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Macchine cantiere: mercato ancora in crescita

Macchine cantiere: mercato ancora in crescita

Il mercato italiano delle macchine per costruzioni continua a crescere, anche se il terzo trimestre introduce qualche elemento di prudenza. Nei primi nove mesi del 2026 sono state vendute 16.176 macchine, il 10% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Di queste, 15.301 appartengono al movimento terra, in crescita del 9%, mentre le macchine stradali raggiungono quota 875, con un significativo +22%.

Entrando nel dettaglio, tra gennaio e settembre le macchine compatte sono passate da 9.648 a 10.534 unità (+9%), mentre le tradizionali sono salite da 4.334 a 4.767 (+10%).

Il dato del solo terzo trimestre è ancora più brillante nel confronto annuo: tra luglio e settembre sono state vendute 5.548 macchine, il 17% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le compatte crescono del 17%, le tradizionali del 15% e le stradali del 23%.

Ma il confronto con il trimestre precedente racconta una dinamica diversa: rispetto ad aprile-giugno 2026, il mercato complessivo arretra del 12%, con le compatte a -15%, le tradizionali a -2% e le stradali a -11%. Un segnale da leggere con attenzione, soprattutto guardando al 2027.

Buone notizie arrivano invece dal commercio estero. Tra gennaio e luglio 2026 le esportazioni italiane di macchine per costruzioni hanno superato i 2 miliardi di euro, con una crescita del 7,2%. Le importazioni aumentano del 5% a 1,2 miliardi, mentre il saldo commerciale resta positivo per quasi 800 milioni di euro, in crescita del 10,9%.

"Il settore sta dimostrando una solidità e una tenuta superiore rispetto alle aspettative", ha commentato  [Paolo Salvadori], presidente di Unacea, ricordando però che una parte della domanda continua a essere sostenuta dagli investimenti infrastrutturali, dal rinnovo del parco macchine e da misure straordinarie destinate progressivamente a ridursi.

Anche per questo il quarto trimestre viene visto ancora con fiducia, mentre sul 2027 pesano maggiormente le incertezze geopolitiche, i costi di petrolio, materie prime e trasporti e il progressivo esaurimento della spinta legata al PNRR.