Alla ricerca della storia

Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, grazie al nuovo assetto del nodo autostradale con il casello terminale della Superstrada Pedemontana Veneta in prossimità della nuova uscita della Autostrada A4, è destinato a giocare un ruolo importante nella partita, sempre dinamica e interessante, delle reti logistiche del nord Italia.


Ovviamente ne sono consapevoli i maggiori player attivi in questo settore dal punto di vista della realizzazione di centri logistici moderni e integrati, adeguati alle esigenze dei grandi gruppi industriali e di distribuzione italiani e internazionali.

Ed è proprio con un’impresa impegnata in questo settore che portiamo l’attenzione oggi sull’area dell’ex cava, in periferia ovest di Montecchio, dove su una superficie di oltre 400.000 metri quadri sorgerà un importante nucleo di logistica integrata, destinato a dare lavoro a oltre 4.000 persone.

Ne abbiamo appunto parlato con [Andrea Pavan], amministratore delegato della >>Viedilcos<<  di Vicenza.

Costruire rispettando ambiente e storia

[Pavan], alla guida dell’azienda da lui fondata nel 2007, dall’unione tra la Camoter e la Trevisan Pietro, sottolinea come l’intervento sia stato immaginato fin da subito su tre pilastri principali: massima qualità realizzativa (intesa anche come rispetto dei cronoprogrammi stabiliti), tutela assoluta dell’ambiente e, fattore che analizzeremo in dettaglio in questo articolo, rispetto di eventuali preesistenze storiche e archeologiche.
[Andrea Pavan], infatti da questo punto di vista sottolinea come. “L’intervento è destinato a diventare un tassello strategico nella logistica del nord-est Italia, anche in relazione alle tratte internazionali verso Austria e Germania. Lavoriamo con grandi gruppi internazionali che sono interessati a insediarsi a Montecchio e non possiamo dare nulla per scontato in fatto di qualità realizzativa e di certezza delle procedure”.
Continua [Pavan]: “Proprio per questo abbiamo effettuato, in collaborazione con l’impresa >>EGI Zanotto<<  che realizza tutte le opere di movimento terra necessarie, una completa campagna di rilevazioni archeologiche sull’intera area".

"Campagna che non si è limitata solamente ad indagare le eventuali presenze storiche, ma, fin da subito, prevede di realizzare anche scavi di approfondimento per escludere che qualche reperto possa essere danneggiato”.

“Questo innanzitutto perché per noi di Viedilcos la Storia è un valore fondamentale, ma anche perché vogliamo avere la certezza che a campagna conclusa, non ci siano imprevisti che possano modificare in corso d’opera né la logistica interna dell’area né, ovviamente, la disposizione e le metrature delle varie strutture da costruire".

In interventi di questo tipo è fondamentale, per noi e per i nostri clienti, dare certezze che, spesso, sono anche più importanti dell’importo economico degli investimenti

Un'infinita ricchezza di storia da esplorare

L’Italia è uno dei Paesi al Mondo che risconta reperti di colonizzazione umana fra i più antichi. É per questo che il consorzio Viedilcos srl, in accordo e su suggerimento delle Sovrintendenze competenti ha attivato una intensa campagna di controllo e rilevazione preliminare volta a evidenziare la presenza dei reperti.
In particolare, le operazioni di rilevamento prevedono sondaggi/trincee con escavatore: in modalità “apri e chiudi”, da effettuare in corrispondenza delle anomalie desunte da aerofotointerpretazione e delle aree chiaramente indicate da elementi georeferenziati e identificabili sul terreno.
Per massima sicurezza e per garantire la certezza della preservazione di eventuali reperti, in quest’area è stato previsto lo scotico totale del terreno di arativo da effettuarsi con escavatore, con l’utilizzo della benna liscia e procedendo per tagli orizzontali.

Rilevanze archeologiche

Dove vengono evidenziate possibili rilevanze archeologiche, si procede allo scavo di trincee, di diversa conformazione e profondità, volte ad analizzare puntualmente il contesto del possibile ritrovamento.
Le operazioni sul terreno, che è stato in precedenza sgombrato e privato della vegetazione spontanea, sono state precedute dalla stesura di una maglia topografica e seguite da un’elaborazione dei dati per produrre una precisa mappa delle anomalie di origine archeologica, da verificare successivamente con sondaggi mirati e puntuali.

I reperti ritrovati nelle varie fosse vengono attentamente catalogati dagli archeologi che, in assenza di elementi di estremo interesse autorizzano la chiusura delle fosse stesse. A catalogazione terminata, si procede alla autorizzazione alla prosecuzione dei lavori da parte delle imprese incaricate, con la certezza che nessuna testimonianza storica sia andata persa.

Le fasi dei lavori

Il cantiere di Montecchio Maggiore è stato gestito con una importante priorità (oltre evidentemente della preservazione di eventuali manufatti): impostare una attenta gestione della movimentazione terra che, da una parte, riducesse al minimo gli spostamenti operativi dei mezzi in cantiere (abbattendo il consumo di carburante e le relative emissioni in atmosfera) e, dall’altra consentisse di gestire al meglio gli accumuli provvisori del terreno agricolo di coltivo.

Lo stoccaggio è stato gestito con una griglia determinata che consentisse il ripristino puntuale del materiale escavato (una volta terminata la prospezione archeologica) in modo da compromettere il meno possibile le potenzialità agricole dell’area oggetto delle rilevazioni.
Il progetto di movimentazione è stato messo a punto da Viedilcos srl in sinergia con la direzione lavori dall’ufficio tecnico di E.G.I. Zanotto, sulla scorta del rilievo preliminare effettuato propedeuticamente all’inizio dei lavori di escavazione veri e propri. Un accurato rilievo topografico a lavori conclusi ha assicurato la committenza che la configurazione morfologica dell’area non fosse stata modificata rispetto alle condizioni originarie.

Il nuovo dumper DA30 targato Doosan

L’aggiornamento del parco macchine è da sempre una priorità in E.G.I. Zanotto; proprio per questo recentemente l'azienda di Marano Vicentino ha introdotto nella nostra flotta un nuovo dumper articolato di ultima generazione, il Doosan DA30.
Si tratta di un mezzo agile e in grado di garantire la massima mobilità anche in condizioni di terreno estremamente disagevoli. Non solo la sua motorizzazione (Stage V, quindi l’ultima generazione disponibile in fatto di ecosostenibilità) ci consente di ridurre il nostro impatto ambientale, eliminando completamente eventuali rischi di dispersione di inquinanti in cantiere (a maggior ragione in questo intervento in cui si lavora su terreno a vocazione agricola).
Sul cantiere di Montecchio Maggiore il dumper articolato, assieme a un suo gemello di pari portata, ha consentito a E.G.I. Zanotto di garantire alla Committenza la produttività richiesta, anche in presenza di lunghe tratte da percorrere su terreni disconnessi e non battuti per arrivare alla zona di stoccaggio temporaneo dello scotico.
Terreni che avrebbero messo in fortissima difficoltà i cava cantiere tradizionali, soprattutto in caso di pioggia e di terreno fangoso.
Questo tipo di macchinari sono stati scelti anche per garantire agli operatori un ambiente di lavoro sicuro ed ergonomico, in grado di ridurre lo stress e la fatica di una lunga giornata di lavoro in cantiere.

Precisione, attenzione e puntualità

[Fabio Zanotto], titolare con il fratello [Roberto Zanotto] e la sorella [Donata Zanotto], della E.G.I. Zanotto non ha dubbi sull’individuare criticità e spunti progettuali del cantiere di Montecchio Maggiore: “In cantieri come questo il nostro DNA emerge in maniera evidente. Realizzare uno scotico di un’area di oltre 100.000 metri quadri, per una profondità media di 1,5 metri richiede certo una dotazione di mezzi d’opera importante, ma la criticità più evidente risiede nel fatto che tali movimenti terra andavano fatti con una precisione e una tolleranza che in alcuni casi è centimetrica”.

Fabio Zanotto

Fabio Zanotto, titolare con il fratello Roberto e la sorella Donata, della E.G.I. Zanotto
Prosegue [Zanotto]: “Lavoriamo, infatti, in strettissima sinergia con gli archeologhi che ci indicano le profondità di scavo da raggiungere in ogni punto durante lo scotico e che, proprio per preservare eventuali reperti storici o preistorici, giustamente pretendono ai nostri operatori, che lavorano con macchine di decine di tonnellate di peso, una ‘delicatezza’ operativa di altissimo profilo. Qui non c’è spazio per chi lavora in modo grossolano”.
“Allo stesso tempo, però vanno rispettati i tempi previsti dal cronoprogramma e quindi occorre garantire una produzione giornaliera importante; per questo abbiamo utilizzato per il trasporto del terreno scavato dei dumper articolati, a loro agio in molteplici condizioni del terreno. Si tratta di macchine che richiedono investimenti ingenti, ma che garantiscono, soprattutto in certe condizioni meteo, una produttività irraggiungibile dagli autocarri cava cantiere tradizionali”.

Mezzi adeguati e personale preparato, questo il binomio in grado di gestire al meglio cantieri delicati come quelli della prospezione dei reperti archeologici

Conclude [Zanotto]: “Un cantiere come questo, inoltre, richiede un’attenta pianificazione delle operazioni di scavo, dato che il terreno scoticato deve, una volta completate le operazioni di rilievo degli archeologi, essere riportato nella sua configurazione originaria. Visti i volumi, niente può essere lasciato al caso e la pianificazione è fondamentale e deve essere davvero ferrea”.

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