La vera storia dell’Impact

Sinceramente ho sempre odiato la categoria dei benaltristi, dei “cosa ci vuole” o di quelli che “lo faceva meglio il mio falegname per 50 euro”; criticare è da sempre più facile di fare, di mettersi in gioco per provare a proporre (magari anche sbagliando, certo) qualcosa di nuovo e diverso.

Questa fastidiosa categoria si scatena particolarmente nel settore delle macchine da cantiere quando si tratta di parlare di prototipi o di Concept, termini questi che probabilmente toccano corde ataviche nel benaltrista medio che non resiste a sputare livore su ogni progetto di questo tipo senza, badate bene, entrare nello specifico, approfondendo le ragioni alla base del Concept e la visione che ne ha orientato lo sviluppo.
E sì, perché di sviluppo si tratta, i Concept non sono solo quattro disegnini su un foglio di carta, ma richiedono anni di ricerca e sviluppo, centinaia di ore di progettazione e altrettante per realizzare i prototipi prima dimensionali, poi funzionanti. Non è finita qui: una volta che il Concept è stato completato non è detto che entri in produzione, magari non per errori di progettazione, ma semplicemente perché il mercato nel frattempo ha preso un’altra strada.

L’articolo di oggi ha l’obiettivo, indipendentemente dallo specifico Concept di cui vi parleremo, di approfondire il processo che sta alle spalle dello sviluppo, proprio dalla viva voce di chi ci lavora: designer, esperti di elettronica e meccanica, specialisti di prodotto.

Per inciso descriveremo il processo che ha portato allo sviluppo di Impact, il Concept di pala gommata che >>Case Construction Equipment<<  ha esposto (con notevole successo tra l’altro) a Bauma 2025.

Per primo l’analisi

Ancora prima di cominciare a poggiare la penna sul foglio o la penna ottica sulla tavoletta grafica, c’è un mondo del tutto sconosciuto ai non addetti ai lavori che fa della raccolta dati e dell’analisi di questi, il fulcro fondamentale del nuovo progetto.

Si parte da un campionamento di quello che il mercato offre nel segmento tipologico del prodotto (nel caso di Impact delle pale gommate), senza però dimenticare di informarsi su macchine differenti che fanno lo stesso lavoro. Qui è fondamentale il ruolo degli esperti di prodotto, come nel nostro caso [Egidio Galano], direttore Construction Equipment Product Management Europa, che, forte di una conoscenza profonda e fattuale del mercato, riesce a dare un ordine preciso al mare magnum di informazioni e dati attualmente disponibili sulla concorrenza.

Focus ben dettagliato

Non solo, a questo si abbinano i focus group con gli stakeholders (per quelli meno bravi fra noi, i gruppi di lavoro) che puntano a capire cosa pensano clienti e fornitori del segmento tipologico in cui il nuovo Concept si colloca, approfondendo le esigenze operative, individuando possibili aree di carenza di offerta da colmare e, infine, raccogliendo anche opinioni meno quantificabili, come le tendenze generali di mercato, i macrotrend (elettrificazione, guida autonoma, robotizzazione) che probabilmente si svilupperanno nei prossimi anni.
 
In fondo, lo sviluppo di un Concept e la sua possibilità di diventare un prodotto reale è sempre, per quanto siano bravi e preparati i progettisti, una scommessa. Ad esempio basta che il processo di elettrificazione subisca una battuta d’arresto e si rischia di dover rifar tutto da capo. Ed è solo uno dei centinaia di fattori che potrebbero cambiare durante il processo di ricerca e sviluppo.

Form follows function

Mai il detto di Louis Sullivan (architetto del ‘900) fu più vero; una volta raccolte le esigenze e avendo ben chiaro quello che ha fatto (o farà) la concorrenza, occorre dare una forma concreta al nuovo Concept.
La Impact nasce dall’immaginazione del gruppo di lavoro coordinato da [Melvin David Wilkie], head of industrial design del gruppo CNH, professionista che ha firmato numerosi progetti del gruppo torinese: “ Il progetto di design della Impact è stato condotto da [Jakub Sulikowski], Senior Designer di CNH che è riuscito a dare sostanza a una forma moderna allo stesso tempo che trasmettesse dinamicità e robustezza; devo anche dire che il prototipo, diversamente da tanti altri, era completamente funzionante in tutti i suoi aspetti”.

Continua [Wilkie]: “Una delle sfide più interessanti del design è stata quella di rimodellare la pala partendo dal concetto che l’operatore non era più a bordo: questo comporta una serie di riflessioni importanti sul posizionamento e sulle geometrie della macchina stessa".

L’operatore ora più di essere in cantiere e guidare la Impact con radiocomando, la telecontrolla da una postazione in ufficio o, una soluzione che personalmente trovo molto intrigante, guida la macchina da una control room modulare (in cantiere o anche nella sede del cliente), che abbiamo disegnato appositamente per garantire il massimo comfort e l’assoluta sicurezza.

“Dal punto di vista visivo, [Sulikowski] e il suo team hanno voluto impostare un progetto di design destrutturato, quasi a ricordare la prontezza muscolare di un animale, evidenziando le linee di forza e quindi, concettualmente, la disponibilità della Impact a lavorare anche nei contesti più impegnativi. Sottolineo che abbiamo lavorato partendo da una nostra pala gommata esistente e quindi il lavoro dei designer è risultato paradossalmente più difficile, anche se personalmente lo ritengo più entusiasmante”.
“Il Concept è funzionante - sottolinea [Wilkie] - e questo vuol dire che nel lavoro di progettazione abbiamo anche considerato non solo i parametri funzionali, ma anche quelli legati alla manutenzione (accessi ai vari vani e ai livelli, ma anche alle componenti elettroniche e alle centraline), oggi un aspetto fondamentale su questo tipo di macchine".

"È più facile fare un Concept puramente intellettuale rispetto a un oggetto come la Impact che deve funzionare sotto tutti gli aspetti pratici e operativi”.
Conclude [Wilkie]: “Particolare interessante: la torretta, che sostituisce la cabina, è dotata di telecamere e può alzarsi e abbassarsi, anche per poter operare in ambiti particolarmente angusti. Infine i colori: in questo caso abbiamo fatto una scelta importante, non abbiamo utilizzato il classico arancione Case, ma un arancione metallizzato, fortemente virato verso il rosso, anche in questo caso per dare un impatto visivo molto forte, che mira a rendere protagonista la macchina in cantiere, ma anche a sottolineare che per la sicurezza bisogna stare distanti dal suo ambito operativo. Colore e livrea che non hanno mancato di stupire e entusiasmare i visitatori di Bauma”.

Un Concept che è molto di più

La nuova Impact incorpora molti dei più recenti macrotrend di ricerca e sviluppo, come sottolinea [Egidio Galano]: “Avere immaginato una control room di questo tipo consente la massima flessibilità possibile all’impresa che potrà decidere, a seconda delle condizioni ambientali e operative di ogni cantiere, dove posizionarla. Si tratta di un passo importante verso un futuro in cui la guida autonoma dei mezzi da cantiere sarà una realtà diffusa e consolidata”.

Il Concept di Impact si inserisce in un piano a lungo termine di CNH per lo sviluppo di intere gamme prodotti che si basa a sua volta su un importante numero di focus group realizzati con i clienti, proprio per mettere a fuoco i macrotrend da seguire nel processo di ricerca, sviluppo, prototipazione e industrializzazione delle nostre macchine

Continua [Galano]: “Al Bauma abbiamo fatto una scelta precisa: portare un Concept futuristico certo, ma allo stesso tempo realistico, pronto per il mercato dell’immediato futuro. Si tratta di un approccio molto pratico che vede implementate su Impact una serie di tecnologie già in fase di rilascio per la produzione di massa”.

“Ci tengo davvero a sottolineare che tutte le tecnologie che sono state implementate sul Concept diventeranno nel breve periodo disponibili dal punto di vista commerciale, magari su prodotti differenti da Impact, ma reali e pronti a lavorare sui cantieri dei nostri clienti".
"In particolare le funzioni di controllo semiautomatiche che semplificano il lavoro degli operatori, stanno effettivamente per essere introdotte sulla nostra gamma di pale gommate e sono destinate ad aumentare drasticamente la produttività, la sicurezza in cantiere e la gestione delle operazioni ripetitive”.

Fondamentale il concetto dei criteri fondanti per [Galano]: “Il Concept parte da quattro pilastri base: sostenibilità, sicurezza, prestazioni e integrazione nel flusso di cantiere; tra l’altro il Concept di Impact è stato immaginato, dal punto di vista delle prestazioni per ricalcare completamente quelle della nostra pala elettrica compatta la 12EV già sul mercato (peso operativo 3.880 kg, carico di ribaltamento in linea 1.699 kg, capacità benna 0,5 m3, potenza motore elettrico 23 kW), ovviamente senza cabina, ottenendo, tra l’altro, spazio utile per poter installare un gruppo batterie più grandi (Impact ora ha le stesse batterie della 12EV), che allunghi l’autonomia operativa in cantiere. Anche il baricentro è lo stesso della 12EV quindi le performance sono praticamente identiche”.
“Un ultimo concetto, ma estremamente importante: Impact è il risultato di competenze, capacità e visione Made in Italy, anche se David è scozzese (scherza [Galano], ndr). A partire dalla 12EV di cui mutua le caratteristiche tecniche, sviluppata e costruita a Lecce, fino al lavoro di progettazione e alla realizzazione fisica del prototipo. Tutto è davvero fatto in Italia e ne siamo particolarmente orgogliosi (Impact è stata anche selezionata per il Compasso d’Oro dell’ADI-Associazione Designer Italiani)”.

E poi un cuore elettronico

Una macchina come Impact però nasce e non può fare a meno di un cuore ‘elettronico’, come sottolinea [Andrea Gravili], CE Advanced Electron Manager di CNH: “Ad oggi, il nostro obiettivo è il cosiddetto controllo di prossimità, che può avvenire con radiocomando o direttamente da una cabina nei pressi del cantiere. Nel caso si parlasse di controllo da remoto, occorrerà tenere presente che la tecnologia da implementare passa direttamente dalla trasmissioni dati con un network di satelliti o con una rete di comunicazione 5G”.
Afferma [Gravili]: “La tecnologia è già disponibile, la ricerca si concentra sulla sua applicazione per il tipo di macchinari che caratterizzano la nostra produzione e in particolare, appunto, per le pale gommate come la Impact. Possiamo già oggi implementare sia il controllo di prossimità sia a lunga distanza che potenzialmente anche un’operatività autonoma”.

"Possibilità rese possibili da un setup tecnologico che include una serie di telecamere, un sistema GNSS per la localizzazione del veicolo in tempo reale (sviluppato con la statunitense Emisfere), integrati e coordinati da un perception controller (una centralina di ultima generazione) che consente al veicolo di ‘capire’ il contesto all’interno del quale si sta muovendo, limitando i rischi di impatto con cose o persone o altre interferenze e, in futuro, prendendo decisioni autonome”.
“Come team di sviluppo abbiamo superato la fase di controllo remoto e stiamo affrontando, per step incrementali, quella che ci porterà alla guida autonoma. Uno dei temi importanti, soprattutto quando si parla di controllo remoto, è quello di restituire all’operatore un feed back di guida il più vicino possibile a quello che sperimenterebbe in cantiere sulla macchina stessa”.

Per evitare imprecisioni di lavoro, abbiamo automatizzato il più possibile le operazioni più complesse in cantiere (che chiamiamo click and dig e che sta entrando già ora in produzione), operazioni che ora vengono automatizzate attraverso la semplice pressione di un pulsante da parte dell’operatore.

Continua [Gravili]: “Di fatto l’operatore si può limitare a guidare in cantiere la Impact e, quando è di fronte al cumulo o al camion da caricare, effettua l’operazione in modalità completamente automatica attraverso la pressione di un pulsante che attiva una sequenza di lavoro predeterminata (e controllata dai sensori sulla macchina). Questa soluzione è senz’altro innovativa nel panorama contemporaneo delle macchine da costruzione, che richiedono all’operatore molta più attenzione in tutte le operazioni di cantiere”.

“Il passaggio a un’operatività completamente autonoma, in questo quadro generale, richiederà semplicemente un’implementazione software su una struttura tecnologica (hardware) già presente e funzionale; si tratta di impostare la piattaforma e i relativi settaggi per la pianificazione del percorso o quelli di pianificazione del lavoro da eseguire. In questa direzione cambierà anche il ruolo dell’operatore che non guiderà più direttamente la macchina, ma imposterà di volta in volta le operazioni da svolgere e i percorsi da seguire a seconda delle esigenze, controllando poi da remoto che il risultato sia raggiunto in completa sicurezza”.
“Stiamo immaginando il cantiere come un ecosistema di macchine che si muovono in maniera coordinata, in ambiente in cui ogni veicolo saprà dove sono tutti gli altri e cosa stanno facendo; l’AI avrà un ruolo fondamentale nella gestione delle interazioni, consentendo alle macchine di adattarsi all’evoluzione (anche non prevista) delle operazioni in cantiere”.

Una delle ipotesi su cui stiamo lavorando è quella per cui un computer dotato di AI monitorerà l’intero cantiere, aggiornando di volta in volta i compiti delle varie macchine (che avranno anch’esse una AI che consentirà di svolgere al meglio il compito assegnato), per ottenere la massima produttività.

Conclude [Gravili]: “Ovviamente Impact nasce full electric, con tutti i movimenti controllati elettronicamente (movimento, sterzata, frenatura e attachment) e come sottolineavo integra una serie di funzioni automatiche come l’autodig (scavo automatico), l’autodump (scarico automatico) e anche distribuzione uniforme di materiale su piani prestabiliti. Una visione di futuro che, per quello che riguarda molte delle funzioni, è già pronta per essere implementata sulle macchine in produzione”.

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