Digitalizzazione: la nuova normalità nell’edilizia?

Dopo un 2020 lungo e difficile, siamo giunti già oltre la metà del 2021. Tornerà mai la vita come la conoscevamo?
Per alcuni aspetti assolutamente sì. Ma per molti altri no.
Nel corso dello scorso anno in tutto il mondo fiere ed eventi hanno progressivamente interrotto le programmazioni, e tutti noi abbiamo dovuto accelerare il nostro processo di digitalizzazione e trovare nuovi modi per collaborare.

Ma essere proiettati in una nuova realtà digitale ha portato anche alcune novità positive: gli strumenti digitali possono avere un impatto reale sui costi ambientali ed economici del settore delle costruzioni.
Allo stesso tempo, il mercato, le istanze degli architetti e le richieste (inter)governative hanno iniziato a convergere.
Sono emerse nuove tendenze e nuove esigenze e sono state approvate nuove leggi per promuovere l’edilizia sostenibile e ridurre il nostro contributo (piuttosto massiccio) al degrado ambientale.

Ma quanto è urgente questa “svolta verde”?
La dura verità è che il settore dell’edilizia e delle costruzioni è responsabile di circa il 39% delle emissioni di CO2 relative all’energia e ai processi e del 36% del consumo finale di energia.

È un boccone amaro da digerire, ma la speranza è tutt’altro che persa.
Infatti, possiamo apportare un contributo positivo al nostro pianeta, all’umanità e agli affari se ci spostiamo verso un approccio più green.

La digitalizzazione è un elemento determinante con cui bisogna fare i conti. Trasforma il modo di lavorare quotidiano, cambia l’ambito delle interazioni del pubblico e porta a nuovi guadagni. Ma qual è il punto di forza della competenza digitale del nostro settore?
Purtroppo l’edilizia è uno dei settori meno digitalizzati al mondo, seconda solo all’agricoltura e alla caccia.

Tra i 2.568 architetti, ingegneri e proprietari (AECO) intervistati da BimObject, il 52% ha dichiarato che il proprio lavoro è diventato “molto più digitale” da quando è scoppiata la pandemia.
Ma si è trattato di una scelta libera?
O è stata un’adozione forzata?
Probabilmente un po’ entrambe le cose.

Gli strumenti digitali permeano le nostre vite: li utilizziamo per socializzare, lavorare, mangiare e dormire.
Inoltre, stiamo iniziando a capire quanto siano importanti per migliorare l’efficienza e i risultati.
Quindi, non sorprende che internet sia lo strumento principale per la ricerca di prodotti.

Digitalizzazione: la nuova normalità nell’edilizia?

Abbiamo risolto in parte i problemi della pandemia legati al lavoro esplorando nuovi strumenti, o almeno iniziando a utilizzarli di più.
Ma questa tendenza continuerà nel mondo post-pandemia?
È probabile.

Siamo stati improvvisamente proiettati in una nuova realtà digitale.
Ma come per tutti i cambiamenti improvvisi: lo straordinario alla fine diventa ordinario.

Il COVID-19 ha portato con sé un cambiamento senza precedenti nell’approccio verso il digitale
.
Con il lavoro da casa Zoom è diventato il nostro nuovo migliore amico per le riunioni.
Abbiamo sviluppato strumenti digitali e schede digitali per ridurre il rischio di infezioni in loco.
I coordinatori lo hanno fatto a distanza.
Abbiamo inoltre investito di più nei nostri siti web per aumentare il traffico e monitorare il coinvolgimento di architetti e ingegneri.

Può sembrare forse un piccolo passo per i professionisti, ma nella realtà può rivelarsi essere un enorme passo avanti per il nostro intero settore.

Un cambiamento che potrebbe influenzare il nostro modo di elaborare, pianificare e costruire relazioni commerciali in futuro.
Nell’ultimo anno ci siamo resi conto di poter lavorare e creare opportunità di business senza ricorrere alle fiere.
Non abbiamo bisogno di volare in tutto il mondo per confrontarci con i colleghi, promuovere nuovi lanci o fare a gara per distribuire opuscoli e biglietti da visita.

Chiaramente non tutto, ma molto, può essere fatto con il supporto distrumenti digitali.
E tutto ad un costo inferiore, con maggiore efficienza e misurabilità dei KPI.
Vogliamo tornare alla crescita dell’economia globale dopo questa recessione e sappiamo che una crescita sostenibile è la strada più resiliente. Molti decisori politici se ne sono resi conto.
Ad esempio, il Green Deal europeo sta promuovendo una ripresa sostenibile per uscire dalla recessione della pandemia.

La pandemia sta facendo da apripista per nuove prospettive improntate sulla sostenibilità?
La decarbonizzazione del settore edile e delle costruzioni è fondamentale per rispettare l’impegno dell’Accordo di Parigi e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.

Come responsabili per quasi il 40% delle emissioni legate all’energia e ai processi, l’adozione di misure sostenibili per gli edifici e le costruzioni è tra le azioni più efficaci (dal punto di vista economico).

La pandemia legata al COVID-19 ha mostrato il potenziale che abbiamo per passare a uno stile di vita più sostenibile.
I lockdown hanno portato a un calo senza precedenti dei viaggi, dell’uso di combustibili fossili e delle emissioni.

I Centri Nazionali per l’Informazione Ambientale hanno riscontrato un’ampia gamma di benefici per l’ambiente, tra cui aria più pulita, una riduzione del traffico automobilistico, dei viaggi aerei, della cantieristica navale e di altre attività.

Durante il lockdown la domanda di energia è diminuita abbastanza da permettere alla Gran Bretagna di non utilizzare per circa un mese la produzione di energia a carbone, il più lungo periodo di tempo senza carbone dall’inizio della rivoluzione industriale.

La pandemia ha anche portato a una ripensamento dei nostri attuali sistemi di produzione globalizzati.
Ad esempio, l’aumento vertiginoso della domanda di dispositivi di protezione individuale ha spinto il Giappone ad avviare la produzione di mascherine interna al paese, anziché procurarsele in Cina.



In molti casi, le catene di approvvigionamento più brevi e semplificate potrebbero risultare più efficienti e sostenibili. Sapevamo che era necessario diventare più sostenibili, ma questi esempi ci dimostrano che è possibile.
Se solo un modesto numero di queste “alternative COVID-19” continuerà a rappresentare un vantaggio dopo la pandemia, allora i benefici ambientali potrebbero essere piuttosto significativi nel lungo termine.

Qual è la forza trainante che spinge il mercato verso la sostenibilità?

L’edizione 2021 della rivista People’s Climate Vote dell’UNDP, che si pone come obiettivo unire l’opinione pubblica e i decisori politici, attesta che il 64% delle persone considera il cambiamento climatico un’emergenza globale.
Inoltre il 59% ritiene che dovremmo fare tutto il necessario e con urgenza.

Architetti e ingegneri
Il design sostenibile è diventato sempre più popolare e attuale.
Secondo il sondaggio di BimObject, il 75% dei professionisti AECO pone la sostenibilità al primo posto.
Le forze trainanti sono tre:
  • l’emergere di una forza lavoro rispettosa dell’ambiente in grado di influenzare le decisioni nella fase iniziale della progettazione,
  • l’impegno a creare spazi edificati ospitali e belli,
  • le esigenze dei clienti e i requisiti dei regolamenti edilizi.
Mercato, appaltatori e proprietari
Secondo un sondaggio condotto nel 2018 da Dodge Data and Analytics, il 47% prevede di rendere verde la maggior parte dei progetti (60%) entro la fine del 2021.
Per di più, si sta consolidando la tendenza al passaggio dai problemi legati ai costi iniziali ai guadagni in termini di risparmio di gestione e di valore dell’immobile.

Ciò farà aumentare la necessità di soluzioni edilizie sostenibili e di prodotti per l’edilizia con un impatto ambientale dell’edificio minimo, massimizzandone la durata.

Investitori e gestori patrimoniali
La sostenibilità è un tema di grande attualità per gli investimenti resilienti.
A prescindere dalla buona volontà e dall’influenza dei millennial, il cambiamento climatico crea rischi che possono erodere il valore delle attività finanziarie e/o aumentare le passività.
Ma ci sono altre forze trainanti che spingono verso la sostenibilità: EY riferisce che il COVID-19 ha rivelato l’importanza degli investimenti basati sui criteri ESG.
Inoltre, l’SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) dell’Unione Europea ha deciso di porre un freno all’ecologismo di facciata e di investire 1.000 miliardi di euro in investimenti “verdi” nel prossimo decennio.

Governi e organizzazioni intergovernative
L’aumento delle temperature, l’esaurimento delle risorse e la scomparsa della biodiversità porteranno a un deterioramento della salute e del benessere generale della popolazione globale. Pertanto, i governi e le organizzazioni intergovernative stanno iniziando ad agire.
Entro il 2030, tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite devono soddisfare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) e l’Accordo di Parigi prevede il raggiungimento di emissioni di carbonio nette zero entro il 2050 per limitare il riscaldamento globale. Inoltre, le certificazioni climatiche stanno diventando materia di legge (pagina 27) e le nazioni adottano i certificati ambientali, come BREEAM e LEED, per le nuove costruzioni.

Cambiamento climatico: Il settore edile

Alla prova dei fatti: quanto è grave la nostra situazione in termini di emissioni di CO2 e di iniziative verdi?
Guardando in faccia la realtà la situazione è piuttosto grave.
È giunto il momento per il nostro settore di fare dei passi verso la sostenibilità.

Siamo stati “risparmiati” dalla pressione dei media e il settore del trasporto aereo è stato accusato ed etichettato come IL responsabile principale.
È vero, i voli commerciali sono responsabili del 13% del totale delle emissioni globali di CO2, ma...
Gli edifici e le costruzioni sono responsabili del 39% delle emissioni di CO2 relative all’energia e ai processi e del 36% per il consumo finale di energia.
La fabbricazione di materiali e prodotti da costruzione come l’acciaio, il cemento e il vetro generano l’11% delle emissioni.
Ma le critiche nei nostri confronti stanno crescendo progressivamente.
Nel 2012 la Banca Mondiale ha pubblicato un rapporto in cui si stima che i detriti da costruzione a livello mondiale ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate l’anno e si prevede che raddoppieranno entro il 2025.

Finalmente, noi, come settore, stiamo iniziando ad agire e a capire che la decarbonizzazione degli immobili è fondamentale per rispettare l’impegno dell’Accordo di Parigi e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.

Un taglio delle emissioni nel nostro settore può avere un impatto positivo considerevole, come abbiamo già potuto notare all’inizio del 2020. L’edilizia sostenibile non è solo vantaggiosa per l’ambiente, ma anche per la salute mentale, fisica ed economica di coloro che ne usufruiscono.
Nel corso del 2020 e del 2021 molte persone in tutto il mondo sono state costrette a trascorrere sempre più tempo al chiuso.
Di conseguenza, ci siamo resi conto di quanto siano importanti edifici ben ventilati ed efficienti dal punto di vista energetico non solo per la salute pubblica e la qualità dell’aria, ma anche per quanto riguarda la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili e la ripresa economica.

Molte cose sono cambiate, e continueranno a cambiare, mentre ci avviciniamo sempre di più alla fase post-pandemia.
Il rallentamento del settore delle costruzioni a livello globale avrà un effetto a catena sullo sviluppo dell’edilizia sostenibile, ma offrirà anche l’occasione ai governi e alle organizzazioni private per reimpostare e riadeguare gli impegni verso più alti livelli di sostenibilità in futuro.
Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) definiscono un “piano per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti” e chiamano all’azione per realizzare uno sviluppo in equilibrio tra sostenibilità sociale, economica e ambientale.

Alcuni Paesi stanno fissando obiettivi importanti a livello nazionale per il settore delle costruzioni. Giappone e Canada sono due dei pionieri nello sviluppo di nuove politiche per il raggiungimento degli standard di emissioni di carbonio nette zero e di net-zero-ready per il 2030.
Ma un progetto sostenibile di successo va oltre le fasi di ideazione, progettazione e costruzione. Dobbiamo prendere in considerazione anche il mantenimento, la ristrutturazione e lo smantellamento.

Secondo R. Marsh (2017), prolungare la vita utile di un edificio da circa 50 anni a 120 anni riduce il suo impatto ambientale del 44%. Fortunatamente, la valutazione del ciclo di vita (LCA) sta acquisendo sempre più importanza nel nostro settore e certificazioni come BREEAM e LEED sono ora parti importanti dei progetti edilizi e infrastrutturali moderni.

Riassumendo: il settore delle costruzioni è responsabile del 39% delle emissioni di CO2 legate all’energia e ai processi. Architetti, ingegneri, appaltatori, proprietari, produttori, organizzazioni internazionali, stati e governi sono sotto pressione per ridurle. È giunto il momento per una collaborazione a livello globale. Tra attori pubblici e privati. Lungo l’intera catena del valore.
E attraverso programmi di mitigazione, adattamento e salute.
Non possiamo far finta di niente ancora per molto. Nascondere i nostri volumi di rifiuti del settore edile sotto il tappeto. Oppure comportarci come se il consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra del nostro settore venissero fuori dal nulla.

La decarbonizzazione rappresenta un must per il settore. E la tecnologia innovativa è il fattore chiave. Possiamo risolvere tutto ciò? La domanda è: possiamo risolvere la crisi immobiliare e, allo stesso tempo, rallentare l’aumento della temperatura?
E possiamo farlo fornendo alle aziende l’incentivo e il coraggio per cambiare?
Sì. Ma dobbiamo costruire in modo diverso. Dobbiamo collaborare meglio, pianificare in modo più intelligente e impegnarci di più nella conservazione.
Dobbiamo selezionare e proporre materiali migliori, essere innovativi e raccogliere dati accurati su progetti e prestazioni.

Fonte BIMOBJECT
Un piano green per soddisfare le esigenze degli architetti e aggiudicarsi più commesse.