Mecalac al Samoter: ritorno in scena (con idee molto chiare)

Dopo alcune edizioni di assenza, >>Mecalac<<  torna al Samoter 2026 con un messaggio semplice, ma tutt’altro che allineato al coro: il cantiere moderno non ha bisogno di più macchine, ma di macchine pensate in modo diverso.

Il contesto industriale nel frattempo è cambiato. L’ingresso nel gruppo Fayat Group ha rafforzato struttura, capacità produttiva e visione strategica del costruttore francese. Ma attenzione: non ha cambiato il DNA.

Perché Mecalac continua a muoversi fuori dagli schemi classici dei grandi OEM.

Dove i costruttori “mainstream” sviluppano macchine seguendo architetture consolidate – escavatore, pala, dumper, ognuno nel proprio recinto – Mecalac parte da una domanda diversa: quante macchine servono davvero in cantiere per fare il lavoro?

E da lì costruisce.
Ne derivano soluzioni che si discostano in modo evidente dagli standard di mercato: cinematismi non convenzionali, layout macchina ripensati, multifunzionalità reale e non accessoria. Non è un esercizio di stile, ma un approccio ingegneristico che mette al centro il ciclo operativo, non la categoria di prodotto.

Il risultato sono macchine ibride nel senso più concreto del termine: escavatori che diventano caricatori, dumper che eliminano la retromarcia, soluzioni compatte che sostituiscono più mezzi tradizionali.

Il ritorno al Samoter si inserisce proprio in questa logica. Non una presenza “per esserci”, ma per ribadire una visione: il cantiere urbano e moderno non si affronta con più ferro, ma con più intelligenza progettuale.

E per dimostrarlo, Mecalac sceglie di portare tre macchine. Non una gamma infinita.

Tre. Ma pensate per fare il lavoro di molte di più.

7MWR: l’escavatore gommato che riscrive le regole urbane

La 7MWR è probabilmente la macchina che meglio rappresenta il DNA Mecalac. Non perché sia la più grande o la più potente, ma perché è quella che interpreta meglio il concetto di multifunzione.

Parliamo di un escavatore gommato da circa 7 tonnellate, con motore da 55 kW , ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. Il punto non è quanto pesa o quanti cavalli ha, ma come li utilizza.

7MWR: la sintesi perfetta tra ruote e cingoli

La struttura MWR nasce da un’idea piuttosto radicale: unire i vantaggi delle macchine gommate (mobilità, velocità) con quelli delle cingolate (stabilità, capacità di scavo). Il risultato è una macchina che lavora in città con una naturalezza che altre semplicemente non hanno.
Il diametro di rotazione totale è di soli 2659 mm. Tradotto: gira come una macchina molto più piccola, quasi da 2 tonnellate. Ma con prestazioni da categoria superiore.

La capacità benna arriva a circa 0,54 m³, mentre la capacità di sollevamento tocca le 3 tonnellate a 360°. Non numeri da “compatto”, ma da macchina che lavora davvero.
E poi c’è la versatilità. La 7MWR non è solo un escavatore: scava, movimenta, carica. Riduce i cambi macchina, elimina tempi morti e semplifica la gestione del cantiere.

In pratica, fa quello che spesso richiede due o tre mezzi. E in città, questo vale oro.

6MCR: il compatto “veloce” che cambia ritmo al cantiere

La 6MCR è forse il punto in cui la filosofia Mecalac diventa più evidente, quasi senza bisogno di spiegazioni. È la più compatta della famiglia MCR, ma anche quella che introduce in modo più netto il concetto di macchina ibrida tra escavatore e caricatore compatto.

Con un peso operativo intorno alle 6 tonnellate, la 6MCR nasce per lavorare nei cantieri dove lo spazio è ridotto, ma i tempi non perdonano. Qui entra in gioco uno dei suoi elementi più distintivi: la velocità di traslazione fino a circa 10 km/h, un valore che, per la categoria, significa ridurre drasticamente i tempi morti tra una postazione e l’altra.

Non si tratta solo di “muoversi più in fretta”, ma di ripensare il ciclo operativo. La 6MCR può passare dalla modalità scavo a quella di movimentazione materiale con una naturalezza che riduce la necessità di mezzi aggiuntivi. In pratica, una macchina sola che sostituisce più passaggi.

Il sistema di lavoro consente inoltre di utilizzare benne di capacità generosa per la categoria, ottimizzando il numero di cicli necessari per il carico dei camion o per il riempimento degli scavi. Il risultato è un incremento concreto della produttività, soprattutto nei cantieri urbani e infrastrutturali dove ogni minuto conta.
La struttura compatta a 360° tipica della gamma MCR garantisce sicurezza operativa anche in spazi congestionati. Nessuna sporgenza critica, nessun ingombro fuori controllo: solo una macchina che lavora dentro il proprio perimetro senza creare problemi attorno a sé.

E poi c’è la doppia anima. In modalità escavatore lavora con precisione e stabilità; in modalità caricatore si trasforma in un mezzo rapido e produttivo per movimentazione e livellamento. È questa flessibilità a renderla diversa dalle soluzioni tradizionali.
La 6MCR, in fondo, è il riassunto della logica Mecalac: meno specializzazione rigida, più intelligenza operativa. E nel cantiere moderno, dove i confini tra le lavorazioni sono sempre più sfumati, questa impostazione diventa un vantaggio reale, non teorico.

Revotruck 9: il dumper che elimina la retromarcia (quasi)

Il Revotruck 9 è probabilmente la macchina più “diversa” dello stand Mecalac. E anche quella che, una volta capita, cambia completamente prospettiva.

Il concetto di base è semplice: eliminare uno dei problemi più grandi nei cantieri, cioè la visibilità e la sicurezza durante il trasporto.

La soluzione? Far ruotare la cabina.

Con un semplice comando, l’operatore può orientare l’intera postazione mantenendo sempre la visione frontale rispetto al senso di marcia. Niente torsioni, niente manovre “alla cieca”, niente compromessi.

Sembra banale. Non lo è.
Dal punto di vista tecnico, il Revotruck 9 offre una capacità di carico utile fino a 9 tonnellate e un telaio con oscillazione centrale che garantisce stabilità e trazione anche su terreni difficili.

Le quattro ruote uguali e le modalità di sterzata selezionabili (anteriore, integrale, granchio) permettono di lavorare in spazi ristretti con un raggio di sterzata tra i più contenuti del segmento.

Ma il vero valore è nella gestione del ciclo.
Meno manovre inutili, meno rischi operativi, più fluidità. Il trasporto diventa parte integrante del processo, non un collo di bottiglia.

E in un cantiere moderno, dove ogni fase deve essere ottimizzata, non è poco.

Service: meno fermi macchina, più lavoro (quello vero)

Accanto alle macchine, Mecalac porta avanti un altro tema, forse meno visibile ma decisamente più strategico: il servizio.

Il potenziamento della rete, la maggiore disponibilità di ricambi e la riduzione dei tempi di fermo macchina sono oggi parte integrante della proposta. Perché la macchina può anche essere perfetta, ma se si ferma e resta ferma, smette di essere produttiva.
L’obiettivo è chiaro: garantire continuità operativa. E in un mercato come quello italiano, dove le imprese sono (giustamente) esigenti, questo fa tutta la differenza.

La presenza di Mecalac al Samoter 2026 è una dichiarazione piuttosto netta. Non serve avere cento macchine in gamma per essere rilevanti. Ne bastano tre. Ma devono avere un senso.
7MWR6MCR e Revotruck 9 non sono solo prodotti. Sono tre modi diversi di affrontare lo stesso problema: lavorare meglio in spazi difficili.

Meno macchine. Meno passaggi. Meno complicazioni. Più lavoro fatto.

E, alla fine, è esattamente quello che conta.

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