Il Liebherr R918 si posiziona nel cuore del mercato dei 'classici' con un peso operativo che oscilla intorno alle 20 tonnellate
In molti si chiedono se sia meglio un escavatore short-radius o una macchina convenzionale. I ragionamenti da fare sono moltissimi e, a mio giudizio, mai esaustivi.
Troppe variabili, anche soggettive, entrano in valutazioni di questo tipo. La torretta compatta sicuramente penalizza le prestazioni in capacità di sollevamento per ovvie ragioni geometriche.
L'agilità e la compattezza, però, possono tranquillamente supplire alle minori prestazioni generali, grazie a una velocità superiore nelle manovre. Un plus che gli utilizzatori conoscono molto bene e che hanno saputo valorizzare, contribuendo alla diffusione sempre più ampia degli short-radius.
Con il nuovo R920 Compact, Liebherr ha dato ulteriore impulso a questa linea di macchine con un modello che, di fatto, si affianca al convenzionale R918.
Una differenza di peso e ingombri che, in concreto, vede un forte equilibrio fra i due 'quasi fratelli' che si giocano sul filo delle tonnellate le rispettive prestazioni in sollevamento.
La diversa impostazione strutturale delle due macchine non lascia dubbi. L'R918 ha un peso operativo, con braccio triplice, avambraccio da 2,65 m, attacco rapido e lama, di 21.900 kg. Ovviamente con carro Narrow largo 2,55 m e pattini da 500 mm. La pari configurazione dell'R920 Compact vede un peso operativo di 20.550 kg.
Il raggio posteriore è di 2.580 mm contro 1.850 mm del nuovo R920 Compact, 730 mm in più rispetto al fratello dalle abitudini più 'normali'. La fisica è fisica e, personalmente, non sopporto chi si lamenta delle prestazioni inferiori di uno short-radius rispetto a un pari modello tradizionale. I vantaggi dell'uno compensano quelli dell'altro.
La possibilità di lavorare in spazi ristretti bilancia le minori prestazioni in sollevamento e viceversa. A fronte di raggi d'azione simili fra loro, con i bracci dell'R918 che 'vincono' di qualche pugno di centimetri, i diagrammi di sollevamento sono ovviamente diversi.
Le differenze cambiano a seconda del tipo di braccio e di allestimento, ma la media, all'altezza di 3,00 metri e alla distanza di 4,50 metri, è di circa una tonnellata in più per l'R918 in posizione trasversale al carro e circa due tonnellate in longitudinale.
Carichi sollevabili non di poco conto, comunque, con 5,0 ton per il 920 Compact contro 6,0 ton per il 918 in posizione perpendicolare. In posizione longitudinale si passa a 7,3 ton per 920 Compact contro le 9,3 ton del 918. Ognuno esegua le proprie valutazioni sulla base delle effettive esigenze operative.
Compact o convenzionale, la dotazione di un escavatore di questa classe non dovrebbe prescindere, a mio avviso, dalla presenza della lama e del braccio con triplice articolazione.
La polivalenza e la capacità operativa ne risentono infatti in modo estremamente positivo con un sicuro ritorno dell'investimento. Sia da un punto di vista della capacità di disimpegno in lavori di ogni genere sia da quello della valore dell'usato nel momento della sua sostituzione. E soprattutto in un mercato come quello italiano in cui, storicamente, il braccio con triplice articolazione ha trovato la propria casa.
Liebherr fornisce queste dotazioni per entrambi i modelli e, fra le caratteristiche peculiari, hanno un'escursione fra le maggiori del mercato con un 'delta' di ben 1.320 mm. Una misura che indica una capacità operativa di grande calibro, soprattutto nelle forti pendenze dove l'appoggio della lama si rivela fondamentale per la stabilità e la sicurezza.
Il tutto è completato da una struttura che adotta protezioni dei cilindri perfettamente adatte al lavoro in condizioni impegnative. Come da consolidata tradizione Liebherr. Il braccio con triplice articolazione si avvale del cilindro posizionatore collocato inferiormente al braccio.
Con una spinta efficace che agevola il sollevamento pesante, ma con una geometria in cui il cilindro è in posizione protetta dai carichi.
Se la meccanica di base è la stessa per i due modelli, il layout è completamente differente. Non si tratta solo di spazio a disposizione sulla torretta, ben anche questo fattore sia fondamentale, ma anche di target di riferimento. Le minori prestazioni fisiologiche dell'R920 Compact necessitano infatti di altrettanto minore potenza e portata idraulica.
Il motore Liebherr D924-A7-04 da 4,5 litri, Stage IV con SCR e DOC, eroga 120 kW (163 CV) sotto al cofano dell'R918 mentre si limita a 110 kW (150 CV) per l'R920.
Le portate idrauliche sono di 390 l/min a 350 bar per il'R918 e 300 l/min a 350 bar per l'R920 Compact con una differenza percentuale del 23% in meno. Il serbatoio dell'olio idraulico, seguendo la filosofia Liebherr, è di elevata capacità con ben 170 litri per l'R918 che si riducono a 130 litri per l'R920 Compact sia come logica conseguenza di una portata inferiore sia per ovvie questioni di spazio in una torretta molto meno spaziosa rispetto al 'fratello' dall'architettura convenzionale.
Fra assonanze e differenze, l'organizzazione dello spazio ricade sicuramente fra queste ultime: la compattezza dell'R920 comporta i radiatori collocati sul lato destro anteriore con un ingombro percepito superiore ma, in realtà, altezze dei cofani assolutamente nella norma. E con l'SCR + DOC che non si fa minimamente notare.
La base di appoggio è fondamentale. Nel caso dell'R920 Compact si tratta di un elemento determinante per l'equilibrio di una macchina che, stante una torretta decisamente più corta, ha bisogno di buone scarpe. Il carro dei due modelli Liebherr è infatti lo stesso e se per l'R918 la torretta aiuta parecchio, nel caso dell'R920 Compact il compito di equilibrare tutto l'organismo è lasciato anche all'appoggio a terra.
L'impronta è infatti di 3.370 mm per una lunghezza totale di 4.150 mm e un'altezza di 955 mm. Sette rulli in appoggio e due sulla parte superiore con tre guidacingoli inferiori e una sezione dei longheroni molto inclinata per evacuare il terreno che andasse accidentalmente a depositarsi sul telaio.
Altezza libera da terra che sfiora il mezzo metro con 490 mm e permette di muoversi bene sia sui terreni accidentati sia su quelli più cedevoli. Una sicurezza per l'operatore che può così contare su elementi di sostanza che rientrano nella piena tradizione Liebherr.
L'unica differenza fra i carri dei due modelli è data dalla posizione dei predellini per salire al posto guida e per accedere alla zona posteriore per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Nel caso dell'R920 Compact sono spostati verso le zone terminali/iniziali dei longheroni a sottolineare una cabina spostata in avanti, per compensare il minore raggio posteriore, e una zona di accesso a sua volta più arretrata.
Dettagli che, di fatto, non cambiano nulla nella sostanza di un appoggio stabile ed efficiente.