Eurotecno riaccende il Piccolo Forno Frazzi
Eurotecno riaccende il Piccolo Forno Frazzi
Archeologia industriale e innovazione tecnologica non sono ossimori, ma quando si incontrano nel modo giusto possono trasformare un rudere in un laboratorio culturale.È quello che sta accadendo a Cremona con il recupero del Piccolo e Grande Forno Frazzi, ultimo baluardo di una fabbrica di laterizi attiva dal 1863 al 1967 e oggi al centro di un progetto di riqualificazione da oltre 3 milioni di euro, sostenuto anche da fondi PNRR.
Un intervento che non si limita a restaurare muri, ma punta a rigenerare un pezzo di città, restituendolo a cultura, associazioni e cittadini. A guidare le operazioni è >>Ducale Restauro<< , realtà veneziana specializzata nel recupero monumentale.
L’obiettivo? Consolidare le strutture preservando la “patina” del laterizio cremonese, mantenere i volumi originari e integrare elementi contemporanei senza tradire l’anima industriale del complesso. Rifatti tetto e solaio del Piccolo Forno, rinforzate le murature e recuperate le fughe con malte specifiche, il cantiere è entrato nella fase più spettacolare: l’installazione delle grandi superfici vetrate che chiuderanno le arcate storiche lasciando intatta la leggerezza visiva.
Qui entra in scena Eurotecno, società di Castelverde specializzata nel noleggio di mezzi per il lavoro in quota. Per posare lastre di vetro pesanti e delicate in un contesto strutturale fragile servivano precisione millimetrica, stabilità assoluta e uno sbraccio importante. La risposta è arrivata con una piattaforma autocarrata MJ685 di Multitel Pagliero, configurata con argano al posto della classica cesta, affiancata da una 520 AJ di JLG Industries per l’accesso in quota degli operatori.
La MJ685, allestita su autocarro da 12 metri, raggiunge 68,7 metri di altezza e offre uno sbraccio orizzontale fino a 35,5 metri: numeri che in un cantiere storico fanno la differenza tra “ci proviamo” e “lo facciamo”. Con l’argano è stato possibile sollevare le vetrate, calarle dall’alto e mantenerle in posizione anche a 28 metri dalla macchina.
La 520 AJ, con 18 metri di altezza di lavoro e cesta rotante a 180°, ha consentito agli operatori di lavorare in sicurezza nelle fasi di assemblaggio e finitura.
Il risultato? Un intervento dove tecnologia e memoria dialogano senza pestarsi i piedi. Perché restaurare non significa congelare il passato, ma metterlo nelle condizioni di vivere il futuro. E in questo caso, a sostenere i mattoni di ieri ci hanno pensato bracci telescopici e articolati di ultima generazione. Anche i forni, a volte, hanno bisogno di una spinta… verso l’alto.




