Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di reindustrializzazione, ma di quella concreta: significa riportare produzione, competenze e filiere più vicino a casa. Dopo decenni passati a inseguire la globalizzazione a tutti i costi, oggi l’industria italiana (e non solo) sembra aver riscoperto il valore di filiere corte, controllabili e resilienti. Meno chilometri, meno passaggi intermedi e – possibilmente – più controllo su tempi, qualità e costi. Non è una rivoluzione romantica, ma una necessità molto concreta.
E questa trasformazione non si vede solo nei grandi piani industriali o nei convegni pieni di slide. Si vede soprattutto nei cantieri, quelli veri, dove la teoria si trasforma in movimento terra, infrastrutture e macchine operative dalla mattina alla sera.
Proprio per questo la redazione di goWEM! ha deciso di andare in Veneto a vedere da vicino uno di questi cantieri “simbolo”, dove la reindustrializzazione prende forma concreta. Qui, a Feltre, l’impresa >>GG Garbin<< di Fonzaso (in provincia di Belluno) è al lavoro con una flotta di macchine >>Komatsu<< fornite da >>Varini Srl<< – storico dealer del marchio giapponese per il Nord-Est, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige – equipaggiate con sistemi di controllo 3D >>Topcon<<.
Un mix che racconta bene la direzione del settore: macchine solide, tecnologia digitale e una filiera più corta che, almeno sulla carta, promette di funzionare meglio. E noi siamo andati a vedere se funziona davvero.
Dalla cava al 3D
Entrare nel cantiere e parlare con chi lo organizza davvero è sempre il modo migliore per capire dove sta andando il settore. [Roberto Garbin], titolare dell’impresa omonima con il padre Giuseppe e il fratello Christian, rappresenta perfettamente quell’evoluzione “silenziosa” che sta cambiando il movimento terra: tradizione familiare, identità forte e una spinta continua verso l’innovazione. E mentre racconta, si percepisce chiaramente che qui non si parla solo di macchine, ma (anche e soprattutto) di storia e di passione per il lavoro.
Roberto Garbin
Roberto Garbin, uno dei titolari dell’impresa GG Garbin
“L’azienda nasce negli anni ’60 con mio nonno, poi è passata a mio papà e a mia mamma e, alla fine degli anni ’90, siamo subentrati anche io e mio fratello. Siamo ancora oggi un’azienda familiare".
È una cosa a cui tengo molto: sapere da dove veniamo ci aiuta anche a capire dove vogliamo andare.
“All’inizio si facevano selezione inerti e piccoli scavi, lavori semplici. Poi piano piano siamo cresciuti: movimento terra più importante, costruzioni industriali, demolizioni, il recupero dei materiali. Abbiamo sempre cercato di non fermarci mai, di fare un passo in più”.
“La tecnologia, per noi, non è mai stata una moda, ma una scelta precisa. Prima i laser, poi circa 6-7 anni fa il salto con le macchine automatiche. Ricordo ancora quando abbiamo preso il primo Komatsu PC210LCi Intelligent: era qualcosa di completamente diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati”.
Continua [Garbin]: “Da lì è cambiato il modo di lavorare. Abbiamo continuato a investire: PC360, PC88, i dumper articolati… ma soprattutto abbiamo iniziato a ragionare in digitale. Oggi acquisiamo il progetto dalla committenza, lo sviluppiamo in 3D e lavoriamo direttamente su quello. Questo ci permette di confrontarci prima con chi ci affida il lavoro (e con i progettisti), evitare errori e arrivare in cantiere già con le idee chiare”.
“Nel cantiere della Pedemontana abbiamo fatto un salto ulteriore: il grader con sistema Topcon ci ha permesso di lavorare sia fuori con GPS che dentro in galleria con la robotizzata".
È stata un’esperienza importante, anche dal punto di vista umano, perché ti trovi a lavorare in condizioni difficili e capisci davvero il valore delle scelte fatte.
“Oggi, quando guardo un cantiere come questo, ovvero la costruzione di uno stabilimento industriale, ora nella fase di stabilizzazione dei piazzali, dove partiamo dal terreno e arriviamo alle finiture, vedo un percorso. Non solo il lavoro che stiamo facendo, ma tutto quello che c’è dietro: gli anni, le scelte, i rischi presi. E devo dire che c’è anche un po’ di orgoglio”.
Conclude [Garbin]: “Il rapporto con Varini nasce da lontano, ma si è consolidato con Komatsu. Quello che apprezziamo davvero è il rapporto umano: sapere che dall’altra parte hai qualcuno che ti segue, che capisce le tue esigenze. Per noi è fondamentale, perché alla fine le macchine sono importanti… ma sono le persone che fanno funzionare tutto e che fanno la differenza”.
Precisione millimetrica
Quando si parla di finiture, la differenza tra “buono” e “perfetto” si misura in millimetri. E lì entra in gioco la tecnologia. [Marco Toto], Construction Sales Engineer di Topcon Positioning Italy, lo spiega senza troppi giri di parole: oggi senza controllo digitale, certe lavorazioni semplicemente non si fanno.
“I sistemi Topcon applicati alle lame cambiano completamente il modo di lavorare in cantiere. In questo cantiere siamo nella fase di finitura, dove la precisione deve essere praticamente totale. Il materiale per i sottofondi che vediamo stendere in questo cantiere è di alta qualità, costoso: non ci si può permettere errori o rifacimenti".
Marco Toto
Marco Toto, Construction Sales Engineer di Topcon Positioning Italy
Per questo il sistema LPS, quindi ottico, affiancato al GPS, permette un controllo praticamente millimetrico.
Sottolinea [Toto]: “In particolare, sul motorgrader Komatsu utilizzato da Garbin è installato il sistema MC-Max di Topcon, progettato per garantire la massima precisione nelle lavorazioni di livellamento e preparazione di piazzali o fondi stradali. Il MC-Max integra controllo automatico della lama su più assi, sensori millimetrici e una gestione digitale completa dei movimenti: questo significa che la macchina può adattarsi in tempo reale alle variazioni del terreno, riducendo gli errori e velocizzando i tempi di lavorazione. Tra i vantaggi operativi principali c’è la possibilità di lavorare in modalità automatica o semi-automatica, con la massima continuità di quota e pendenza, riducendo drasticamente rifacimenti e interventi manuali".
“Il GPS da solo avrebbe delle variazioni di tolleranza, mentre con l’LPS e il MC-Max si lavora sotto il centimetro. Questo dà all’operatore una sicurezza enorme, soprattutto nella gestione delle quote e delle pendenze, come nel caso delle evacuazioni delle acque. C’è poi un altro tema: oggi è sempre più difficile trovare operatori esperti. Sistemi come questi aiutano molto, perché riducono la dipendenza dalla sola sensibilità dell’operatore”.
Conclude [Toto]: “Quello che vediamo qui è un esempio concreto e virtuoso di collaborazione: Komatsu, Varini, Garbin e Topcon. L’unione di queste competenze ha permesso all’impresa di fare un salto di qualità importante, anche entrando in lavorazioni nuove, come i campi sportivi, dove prima magari non operava”.
Tecnologia e territorio
Dietro ogni macchina c’è sempre qualcuno che l’ha proposta, configurata e soprattutto supportata nel tempo. In questo caso, il filo conduttore passa da [Moreno Bezzolato], Sales Area Manager di Varini, che racconta come nasce – e cresce – un rapporto tecnico e umano con l’impresa.
Moreno Bezzolato
Moreno Bezzolato, Sales Area Manager di Varini
“Ho conosciuto Garbin circa 5-6 anni fa, presentando le macchine intelligenti Komatsu con sistemi 3D integrati. All’epoca erano soluzioni ancora molto innovative e lui ne è rimasto colpito. Da lì è nato il primo acquisto, un PC210 Intelligent, e poi una crescita graduale della flotta: PC360, due dumper articolati HM300-5 e successivamente il motorgrader”.
[Bezzolato] ne è convinto: “Proprio il grader è stato un passaggio chiave, legato ai lavori sulla Pedemontana Veneta tra Bassano e Altivole. Serviva una macchina precisa e veloce, e la combinazione tra Komatsu e sistema Topcon 3D si è rivelata quella giusta”.
“Il Komatsu GD675-7 è, infatti, una macchina pensata per lavorazioni di precisione ma con una struttura robusta: motore da circa 218 kW (292 HP), trasmissione powershift e distribuzione dei pesi ottimizzata garantiscono stabilità anche nelle fasi delicate. La lama centrale da oltre 4 metri consente una gestione efficace dei materiali, mentre il sistema idraulico permette movimenti fluidi e precisi”.
Evidenzia [Bezzolato]: “Con Garbin abbiamo costruito non solo una flotta, ma un vero pacchetto di servizi post-vendita dedicati: dall’assistenza programmata con manutenzioni periodiche, ai contratti di supporto con garanzia estesa, fino all’intervento diretto in cantiere quando serve. È fondamentale per noi essere pronti, non solo vendere. Seguiamo Garbin con un team che conosce le macchine e le esigenze reali, con interventi rapidi e una disponibilità che fa la differenza sul lavoro quotidiano”.
“Il rapporto con Garbin è basato su uno scambio continuo: da una parte le loro esigenze operative, dall’altra le nostre soluzioni tecnologiche e il supporto post-vendita. Parliamo di un’azienda molto attenta alla qualità del lavoro e ai tempi di esecuzione".
E in questo senso il nostro obiettivo è sempre stato quello di mettere a disposizione non solo macchine, ma un sistema completo che permetta di lavorare al meglio.
La conclusione di [Bezzolato] non ci troverebbe più d’accordo: “Sono realtà come questa che dimostrano come tecnologia e competenza, se lavorano insieme, possono davvero fare la differenza sul territorio”.
Siamo stati nella cava Guendalina, gestita da Picco Bartolomeo srl per vedere al lavoro dumper, escavatori e pale gommate Komatsu consegnate da Cimertex