Quando la sequenza è tutto

La conversione dei tasselli urbani verso funzioni più consone al moderno contesto funzionale e sociale della città è una delle dinamiche senz’altro più interessanti che si innestano sul tessuto costruito; si sostituiscono oggetti architettonici che hanno un livello di obsolescenza funzionale che non ne consente un recupero parziale, ma ne richiede la demolizione completa per far posto sia nuove funzioni sia stesse funzioni, ma gestite in un contesto architettonico e organizzativo differente.


Milano è, senza dubbio, stato il centro urbano che ha segnato la via in questo senso, ed è proprio nel capoluogo lombardo (precisamente nell’area nord-est della città, lungo l’asse della Martesana) che vi portiamo oggi, per assistere a una demolizione di un complesso per uffici commissionata alla >>Nikolli<<  di Inzago (MI) dal fondo >>Kervis SGR<< .

La demolizione, come tutte quelle che insistono su territori densamente urbanizzati, ha avuto il suo principale grado di difficoltà nell’esigenza di tutelare la sicurezza degli abitanti del luogo (una delle strade su cui sorge l’edificio è caratterizzata da intenso traffico), effettuando tutte le operazioni avendo cura di arrecare meno interferenze possibili con il traffico veicolare e gli edifici circostanti.

Poco spazio, tanta programmazione

L’edificio da demolire, caratterizzato da una classica struttura in travi e pilastri in calcestruzzo, si sviluppava su diversi corpi di fabbrica, tra loro interconnessi, i più elevati dei quali raggiungevano i quattro piani fuori terra; inoltre la struttura aveva un piano interrato, anch’esso da demolire. In pianta lo sviluppo complessivo era di poco superiore ai 9.000 metri quadri, con un volume da demolire, calcolato vuoto su pieno, di oltre 35.000 m3.
Come accennavamo, la problematica principale derivava, come sempre in questi casi, dalla necessità di operare in spazi ristretti, in presenza di numerose interferenze, tra cui anche un edificio, non di proprietà della Committenza, che sorgeva in diretta adiacenza con la struttura da demolire.

Proprio per questo i progettisti (lo studio ATI Project di Pisa) hanno previsto una serie di opere di consolidamento preliminare di quella parte da demolire che insisteva in diretto con contatto con la struttura da preservare, per evitare possibili danni a quest’ultima derivanti dalle operazioni di demolizione.
Una volta messo in sicurezza questo aspetto, Nikolli, in accordo con lo studio di progettazione, ha sviluppato una sequenza di demolizione ad hoc che consentisse di ottimizzare sia l’efficienza della demolizione stessa sia la sicurezza nel cantiere in ogni sua fase.

Si è, infatti, iniziato a demolire il corpo più basso del lotto, che affacciava su un cortile interno, utilizzando escavatori da demolizione con bracci tradizionali.

Una volta ricavato lo spazio di manovra necessario, la demolizione è continuata con i corpi più alti, partendo dalle testate e procedendo con sistema top-down.
Il secondo corpo demolito è stato l’elemento perpendicolare alla via Stamira d’Ancona, che non affacciava sulla rete stradale circostante, impiegando due escavatori cingolati in allestimento high reach (un Caterpillar 340 UHD e un Cat 352 UHD); la demolizione è continuata dalla testata del corpo che sorgeva in fregio alla via Stamira D’Ancona (quella caratterizzata dal maggior flusso di traffico veicolare).

Per scongiurare ogni proiezione di frammenti del materiale demolito, è stato predisposto uno schermo in gomma armata (movimentato da una apposita autogrù) che è stato posizionato dinamicamente per seguire le varie fasi della demolizione.
Anche l’abbattimento delle polveri da demolizione più sottili (e quindi potenzialmente più volatili) è stato oggetto di attento controllo con l’impiego sia di un fog cannon a terra sia con l’ausilio di sistemi di nebulizzazione montati in testa al braccio degli escavatori high reach a cui è stato demandato il compito di abbattere le polveri immediatamente sul luogo in cui erano prodotte.

Alle spalle dei due escavatori da demolizione primari, Nikolli ha messo al lavoro una seconda linea di escavatori, con l’obiettivo di realizzare la frantumazione secondaria e la selezione del materiale demolito e contestualmente per demolire la parte più bassa delle strutture, in modo da concludere il cantiere nella massima efficienza.
Una volta effettuata le frantumazione secondaria per la riduzione volumetrica dei detriti e la relativa separazione della componente ferrosa e di altre componenti non idonee, il demolitore di Inzago ha provveduto allo smaltimento del materiale demolito verso impianti autorizzati, grazie anche alla flotta di bilici e scarrabili della Nikolli Trasporti, un'altra azienda del gruppo Nikolli. Si è continuato quindi alla contestuale demolizione le strutture interrate, per poi effettuare le opere di scavo previste da progetto delle nuove strutture che richiedeva la realizzazione di un secondo piano interrato.

A questo scopo, per scongiurare eventuali fenomeni di subsidenza della rete stradale e delle strutture circostanti, è stata, preliminarmente agli scavi, predisposta una berlinese di contenimento in fregio alla rete stradale con pali, aventi diametro totale di 30 cm e posti a passo 35 cm, che sono stati realizzati forando la fondazione attuale del muro di contenimento in c.a.

Demolire è una questione di equilibrio

Parliamo delle complessità e delle specificità del cantiere con [Valentin Nikolli], titolare di Nikolli srl: “Interventi di questo tipo richiedono un’attenzione particolare; demolire un manufatto costruito presuppone sempre una conoscenza profonda delle dinamiche statiche che si innestano quando si va a modificare, con la demolizione, la configurazione geometrica e di carico delle strutture”.

Valentin Nikolli

Valentin Nikolli, titolare di Nikolli srl
“In sostanza - continua [Nikolli] - durante le demolizioni vengono a stabilirsi, nelle strutture, condizioni di equilibrio analoghe a quelle che caratterizzano il sistema durante la costruzione e che variano continuamente al procedere dei lavori e, per lavorare in sicurezza, vanno previste, proprio per fronteggiare i mutamenti successivi subiti dall’equilibrio statico delle varie membrature durante la demolizione”.

Sottolinea [Nikolli]: “É fondamentale che, sempre, la demolizione vera e propria deve iniziare dopo aver effettuato un’attenta analisi delle strutture che andranno demolite, per conoscerne le logiche costruttive, la composizione strutturale e, non ultimo la qualità dei materiali utilizzati, non solo in linea generale, ma anche in modo estremamente puntuale".

Non si può e non si deve per nessuna ragione lasciare nulla di indeterminato. Solo in questo modo possiamo essere certi di lavorare in sicurezza. Una sicurezza per noi fondamentale, non solo per garantire la massima qualità ai nostri clienti, ma anche e soprattutto per consentire ai nostri collaboratori, che sono la vera ricchezza di Nikolli, di lavorare sereni e senza rischi

Conclude [Nikolli]: “Ovviamente, l’efficienza di cantiere e il rispetto dei cronoprogrammi sono per noi un valore imprescindibile, ma mai questo valore, che siamo orgogliosi di garantire sempre ai nostri clienti, potrà andare a discapito della sicurezza dei nostri collaboratori e dei nostri dipendenti”.
Qualità, professionalità e sicurezza sono il trinomio che ha consentito alla Nikolli di crescere con equilibrio fino a diventare quello che siamo oggi, una realtà in grado di gestire, con la filosofia del ‘chiavi in mano’, progetti particolarmente complessi, dalla demolizione, allo scavo fino alla realizzazione dei sottoservizi e delle urbanizzazioni delle nuove aree lasciate libere dagli edifici demoliti. Non dimentichiamoci, inoltre, che siamo nati come impresa di costruzioni e quindi, operando come general contractor, siamo in grado di garantire la stessa qualità in interventi di revamping funzionale e strutturale di edifici a destinazione logistica e terziaria”.