Citylife ovvero uno dei progetti di riqualificazione urbana più grandi e suggestivi d’Europa; Milano, indubbiamente, con questo progetto si è ripresa senza se e senza ma il ruolo di laboratorio italiano in ambito urbanistico, sociale e, ovviamente, imprenditoriale.
La capitale industriale d’Italia ha saputo sfruttare appieno le opportunità che venivano dall’Expo, innescando un processo di riqualificazione urbanistica che può competere a pieno diritto con le altri migliori esperienze europee. Il fervore per chi arriva nella città meneghina è palpabile ed è, senza dubbio incarnato nei due slanciati profili delle torri di Citylife già completate alle quali se ne aggiungerà una terza che sta crescendo al ritmo più che rispettabile di un piano alla settimana.
Libeskind, non è un mistero, ha un rapporto particolare con Milano; il suo primo studio, infatti, lo ha aperto nel capoluogo Lombardo. Questa sintonia si percepisce benissimo nel progetto della sua torre che ha importantissimi riferimenti profondamente legati alla città; la curva della torre, infatti, non è casuale, ma si ispira sia alle forme della Pietà Rondanini di Michelangelo (gelosamente custodita al Castello Sforzesco) sia a quelle del progetto leonardesco (mai realizzato) per la cupola del Duomo.
Un’architettura contemporanea, certo, ma con solide basi nella storia meneghina, con un’aggiunta fondamentale per i tempi moderni, l’ecosostenibilità.
La Torre Libeskind sarà infatti dotata di certificato LEED Gold, a testimonianza dell’attenzione nella costruzione e nella gestione dei principi di rispetto ambientale.
A quella quota si arriva con una struttura centrale (il core) in cemento armato gettato in opera, sulla quale si ancora un telaio di acciaio che a sua volta porta le grandi vetrate esterne.
In pratica i piani orizzontali sono stati concepiti come mensole ancorate al cuore centrale in cemento armato della torre.
Per il getto delle sezioni in cemento armato del nucleo scale ascensori della Torre Libeskind, la direzione lavori ha scelto le casserature autorampanti Doka (che ha anche contribuito fattivamente durante la fase di montaggio e installazione), in particolare il sistema di piattaforma SKE50 Xclimb, abbinato al sistema di casseforme a telaio Frami Xlife di altezza 420 cm (nel cantiere ne sono stati forniti 1.430 m2).
Doka non è nuova alle sfide in altezza; il produttore austriaco ha infatti fornito anche la Torre Isozaki, l'edificio in calcestruzzo più alto d'Italia (all'estero Doka ha contribuito alla costruzione dell'edificio più alto al mondo, la Torre Burj Khalifa, a Dubai, e la Kingdom Tower, a Gedda, ndr).
Il sistema messo a punto dall'azienda austriaca consente un’elevatissima produzione settimanale, pur garantendo i massimi requisiti di protezione delle maestranze dai rischi di caduta.
Tutte le piattaforme di lavoro hanno portata elevata e sono collegate fra loro da un sistema di scala a pioli e botole, la velocità di rampata è di 5 m al minuto, fino a una velocità massima del vento di 72 km/h e inclinazione del getto a +/- 15 gradi.
Il sistema è costituito da 4 livelli di piattaforme di lavoro: al livello più alto (+1) si trova la piattaforma di getto, usata anche come piano di lavoro; al livello 0 è posizionata la piattaforma per i pannelli di casseratura (Top50); al livello –1 si trovano i meccanismi idraulici per il sollevamento automatico e infine al –2 gli operatori recuperano i coni di ancoraggio del sistema alla struttura.
Il sistema Doka SKE 50 Plus è stato scelto perché ideale per eseguire opere ad altezze rilevanti e complesse; infatti la movimentazione totalmente idraulica dei moduli e l’ancoraggio del sistema alla struttura permettono di tenere elevati ritmi produttivi in qualsiasi condizione atmosferica, inoltre le ampie piattaforme di lavoro, chiuse sui lati, garantiscono la massima sicurezza del personale.