Il coraggio di innovare

Quella delle Cave Merlini è storia comune a molte imprese a conduzione familiare nate nel primo Dopoguerra e cresciute sulla spinta del boom economico degli anni Sessanta. È il 1946 quando [Piero Merlini] (il nonno degli attuali conduttori della società) fonda la società di fatto F.lli Merlini, una piccola impresa che opera nel campo dei trasporti in genere e nel commercio di sabbia e ghiaia.

Il ritorno della Natura

Vista dei laghetti del sito Natura Boscaccio: in passato sono stati ambiti di estrazione di inerti
I risultati delle fatiche di quegli anni vengono coronati nel 1960 con l’apertura di un’attività estrattiva in Milano e due anni dopo nel sito produttivo, questa volta definitivo, di cascina Boscaccio, nel comune di Gaggiano, nella zona ovest del capoluogo lombardo.

Cavare inerti e costruire ambiente

È negli uffici dell’impianto di cava che incontriamo [Carlo e Pietro Merlini], nipoti del fondatore. Un impianto che per la verità è solo una parte dell’idea imprenditoriale dei due fratelli. Un’impresa, quelle delle Cave Merlini, che oggi si sviluppa su un’area molto più grande e che coinvolge altri due comuni del’hinterland milanese, Trezzano sul Naviglio e Zibido San Giacomo. Per un totale di 100 ettari, all’interno dei quali oggi si trovano tre laghi balneabili, prati verdi a filo acqua, filari di alberi, brani importanti di pianura agricola abilmente ricostruita.
Gara di nuoto a Natura Boscaccio
L’impianto natatorio di Natura Boscaccio
Un lavoro di creazione del paesaggio iniziato alla metà degli anni Ottanta con la realizzazione della cornice ambientale del luogo e che, nel 1994, trova la sua sistemazione definitiva con la delocalizzazione dei vecchi impianti estrattivi.

Non solo cava quindi, ma ambienti naturali rifatti su aree di escavazione esaurite e riportate con grande sensibilità a nuovi utilizzi e che oggi ospitano, all’interno di Natura Boscaccio, un centro congressi, attività sportive d’acqua, aree operative per la protezione civile locale, spazi accessibili al pubblico. Un luogo di ricreazione, sport, tempo libero e svago di grande bellezza.

Ma non è tutto. Accanto al risultato del lavoro degli ultimi decenni, ci sono le idee che guardano al futuro, che spostano avanti nel tempo l’orizzonte temporale di questa attività estrattiva.

È da questo approccio attento e responsabile che sono nate le nuove proposte che parlano di economia circolare, agenda Onu 2030, criteri minimi ambientali, certificazioni ambientali e di strategie imprenditoriali integrate.

L’idea dell’hub multifunzionale

“La nostra idea - attacca [Carlo Merlini], amministratore delegato della società - è considerare la cava come un hub all’interno del quale promuovere iniziative di economia circolare per la filiera delle costruzioni. Stiamo mettendo in pratica i principi e le pratiche della circular economy per coglierne, nel medio e lungo termine, i vantaggi, soprattutto quelli di valorizzazione del giacimento di cava in quanto risorsa non rinnovabile e come tale da tutelare. Il principio fondamentale è fare sistema con gli operatori della filiera per studiare nuovi modelli di business".

Carlo Merlini

Carlo Merlini, amministratore delegato di Cava Merlini
"Sulla base di questo presupposto, nell’aprile di due anni fa abbiamo contribuito a fondare una rete verticale di aziende, Rete Sand (formata da Cave Merlini, Cava Visconta, Milano Bitumi, Gini, La Ginestra, Zerocento e tre professionisti esperti in diversi settori; nda), le cui attività spaziano dall’estrazione delle materie prime fino alla produzione di calcestruzzi e conglomerati bituminosi, puntando però su economia circolare, innovazione e ottimizzazione dei processi.

Essere collegati come filiera ha permesso a queste imprese di avviare diversi progetti finalizzati alla creazione di materiali ibridi, contenenti percentuali di materie prime secondarie e di sottoprodotti da poter utilizzare, secondo i requisiti dei criteri ambientali minimi, nei settori delle opere pubbliche e dei lavori privati per le certificazioni ambientali”.

Tre frecce all’arco

Sono attualmente tre i progetti sui cui Cave Merlini e le imprese della rete stanno lavorando nel settore dei materiali circolari.

Il primo riguarda la collaborazione con società che producono inerti artificiali provenienti dal recupero delle scorie di acciaieria da forno ad arco elettrico. Lo scopo è ottenere un materiale ibrido composto da un mix di aggregati naturali e artificiali, da usare per la produzione di conglomerati bituminosi performanti. Così facendo la cava preserva il giacimento estrattivo, valorizzandolo, mentre dall’unione delle due tipologie di aggregati, naturali e artificiali da recupero, si ottengono prodotti tecnicamente più performanti.
Una fase di lavorazione degli inerti, vista di una tramoggia
Tenuto conto dei benefici a lungo termine, Cave Merlini ha prestato assistenza a una società produttrice di conglomerati bituminosi, di cui peraltro è socia, per ottenere la certificazione Remade in Italy (l’associazione nata nel 2009 per volontà di Regione Lombardia, Conai, Camera di Commercio e Amsa e proprietaria dello schema accreditato di certificazione per la verifica del contenuto di materiale recuperato in un prodotto; nda), per attestare la percentuale di materiale riciclato ai fini Cam.

Il mix del futuro

Miscele ibride per realizzare calcestruzzi preconfezionati
Il secondo progetto, in fase di avvio, si occuperà della creazione di miscele ibride, composte di inerti naturali e artificiali, per i calcestruzzi preconfezionati strutturali rispettosi dei contenuti minimi ambientali e impiegabili all’interno dei sistemi di certificazione ambientale, certificate da Remade in Italy.

Separare di nuovo

Il calcestruzzo di ritorno da problema a opportunità
Il terzo infine tratta della collaborazione tra un’altra cava, di cui Cave Merlini è socia, e un impianto di betonaggio presente in Rete Sand, per testare la possibilità di gestire come sottoprodotto il “calcestruzzo di ritorno”.

Ciò grazie all’impiego di un macchinario che usa solo coclee rotanti e un impianto idrofiltro a raggi infrarossi con acqua a circuito chiuso, per separare nuovamente gli inerti, consentendo il loro reimpiego per la produzione di nuovo calcestruzzo con il recupero del 87% della materia. Il progetto è stato ammesso alla fase 3 del bando di regione Lombardia sull’economia circolare ed è ora in fase di esecuzione.

L’obiettivo? Realizzare un polo produttivo a impatto quasi zero

“Stiamo collaborando - prosegue Merlini - con Remade in Italy e Bureau Veritas Italia per sperimentare il nuovo disciplinare Remade con lo scopo di certificare la percentuale di sottoprodotti presenti nei prodotti finiti. L’idea consiste nell’avviare una collaborazione con un impianto di betonaggio presente in Rete Sand per produrre e certificare calcestruzzi con percentuale di sottoprodotti derivanti dalla lavorazione delle terre e rocce da scavo - quelle qualificate come sottoprodotti - provenienti dai piani di utilizzo stabiliti dal Dpr120 del 2017 e destinate ad essere lavorate negli impianti in sostituzione del materiale di cava”.
Cave Merlini: uno degli attuali poli estrattivi
Progetti quelli descritti che guardano avanti; ma le novità non si fermano qui. Nella logica dell’hub plurifunzionale non poteva mancare l’aspetto energetico.
“Nel maggio dello scorso anno abbiamo partecipato a un bando di regione Lombardia riguardante il monitoraggio e l’efficientamento energetico per conseguire la certificazione Iso 50001 del polo produttivo di Gaggiano. Che è il primo passo per poter misurare i successivi miglioramenti in campo energetico e arrivare a creare un polo produttivo a impatto zero o quasi zero, che tenga anche conto della disponibilità di aree, volutamente non cavate, da adibire a interventi di potenziamento ambientale e a servizi ecosistemici”.
La fase di caricamento degli inerti: ogni passaggio è controllato e automatizzato
È su questa linea che dovranno riconvertirsi le imprese del settore dell’escavazione se vorranno continuare a produrre e a vivere. Ma cosa impedisce il decollo di questo cambio paradigma?

“Semplice. La leva economica è fondamentale. Occorre intervenire sui costi di produzione. Serve poter continuare a svolgere l’attività economica in chiave green, utilizzando materiali alternativi a quelli naturali, pagando però meno rispetto a quanto oggi paghiamo utilizzando le risorse naturali”.

La normativa e le sue contraddizioni

Siamo di fronte a un progetto, quello proposto da Cave Merlini, che non solo guarda avanti, ma che dispone già oggi di solide basi normative su cui poter far leva. E i riferimenti sono molteplici. Il primo è l’obiettivo 12 dell’Agenda Onu 2030, che prevede la riduzione sostanziale dei rifiuti anche attraverso il riciclo e il riutilizzo dei materiali; poi il decreto interministeriale del 2008 di approvazione del Piano d’azione nazionale sul green public procurement.

Ci sono poi i Criteri ambientali minimi per l’edilizia, che stabiliscono che il progetto di un’opera pubblica deve essere redatto con l’obiettivo di ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili, prevedendo che i calcestruzzi confezionati in cantiere e preconfezionati possano essere realizzati con un contenuto di materiale riciclato di almeno il 15% del peso prodotto. Sempre i Cam prescrivono che, per gli elementi prefabbricati in calcestruzzo, debba esserci un contenuto totale di almeno il 5% in peso di materie riciclate e recuperate o di sottoprodotti.

Pietro Merlini

Pietro Merlini, socio di Cave Merlini
Le norme ci sono, ma ancora non si riesce a sfondare per quanto riguarda il riciclo e il riutilizzo dei materiali nei processi produttivi.

“La normativa dovrebbe valorizzare maggiormente il concetto di sottoprodotto - afferma [Pietro Merlini], avvocato, socio della Cave Merlini e membro della commissione Ambiente di Ance Lombardia -. Per fare questo servono strumenti agili e di chiara interpretazione per utilizzare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti. Nei Criteri ambientali minimi per l’edilizia è possibile soddisfare quanto i Cam stessi chiedono, dimostrando, a esempio, la percentuale di sottoprodotto presente nel prodotto finito del calcestruzzo prefabbricato".

Il concetto di sottoprodotto e la sua chiara definizione in normativa è un aspetto chiave per lo sviluppo organico dell'intero segmento [Pietro Merlini]


"Analoga chiarezza invece manca laddove ci si riferisca al settore, quantitativamente ed economicamente più rilevante, dei calcestruzzi preconfezionati atteso che, in questo caso, i Cam usano unicamente la dicitura di ‘materiali riciclati’ che, viceversa, richiama il mondo dei rifiuti. Se poi analizziamo altre parti dei Cam relative alle specifiche tecniche dei componenti edilizi (fra i quali rientrano i calcestruzzi), in cui è esplicitato che l’obiettivo è ridurre l’impiego di risorse rinnovabili e la produzione di rifiuti, non è dato comprendere perché ai fini del raggiungimento della percentuale del 5% nei calcestruzzi preconfezionati, non sia specificata la possibilità di contabilizzare anche i sottoprodotti".

Un passaggio interpretativo fondamentale

Le terre e rocce da scavo dovrebbero essere certificate ai fini Cam per la produzione di calcestruzzi prefabbricati
"Infatti, se l’interesse pubblico sotteso alla ratio della norma è di ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili e prevenire la produzione di rifiuti e se si consideri che la gerarchia normativa sulla gestione dei rifiuti dà prevalenza a quelle attività come l’utilizzo di sottoprodotti che evitino la formazione del rifiuto, appare evidente, ma prima ancora logico, che anche per i calcestruzzi preconfezionati nel calcolo del 5% la percentuale dei sottoprodotti debba essere considerata".

È lo stesso Dpr 120 che definisce sottoprodotti le terre e rocce da scavo provenienti dai piani di utilizzo: in questo modo si arriva alla conclusione per cui le miscele ibride, composte da inerti naturali e da terre e rocce da scavo provenienti dai piani di utilizzo, possano essere certificate ai fini Cam per la produzione di calcestruzzi prefabbricati. E qualora dovessero essere aggiornati o quantomeno chiariti i criteri ambientali minimi vigenti per l’edilizia, ciò dovrebbe poter valere anche per i calcestruzzi preconfezionati”.