Conosciuti più per gli orologi e il cioccolato che non per i brand di macchine movimento terra (benchè ci sia qualche azienda elvetica che costruisce macchine specializzate), gli svizzeri sono da sempre un punto di riferimento, quando si parla di saper fare le cose con estrema precisione ed efficienza.
Ma cosa lo differenzia dalla precedente serie?...un impianto idraulico di nuova generazione che, insieme al sistema e-EPOS, ha introdotto un nuovo circuito di comando sviluppato da Bosch-Rexroth solo per i DX340 LC-5 e DX380LC-5 di Doosan.
Per chi volesse vedere il Doosan DX380LC-5 all'opera,ecco il nostro video esclusivo.
I passi avanti che tutti i costruttori stanno cercando di fare con i nuovi impianti idraulici sono dei veri e propri combattimenti a suon di miglioramenti sul filo della sensibilità, a colpi di millisecondi. Il vero problema è far coincidere velocità, reattività e precisione. Tre elementi che spesso fanno fatica ad andare d'accordo.
Quando si è veloci spesso la reattività è eccessiva a discapito della precisione. Quando si vuole essere precisi si riesce ad essere anche sufficientemente reattivi, ma spesso poco veloci. Insomma...un vero e proprio dilemma alla cui soluzione i costruttori cercano di rispondere con soluzioni di ogni genere.
Abbiamo avuto modo di testare i modelli Doosan DX dalla prima serie fino a quella attuale passando per quella intermedia, e un po' in tutte le taglie partendo dal modello da quattordici tonnellate fino al top da oltre cinquanta tonnellate.
Un'anima idraulica del tutto simile che, soprattutto nella serie 3, aveva perfettamente identificato tutta la gamma degli escavatori coreani.
Con la serie 5 le cose sono cambiate in modo sostanziale, aggiungendo quella velocità che, nel passato, non era mai stata un punto di forza di queste macchine.
Ma nella attuale gamma ci sono due modelli in particolare che, par varie ragioni, si differenziano rispetto agli altri escavatori: il DX380 LC-5 e il suo omologo più leggero DX340 LC-5. Si tratta del nuovo impianto dei servocomandi, sviluppato dalla tedesca Bosch-Rexroth in esclusiva per Doosan per questi due escavatori.
Usando il DX380 LC-5 si nota immediatamente come precisione, velocità e reattività siano molto elevate per una macchina di questa taglia. La qualità principale sta nel riuscire a "mettere la benna" esattamente dove si vuole, senza nessuno sforzo particolare e senza doversi adattare ai comandi. Questo senza che la forza ne risulti penalizzata.
La scelta di Doosan di utilizzare i nuovi servocomandi messi a punto da Bosch-Rexroth sul DX380 LC-5 e sul DX340 LC-5 deriva da questo specifico target che, per dimensioni e peso operativo, deve soddisfare esigenze fra loro così divergenti.
"Il DX530-5 è una macchina da carico in cui forza e velocità sono determinanti" ci ha spiegato Stephane Dieu, product manager excavators EMEA "mentre dal DX140 fino al DX300 precisione, reattività e velocità si mixano in modo naturale, grazie alle dimensioni e alle masse in gioco. In mezzo ci sono i DX380 e DX340 che, pur essendo escavatori importanti, devono andare incontro alle esigenze di due target così distanti e differenti. Ecco perché abbiamo deciso di differenziarli rispetto al resto della gamma".
Una strategia indovinata.
Il segreto è, tutto sommato, semplice. La reattività si ottiene, in soldoni, tenendo in considerazione il numero maggiore possibile di segnali che, tutti insieme, riescono a fornire il quadro più veritiero possibile sul comportamento dinamico della macchina.
Nel caso dei servocomandi messi a punto da Bosch-Rexroth in esclusiva per il Doosan DX380 LC-5 e DX340 LC-5, ogni comando di ogni manipolatore ha due sensori collocati a inizio e fine linea. Si tratta di un concetto molto simile a quanto avviene negli impianti Positive Control dove il doppio segnale arriva in contemporanea dal distributore e dalla pompa per recuperare quelle frazioni di secondo di ritardo se il segnale arrivasse solo dal distributore. Ma in questo caso, intervenendo già il sistema e-EPOS sulla gestione dell'idraulica di lavoro, si è deciso di lavorare sui servocomandi, andando ad aumentare quel feeling operativo che fa la differenza su macchine di questa dimensione.
Stiamo parlando di recuperare ritardi di risposta che, nella vita reale, equivalgono a battiti di ciglia.
Ha dunque senso tutto questo? Decisamente!
La bontà della soluzione, infatti, la si riscontra solo usando la macchina. Le parole servono a poco e lasciano il tempo che trovano.
Per poter giudicare occorre trovarsi nella situazione in cui il materiale, come nel caso del basalto sparato, oppone molta resistenza al carico e richiede di scegliere in modo rapido e veloce i blocchi. In modo da non compromettere la produttività operativa.
Come nella nostra presa di contatto.
Non è sicuramente il caso del DX380 LC-5 che, a dire il vero, mi ricorda molto, dopo i primi movimenti, le stesse sensazioni avute tantissimi anni fa quando usai per la prima volta un escavatore che divenne, nelle successive serie, una macchina di riferimento per tutto il mondo del movimento terra.
Il DX380 LC-5 è un escavatore che, da questo punto di vista, mi mette in difficoltà perché al primo contatto si è rivelato talmente intuitivo da lasciarmi addirittura perplesso. Non solo l'idraulica, ovviamente, ha contribuito a questo brillante risultato, ma anche il carro largo ben 3.350 mm contro i nostri 3.000 mm imposti da un Codice della Strada che ci penalizza a livello europeo.