Quando entriamo in un’area industriale dismessa in procinto di essere demolita siamo sempre presi da sensazioni contrastanti; da un lato la tristezza di un passato industriale (in molti casi glorioso) che ha lasciato il posto a suggestive architetture abbandonate, dall’altro la speranza che, dopo la demolizione inizi un percorso industriale nuovo che sia in grado di portare nuovo lavoro e, soprattutto, consenta la bonifica delle aree che, molto spesso, presentano molteplici problematiche ambientali connesse alle attività produttive precedenti.
La Sirma si occupava della produzione di materiali refrattari per acciaierie da esportare in tutto il mondo
E’ questo il caso del cantiere dove vi portiamo oggi quello della ex Sirma, uno stabilimento che produceva materiali refrattari per le acciaierie di tutto il mondo e che sorgeva a Porto Marghera, dove aveva trovato la collocazione ideale per i trasporti via mare del materiali prodotti.
La Sirma, chiusa nel 2008, nei periodi di maggior prosperità aveva dato lavoro a circa 2000 persone tra impiegati e operai, un vero e proprio piccolo impero come si vede dagli enormi capannoni e dalle strutture per uffici ancora esistenti.
L'area ex Sirma oggetto dell'intervento di demolizione ha una superficie complessiva di 30 ettari
Siamo arrivati a Marghera su invito di >>DMO Macchine<< (concessionario Doosan) per vedere al lavoro due escavatori da demolizione Doosan, acquistati dalla >>Baldan Recuperi e Trattamenti<<, che è stata incaricata dalla proprietà dell’area, la Magazzini Generali srl di Venezia, della demolizione delle strutture. Abbiamo incontrato anche i rappresentanti della proprietà che ci hanno raccontato il nuovo progetto, che prevede di realizzare una grande area logistica dedicata al segmento dell’automotive.
Dai refrattari alle auto
In cantiere incontriamo, [Salvo Pappalardo], della Magazzini Generali srl di Venezia che ci spiega il progetto imprenditoriale: “Abbiamo appaltato alla Baldan le demolizioni delle strutture ammalorate che sorgono sul sedime che, come Magazzini Generali di Venezia, abbiamo in gestione e che si estende su una superficie totale di poco meno di 30 ettari”.
Salvo Pappalardo
Salvo Pappalardo di Magazzini Generali
Continua Pappalardo: “La nuova destinazione d’uso prevede la realizzazione di un nuovo terminal portuale inscritto nel perimetro operativo del Porto di Venezia; si tratta di un progetto dedicato alla gestione del traffico commerciale del settore automotive: una volta terminata, l’area si articolerà su due banchine portuali per lo scarico delle automobili e potrà contare su due linee ferroviarie interne collegate alla rete che consentiranno in trasporto degli autoveicoli non solo in Italia, ma anche in gran parte d’Europa”.
Una delle due nuove linee che collegheranno alla rete ferroviaria lo scalo
“Il piazzale per lo stoccaggio provvisorio supererà i 260.000 metri quadri complessivi, con circa 50.000 metri quadri di magazzini. L’obiettivo è di essere attivi nei primi mesi del 2023: il nostro auspicio è quello di proporci come alternativa ai porti del Nord Europa, realizzando un hub per il traffico auto non solo relativo al bacino del mediterraneo, ma anche al mercato delle rotte intercontinentali, con una distribuzione delle auto, principalmente su rotaia, nel raggio di 500 km da Venezia. L’investimento complessivo si attesterà attorno ai 20 milioni di euro, completamente a carico di investitori privati e dimensionato in relazione alla risposta del mercato”.
Demolizione, ma non solo
In cantiere incontriamo anche [Sergio Baldan], titolare con il fratello della Baldan Recuperi e Trattamenti che ci racconta l’entità dell’intervento di demolizione e ci riassume la storia imprenditoriale della famiglia Baldan: “Si tratta di un cantiere impegnativo soprattutto per le quantità in gioco: la Committenza ci ha incaricato della demolizione di strutture per un totale di circa 130.000 m3, principalmente composte da elementi strutturali in calcestruzzo e tamponamenti i laterizio, ma con una importante presenza anche di strutture in acciaio”.
Sergio Baldan
Sergio Baldan, titolare con il fratello Paolo della Baldan Recuperi e Trattamenti
Sottolinea Baldan: “Non tutte le strutture presenti sul sedime verranno demolite: è previsto il riuso di uno dei magazzini con struttura in acciaio e, molto probabilmente, di una delle torri adibite in passato a uffici”.
Acciaio e calcestruzzo
Il Doosan DX240LC al lavoro tra le strutture dell'Ex Sirma
“Per far fronte alle cubature da demolire, abbiamo ampliato ulteriormente il nostro parco macchine, con l’introduzione di due nuovi escavatori Doosan da demolizione un DX380DM LC e un DX235 DM LC, entrambi con braccio high-reach; a questi abbiamo affiancato un terzo escavatore Doosan, un DX240 LC Narrow Track che stiamo utilizzando per le demolizioni a quote più basse (ora è equipaggiato con martello demolitore) Tutti acquistati dalla DMO di Ravenna, attraverso il loro key account [Maurizio Mantovani], con cui abbiamo un ottimo rapporto di stima professionale”.
Prosegue Baldan: “L’intervento è senza dubbio impegnativo, ma l’azienda ha una storia che ci consente di affrontarlo senza particolari problemi. Io e mio fratello Paolo abbiamo costituito la Fratelli Baldan nel 1980, appena finita la crisi edilizia; inizialmente operavamo principalmente nel movimento terra, poi abbiamo sviluppato il ramo trasporti, per tornare infine ad una nostra vecchia passione la demolizione con la Baldan Recuperi e Trattamenti, subentrata alla Fratelli Baldan”.
Sul cantiere di Porto Marghera, Baldan ha portato un escavatore Doosan DX380DM-7
Sul cantiere anche un altro demolitore a alto sbraccio di Baldan, un Doosan DX235DM-5
“L’attività è continuata, sopravvivendo anche alla grande crisi del 2008 che per noi è cominciata qualche anno prima, nel 2006, quando alcuni nostri importanti clienti hanno attraversato importanti dissesti finanziari. Nel frattempo nel 2010 abbiamo attivato nella nostra sede di Lugo di Campagna Lupia un centro di stoccaggio e recupero del materiale da demolizione che trattiamo per riutilizzarlo nelle nuove infrastrutture”.
I sili di stoccaggio verranno demoliti con l'esplosivo
“La fiducia che avevamo maturato nel settore bancario, ci ha consentito però di continuare ad avere accesso al credito in quel difficile periodo (che a tantissimi in quegli anni nel settore delle costruzioni è stato negato) e nel 2012 abbiamo cominciato a scorgere i primi segnali di ripresa”.
Per le demolizioni a quote più basse, Baldan ha messo in campo un escavatore cingolato Doosan DX240LC con martello demolitore
“Recentemente ha cominciato a entrare in azienda la generazione dei miei figli (Samuele e la new entry Virginia) e il gruppo sta conoscendo una crescita costante; gruppo che oggi conta 60 dipendenti ed è composto da sei società che seguono l’intera filiera delle costruzioni, dall’estrazione degli inerti ai trasporti, passando ovviamente per tutte le attività di demolizione e movimento terra per clienti pubblici e privati. La forza della nostra azienda sono i nostri collaboratori, tutti indistintamente; senza di loro non sarebbe stato possibile raggiungere i risultati che abbiamo ottenuto”.
La squadra di Baldan sul cantiere di demolizione di Porto Marghera con, a destra, Maurizio Mantovani di DMO Macchine
“Ad oggi le prospettive di mercato sono molto buone; di fatto abbiamo già chiuso appalti che ci garantiscono un’orizzonte di lavoro che già abbraccia l’interno 2022. E’ il secondo anno che viviamo una congiuntura di questo tipo, mentre fino al 2020 riscontravamo, pur continuando a lavorare, una situazione molto più complessa, con un orizzonte temporale di pochi mesi”.
Andare sul sicuro
Per la frantumazione Baldan ha scelto attrezzature NPK
“Questo ci consente non solo di avere una maggiore tranquillità, ma anche di poter programmare eventuali investimenti con maggiore serenità e, soprattutto di poter scegliere quei lavori che ci garantiscono una migliore redditività aziendale. Abbiamo quindi belle prospettive per il prossimo futuro”.
Il Doosan DX380DM-7 garantisce un'altezza di lavoro al perno di 23 metri
“Investimenti che comprendono appunto i nuovi Doosan da demolizione di cui siamo soddisfatti, così come siamo altrettanto contenti dei servizi di assistenza postvendita che la DMO ci sta fornendo”.
"La nuova gamma di escavatori da demolizione messa a punto da Doosan - sottolinea Maurizio Mantovani - ci consente di essere vicini ai professionisti della demolizione con una serie di prodotti nativi pensati appositamente per queste applicazioni. Non solo, come DMO cerchiamo sempre di essere al fianco del nostro cliente per mettere a punto insieme le migliori soluzioni tecnologiche per ogni cantiere, in modo da fornire sempre la migliore soluzione in grado di aumentare la redditività del cantiere stesso".
"L'assistenza, infine: per cantieri come questi la velocità di intervento è essenziale, come è fondamentale risovere immediatamente i problemi che eventualmente si potrebbero verificare. Il fattore tempo, in cantieri di questo tipo è essenziale, e noi, come DMO, cerchiamo di non far perdere neanche un'ora ai nostri clienti".
Due “nativi” di una gamma da demolizione
Il DX380DM e il DX235DM fanno parte della nuova gamma da demolizione che Doosan ha recentemente presentato sul mercato. Si tratta di escavatori nativi per il segmento della demolizione pesante, che condividono una serie di caratteristiche progettuali: il design modulare del braccio e il meccanismo di bloccaggio idraulico della macchina.
Tali soluzioni consentono di massimizzare la versatilità delle macchine e quindi aumentarne il ROI complessivo: passare da una configurazione da demolizione a una da scavo e viceversa è molto semplice: per semplificare la sostituzione del braccio, l’escavatore viene fornito da Doosan con uno speciale supporto con connessioni meccaniche e idrauliche rapide. Un azionamento a cilindri completa l'operazione spingendo i perni di bloccaggio in posizione.
Nativi per la demolizione
La gamma di escavatori da demolizione di Doosan è stata progettata ex novo proprio per questo tipo di applicazioni
Ma parliamo delle singole macchine, un po’ più in specifico: il sottocarro del DX235DM-5 può essere esteso fino a raggiungere una larghezza massima di 3.730 mm, garantendo una stabilità di alto profilo nelle operazioni di demolizione. Il trasporto, al contrario, è semplificato quando il sottocarro viene ritratto, arrivando a 2.530 mm. Il meccanismo di allargamento idraulico è molto efficiente e impiega un cilindro interno a lubrificazione permanente, che minimizza la resistenza durante il movimento.
Il DX235DM ha la cabina tiltabile a 30°, con una notevole visibilità per le applicazioni high reach, con impatti positivi sulla sicurezza operativa. Il braccio da demolizione ha un’altezza al perno di 18 metri.
Come accennavamo sono molte le caratteristiche comuni tra il DX235DM e il fratello maggiore, il DX380DM-7 (in gamma c’è anche il DX530DM): prima fra tutte la cabina tiltabile.
La cabina tiltabile ha un angolo di inclinazione di 30° che garantisce un'ottima visibilità per la demolizione a grandi altezze
Anche il DX380DM-7 offre la regolazione idraulica della carreggiata e il carro è allargabile fino a 4.370 mm di larghezza, per una stabilità ottimale nei lavori di demolizione. La larghezza della carreggiata può essere ridotta idraulicamente a 2.970 mm.
Quello che cambia sono ovviamente le dimensioni e le conseguenti altezze massime di demolizione che sul DX380DM-7 arrivano al perno a 23 metri.
Da notare: tutti gli escavatori da demolizione Doosan sono equipaggiati di serie con dotazioni di sicurezza come la cabina con ripari di protezione FOGS, valvole di sicurezza per i cilindri di braccio, braccio intermedio e bilanciere e dispositivo antiribaltamento.