La polveriera ridotta in polvere

Un dettaglio della polveriera Mangiarotti abbandonata
Bunker, caserme, polveriere; il Friuli Venezia Giulia è stato per decenni, la Regione in assoluto più militarizzata d’Italia. La ragione? Ovviamente la Guerra Fredda fra il blocco sovietico e quello occidentale venuta meno solo con la Perestroika di Michail Gorbacëv negli anni ’90 del secolo scorso (e che oggi torna minacciosamente e tristemente ad affacciarsi).

Regione di primo attrito con la Jugoslavia, che del blocco sovietico era l’estrema propaggine, il Friuli era stato letteralmente imbottito di caserme e doveva essere la prima linea di difesa in caso di guerra. Tra l’altro molti non sanno che era (ed è ancora) disseminato di fornelli destinati ad ospitare mine atomiche da detonare in caso di invasione.

Un ruolo fondamentale nella filiera militare era sicuramente giocato dalla polveriere che producevano esplosivi e munizioni per le migliaia di soldati acquartierati in queste zone; nel tempo queste strutture hanno dapprima differenziato il proprio target e poi, via via, sono state in gran parte dismesse e abbandonate.
Sono stati rinvenuti anche i rocchetti utilizzati per le miccie detonanti
Come tutte le strutture industriali dismesse, ogni polveriera (come ogni caserma) genera problematiche relative a possibili inquinamenti ambientali che ne richiedono il monitoraggio prima e, subito dopo, una corretta e sicura dismissione.

E qui vengono a galla i problemi. Dato che le strutture sono così tante (e non sono neanche in zone appetibili dal punto di vista immobiliare) gli Enti e i Comuni e i soggetti privati che le posseggono devono trovare investitori disposti ad accollarsi i costi di demolizione.
Non una cosa semplicissima.
Quindi, come goWEM!, siamo sempre interessati a seguire le dismissioni che vengono attivate per documentarne la demolizione e conoscere gli obiettivi dei piani di riqualificazione.
L’area oggetto dell’intervento era coperta da una boscaglia spontanea molto densa che rendeva difficilissimi i rilievi dello stato dell’esistente

Monitoraggio sicuro

Le strutture industriali dismesse, come in questo caso la polveriera, sono soggette a inquinamenti ambientali. Quest'ultimi richiedono un monitoraggio preciso prima e dopo la dismissione.
Un esempio? La polveriera Mangiarotti di Codroipo, attualmente in corso di demolizione da parte della >>Baldan Recuperi e Trattamenti Group<< che lavora per un importante gruppo di investimento internazionale che realizzerà sul sedime bonificato un grande parco solare.

Find and rescue

In effetti, l’intervento di Baldan a Codroipo non è molto differente dalle operazioni militari di ricerca e recupero di soldati dispersi dietro alle linee nemiche. L’area oggetto dell’intervento era molto estesa (più di 330.000 metri quadri), ma soprattutto era coperta da una boscaglia spontanea molto densa che rendeva difficilissimi i rilievi dello stato dell’esistente sia da terra sia anche utilizzando droni fotogrammetrici.
L'area dell'intervento comprendeva più di 330.000 metri quadri
Se si aggiunge che gli edifici erano stati costruiti senza soluzione di continuità per oltre 50 anni e che le strutture in calcestruzzo prevedevano anche tunnel di servizio e depositi interrati, è immediatamente evidente come la stessa preventivazione dell’opera potesse essere, usando un eufemismo, complicata.
La palazzina di ingresso alla polveriera Mangiarotti
Molti dei tunnel erano stati nel tempo dismessi e interrati e sono emersi solo quando l’intera area è stata disboscata e ripulita da tutta la vegetazione arborea e arbustiva. Per eseguire questa lavorazione, propedeutica all’intero intervento, Baldan ha utilizzato un mix di trattori agricoli con trince forestali e di escavatori equipaggiati con cesoie, per abbattere gli alberi più importanti. Nel corso delle opere di disboscamento è stata posta cura a preservare le essenze arboree di maggior pregio e dimensione che verranno inserite all’interno del progetto del campo solare.
Baldan ha utilizzato mezzi specializzati per il disboscamento
Baldan ha curato la preservazione delle essenze arboree più importanti
Frantoio Gasparin OMG Olimpo
Completate le opere preliminari, Baldan ha cominciato a demolire casematte, bunker e tunnel procedendo per quadranti, in modo da poter contestualmente lavorare in parallelo con le opere di sbancamento e livellazione del terreno destinato a ospitare le strutture dei pannelli solari.

Operazione questa che ha richiesto la lavorazione in situ degli inerti da demolizione; tutte le strutture in calcestruzzo e i tamponamenti in laterizio, infatti, sono stati trasformati in MPS da un frantoio Gasparin OMG Olimpo e verranno interamente riutilizzati per la predisposizione dei piani di installazione dei pannelli solari.
Gli inerti da demolizione sono stati trasformati in MPS per essere successivamente riutilizzati per la predisposizione dei piani di installazione dei pannelli solari
Torre in laterocemento alta oltre 20 metri
Un’operazione questa che ha consentito di limitare al massimo l’impiego di inerti vergini e che, contemporaneamente, ha drasticamente ridotto il flusso di mezzi pesanti sulla rete stradale, con contestuale abbattimento delle relative emissioni inquinanti.

Le operazioni di demolizione hanno complessivamente riguardato un volume di oltre 70.000 m3; strutture in maggioranza realizzate da elementi in calcestruzzo di notevole spessore fortemente armati, proprio per resistere all’impatto di eventuali esplosioni accidentali del materiale detonanti utilizzato nella polveriera.

Una componente minore (in volume) ha riguardato le strutture secondarie di lavorazione e confezionamento generalmente realizzate con strutture portanti in calcestruzzo e tamponamenti in laterizio.
Baldan ha utilizzato tre escavatori Doosan: un DX240LC Narrow Track, un DX235DM e un DX380DM
Tra queste, quella più grande, caratterizzata anche da una torre in laterocemento alta oltre 20 metri, è stata demolita una volta completata la rimozione dell’asse centrale dell’area, completamente realizzato in calcestruzzo e utilizzato come distribuzione logistica sicura lungo tutto il complesso di casematte.

Per le opere di demolizione Baldan ha utilizzato tre escavatori Doosan: un DX240LC Narrow Track, un DX235DM e un DX380DM, questi ultimi appartenenti alla linea nativa per la demolizione del produttore coreano.

Al più grande DX380DM, equipaggiato con braccio lungo da demolizione caratterizzato da un’altezza di lavoro al perno benna di 23 metri, cabina tiltabile e carro estensibile, è stato assegnato il compito di demolire il fabbricato principale e la relativa torre; per quest’ultima, Baldan ha realizzato una rampa di avvicinamento inclinata (realizzata con i materiali di demolizione) per poter lavorare più agevolmente, con un maggiore sbraccio e, quindi, in maggiore sicurezza operativa.
Gli elementi strutturali in calcestruzzo sono stati demoliti con cesoie NPK

Conoscere il cantiere

Sul cantiere abbiamo incontrato [Sergio Baldan], titolare con i figli della Baldan Recuperi e Trattamenti che si è aggiudicata la gara per la demolizione della polveriera di Codroipo: “Si tratta di un intervento importante per le volumetrie in gioco, ma che ha il vantaggio di avere una grande estensione di cantiere a disposizione che ci ha consentito di poter lavorare con un’ottima gestione della logistica operativa”.

Sergio Baldan

Sergio Baldan, titolare con il fratello Paolo della Baldan Recuperi e Trattamenti
Prosegue [Baldan]: “Viste le tempistiche di cantiere previste (90 giorni complessivi, ndr) abbiamo organizzato le demolizioni per lotti successivi in modo da poter trattare sul posto la totalità del materiale della demolizione, trasformato in MPS da riutilizzare come sottofondo in previsione della nuova destinazione d’uso dell’area”.

“Ovviamente prima della frantumazione il materiale demolito è stato accuratamente selezionato, eliminando ogni possibile scarto (legname, materie plastiche, isolanti, lane di vetro, ecc) e separando il ferro d’armatura sia subito prima della frantumazione sia, con deferizzatore, durante il processo di frantumazione secondaria”.
“In questo modo il materiale che abbiamo impiegato per i sottofondi ha acquisito le caratteristiche tecniche e prestazionali previste dalla vigente normativa, eliminando completamente ogni rischio di inquinamento dell’area”.
Sottolinea [Baldan]: “Anzi, il processo di demolizione non solo non ha generato fonti di inquinamento, ma ha anche eliminato i rischi potenziali di contaminazione che potevano provenire da un deterioramento progressivo e incontrollato delle strutture ormai dismesse. Dal punto di vista delle demolizioni, le uniche problematiche, affrontate e risolte in accordo con la committenza, sono state quelle relative alla presenza di strutture interrate che non era stato possibile individuare durante i rilievi preliminari”.
Conclude [Baldan]: “L’area era letteralmente disseminata di tunnel di servizio, alcuni molto grandi, che nel tempo erano stati dismessi e interrati. Parliamo di strutture di calcestruzzo di grande spessore, fortemente armate, destinate a resistere a eventuali esplosioni. Una volta individuate, abbiamo proceduto a trattarle con demolizione primaria e secondaria, senza particolari problemi e senza importanti impatti sul cronoprogramma stabilito”.

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