area di estrazione, li movimenta verso le zone di lavorazione e li carica sui mezzi di trasporto con precisione millimetrica. Una macchina specialistica, progettata per un settore dove produttività e sicurezza devono procedere sempre di pari passo e dove ogni movimento richiede il massimo controllo.
Accanto alla pala opera il nuovo Caterpillar 395, uno degli escavatori più grandi della gamma del costruttore americano. È la macchina destinata ai lavori più impegnativi della cava: preparazione dei fronti, movimentazione dei materiali e supporto alle attività estrattive.

"Quando abbiamo scelto il 395 cercavamo una macchina che ci garantisse potenza, stabilità e continuità di lavoro", spiega [Michele Deste]. "Nelle nostre applicazioni non basta avere forza di scavo. Serve una macchina equilibrata, capace di lavorare quando serve,mantenendo sempre la stessa produttività e sopratutto consentendoci di lavorare in assoluta sicurezza”.
Con un peso operativo di circa 95 tonnellate, motore Cat C18 Stage V da 405 kW (543 CV) e una forza di scavo elevatissima, il 395 è progettato per affrontare senza compromessi le lavorazioni più gravose. Nella cava di Monrupino viene impiegato nella preparazione dei fronti di estrazione, nella movimentazione dei grandi blocchi e nelle operazioni di sbancamento, dove la combinazione tra potenza, stabilità e precisione dell'impianto idraulico permette di lavorare con continuità per molte ore al giorno.
La cabina di nuova generazione, dotata di sistemi di assistenza all'operatore, monitor touchscreen e telecamere per la visibilità a 360°, contribuisce ad aumentare sicurezza e comfort, mentre la riduzione dei consumi rispetto alla generazione precedente rende il 395 una macchina pensata per abbattere il costo per tonnellata movimentata, parametro fondamentale nelle attività di cava.

La flotta viene poi completata da numerosi altri escavatori Caterpillar di differenti classi operative, pale gommate dedicate ai servizi di cava e macchine impiegate dalla divisione Scavi Repen nei lavori di urbanizzazione, movimento terra e demolizione. Una dotazione che consente all'azienda di affrontare attività molto diverse mantenendo un elevato livello di standardizzazione nella gestione della manutenzione e della formazione degli operatori.

Quando l'assistenza diventa parte della macchina

Ascoltando [Michele] e [Gabriele] emerge rapidamente un concetto destinato a ripetersi più volte durante la giornata: acquistare una macchina rappresenta soltanto l'inizio del rapporto con il concessionario.

"Le prestazioni delle macchine oggi sono tutte molto elevate, anche se Caterpillar per noi ha sempre una marcia in più”, osserva [Michele].

La vera differenza la fa quello che succede dopo: quando hai bisogno di assistenza, quando serve un ricambio oppure quando devi programmare la manutenzione senza fermare o rallentare la produzione.

È proprio su questo aspetto che si è consolidata la collaborazione con CGT. Tutta la flotta Caterpillar di Marmi Repen è infatti coperta da Contratti di Assistenza a Valore Aggiunto (CVA), che prevedono la manutenzione programmata delle macchine direttamente da parte del concessionario. Una scelta che permette all'azienda di concentrarsi esclusivamente sulla produzione, delegando la gestione tecnica del parco mezzi a personale specializzato.
"Per noi è fondamentale sapere che le macchine sono costantemente controllate", spiega [Gabriele]. "Possiamo dedicarci completamente al nostro lavoro, sapendo che dietro c'è una struttura che monitora lo stato della flotta e interviene prima ancora che un piccolo problema possa trasformarsi in un fermo macchina”.

Una filosofia che riflette perfettamente il modo di intendere il rapporto tra impresa e concessionario: non un semplice fornitore, ma un partner capace di contribuire concretamente alla continuità operativa dell'azienda.

Una flotta connessa che lavora anche quando sembra ferma

Osservando le macchine Caterpillar impegnate nella cava si potrebbe pensare che il loro lavoro inizi quando il motore viene acceso. In realtà oggi una parte importante dell'attività si svolge ben prima che l'operatore salga in cabina.

Tutta la flotta di Marmi Repen è infatti collegata ai sistemi telematici Caterpillar, che consentono a CGT, dalla Control Tower di Carugate, di monitorare costantemente lo stato operativo delle macchine. Ore di lavoro, consumi, anomalie, scadenze di manutenzione e parametri di funzionamento vengono analizzati da remoto, permettendo di programmare gli interventi prima che un guasto possa compromettere la continuità produttiva.
"È un sistema che ci dà molta tranquillità", racconta [Gabriele Deste]. "Noi dobbiamo pensare a estrarre pietra e a rispettare i programmi di produzione. Sapere che c'è chi controlla costantemente le macchine ci permette di concentrarci sul nostro lavoro”.

Si tratta di un approccio che negli ultimi anni sta cambiando profondamente il rapporto tra concessionario e cliente. L'assistenza non interviene più soltanto quando si verifica un problema, ma lavora in maniera preventiva, programmando gli interventi nei momenti più opportuni e riducendo al minimo i fermi macchina.

Per un'azienda che opera in cava questo significa preservare uno degli elementi più importanti dell'intero processo produttivo: la continuità del lavoro.

Un partner che va oltre la consegna della macchina

Durante la visita emerge chiaramente come il rapporto con CGT si sia evoluto ben oltre la tradizionale relazione tra cliente e concessionario. Dopo oltre vent'anni di collaborazione, il dialogo riguarda ormai ogni aspetto della gestione della flotta.

Le manutenzioni vengono pianificate attraverso i Contratti di Assistenza a Valore Aggiunto, i tecnici CGT seguono direttamente gli interventi programmati e il monitoraggio remoto consente di intervenire in modo sempre più tempestivo.
"Quando investi su una macchina di questo livello, sai che dovrà lavorare per molti anni", osserva [Michele Deste]. "Per questo motivo è fondamentale poter contare su un'organizzazione strutturata, capace di garantire ricambi, assistenza e tempi di intervento rapidi”.

La collaborazione non si limita alle macchine movimento terra. Nel tempo Repen Marmi ha scelto di affidarsi al >>Gruppo TESYA<<  anche per altre esigenze operative, dai gruppi elettrogeni ai carrelli elevatori, fino ai sollevatori telescopici, costruendo un rapporto che coinvolge più società del gruppo e che permette di avere un unico interlocutore per diverse tipologie di mezzi.

Un nuovo modello di partnership

È un modello di partnership che riflette un'evoluzione ormai evidente nel settore. Le imprese non cercano più soltanto un costruttore o un concessionario, ma un'organizzazione capace di accompagnarle nella gestione quotidiana delle proprie attività.

Le persone restano il vero patrimonio

Se c'è un tema sul quale [Michele] e [Gabriele] tornano con convinzione è quello delle persone. Le macchine sono diventate sempre più sofisticate, l'elettronica ha rivoluzionato il lavoro in cava e nei cantieri, ma il valore dell'esperienza continua a rimanere centrale.

"Una macchina moderna offre prestazioni straordinarie", spiega [Michele]. "Ma serve comunque un operatore preparato, capace di conoscerla e di sfruttarne tutte le potenzialità. La tecnologia aiuta, ma non sostituisce la professionalità”.
È una convinzione che guida anche l'organizzazione interna dell'azienda. La formazione degli operatori, la trasmissione dell'esperienza ai più giovani (e qui c’è un importante problema di reperire nuove leve) e la creazione di un ambiente di lavoro stabile rappresentano elementi fondamentali tanto quanto gli investimenti nelle nuove attrezzature.
Lo stesso vale per il rapporto con i fornitori. La fiducia costruita nel tempo nasce dalla continuità delle persone, dalla conoscenza reciproca e dalla capacità di affrontare insieme le difficoltà che inevitabilmente caratterizzano un'attività complessa come quella estrattiva.

Il carattere del Carso guarda al futuro

Lasciando la cava di Monrupino rimane la sensazione che Marmi Repen rappresenti molto più di una semplice azienda estrattiva. È il racconto di persone che ha saputo trasformare una risorsa del territorio in un'impresa moderna, capace di diversificare le proprie attività senza perdere il legame con le proprie origini.

La nascita di Repen Scavi, gli investimenti in una flotta Caterpillar sempre più specializzata e la collaborazione costruita negli anni con CGT raccontano un percorso fatto di scelte ponderate, mai dettate dalle mode del momento, ma dalla volontà di rendere ogni fase del lavoro più efficiente e affidabile.
Osservando il grande Cat 395 impegnato sul fronte di cava o la 988 BH che movimenta con precisione blocchi di pietra destinati a raggiungere cantieri e opere architettoniche e infrastrutturali in tutto il Mondo, si comprende come tecnologia e tradizione possano convivere senza contraddizioni. Da una parte una pietra estratta con tecniche che affondano le radici nella storia del territorio; dall'altra macchine connesse, sistemi di manutenzione predittiva e un'organizzazione che guarda con decisione al futuro.
Eppure, il vero motore dell'azienda sembra essere rimasto immutato. È quello spirito concreto che il Carso insegna a chi lo vive ogni giorno: affrontare le difficoltà senza cercare scorciatoie, investire quando serve e costruire relazioni destinate a durare nel tempo. Perché, in fondo, anche la pietra più dura può essere modellata. A patto di avere gli strumenti giusti e la pazienza di usarli con competenza.

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