Nimby al Governo?

Vogliamo partire con un classico rovesciamento di paradigma (per quelli che amano il parlare difficile), introducendo lo spinoso argomento dei cantieri bloccati a partire da un notizia relativa a un’apertura.

Qualche giorno fa, lo scorso 9 dicembre, è stato ufficialmente aperto al traffico il nuovo viadotto sul Tagliamento, opera fondamentale inserita nell’ampliamento a tre corsie dell’autostrada Venezia-Trieste. Il ponte, lungo 1.520 metri e largo 20, è stato realizzato con il varo di 550 conci in calcestruzzo armato prefabbricato.

Confortanti anche le tempistiche di realizzazione: 10 mesi per realizzare le 19 campate sostenute da 20 pile di cinque metri e mezzo di diametro.

Allora si può!

Solo 10 mesi per realizzare i 1.520 metri di ponte, composto da 550 conci prefabbricati
Una buona notizia per un’opera importantissima, destinata a dare respiro al collegamento autostradale gestito da Autovie Venete, ormai di fatto al collasso (con conseguenti incidenti a raffica), causato dall’aumento del traffico merci (ma anche le auto fanno la loro parte) da e per i Paesi dell’Est Europa. Di questo passo la tratta tra Portogruaro e Palmanova sarà completata prima del previsto entro il 2020.

Tutto bello, tutto perfetto, tutto scintillante; un sogno di precisione svizzera o di volontà teutonica piuttosto che di italico disordine creativo.

Con un MA grande come una casa; se si allarga l’orizzonte di analisi all’Italia ci si accorge che la terza corsia dell’A4 è una rara avis fra i grandi cantieri. Tra revisioni di progetto, analisi costi benefici e sindrome di Nimby (acronimo inglese che sta a significare Not in my back yard, tradotto non nel mio cortile) siamo alla mirabolante cifra di 27 miliardi di opere bloccate, molte già parzialmente completate, altre finanziate anche dall’UE (tanto odiata di questi tempi).

Uccidete la talpa

Partiamo dalla madre di tutte le revisioni, quella che sta coinvolgendo la Linea Ferroviaria Milano-Lione. L’intera opera, 57 chilometri di galleria, di cui 12 in territorio italiano è attualmente sottoposta all’analisi costi-benefici del Governo.

Tav, Torino-LIone, appalti congelati fino a gennaio 2019 in attesa dell'analisi costi-benefici
Lo scontro tra i favorevoli all’opera e i contrari si infiamma sia sull’utilità dell’opera sia sul capitolo dolente delle eventuali penali da pagare se questa non venisse compiuta per decisione unilaterale dell’Italia. Fonti indipendenti sembrano affermare che le penali non potrebbero essere applicate da Comunità Europea e Francia, mentre è certo che si perderebbero gli 813 milioni di euro a fondo perduto della UE (che hanno un vincolo di mandato, cioè non possono essere impiegati per altre opere come alcuni esponenti del Governo hanno sostenuto).

Altra certezza: le cause civili delle imprese coinvolte nell’opera a vario titolo e, molto probabilmente, del Governo francese per gli investimenti già spesi. La stima totale (cautelativa) delle perdite dirette è di 2 miliardi di euro.

Al di là dei calcoli da contabile, ci preme sottolineare un fatto: la credibilità internazionale di un Paese si basa sulla continuità di azione dei Governi che si succedono e che dovrebbero agire con attenzione e rapidità nell’analisi di partite così importanti.

27 piccoli miliardi

Le opere sottoposte a revisione o bloccate cumulano 27 miliardi di euro di investimenti sul territorio italiano
Non contestiamo il diritto di un Esecutivo a controllare i conti di quelli precedenti e a introdurre le azioni che ritiene migliorative per l’interesse nazionale, ma occorre che queste valutazioni siano rapide e coerenti. Annunci estemporanei fatti per la piazza mettono in difficoltà interi settori produttivi, non solo generando incertezza negli imprenditori, ma soprattutto mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.

Nord-Ovest “sospeso”

E la TAV con gli annunci, i controannunci, i NOTAV da una parte e le Madamine dall’altra ne sono un esempio perfetto. E non l’unico purtroppo come vedremo.

Sotto verifica ci sono infatti numerose altre grandi opere, due delle quali nel nord ovest che rischia, complice anche il crollo del Ponte Morandi, ripercussioni importantissime sul PIL (e che vi piaccia o no meno PIL vuol dire meno posti di lavoro e meno soldi che circolano).

Oltre 53 chilometri di tratta per la linea ferroviara ad Alta capacità terzo valico
La tratta è già completa al 30% e servirà a spostare merci dal Porto di Genova all'Europa
Ci riferiamo al Terzo Valico dei Giovi e alla Gronda di Genova. Diverse fra loro, ma accomunate dalla solita analisi-costi benefici (che vengono condotte con tempi e metodi da Carbonari).
Di fatto bloccato negli appalti (tanto che i lavoratori minacciano di scendere in piazza), il Terzo Valico dei Giovi è la linea ferroviaria ad Alta Velocità destinata a collegare i porti liguri con il resto dell’Europa. La linea si estende per 53 km, 36 dei quali realizzati in galleria.

E attenzione: l’opera, iniziata nel 2012, è già completata al 30%, vale complessivamente 6,2 miliardi di euro, 4 dei quali già stanziati. Dall’analisi costi-benefici potrebbe emergere una revisione del progetto o il suo blocco.

E anche qui la domanda sorge spontanea: non sarebbe bene fare un ragionamento strategico da politico (rinunciamo in Italia a parlare di statisti, per carità di patria), piuttosto che uno tattico da contabile? Il porto di Genova è una risorsa da far crescere o no? E se sì, come possiamo pensare di spostare i milioni di container che un porto moderno può gestire verso Lombardia prima e Europa poi senza una linea ferroviaria moderna?

Ancora di più oggi, dopo il crollo del ponte Morandi, che ha dimostrato (al di là dell’aspetto drammatico delle 43 vittime) che le infrastrutture servono e devono essere aggiornate.

Anche la Gronda di Genova è stata bloccata dalla revisione costi-benefici del Governo
Questa tragedia ci consente di introdurre un’altra opera bloccata dall’analisi dei costi benefici e dalla eventuale revoca delle concessioni ad Austrade: la Gronda di Genova, il nuovo tratto autostradale a Ponente di Genova, fondamentale (almeno secondo il nostro punto di vista) per liberare dal traffico il nodo autostradale cittadino (tra l’altro per inciso l’incremento di traffico sul ponte Morandi ha contribuito all’ammaloramento della struttura ampiamente sovrautilizzata rispetto ai dati di traffico originari).

Opere pubbliche motore economia

Ance stima che la riapertura dei cantieri avrebbero un impatto sull'economia italiana di ben 86 miliardi di euro
I lavori dovevano iniziare nel 2019 e durare 10 anni. Ora è tutto bloccato. E anche qui: diritto assolutamente legittimo di revisionare il Passato, ma anche diritto delle imprese e dei comparti produttivi di avere date certe per queste verifiche. Altra domanda lecita: nel conto costi-benefici, viene presa anche in considerazione la vita dei genovesi spesa in coda su infrastrutture inadeguate, obsolete e, purtroppo poco sicure?

Se Genova piange, l’Italia non ride

Avevamo accennato a 27 miliardi di euro di opere bloccate; per arrivare a una cifra così importante, non bastano le infrastrutture del nord-Ovest; il processo di revisione influenza quasi tutte le opere e, in alcuni casi, fa pensare a una volontà di gestione politica tutt’altro che tecnica, ma che richiama ottiche del vecchio Pentapartito (per chi ha più anni sulle spalle).

Per quel che riguarda l'Alta Velocità Brescia-Verona, gli espropri sono già cominciati, ma anche in questo caso pende l'analisi costi-benefici
In Lombardia è sotto esame l’Alta Velocità tra Brescia e Verona (di fatto inficiando se bocciata tutta l’asta di alta velocità est-ovest); parliamo di 73 chilometri di nuova tratta, fondamentale per un collegamento ad Alta Velocità ferroviario tra Torino e Venezia (Trieste, riconosciamolo è ancora pura utopia), in Emilia-Romagna ci sono la Ti-Bre, la Bretella Campogalliano-Sassuolo e il Passante di mezzo (allargamento in sede portando da due a tre corsie più emergenza, da Borgo Panigale innesto con la A1 fino a San Lazzaro di Savena).

Recentissime dichiarazioni del Ministro Toninelli, sembrano rimettere la decisione delle terza pista dell'Aeroporto di Firenze a un Piano Aeroporti in studio (di nuovo senza tempi certi) al Ministero
Scendendo lo stivale: sotto lente l’implementazione dell’aeroporto di Firenze con la terza pista e, sempre a Firenze, la nuova stazione Tav, la Darsena Europa di Livorno, la Linea 6 di metropolitana di Napoli e il Termovalorizzatore A2A di San Filippo del Mela, in provincia di Messina (qualcuno prima poi dovrà dirci seriamente dove vogliamo mettere i rifiuti che allegramente continuiamo a produrre.

Per il termovalorizzatore di San Filippo Mela pesano invece i comitati locali che lo ritengono dannoso per l'ambiente
E il termovalorizzatore ci consente di chiudere con un altro fenomeno, che ha dato il titolo (scherzoso) al nostro articolo: i Nimby bloccano oggi 359 progetti: discariche, termovalorizzatori, centrali elettriche, ma, attenzione, anche centrali eoliche, idroelettriche a basso salto, solari (cioè quelle legate alle energie alternative che dovrebbero essere la soluzione e non il problema).

Tutto lecito, ma poi non diteci che manca il lavoro o che i rifiuti si accumulano; come al solito in italia, tristemente, tutto ricade nell’antico motto “farsi belli a spese degli altri” (per tacere del detto vero, troppo volgare per essere scritto qui.

Un’ultima cosa: un recente studio dell’Ance ha stabilito che lo sblocco delle opere produrrebbe un  impatto sull’economia di 86 miliardi di euro, con la generazione di 380.000 posti di lavoro.

Vi sembrano bruscolini? A noi no.