Cercheremo per una volta di essere la
voce fuori dal coro, non tanto per una
esegesi sterile e
autocompiaciuta, quanto piuttosto per inquadrare in senso più ampio la recente
giornata che
>>CNH<< ha dedicato alla presentazione sue
pale gommate compatte elettriche (la
12EV per il marchio
>>Case<< e la
W40X per il marchio
>>New Holland<< ).
Quando si vuole descrivere un evento come quello del
3 luglio di Lecce, conta, infatti, molto il termine che intendiamo utilizzare per descrivere la giornata:
elettrificazione? Certo, ma riduttivo.
Innovazione? Molto bene, ma di nuovo prende in considerazione solo una parte della giornata,
Industrializzazione? Sicuro, ma è solo l’
aspetto tangibile di qualcosa di molto più ampio.
Noi diremmo:
ESG. E prima che pensiate che siamo impazziti, concedeteci una
considerazione propedeutica: ESG è un acronimo e non un aggettivo o un sostantivo (e questo per i più pignoli fra voi).
Fatta la precisazione, mettiamo in campo i
grossi calibri alla base del nostro ragionamento: ESG è un acronimo, appunto, che sta per
Environmental (ambiente),
Social (società) e
Governance (nel senso di gestione aziendale trasparente).
Ebbene: la giornata di presentazione delle
pale elettriche CNH (noi ci concentreremo sulla versione di Case Construction Equipment) è una perfetta incarnazione dei
migliori criteri ESG, declinata con i fatti, al di là delle parole (che troppo spesso si sprecano in questo campo).
Fateci spiegare il
concetto punto per punto.
Elettrificazione e territorio
Cominciamo dalla
S dell’acronimo: lo
stabilimento di Lecce è diventato, negli anni, un
punto di riferimento per tantissime persone in
Puglia e vanta una
qualità dell’ambiente di lavoro elevatissima, anche in rapporto ai migliori standard europei. CNH ha
investito notevoli risorse nell’ammodernamento non solo dei
processi produttivi, ma anche del livello di
sicurezza dell’impianto (ad esempio con l’installazione di laser scanner che inibiscono la presenza umana all’interno delle zone con robot), nonché su valori come
inclusione di genere, l’integrazione
intergenerazionale e la
connessa formazione continua dei lavoratori.
Una volta si diceva di questi stabilimenti che erano
Cattedrali nel deserto; concetto anche questo superato, dato che, dati alla mano, lo
stabilimento di Lecce, che dà lavoro a
oltre 1.000 persone, ha un
impatto estremamente positivo sul comparto industriale della Regione Puglia, gemmando una
serie di fornitori che si riconoscono e integrano in questa strategia aziendale.
Made in Puglia
Un’altra riflessione: qui in Puglia, Case costruisce mezzi che vengono commercializzati in tutti il Mondo (il 97% dei prodotti è esportato) e le nuove pale gommate elettriche non saranno da meno, orgogliosamente Made in Italy, ma anche Made in Puglia.
Un altro dettaglio in questo caso parlando della
G di ESG; lo stabilimento di Lecce è uno dei pochi al Mondo in cui gli
uffici di ricerca e sviluppo vivono in simbiosi con l’
area produttiva; i
vantaggi dal punto di vista industriale si sono evidenziati nella stessa genesi produttiva della
pala elettrica 12EV, passata in soli due anni dai
primi concept progettuali alla produzione di linea (è ufficiale, le prime unità sono uscite già ad aprile dai cancelli dello stabilimento, anche se soprattutto destinate ai dealer per attività di promozione e demo).
Non solo: lo stabilimento prevede anche
due grandi testing fields in cui gli ingegneri possono
testare direttamente la risposta in campo dei nuovi prodotti. Risultato?
Efficienza,
velocità nell’integrare i
feedback nei progetti,
dinamicità progettuale e realizzativa. Tutte caratteristiche fondamentali per un’
industria moderna.
Un risultato questo davvero importante, soprattutto se si considera che i
progettisti CNH hanno anche dovuto
organizzare da 0 l’intera filiera di fornitura, individuando
partner e
fornitori in grado di seguirne la
filosofia di elettrificazione. Risultato a cui si affianca un altro
importante impatto sociale sul territorio (ancora la S), confermato anche durante la presentazione dai vertici CNH. Lo stabilimento
collabora attivamente con le Università locali ed è un importante
sbocco lavorativo per i neolaureati (meno cervelli in fuga, ma anche risorse investite sull’istruzione che restano nel nostro Paese).
Dopo la
S (o prima se seguite l’ordine alfabetico) la
E: va da sé che una
pala elettrica ha un
impatto positivo sull’impronta ambientale di cantieri e interventi industriali, ma, prima di entrare nelle
specifiche tecniche delle macchine, vogliamo sottolineare da questo punto di vista un altro
importante dettaglio emerso durante la giornata di presentazione: gli
investimenti per ridurre l’impatto ambientale del plant di Lecce
sono continui: l’ultimo tassello riguarda la
verniciatura parte del progetto
Converto cofinanziato dalla Regione Puglia, che ha visto la
messa in linea di un impianto a polvere, con un investimento di circa
13 milioni di euro che
azzera i composti volatili, impiega
meno energia e che ha consentito di
ridurre l’impiego di acqua dell’intero stabilimento di Lecce, del 50% (l’ìmpianto di verniciatura non ne usa).
L'impegno per la sostenibilità
Sempre il progetto Converto ha contribuito al finanziamento di nuova macchina per il taglio che ha incrementato la produttività, diminuendo gli scarti e i costi di manutenzione. Inoltre, non poteva mancare l’autoproduzione da fonti rinnovabili di parte dell’energia, concretizzatasi nell’adozione di un sistema fotovoltaico che copre il 40% dell'area produttiva, confermando l'impegno verso la sostenibilità e l'autosufficienza energetica del sito produttivo.
Dal foglio bianco alla linea
Concentriamoci però ora sulla nuova nata: la 12EV l’avevamo già vista come
prototipo (e con una cabina provvisoria) un
anno fa a Calusco D’Adda, durante una tappa del
Case Road Show [qui il nostro articolo]. Come un anno fa ci
accompagna nella visita
[Vincenzo Padula], Elettrification Platform Manager di Case e Coordinatore di progetto per i
compact wheel loader.
Vincenzo Padula
Vincenzo Padula, Coordinatore di progetto per i compact wheel loader di CASE
[Ciro Casapulla], Head of Construction Product Development ha sottolineato come
la 12EV sia nata a Lecce partendo da un foglio bianco, senza preconcetti di sorta: “Non abbiamo solo sostituito il
motore termico con delle
batterie. Abbiamo completamente
rivisto il design, attingendo anche da
tecnologie e tecniche di calcolo tipiche del
settore aerospaziale".
In primo luogo, alleggerendo il peso, togliendolo dove non serviva, in modo ragionato e calibrato per aumentare le prestazioni e preservare l’autonomia della macchina.
L’attenzione progettuale è stata ovviamente concentrata sul
complesso rapporto tra prestazioni della macchina e durata della batteria; il partire dal foglio bianco ha dato un vantaggio ai progettisti di Case: lavorare con un
approccio progettuale ‘aperto’, non solo mutuando da altri settori soluzioni
tecniche collaudate, ma anche percorrendo
vie progettuali innovative, almeno per il nostro settore, come ci conferma
[Padula]: “Il nostro primo pensiero è stato quello di garantire ai nostri clienti prestazioni paragonabili ai modelli di pari peso alimentati da un motore termico e, allo stesso tempo, estendere il più possibile la
durata operativa del pacco batterie che ora, a seconda delle
applicazioni, si attesta in un range operativo compreso
fra le 3 e le 6 ore. Se a questo aggiungiamo che le batterie (agli ioni di litio senza cobalto) possono essere
ricaricate dal 20 all'80 per cento in un'ora tramite il sistema fast charge opzionale (se si usa la normale energia elettrica la ricarica può essere completata in circa 10 ore), ci troviamo di fronte a una
macchina in grado di garantire operatività sull’intero turno di lavoro”.
La batteria, da
23 kW, alimenta due
motori elettrici: il primo da
17 kW che si occupa della
catena cinematica, mentre il secondo (da 22 kW) è al servizio del
braccio caricatore e dei
relativi attrezzi. Fondamentale la scelta del
partner per quel che riguarda il
pacco batterie.
Il produttore ha maturato una
considerevole esperienza in questo campo con i suoi
carrelli elettrici e, oltre a fornire le batterie a Case, sta immaginando una
serie di servizi evoluti, come
assistenza specialistica o
fornitura di pacchi batterie ricondizionati per i clienti che ne avessero bisogno. Un dettaglio interessante questo, ma che non dovrebbe riguardare i clienti della 12EV visto che la
vita utile della batteria, in fatto di cicli di ricarica,
supera abbondantemente (la vita utile della batteria è il doppio) le
ore solitamente lavorate da questo tipo di pale prima di essere vendute.
Ed è per questo che
[Padula] sottolinea come: “A parità di peso i nostri
test indicano che il
costo di esercizio della 12EV è cinque volte inferiore rispetto a quello di una
macchina diesel, in sostanza per lavorare si spende in una settimana quello che si spendeva in un giorno con un mezzo tradizionale alimentato dal
motore endotermico: il tutto è stato possibile anche grazie a
un notevole lavoro di ricerca e sviluppo al livello dei
software (tre le modalità operative: ECO, Normal e Power a cui se ne aggiunge una quarta programmabile dal cliente) che gestiscono l’equilibrio energetico della pala, lavoro che ha portato alla
registrazione di 11 brevetti internazionali”.
Ci sono poi alcuni
dettagli progettuali interessanti, volti ad aumentare il
range operativo delle pale: i
bracci di sollevamento reticolari, utilizzando
tecniche evolute di calcolo ad elementi finiti, sono stati ottimizzati, introducendo alleggerimenti che hanno consentito di
risparmiare oltre 40 kg senza per questo
inficiare la robustezza dei bracci stessi.
Il peso del
pacco batterie (circa
350 kg) ben posizionato ha consentito di
eliminare il contrappeso posteriore; una dinamica questa che potrebbe ulteriormente essere implementata da chi desideri
ampliare il pacco, con l’ulteriore effetto positivo di aggiungere ulteriore contrappeso.
Due le versioni di cabina: standard e deluxe, entrambe ben al di sopra della media del segmento, con un
comodo sedile a sospensione pneumatica, un ampio e ben posizionato display e, soprattutto, con i
comandi elettroidraulici, naturale abbinamento alla
motorizzazione full electric in grado di garantire una
controllabilità dei movimenti davvero di
alto profilo, con conseguenti importanti benefici in fatto di
produttività.
La
pala gommata 12EV, come quasi tutte le versioni elettriche di qualsiasi Casa produttrice e di qualsiasi tipologia,
non è per tutti: l’elettrificazione soprattutto sui
mercati del Sud Europa, è ancora ai
primi passi sul cantiere (nei Paesi scandinavi sono più avanti, ma quella è un’altra storia) e trova
applicazioni interessanti in settori di nicchia, come anche conferma
[Padula] : “Ci aspettiamo che la 12EV trovi la sua
massima funzionalità in settori operativi verticali come ad esempio i lavori in galleria o all’interno di capannoni chiusi o anche, parlando per l’agricoltura, in applicazioni come serre e cantine."
"Ovviamente, la
silenziosità della macchina, la rende un mezzo ideale per applicazione dove
non siano tollerate emissioni rumorose: la 12EV non supera gli
87 dB all’esterno (per capirci una conversazione normale genera 60 dB e 90 dB sono tipici di un ristorante rumoroso) e può essere
usata senza problemi vicino a scuole,
ospedali e in
aree pedonali. É un completamento di
gamma importante, una soluzione in più che mettiamo a disposizione dei nostri clienti più
attenti alla propria impronta ambientale, un aspetto questo che nell’immediato futuro (in alcuni Paesi è già così) peserà anche in fase di
aggiudicazione di gare pubbliche e private”.