Cofiloc con Idroter alla corte di Matilde

Difficilmente sarebbe possibile trovare un cantiere con più criticità di quello che vi stiamo per presentare; forse se fosse sulla Luna o in una installazione segreta tipo Area 51 (quella in cui, secondo i complottisti, gli americani tengono dagli anni ’50 del secolo scorso gli alieni, ve la ricordate vero?).

Siamo nell’Appennino Reggiano, sul cucuzzolo (letteralmente) di una montagna. E già qui la logistica scoraggerebbe molte imprese. Se poi aggiungiamo che l’area d'intervento è in un sito storico di primaria importanza, nelle immediate vicinanze di un museo che resterà aperto durante tutti i lavori, il quadro è (quasi) completo.

Nello stretto, si consolida

La minigru Jekko JF40 noleggiata da Cofiloc è impiegata nel cantiere di Canossa per la movimentazione delle aste di perforazione
Quasi appunto. Come vedremo, anche l’intervento in se stesso è particolarmente delicato. Cominciamo con ordine e parliamo del sito storico: i lavori si stanno svolgendo alla Rupe di Matilde di Canossa, dove sorgono i resti dell’omonimo castello, costruito dai Longobardi appena prima dell’anno 1000 (nel 940 per i più precisi e appassionati di storia tra voi).

Il castello ha visto passare imperatori, papi, duchi e re (qui Enrico IV si sottomise a papa Gregorio VII dopo la scomunica) e ora, benché in rovina, è una delle principali attrattive della zona, anche grazie a un ricco e interessante museo.

Ma a goWEM! interessano anche i cantieri e, ospiti di Cofiloc, abbiamo visto al lavoro la Idroter snc di Villa Minozzo (RE), impegnata nelle opere di consolidamento dell’intera rocca.

In soccorso della Rocca


L’intervento si è reso necessario dato che l’intera struttura sommitale della formazione rocciosa sulla quale posano i resti del castello stava sgretolandosi e tendeva a “scivolare” su uno strato profondo, rischiando di compromettere nel tempo l’integrità del sito. Non solo. L’intero perimetro esterno della rupe presentava importanti fenomeni di distacco roccioso con crolli che, negli anni, avevano provocato la caduta di massi, anche di 60 metri cubi di volume (un bel camion con rimorchio per capirci).

Suggestiva vista delle valli dai resti della rocca di Canossa, costruita nel 940 su ordine del longobardo Adalberto Atto
Di qui la necessità d'intervenire, come ci spiega Roberto Bernini, responsabile di cantiere della Idroter, impresa nata nel 2001 (con una forza lavoro di 11 persone tra soci e dipendenti) e specializzata nel consolidamento e protezione del territorio, in tutto il nord Italia: “Stiamo parlando di un cantiere particolarmente complesso, anche per una società come la nostra abituata a lavorare con tecniche di lavoro in parete”.

“Sostanzialmente il lavoro può essere suddiviso in due interventi distinti: da una parte la messa in sicurezza di tutte le formazioni rocciose esterne e dei pendii per evitare frane e distacchi rocciosi, dall’altra il consolidamento della struttura sommitale della rocca che, secondo le analisi svolte dalla Soprintendenza (che approva e controlla ogni nostro intervento), rischia di scivolare su uno strato profondo decoeso”.

La squadra di Idroter snc davanti alla Jekko JF40 noleggiata da Cofiloc (a destra Luca Vincenti di Cofiloc)
“Infatti, - ci spiega Roberto Bernini - lo strato è composto da arenarie molto alterate. Stiamo quindi eseguendo dei micropali in sommità (circa 40) per ancorare i due strati di roccia solidi (quello superiore e quello sotto lo strato di arenaria). I pali che stiamo infiggendo (tre metri all’ora) hanno un diametro di 120 mm con all’interno una calza di ferro di 88 mm e una barra Gewiss di 40 mm di diametro. Le profondità dei micropali sono ovviamente variabili a seconda delle esigenze di ancoraggio e vanno da un massimo di 30 metri (nella zona sommitale più alta) fino ai 18 metri nelle aree in cui lo strato di arenaria è meno spesso o più affiorante”.

Riconsolidare la Rocca

Per il consolidamento Idroter ha previsto 40 pali con profondità variabile tra 30 e 18 metri
“In parete lavoreremo su tutti i fronti, mettendo in opera una serie di tiranti passivi e, successivamente, un set completo di reti di trattenuta per scongiurare completamente il rischio di caduta. A valle posizioneremo poi una barriera paramassi, nelle zone in cui i rischi di caduta lo richiedano”.

“Il tutto lavorando, soprattutto per quello che riguarda la realizzazione dei micropali, in spazi di cantiere estremamente angusti e a museo aperto. Questo significa, minimizzazione del rumore e delle polveri e attenta analisi di ogni dettaglio nell'organizzazione del cantiere, dalle macchine ai materiali di consumo”.

In questo cantiere il fattore logistica era fondamentale; lo spazio era pochissimo e non è consentito emettere polveri o rumori [Roberto Bernini, Idroter]

“Ci siamo perciò rivolti a Cofiloc per noleggiare una minigru che fosse in grado di garantirci la corretta movimentazione delle aste d’acciaio dei micropali, senza per questo avere un ingombro in cantiere importante".

"Cofiloc ci ha suggerito una Jekko 40 (motore Yanmar da 7,6 kW) che si è dimostrata la soluzione perfetta per le nostre esigenze, considerando che la macchina può lavorare anche alimentata dalla rete elettrica (le carotatrici sono elettriche a marchio Cardi), con impatto sonoro praticamente nullo.

Noleggiamo spesso da Cofilo
c anche i sollevatori telescopici con il vantaggio di  sempre macchine efficienti, aggiornate e dimensionate secondo effettive del cantiere in cui vanno a lavorare”.

Gru volanti


Dettaglio da non sottovalutare: la minigru Jekko 40 è stata trasportata smontata in elicottero sul cantiere e Cofiloc, con la collaborazione dei tecnici del costruttore, ha garantito il corretto rimontaggio del macchinario, nonché tutte le verifiche del corretto funzionamento.

A pezzi in volo

La Jekko JF 40 è stata portata sul cantiere smontata con un elicottero
“La logistica è un fattore davvero cruciale in questo cantiere" - afferma Luca Vincenti, consulente Cofiloc della filiale di Reggio Emilia. "Abbiamo individuato la migliore soluzione tecnica con un dialogo intenso e fattivo con Idroter, proprio per consentire loro di lavorare al meglio. La minigru, infatti, non è una soluzione che si vede tutti i giorni; tuttavia, come Cofiloc, abbiamo nel parco noleggio mezzi estremamente specializzati”.

“La Jekko 40, in particolare, è nuovissima ed è al suo primo cantiere;  la collaborazione con il produttore ci ha consentito di garantire a Idroter un servizio esclusivo ( il montaggio in quota) senza che questo impattasse in maniera estrema sui costi di noleggio, rendendolo altrimenti antieconomico".

"Non solo: abbiamo scelto questo tipo di minigru per la sua elevata affidabilità: è immediatamente evidente che mezzi meno affidabili (anche se meno costosi) sarebbero stati ingestibili in un cantiere simile, dove un guasto richiederebbe lo smontaggio dei componenti e il loro trasporto a valle con l’elicottero. Come Cofiloc non avremmo mai permesso di esporre un nostro cliente a un rischio di questo tipo, con onerosi fermo cantiere”.

La Jekko JF40 è stata scelta da Idroter per l'elevata capacità di sollevamento in rapporto alle dimensioni estremamente compatte
“La minigru non è l’unica macchina che Idroter ci ha noleggiato: abbiamo fornito all’azienda di Villa Minozzo anche un generatore di corrente, dato che il cantiere, iniziato da sei mesi, non ha ancora un’alimentazione elettrica indipendente e un rullo da bianco per la compattazione delle strade alla base della rupe".

"Il ventaglio dei prodotti a noleggio che Cofiloc garantisce è di alto profilo e le imprese possono attingervi per far fronte alle esigenze operative che cambiano con il progredire del cantiere, senza bloccare risorse finanziarie in acquisti onerosi, ma noleggiando di volta in volta quello che serve loro per l’esatto periodo di impiego. Un vantaggio non da poco”.

Cofiloc ha noleggiato a Idroter anche un generatore dato che il cantiere in fase iniziale non aveva l'allacciamento alla rete elettrica
A noleggio, sempre da Cofiloc, anche un rullo da bianco per la compattazione
“La collaborazione tra Cofiloc e Idroter continua ormai da molto tempo di cantiere in cantiere e posso affermare che questo noleggio testimonia quanto l'azienda tenga a questo cliente, dato che è la prima volta che smontiamo completamente una macchina per poi rimontarla in quota".

"La collaborazione con loro va oltre al semplice rapporto fornitore-cliente: è una partnership molto più stretta, fatta di reciproca fiducia che porta, e la Jekko è qui a testimoniarlo, a raggiungere risultati difficilmente replicabili in altre situazioni”.

Assistenza, stella polare di ogni giorno


“Per Cofiloc, l'assistenza tecnica è il cuore dell'azienda. Da sempre nella visione dei fondatori, riconfermata con l’arrivo del gruppo Kiloutou, garantisce ai nostri clienti un servizio di assistenza tecnica postnoleggio celere e di altissimo profilo” afferma Alessandro Moro, tecnico nella sede di San Biagio di Callalta. “Ho 27 anni, sono in Cofiloc da quattro e mi occupo di assistenza tecnica (con la prima risposta telefonica ai nostri clienti che hanno qualche problema) e della gestione degli acquisti delle parti e dei ricambi”.

Alessandro Moro

Alessandro Moro, area tecnica Cofiloc filiale di San Biagio di Callalta
“Appena entrato in azienda ho seguito la  digitalizzazione della gestione dei ricambi, oggi completamente elettronica, con l’impiego di tablet anche in cantiere, per rendere l’intero processo più veloce e preciso. Inoltre, seguo tutte le richieste dei tecnici delle varie filiali per ottimizzare il flusso dei ricambi, in modo che i clienti non abbiano mai macchine bloccate in cantiere”.

“E’ un lavoro di grande responsabilità, con tanta pressione, ma che mi da notevoli soddisfazioni professionali, anche perché, nei quattro anni qui in Cofiloc, ho sempre visto l’azienda aggiornarsi (anche personalmente seguo molti corsi di formazione) e crescere costantemente. Una cosa che non capita in molte realtà, non solo di questo settore, ma in generale in quasi tutti i segmenti industriali”.

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