Policlinico: il Cuore della Sanità Lombarda

Non è un’iperbole definire il cantiere del nuovo Policlinico di Milano, la cui prima pietra è stata posata il 27 novembre 2019, come il luogo dove è destinato a battere uno dei tanti cuori di Milano (chi conosce i Milanesi davvero sa che non solo tutti “correre, produrre, guadagnare”, ma c’è anche tanta solida solidarietà nel capoluogo Meneghino).
Un nuovo cuore per tre motivi, sinergici fra loro, ma radicalmente diversi: innanzitutto il nuovo tassello urbano al cui centro sorgerà la struttura sarà destinato a diventare il cuore propulsivo della riqualificazione del quartiere; in secondo luogo perché l’estensione de Policlinico sarà effettivamente un luogo di cura e attenzione per i soggetti più fragili (l’edificio Sud ospiterà donne, neonati e al bambini, quello Nord seguirà pazienti cronici e fragili e persone con malattie rare) e, infine, il terzo motivo: il Cuore milanese della Solidarietà, dato che i 201 milioni previsti per la realizzazione delle nuove strutture verranno in parte coperti con il contributo di tantissime donazioni private (oltre ai contributi di Regione Lombardia e del Ministero della salute, con rispettivamente 30 e 36 milioni e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare del Fondo Ca' Granda).
Il cantiere del Policlinico è però anche una grande opera di ingegneria, soprattutto per la gestione della logistica, dato che qui gli spazi sono ridotti davvero all’osso; l’area di cantiere si sviluppa su 23.000 metri quadri, senza la disponibilità di spazi ulteriori per lo stoccaggio dei materiali, delle strutture provvisionali e dei mezzi di cantiere.

Una sfida importante, la cui gestione è stata affidata dalla Committenza, in seguito a una gara pubblica, al >>Consorzio Stabile SIS<<  che ci ha ospitato in cantiere, su invito di >>Doka Italia<< . Ci accompagna il geom. [Vincenzo Panariello], direttore di Cantiere per SIS.

Vincenzo Panariello

Vincenzo Panariello, Direttore di Cantiere per SIS

Tassello urbano e presidio di salute

Dal punto di vista architettonico, il nuovo ampliamento, progettato da Boeri Studio (Sergio Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra) sarà composto da due corpi lineari di sette piani (lunghi 28 metri), collegati fra loro da un corpo centrale di tre piani (altezza 18 metri); a questi si aggiungono due piani interrati, con un parcheggio per 500 posti auto e la possibilità di utilizzare l’intera area ipogea per la gestione di emergenze sanitarie di grande portata.

Tecnologia anti-sismica

L'intera struttura sarà realizzata con una tecnologia anti-sismica innovativa e materiali a ridotto impatto ambientale (i materiali CAM arrivano al 50% del totale).
Il Corpo Centrale ospiterà 21 sale operatorie, ma anche gli impianti e i servizi per l’intero Ospedale; qui, nei piani sotterranei, troveranno spazio le imponenti macchine della Radiologia e della Neuroradiologia.
Altra caratteristica distintiva del progetto che rafforza l’apertura verso la città e il ruolo di rigenerazione urbana della nuova struttura: il tetto del Corpo centrale sarà completamente occupato da Giardino Terapeutico sopraelevato (di 7000 metri quadri), che riprende gli stilemi della High Line di New York.

Con un’estensione pari al Duomo di Milano, sarà il giardino terapeutico più grande al mondo e sarà strutturato con percorsi di riabilitazione per i pazienti e avrà spazi protetti per le attività dei bambini, laboratori di cura dell’orto per i pazienti, aree dedicate alla pet therapy, allo yoga, al fitness per anziani e per le donne in gravidanza. 
Distinte le destinazioni d’uso dei due corpi in elevazione: quello Sud sarà riservato alla salute delle donne, dei neonati e dei bambini, mentre in quello Nord si concentreranno le attività medico-chirurgiche: con un’Area Polispecialistica Medica, per pazienti cronici e fragili e per persone con malattie rare un’Area dedicata alla Chirurgia Generale e alle Chirurgie Super-Specialistiche, con particolare attenzione all’area dei Trapianti e all'organizzazione di percorsi di cura multidisciplinari.
Interessante, sempre in ottica di apertura e ricucitura urbana, il ruolo svolto dalla galleria coperta, dedicata anche a mostre, convegni e ad iniziative rivolte al pubblico, che introduce agli accessi del nuovo edificio e dei padiglioni esistenti, che parte da via della Commenda per continuare, come percorso coperto, fino alla Chiesa per poi raggiungere via Francesco Sforza. Al centro della piazza piazza ipogea che si incardina sul primo tratto della galleria, un cilindro vetrato ospita gli ascensori che interconnettono i parcheggi sotterranei a questa quota e, quindi, al giardino pensile.

Poco spazio, tanto lavoro

[Vincenzo Panariello] non si è trovato a gestire un cantiere di questa complessità per caso: 40 anni di esperienze nel settore, di cui 24 in SIS sono lì a dimostrarlo. [Panariello] ha gestito fin dall’inizio il grande cantiere, seguendo anche la fase della Pandemia di Covid-19 che ha inevitabilmente impattato sulle tempistiche realizzative dell’opera: “abbiamo cominciato a dicembre 2019, iniziando la realizzazione delle paratie perimetrali e degli scavi su tutta l’area (fino a quota -10 metri dal piano di campagna), per poi fermarci durante l’epidemia del 2020-21. I lavori sono ripresi a pieno ritmo a gennaio 2022, con il getto delle grandi strutture di fondazione sulle quali si sono innestate le strutture dei piani interrati che ospiteranno un numero molto importante di parcheggi”.


Continua [Panariello]: “Attualmente stiamo realizzando i primi piani dei due grandi fabbricati che saranno adibiti a degenza, fabbricati che si alzeranno al di sopra del piano stradale per otto piani, a cui si aggiungono due piani interrati (per i vani tecnici e di servizio). I due fabbricati saranno connessi da una piastra centrale che si alza dal piano stradale per tre piani (in questo caso i due piani interrati saranno dedicati a un grande parcheggio interrato) con il giardino terapeutico su tutta la copertura”.

“A livello di getti in calcestruzzo abbiamo già messo in opera oltre 30.000 metri cubi di getti per le fondazioni (con una produzione giornaliera di 600 metri cubi), realizzando una grande piastra di appoggio che copre tutti i 23.000 metri quadri dell’area (ad eccezione della zona al di sotto della rampa provvisoria di accesso all’area che sarà gettata in seguito per consentire di gestire al meglio la logistica di cantiere)”.
“Per quello che riguarda i solai (alleggeriti con spessori variabili nei vari piani) delle degenze abbiamo già realizzato il terzo solaio nella Torre Nord e abbiamo appena completato il secondo solaio nella Torre Sud (l’intervista a Panariello è stata realizzata il 10 maggio, ndr). I solai si sviluppano su una superficie di 4.000 metri quadri per i primi due piani (il calcestruzzo viene pompato fino al secondo piano con betonpompe, per poi essere gestito ai piani superiori con elementi di rimando), per ridursi a 3.000 metri quadri (organizzati su tre getti da circa 300 metri cubi) nei piani fuori terra delle due degenze”.

Sottolinea [Panariello]: “Questi numeri evidenziano subito le criticità operative di questo cantiere. Siamo al centro di Milano, lavoriamo in uno spazio estremamente ristretto (considerati i volumi da realizzare) e dobbiamo continuare ad aggiornare la logistica di cantiere e la posizione degli stoccaggi di materiale in relazione al progresso del cantiere stesso".

"Allo stesso modo abbiamo una rigorosa calendarizzazione dei trasporti per l’approvvigionamento del materiale, non abbiamo fisicamente spazio per gestire un polmone di materie prime in cantiere. Fondamentale è anche la programmazione dei getti, dato che le autobetoniere che provengono da Peschiera, devono attraversare Milano in orari di basso traffico”.
"Per rendere più snella la logistica abbiamo deciso di installare quattro gru a torre di ultima generazione (con sistema anticollisione) con le quali gestiamo gli spostamenti del materiale (armature comprese) nelle varie aree, evitando al massimo movimentazioni a terra con mezzi da cantiere (sollevatori, autogru, muletti)”.

“Questa soluzione ci ha anche consentito di rendere il cantiere molto più sicuro per i nostri operai. Operai (in media 215 persone, tra maestranze e impiegati) che hanno anche bisogno di spogliatoi e servizi: un dettaglio apparentemente secondario in un cantiere normale, che qui a Policlinico ha invece richiesto attenti studi dimensionali”.

Ripeto: non possiamo permetterci di lasciare inutilizzato neanche un metro quadro di area di cantiere

Sicurezza, qualità e collaborazione

In un cantiere così articolato, con spazi ristretti e davvero sotto gli occhi di tutti, la sicurezza non poteva non essere un aspetto fondamentale come conferma [Panariello]: “Un altro aspetto importante: la sicurezza. Come SIS, per noi questo è un fattore primario, seguito da una struttura apposita composta da quattro persone; siamo estremamente attenti che in ogni momento i nostri operatori possano operare nelle condizioni migliori e senza rischi”.
“Per questo chiediamo a tutti i nostri fornitori la massima attenzione. Doka in questo senso si è dimostrata un partner affidabile e di alto profilo: il loro ufficio tecnico di Milano ci ha sempre fornito ogni specifica di sicurezza, letteralmente realizzando un documento tecnico per ogni pannello che montiamo in cantiere. La presenza Doka in cantiere è giornaliera, sono continue le nostre richieste di aggiornamento dei documenti di progetto, sono al nostro fianco ogni giorno e ci sono di grande supporto”.

Altro elemento fondamentale: la qualità delle opere realizzate. Abbiamo attenzione massima sotto questo aspetto, oltre ai nostri operativi in cantiere, abbiamo istituito un ufficio preposto al controllo della qualità (composto da quattro persone) di quanto realizziamo che si interfaccia con una struttura speculare attivata dalla direzione lavori.

“Sempre parlando di sicurezza, gli schermi di protezione collettiva perimetrale Xsafe Z ci hanno consentito di lavorare in assoluta libertà sui solai con notevoli ricadute positive sulla produttività rispetto ai sistemi tradizionali. Li posiamo non appena abbiamo completato un solaio e resteranno in opera fino al completamento dei paramenti verticali esterni di chiusura. In questo cantiere utilizziamo anche, dove le necessità operative lo richiedano, i sistemi Freefalcon di Doka, fondamentali dove le geometrie di cantiere richiedano un DPI che non inibisca i movimenti degli operatori”.
“Dal punto di vista delle strutture provvisionali, abbiamo richiesto a Doka uno sforzo importante; la nostra pianificazione prevede la realizzazione di un solaio di entrambe le strutture di degenza al mese, quindi circa 3.000 metri quadrati".

"Questo comporta una dotazione di casseri solaio minima di oltre 6.000 metri quadri: in questo caso abbiamo impiegato, con grande soddisfazione, il cassero Dokadek 30”.

”Alle strutture provvisionali per solaio si devono aggiungere i casseri necessari per realizzare gli elementi in elevazione (realizzate con casseforme a solaio Doka Framax Xlife)".

"La nostra stima è di avere una media di circa 7000 metri quadri di casseratura Doka sempre presente in cantiere a cui si aggiungono ovviamente tutti gli accessori e una dotazione davvero importante di puntelli di sostegno con testa a caduta”.
“Devo sottolineare come il sistema Dokadek 30 ci abbia consentito una decisa accelerazione nei tempi di getto, dato che ci consente di scasserare, in assoluta sicurezza, dopo tre giorni, lasciando solo il puntello”.

Questo ci consente di avere in cantiere molti meno elementi provvisionali, con benefici sulla logistica e sui costi importanti

“A questo ritmo pensiamo di aver completato le strutture portati entro ottobre 2023; il nostro cronoprogramma prevede di cominciare a realizzare le strutture architettoniche di chiusura verticale dei piani bassi, mentre stiamo concludendo il getto degli ultimi solai. Come dicevo, in questo cantiere nulla è semplice e scontato. Una sfida importante, faticosa, ma gratificante, che, personalmente mi ha consentito di accrescere ulteriormente il mio bagaglio professionale”.

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