Produrre, innovare, tutelare

Moncalvo è una tipica cittadina monferrina, adagiata tra le basse e dolci colline al confine fra la provincia di Asti e quella di Alessandria; qui la gente è naturalmente schiva, abituata al lavoro e segnata da un legame forte con il proprio territorio.

Ed è proprio da un delicato equilibrio tra due parole chiave, lavoro e territorio, che si è evoluta l’esperienza dello stabilimento >>Fassa Bortolo<< di Moncalvo, nato per trasformare il gesso estratto nella vicinissima (qualche centinaio di metri, nella migliore tradizione dei ‘prodotti’ a km 0 che caratterizzano l’agricoltura di queste zone) cava 'Monferrato'.

Il cuore della cava

Affioramento di gesso macrocristallino in una delle gallerie della Cava Monferrato
Un equilibrio che è stato mantenuto con attenzione dalle due parti interessate: da una parte l’Amministrazione Comunale che ha individuato nello stabilimento un prezioso generatore di lavoro, nel rispetto dell’ambiente e del territorio, e dall’altra la proprietà del gruppo Fassa Bortolo che a Moncalvo ha trovato un giacimento di gesso di particolare qualità, usato per realizzare gli intonaci commercializzati poi in tutta Italia.
Lo stabilimento Fassa Bortolo di Moncalvo che utilizza i gessi della cava Monferrato
Ed è per comprendere meglio la genesi di questo rapporto, dalla viva voce dei protagonisti, che siamo venuti a Moncalvo; abbiamo visitato la cava in attività, visto dal vivo la rinaturazione dell’area di cava dismessa, facendoci raccontare il contesto storico in cui Fassa Bortolo ha sviluppato l’attività estrattiva. Abbiamo anche intervistato [Lorenzo Bernardi], Responsabile Ambiente e Sicurezza sul Lavoro di Fassa Bortolo (vedi qui l'articolo con l'intervista completa) per approfondire meglio le logiche industriali che Fassa Bortolo segue per diminuire l'impatto ambientale della propria filiera produttiva.

Moncalvo: una storia all'insegna del bianco

Le cave di gesso sono una presenza storica a Moncalvo, in questa zona ci sono dei banchi di gesso cristallino di notevole qualità, il cui sfruttamento ha da sempre alimentato l’industria estrattiva locale; Fassa Bortolo ha acquistato i terreni sul finire degli anni ’80, rilevandoli da imprenditori locali che già coltivavano una cava a cielo aperto.

Nel 1992, una volta eseguiti i dovuti sondaggi per rilevare l’esatta consistenza dei giacimenti sono state avviate le pratiche autorizzative per l’apertura della nuova cava. “Siamo stati fortunati - afferma l’ing. [Giuseppe Accattino] di >>Geostudio<<, consulente di Fassa Bortolo per l’attività estrattiva a Moncalvo - abbiamo trovato nella Pubblica Amministrazione un interlocutore fattivo sia a livello tecnico sia dal punto di vista della gestione del proprio territorio”.

Giuseppe Accattino

Giuseppe Accattino, ingegnere minerario di Geostudio
Continua Accattino: “Dopo aver definito la perimetrazione dell'autorizzazione della cava, si è passati all’individuazione del sito dell’impianto produttivo, collocato in una zona in cui anche l’impatto visivo fosse minimizzato. Una variante al Piano Regolatore Comunale ha cambiato la destinazione d’uso di un’area di fondo valle a poche centinaia di metri dalla cava ed è cominciata la costruzione dell’impianto destinato a ricevere il gesso estratto dal nuovo sito estrattivo, destinato a sostituire quello esistente”.
La collocazione dello stabilimento è stata studiata per minimizzarne l'impatto sul paesaggio circostante
Sottolinea Accattino: “L’intervento di Fassa Bortolo, infatti, prevedeva che l’attività estrattiva continuasse unicamente in sotterraneo, con la chiusura e la conseguente attività di rinaturazione della cava a giorno esistente (vedi il nostro articolo sull’area di cava rinaturata a questo link)”.

“Una scelta che è stata motivata dalla volontà di azzerare l’impatto sul territorio dell’attività estrattiva, permettendo contemporaneamente di raggiungere la parte migliore del giacimento di gesso. La nuova cava è regolata da una valutazione di impatto ambientale ventennale che viene aggiornata ogni cinque anni, in modo da lavorare con un orizzonte temporale accettabile sia per Fassa Bortolo sia per l’Amministrazione Comunale”.

Cave Fassa Bortolo: sicurezza, ambiente e produttività

L’intervento di Moncalvo non è un caso isolato, ma fa parte di una strategia imprenditoriale di lungo periodo che Fassa Bortolo implementa ormai da tempo negli impianti e nelle cave che gestisce in Italia e nel Mondo (con sedi in molti Paesi europei e in Brasile), come ci spiega [Alberto Dutto], responsabile gestione cave dell’azienda di Spresiano: “Fin dall’inizio dell’attività qui a Moncalvo l’estrazione è avvenuta in sotterraneo con picchi estrattivi di 80.000 metri cubi annui. Negli anni ’90, il materiale estratto veniva venduto a terzi; dal 2000, con l’apertura del nuovo stabilimento che produce intonaci a base di gesso, la quota maggiore dell’attività estrattiva della cava è assorbita dalla nostra filiera”.

Alberto Dutto

Alberto Dutto, ingegnere, Responsabile Gestione Cave di Fassa Bortolo
Continua Dutto: “E’ anche del 2000 l’acquisizione della cava esistente (la Cava Gessi) a cielo aperto e il conseguente esaurimento dell’autorizzazione estrattiva per circa 150.000 metri cubi (senza utilizzare esplosivo), con conseguente rinaturazione”.


Si è poi passati alla coltivazione, oggi in atto, della Cava Monferrato, completamente in sotterraneo. Qui il gesso è disposto in tre strati dello spessore di 10 metri ciascuno, separati da strati di marne di spessore variabile, con differenti tipi di materiale: nel primo strato verso la superficie è presente del gesso microcristallino, mentre i due strati sottostanti sono composti da gesso macrocristallino (cristalli di gesso più grande) che garantiscono una purezza superiore del materiale estratto”.
Suggestiva immagine della volta della galleria con traccia delle fresate di avanzamento
“Nella nostra filiera produttiva il gesso macrocristallino viene utilizzato per realizzare gli intonaci premiscelati, mentre il materiale estratto nel primo strato viene utilizzato come componente dei cartongessi nel nostro impianto di Calliano, a pochi chilometri di distanza da Moncalvo”.

Dutto sottolinea come: “Il progetto di coltivazione della cava sotterranea, inizialmente per camere e pilastri, si è trasformato successivamente in scavo con frese frontali elettriche (tutte le nostre cave di gesso utilizzano la fresatura come soluzione di scavo) per gallerie parallele autoportanti con sezione 6x6 metri e con diaframmi tra le varie gallerie di 5 metri”.
La testa fresante della fresa elettrica roadheader Sandvik sul fronte di scavo
“L’impiego delle frese elettriche ha naturalmente richiesto l’allestimento di tutti gli impianti di distribuzione di energia all’interno delle gallerie, ma ha dato il grande vantaggio di una coltivazione più sicura ed efficiente, senza l’impiego di esplosivo. Sono stati inoltre realizzati gli impianti di ventilazione e di illuminazione, oltreché una rete di fibre ottiche fondamentale per garantire il monitoraggio della cava e la sicurezza degli operatori, con collegamento all’esterno in ogni punto”.

“Attualmente lo scavo avviene su due gallerie principali che si articolano su diversi pannelli di coltivazione (seguendo un ben preciso progetto), con lavorazioni alternate per consentire la movimentazione sicura dei mezzi che trasportano il gesso allo stabilimento (essenzialmente camion a quattro assi e dumper articolati).
Galleria principale e pannelli di coltivazione laterali nella cava Monferrato
Il fronte di escavazione viene preliminarmente e periodicamente ispezionato con una perforatrice telecomandata T20 di Epiroc, per poi mettere al lavoro la fresa ad attacco puntuale, tipo roadheader prodotta dalla Sandvik, che abbatte il gesso, raccogliendo il materiale scavato con un sistema di convogliamento frontale che lo trasporta in un canale al di sotto della fresa stessa, collocandolo su un nastro trasportatore posteriore che carica direttamente i mezzi d’opera”.

“Attualmente la produzione annua della cava è di circa 70.000 metri cubi, con buone prospettive di mercato nei prossimi anni, soprattutto dai primi effetti dei sussidi fiscali per il settore (superbonus, PNRR); il mercato si sta riprendendo dal crollo del 2007 che ha interessato il settore fino ad oggi”.
Il mercato degli intonaci e malte premiscelati sta conoscendo una forte ripresa anche grazie al Superbonus 110
“Attualmente, a livello del Gruppo Fassa, la Cava Gessi a cielo aperto è l’unica completamente rinaturalizzata; oggi abbiamo, infatti, nove cave attive in Italia che sono tutte interessate da recuperi ambientali in corso d’opera, con l’obiettivo di abbattere fin da subito l’impatto ambientale soprattutto dei gradoni di coltivazione”.

“In tutte le nostre cave, la polverosità dovuta al transito di mezzi, viene ridotta grazie all’utilizzo di appositi nebulizzatori che consentono di limitare la polvere, senza generare fango sulle piste; fango che verrebbe trasportato dai mezzi d’opera all’esterno della cava”.

Direttamente sul camion

Il nastro trasportatore sul retro della fresa pronto per il carico dei mezzi d'opera
“Nebulizzatori che vengono utilizzati anche per ridurre le polverosità quando si abbattono i fronti; dal punto di vista estrattivo, cerchiamo di ridurre la coltivazione con esplosivo, utilizzandolo attualmente solo in alcune cave di calcare di monte”.

Continua Dutto: “Siamo continuamente alla ricerca di innovazioni tecnologiche e procedurali che ci consentano di ridurre ogni tipo di impatto ambientale; in Abruzzo, ad esempio, in una cava di calcare caratterizzato da un elevato grado di frantumazione, utilizziamo per la coltivazione mezzi con vibroripper che consentono di ridurre ulteriormente il livello di rumore rispetto, ad esempio, alle coltivazioni con escavatore equipaggiato di martello demolitore. Si tratta di una tecnica, che si sta diffondendo nell’ultimo periodo, che tra l’altro genera meno vibrazioni sulla cabina e, quindi sull’operatore”.

Ordine e pulizia

Le baie di carico dello stabilimento di Moncalvo, da notare la pulizia di strutture e piazzale
La volontà di comprimere l’impronta ambientale dell’attività estrattiva e di quella di trasformazione dei prodotti finiti è coerente anche nelle scelte del parco di macchine operatrici di Fassa Bortolo, come ci conferma anche Dutto: “Come Fassa abbiamo un parco mezzi dedicato all’estrazione davvero importante, dato che siamo i primi utilizzatori del materiale che caviamo (non gli unici); un parco che cerchiamo di tenere sempre alla massima efficienza, con particolare attenzione all’impatto ambientale”.

“Le agevolazioni dell’Industria 4.0 sono state un aiuto importante, anche se i nostri piani industriali prevedono il rinnovamento costante dei mezzi. Un aiuto soprattutto in termini di aumento della connettività della nostra flotta per consentire ai responsabili di cava o, più in generale, alla Direzione, di controllare da remoto la produttività con un dettaglio prima impensabile”.

“Non mi riferisco solo ai mezzi d’opera, ma anche agli impianti di estrazione che possono essere controllati in remoto; tenendo monitorato il materiale che viene movimentato dai mezzi e quello che esce dalla cava, possiamo controllare ora l’intera filiera dalla cava fino al confezionamento del prodotto finito”.

Il controllo è tutto (o quasi)

Tecnologia anche per il controllo e la programmazione delle cave, dato che tutte quelle a cielo aperto vengono rilevate ogni anno con drone per controllare la quantificazione volumetrica del materiale rispetto all’anno precedente.

Nella cava Monferrato, coltivata in sotterraneo, il rilevo fotografico con drone non è ovviamente possibile, ma anche qui nulla è lasciato al caso, come ci spiega [Nicola Berretta], direttore di stabilimento a Moncalvo: “Il tracciamento e il rilievo delle gallerie scavate viene effettuato utilizzando una stazione totale, sviluppando una poligonale topografica che viene riportata su supporto informatico e aggiornata regolarmente”.

Nicola Berretta

Nicola Berretta, ingegnere, Direttore Stabilimento Fassa Bortolo di Moncalvo
“La frequenza di aggiornamento delle rilevazioni è molto più intensa di quella delle cave con coltivazione a cielo aperto (passate quindicinali, al massimo mensili), perché i rilievi sono essenziali, nell’attività ordinaria, per avere un quadro aggiornato dell’avanzamento del cantiere di estrazione”.

Rilievo maniacale

L'avanzamento del fronte e le geometrie delle gallerie sono costantemente aggiornati con l'impiego di una stazione topografica totale
Continua Berretta: “Abbiamo attualmente due cantieri aperti, con due frese che scavano due livelli di coltivazione differenti all’interno dei banchi di gesso: per ciascun livello il tracciamento della galleria viene eseguito preliminarmente, mediante il puntamento di un laser, orientato dal capo cava che segue l’avanzamento del progetto; l’operatore sulla fresa traguarda il puntatore per avere l’indicazione esatta dell’inclinazione e dell'orientamento da seguire per l’avanzamento della galleria. Il rilievo delle sezioni della galleria viene eseguito regolarmente tramite una serie di mire fisse che consentono di controllarne la corretta esecuzione secondo progetto, nonchè di monitorarne la stabilità”.

“Il metodo di coltivazione, come sottolineava Dutto, è a gallerie e diaframmi. All’interno del banco di gesso, che ha un andamento suborizzontale, vengono scavate le gallerie che hanno una superficie complessiva pari a circa 36 m2 (6x6 m); intorno a queste e tra una e l’altra vengono lasciati diaframmi in roccia di circa sette metri, che garantiscono la stabilità dei vuoti residui”.
Una delle gallerie principali della Cava Monferrato di Fassa Bortolo
"La fresa elettrica estrae il materiale dal fronte, caricandolo, con un apposito convogliatore inferiore, su dumper articolati e camion a quattro assi (a basso impatto ambientale, in regola con le normative Euro 6) che lo conferiscono direttamente al nostro stabilimento produttivo".

Sottolinea Berretta: “Questo consente di avere un’efficienza maggiore rispetto ai sistemi che prevedono stoccaggi intermedi e doppie movimentazioni, riducendo anche l’impatto ambientale e visivo delle operazioni, nonché aumentando la sicurezza delle lavorazioni stesse”.

“Qui a Moncalvo, proprio per incrementare la salubrità dell’aria circolante nel sotterraneo, è stato progettato e realizzato un sistema di ventilazione che consente di utilizzare l’intera sezione delle gallerie scavate (e non solo i classici tubi flosci) come mandata per l’aria fresca al fronte, con meno perdite di carico, dato che la sezione utilizzata è molto maggiore”.
Nella cava Monferrato, le tubazioni vengono utilizzate solo per evacuare l'aria viziata, mentre quella fresca viene inviata al fronte su tutta la sezione della galleria
“L’aria di ritorno viene filtrata e riconvogliata all’esterno. Questo sistema è composto da due ventilatori principali che lavorano in sincrono, coadiuvati da due ventilatori di emergenza e da un sistema di portoni sezionali automatici ad impaccamento all’interno delle gallerie: in condizioni standard di lavoro il sistema permette l’afflusso di aria fresca al fronte di scavo (in quantità molto maggiore rispetto alla tecnologia dei tubi flosci) e l’evacuazione dei gas di scarico dei mezzi d’opera”.

“In condizioni di emergenza si attiva un sistema automatico che controlla i flussi di aria nel sotterraneo per evacuare i fumi di eventuali incendi, tenendo in considerazione i punti di origine degli incendi stessi e quindi ottimizzandone la gestione. Si è trattato di un investimento notevole (cablaggio delle gallerie con fibra ottica) ed è basato su un software sviluppato in Australia che si chiama Ventsim”.
Sulla destra uno dei portoni sezionali automatizzati e gestiti dal software per la gestione della ventilazione
“Inserendo nel programma la topografia 3D precedentemente rilevata, riusciamo a stimare in ogni punto della cava la velocità dell’aria correlata al livello di ventilazione fornita; in questo modo il nostro personale, che viene formato periodicamente in questo senso, sa quale percorso di fuga seguire in caso di incendio, utilizzando solo quelli più salubri dal punto di vista dell’aria”.

“Si tratta di un’implementazione fondamentale per la sicurezza, un aspetto importantissimo per Fassa Bortolo in ogni fase delle lavorazioni. Il sistema, dato da non sottovalutare, consente inoltre di utilizzare molta meno energia rispetto a quello tradizionale, con conseguenti benefici sull’efficienza estrattiva, ma anche sulla nostra impronta ambientale complessiva”.
 
Conclude Berretta: “Sempre dal punto di vista della sicurezza, è stato installato in cava un sistema di radiocomunicazione in sotterraneo (con ripetitore all’esterno) basato su radiotrasmittenti coadiuvate da un sistema wireless che si appoggia sulla fibra ottica presente in tutte le gallerie; questo garantisce una comunicazione continua tra le radio dei singoli operatori (in cava sono presenti due squadre da tre persone ogni turno, ognuna con proprio responsabile) all’interno della galleria e le postazioni all’esterno”.

"Ciascuna radio, inoltre, è dotata di bluetooth e di un sistema di controllo di ‘uomo a terra’ che consente di conoscere il posizionamento esatto dell’operatore e, in caso di evento avverso, invia un segnale a tutte le altre radio degli operatori presenti, specificando il nome e la posizione dell’operatore in difficoltà. Anche questo investimento è nella logica della filosofia imprenditoriale Fassa Bortolo che vede nella sicurezza e nell’ambiente due pilastri eticamente imprescindibili per tutte le sue attività produttive”.