Un 50% abbondante dell’attuale mercato italiano delle macchine da cantiere (soprattutto quelle dedicate al movimento terra) è oggi rappresentato dalle macchine compatte; questo dato è stato recentissimamente confermato anche dalle ultime rilevazioni statistiche riferite ai primi nove mesi del 2017 e non sembra destinato a variare significativamente nei prossimi anni.
L’andamento è sicuramente influenzato da due fattori principali: da una parte la dimensione media e medio piccola delle imprese di costruzione italiane e, dall’altra, l’altrettanto predominante “nanismo” dei cantieri oggi disponibili nel nostro Paese.
Sono, infatti, pochissimi i grandi appalti infrastrutturali che potrebbero muovere il mercato delle macchine pesanti; le infrastrutture viarie in corso di costruzione si contano sulle dita di due mani (magari anche mutile di qualche dito) e i fondamentali cantieri per la protezione del territorio o quelli per il miglioramento del ciclo delle acque stentano a partire (e qui di lavoro ce ne sarebbe davvero molto e per molti anni).
Detto questo non stupisce che i produttori più avveduti si concentrino anche sul settore delle macchine compatte, soprattutto quando in quello delle macchine già grandi stanno già giocando un ruolo di primo piano.
E’ il caso di Volvo CE che in Italia è ormai stabilmente al secondo posto per peso commerciale e che ha recentemente dedicato la tappa italiana del “Volvo On Tour 2017” alle macchine compatte. A Verona, il 27 e 28 ottobre scorso, nella cava Danese, sono stati esposti (ed erano disponibili per la prova) davvero molti “Volvini”, dalle pale gommate compatte agli escavatori gommati, dai miniescavatori fino ai girosagoma cingolati.
Con due novità assolute per l’Italia, vediamo insieme quali.
Dopo l’arrivo del ECR25D (che avevamo giù visto all’opera in Veneto, cliccate qui) , ora Volvo CE ha presentato in anteprima a Verona il modello appena più alto nella gamma dei suoi miniescavatori; parliamo dell’EC27D, macchina spinta da un tre cilindri Volvo da 15,6 kW (1,123 litri) in regola con la normativa Stage IIIB.
Con l’arrivo dell’EC27D, l’intera gamma di miniescavatori compatti di Volvo CE (da 1,5 ton a 8,8 ton) si uniforma ora alle caratteristiche più aggiornate, quelle della serie D appunto. Si allinea, innanzitutto, dal punto di vista dell’accessibilità sottocofano sia per i controlli ordinari sia per quelli straordinari; il cofano motore è particolarmente ampio e consente l’accesso diretto e senza contorsionismi a tutti i punti di manutenzione. Gli intervalli sono stati tutti prolungati, compresi quelli di ingrassaggio che ora arriva a 50 ore.
Anche sull’EC27D c’è il nuovo filtro idraulico multifunzione (l’impianto è load sensing, con una pompa da 65 litri al minuto), brevetto Volvo CE, che consente di tenere sotto costante flusso visivo il livello dell’olio proveniente dai vari circuiti. Non solo: l’olio può essere aggiunto svitando il tappo superiore e impiegando esclusivamente un recipiente di piccole dimensioni (come anche consigliato dalla grafiche che Volvo ha posto intelligentemente appena dietro al filtro): questo metodo di riempimento evita (o comunque riduce di molto) che l’olio introdotto nel sistema sia contaminato da impurità (polveri, elementi metallici, altri detriti) che spesso causano un aumento dei costi di manutenzione.
Tanto il lavoro anche sul braccio, la cui geometria (come d’altronde su tutta la serie D) è stata completamente rivista. Risultato? Più prestazioni dal punto di vista della profondità di scavo che arriva a 2.715 mm e dello sbraccio massimo a livello del suolo (4.295 mm). Il tutto senza inficiare le forze a disposizione, anzi: migliorano sia la forza di strappo (2.459 daN) sia quella di penetrazione (1.806 daN). Bene anche le forze di sollevamento: ben 622 kg a tre metri d’altezza e allo sbraccio massimo.
Tanto poi lo spazio e tanta visibilità in cabina sia sull’attrezzatura di scavo sia su entrambi i lati; altro dettaglio importante, il pavimento non ha pedali (tranne quelli per il controllo della trazione), dato che tutti i comandi sono stati posizionati sui joystick, in particolare quelli del brandeggio del braccio e quelli per il controllo proporzionale della portata d’olio agli accessori.
Che sottolineare ancora? Sicuramente la funzione di auto kick down; quando si lavora sul rinterro e si incontra resistenza, il sistema riduce autonomamente la velocità di traslazione per dare la massima potenza in fatto di spinta. Non poteva mancare, infine, di serie, il ritorno automatico al minimo. Funzione fondamentale, ma non da dare per scontata, dato che molti produttori la offrono ancora come optional.
Una macchina con una quota di mercato che nel suo segmento supera il 50% la dice lunga sulla capacità del produttore di realizzare mezzi all’avanguardia; Volvo CE una macchina così ce l’ha, dato che la sua L120H detiene quote di mercato davvero bulgare.
Al ‘Volvo On Tour’ di Verona, c’era anche però la sorellina più piccola, la L35G che, pur potendo vantare quote di mercato meno eclatanti (ma non meno interessanti), ha davvero molte carte da giocare nei confronti della concorrenza.
Quali? Intanto il telaio articolato con giunto di articolazione oscillante che consente un’oscillazione di 40° che permette alla pala di mantenere condizioni di aderenza e trazione anche su terreni davvero complessi e accidentati.
Altra caratteristica interessante; gli assali a portale, con bloccaggio del differenziale al 100%, per avere una luce libera da terra maggiore rispetto a tutti quelli con soluzioni tradizionali (56 cm di luce libera da terra). Certo, occorre un po’ più di competenza dell’operatore per un corretto impiego, ma le usure dei pneumatici, soprattutto sui terreni duri, sono senz’altro minori di un classico bloccaggio a slittamento limitato.
Motorizzazione? La L45G monta un motore Stage IIIB, a quattro cilindri a 3,3 litri in grado di erogare una potenza di 55,4 kW a 2.600 giri al minuto. La trasmissione è idrostatica, con una velocità massima di 30 km orari.
Anche sulla L45G Volvo CE monta la sua cinematica a Z che consente contemporaneamente un'elevata forza di strappo alla benna e il movimento parallelo del telaio delle forche; l’altezza massima di sollevamento, misurata al perno benna, è di 3.260 mm, mentre il carico di ribaltamento con macchina sterzata (ricordiamo che la L35G ha un peso operativo di 5.500 kg) arriva a 3.850 kg.