In Italia aumentano di numero le cave dismesse
In Italia aumentano di numero le cave dismesse
All'interno del Rapporto Cave 2021 di Legambiente, leggiamo come la crisi del settore delle costruzioni abbia portato a una diminuzione delle cave autorizzate, oggi poco più di 4150, e a un aumento vertiginoso, fino a oltre 14000 di quelle dismesse o abbandonate.In Italia, inoltre la normativa è inadeguata (la direttiva europea viene spesso raggirata), con una pianificazione incompleta e una gestione delle attività estrattive senza controlli pubblici trasparenti.
Un tema particolarmente spinoso “visto il rilancio dei cantieri previsto con il Recovery plan – precisa Legambiente – in particolare di alta velocità ferroviaria, ma anche in edilizia con il superbonus di cui si sta discutendo la proroga”; “la chiave del recupero e riciclo può contribuire non solo a ridurre progressivamente le cave, ma anche a rilanciare il settore delle costruzioni”, mentre “le attività estrattive possono essere gestite correttamente, ponendo attenzione a ridurre l’impatto sul paesaggio”.
La stragrande maggioranza del rifiuto da demolizione ancora oggi finisce in discarica e siamo ben lontani dall’obiettivo del 70% di recupero fissato al 2020 dall’Unione europea.
“Eppure – continua Legambiente – gli studi evidenziano come la filiera del riciclo in edilizia garantisca il 30% di occupati in più a parità di produzione”.
Alcuni esempi di "buone pratiche"
Nei cantieri di demolizione realizzati dall’azienda dell’edilizia pubblica di Ferrara e nell’abbattimento dell’ospedale di Prato si è riusciti a recuperare il 99% di materiali dalle demolizioni selettive di edifici, da riutilizzare creando nuove imprese.
“Possiamo trasformare rifiuti provenienti dalla siderurgia e dall’agricoltura in materiali da usare nei sottofondi stradali e nella creazione di mattoni – racconta Legambiente – o creare intere filiere di materiali ad impatto zero, come avviene in Sardegna o, ancora, rifare centinaia di chilometri di superfici stradali, piste ciclabili, aeree aeroportuali, con materiali riciclati al 100%”.
Per farlo, però, occorre “dare sbocco a questi materiali rendendo possibile la loro applicazione per riqualificare il patrimonio edilizio e infrastrutturale”.
La strada è obbligata e passa attraverso l’approvazione, da un lato, dei decreti End of waste per garantire il passaggio da rifiuti a materiali per le costruzioni e, dall’altro, dei Criteri ambientali minimi per le infrastrutture e per l’edilizia.


