L’appuntamento di ottobre da sempre (fin da quando la sede di Ritchie Bros. Italia era in un container) è per la Casa d’aste Canadese un evento importante, un momento in cui acquirenti e venditori si ritrovano come non mai per “muovere” tante macchine (e tanti soldi).
La tradizione non è stata smentita neanche quest’anno: il 6 ottobre 2016 Ritchie Bros. ha, infatti, realizzato l’asta in assoluto più ricca mai portata a termine in Italia, con un record di fatturato e con numeri importantissimi anche dal punto di vista dei lotti venduti, dei partecipanti (sia sul posto sia online) e delle aziende che hanno affidato agli esperti canadesi le loro macchine da vendere.
Diciamo subito che chi era fisicamente sul posto anche solo come osservatore (come capita ormai da anni puntualmente alla redazione di goWEM!) si è davvero divertito; tante le macchine importanti battute, interessanti i prezzi di vendita spuntati e, soprattutto su alcuni pezzi, abbiamo visto tante battaglie a colpi di rilancio, segno sia della qualità delle macchine in vendita sia del fatto che i soldi sono almeno in parte tornati (o si è deciso di spendere quelli messi da parte) in un settore che ha nella liquidità il punto dolente sia, soprattutto, a livello italiano, sia anche a quello internazionale.
Parlavamo degli italiani, da qualche anno in sofferenza e con un ruolo secondario dal punto di vista degli acquisti; ma il 6 ottobre sembra che l’aria sia cambiata, vediamo assieme subito i motivi che ci portano a fare questa (importantissima) considerazione.
Ok, l’Italia questa volta non è stata a guardare, ma il resto del mondo? Non si è tirato indietro per niente e questo rende ancora più importante il dato degli acquisti “italiani”. Abbiamo visto offerenti da ogni angolo del globo, persino da Paesi che, nell’immaginario collettivo, faticano a essere collocati sulla mappa geografica.
Saranno anche stati esotici, ma i compratori di Vietnam, Argentina, Lituania, Giappone, Taiwan hanno messo sul piatto soldi veri ed è interessante fare una riflessione anche sul tipo di macchine richieste dai vari compratori, i cui marchi preferiti cambiavano a seconda dell’area geografica di provenienza.
Ecco quindi una passione sfrenata per gli escavatori cingolati Hitachi in asta da parte dei compratori del Vietnam che se ne sono accaparrati davvero molti, tra i quali anche degli Zaxis ZX470LCH-3 del 2008 (27.500 euro con 10.800 ore). Ma anche la predilezione dei compratori provenienti da Paesi che gravitano nell’area tedesca (e dintorni) per un marchio come Liebherr.
Anche la Spagna, in quest’asta di ottobre, ha comprato bene, probabilmente spinta dalla ripresa del mercato dei lavori pubblici che sta tentando di recuperare i crolli degli scorsi anni che, di fatto, avevano spazzato letteralmente via l’intero segmento (con crolli anche superiori al 90%). Un acquirente spagnolo, ad esempio, si è aggiudicato un bell’escavatore cingolato Caterpillar 329 DLN del 2010 con 9.172 ore per 66.000 euro al termine di un’asta combattutissima che ha visto rilanci fitti e continui anche da compratori dal Belgio e italiani.
La Spagna è stata, tra l’altro, molto attiva con acquisti concentrati in settori particolari, come quello delle piattaforme aeree, delle auto e dei furgoni (c’erano davvero tanti Ford e Volkswagen anche nuovi a questo giro).
Gli stranieri non erano solo collegati online: come ci dicono da Ritchie le aste italiane di Caorso sono l’appuntamento fisso per diversi importanti compratori come quello che vuole sempre il numero d’asta “666” (qualche passione per l’Heavy Metal?) e che ha fatto man bassa, acquistando davvero tanti lotti in ogni categoria tipologica. Fonti ben informate ci dicono che si tratti di un compratore inglese, residente in Italia e molto attivo sui mercati del Medio Oriente. Medio oriente che tra l’altro è una delle poche note negative sul panorama internazionale, dato che sta ancora soffrendo la debolezza del mercato delle costruzioni, con conseguente crollo delle offerte (a parte pochi fortunati casi, molto ben radicati, come quello che citavamo poco fa).
Più di 2.300 lotti venduti in una sola giornata, come diceva un tormentone pubblicitario di qualche anno fa “quello che cerchi di sicuro c’è”. Uno slogan, ma non molto lontano dalla realtà, sulla rampa di Caorso (che per la prima volta, per ragioni di sicurezza, non ha fatto sfilare gli escavatori cingolati) passa davvero di tutto, con prezzi e modelli per ogni tasca.
Si va da mezzi destinati a mercati meno regolamentati a macchine praticamente nuove, dai miniescavatori a pezzi importanti come il motorgrader Volvo G940 del 2007 venduto a 66.000 euro.
Un segmento sempre molto ben rappresentato e venduto (tanti gli acquisti dall’estero) è quello dei sollevatori telescopici. Lo scorso 6 ottobre Ritchie ne ha battuti 60, molti dei quali erano rotativi provenienti dal parco nolo di un’importante noleggiatore italiano. Tra questi hanno spuntato prezzi interessanti sia i Merlo Roto 30.16K (del 2003-2005) passati di mano a 28.000 euro sia diversi Manitou come l’MRT2150 del 2008 con 4.700 ore battuto a 60.000 euro o l’MRT 2540 Privilege del 2008 (6.700 ore) comprato a 46.000 euro.
Menzione speciale per un Magni RTH 5.23 del 2015 praticamente nuovo (solo 408 ore) venduto a 105.000 euro.
Chiudiamo (doverosamente) con le pale gommate; ce n’erano una trentina, praticamente di tutti i marchi più importanti; si andava da una Caterpillar 966H del 2010 venduta a 62.500 euro, passando per una Liebherr L566 del 2006 (con 9.639 ore) battuta a 47.500 euro, fino (e come non parlarne) a tre Volvo CE: due L220F del 2008, acquistate rispettivamente per 67.500 e 45.000 euro, e una L150F del 2007 battuta a 50.000 euro.
Come ormai di consuetudine, qualche giorno dopo l’asta per dargli tempo di riprendersi dal superlavoro e di raccogliere e analizzare i dati, abbiamo intervistato Fabio Orlandi, sales manager Italia di Ritchie Bros. Ovviamente le sue riflessioni sono piene di soddisfazione: “Siamo davvero contenti del risultato di quest’ultima asta che ha segnato il record assoluto di fatturato in Italia; siamo soddisfatti anche per il ritorno dei clienti italiani e, soprattutto, per la fiducia che molti imprenditori ci hanno dimostrato consegnandoci direttamente le macchine da vendere. Tanti infatti - prosegue Orlandi - dei lotti più importanti che abbiamo venduto il 6 ottobre arrivavano direttamente dalle imprese che, evidentemente, hanno programmato di rinnovare le flotte e hanno demandato a Ritchie Bros. la monetizzazione del loro usato”.