Cava e industria sulle rive dell'Eridano (il Po)

Parte cava, parte fabbrica. Un ibrido, che applica i metodi della produzione industriale all’attività estrattiva di tipo tradizionale.
È questo, in estrema sintesi, il profilo di >>Vaga<<, una delle realtà produttive più innovative e dinamiche del settore.

Siamo a Costa de’ Nobili, all’estremità sud est della provincia di Pavia, a poca distanza dal Po e dal confine che divide la Lombardia dall’Emilia. Zone di arginature, terrazzamenti e pioppeti, che costituiscono il paesaggio agricolo delle aree golenali del fiume più lungo d’Italia. Luoghi da cui si estrae una sabbia finissima, adatta per essere lavorata, insaccata e spedita nei cantieri di tutto il nord Italia.
Dettaglio dei nastri trasportatori dell'impianto di cava Vaga
Il fiume dista poco più di quattro chilometri e qui, in questo sito estrattivo, in poco più di vent’anni, come prevedono la pianificazione regionale e i tre successivi piani provinciali, sono stati scavati sei milioni di metri cubi; l’ultima concessione, che scadrà nel 2026, permetterà a Vaga di estrarre ancora un milione e 250mila metri cubi di sabbie.

Più di ottant’anni di storia

In origine non fu subito industria, anche perché nei suoi oltre ottant’anni di vita (nasce nel 1940), la società affonda le sue radici nell’escavazione di inerti nell’alveo del fiume, sotto il ponte di Spessa, il ponte di barche che una volta collegava San Zenone al Po con Arena Po.
Vista dell'impianto principale di selezione della cava di Costa de Nobili di proprietà Vaga
A quei tempi l’escavazione in alveo avveniva a mano, con la pala, e solo qualche anno più tardi con gli escavatori a fune, poi con le draghe a pompa e gli impianti semi-mobili.

Il divieto del 1987 segnò la fine di un’epoca. È per questo motivo che l’attività estrattiva si sposta e arretra: dalle forme tradizionali di approvvigionamento lungo i fiumi si trasferisce nell’entroterra alla ricerca di nuovi terreni alluvionali capaci di soddisfare le crescenti necessità dei settori residenziale e industriale.
Dettagli dell'impianto di lavorazione inerti di Vaga
Una delle fasi di estrazione all'impianto di Vaga
Così, con l’ingresso dei fratelli Cucchi nella società, proprietari della Padana Inerti, il cantiere si sposta più a nord, a Costa de’ Nobili.

Qualche anno dopo, a partire dal 1990, Vaga inizia un processo di diversificazione produttiva che prevede escavazione, selezione umida, essicazione, selezione secca, stoccaggio e confezionamento in sacchi di plastica. Una soluzione che permette di ottimizzare i costi, ampliare la gamma dei prodotti offerti e rispondere ai fabbisogni di un mercato specializzato, esigente e in continua crescita. Sono gli anni in cui si accelerano gli investimenti negli impianti industriali che trattano e valorizzano la materia prima.

Arriva Mapei

Tappa fondamentale della storia della Vaga è l’ingresso nel capitale della società del Gruppo Mapei: nel 2000 al 50%, quattro anni dopo, al 100%; che da cliente della società pavese ne diventa proprietario esclusivo.
Con l’ingresso del colosso dei prodotti per l’edilizia, inizia una nuova sfida: il confronto con il mercato globale, fortemente competitivo, che impone nuovi progressi tecnologici.
La pompa centrifuga aspirante su chiatta che Vaga utilizza per l'estrazione subacquea
Una competizione, quella lanciata dalla famiglia Squinzi, che nel 2009 vede la nascita di tre linee di prodotto: quella delle malte, la linea sottofondi e infine dei betoncini.

Ecco spiegato il senso di un luogo di produzione ibrido: metà cava, di stampo tradizionale, e metà fabbrica, innovativa, basata sulla ricerca e sullo sviluppo di nuovi prodotti sofisticati per un’edilizia che anno dopo anno cambia pelle.

Questa è la storia di una realtà singolare, che non ha molti esempi simili. È proprio per questa particolarità che goWEM! la racconta.

Parla l’amministratore delegato

[Emanuele Della Pasqua], milanese, laureato in ingegneria aeronautica, dirigente Mapei, è l’amministratore delegato di Vaga. Venti anni fa è atterrato in località Sostegno di Costa de’ Nobili: un posto sperduto a quattro chilometri dal fiume, sul primo terrazzo del Po, in una zona sabbiosa di formazione alluvionale, da cui si estraggono sabbie e sabbie fini, ideali per realizzare le colle per le ceramiche delle nostre abitazioni. La vagliatura che viene fatta qui permette di ottenere sabbie finissime: da 200 o 400 micron, anche se non mancano quelle fino ai 3 millimetri.

Emanuele Della Pasqua

Emanuele Della Pasqua, amministratore delegato Vaga

Investimenti e efficienza

Un dettaglio del frantoio di cava Vaga
“All’inizio Mapei era solo un cliente di Vaga. Poi col tempo, il Gruppo decise di avere il controllo pieno della società e nel giro di quattro anni ne diventa socio unico. Una scelta strategica, lungimirante, che ha legato il sito all’azienda milanese, che detiene così il controllo sulle materie prime. Un’operazione messa in atto molto tempo prima di quanto poi deciso da altri gruppi concorrenti”.

Ma le esigenze del mercato cambiano e di conseguenza cambiano anche i prodotti dell’azienda madre e la necessita di approvvigionarsi anche di prodotti più grossolani.

“È da qui che nasce l’idea di dotare l’impianto di un frantoio e di un sistema di lavaggio per materiali di maggiori dimensioni. Operazione che va di pari passo con l’acquisto, a partire da una decina di anni fa, dal >>Gruppo Bassanetti<<, di concessioni di escavazione nel piacentino, sul Trebbia. La logica è sempre la stessa: garantire il controllo e la gestione delle materie prime con la qualità e le granulometrie necessarie agli usi dell’azienda madre”.

Trent’anni di innovazione

Da più di trent’anni Vaga ha impostato la propria attività, valorizzando gli aggregati silicei con processi produttivi efficienti e impianti all’avanguardia; prestando attenzione all’innovazione, alla qualita`, all’ambiente e alla sicurezza.
Una parte sostanziale della produzione è confezionata direttamente in stabilimento
Vaga segue anche il trasporto degli sfusi con mezzi propri
Il fiore all’occhiello del nuovo processo è sicuramente rappresentato dall’impianto di imballaggio e produzione di malte preconfezionate per l’edilizia: con le linee dedicate a finiture, calcestruzzi, malte da muratura e sottofondi, Vaga si pone come partner per il mondo dell’edilizia tradizionale.

Ma il processo di innovazione non si è fermato e la società ha aperto le porte alle tecniche, sempre più richieste, della bioedilizia, con prodotti realizzati con materie prime naturali.

Il laboratorio interno e le collaborazioni esterne

“Tra le prime cose decise una volta arrivato qui, era il 2001, ricordo la creazione del laboratorio controllo qualità, l’implementazione del sistema di qualità Iso 9000 e la certificazione dei prodotti con il marchio Ce. Posso affermare con una certa sicurezza che le nostre sono state tra le prime cave i cui prodotti hanno potuto fregiarsi del marchio europeo. Una scelta che ha fatto maturare all’interno dell’azienda una cultura aziendale e nuove procedure organizzative”.
Il laboratorio di prova dei materiali in cava Vaga
Oggi il laboratorio di Costa de’ Nobili effettua, tra le altre cose, controlli di qualità sui materiali, si occupa delle procedure per la certificazione Ce, svolge le verifiche di resistenza a compressione e flessione dei provini.

“Il nostro laboratorio di ricerca è impegnato a studiare prodotti e materiali nuovi: un esempio è l’introduzione, per primi, nel mercato delle malte predosate da intonaco, delle fibre in polipropilene che, associate alla speciale formulazione, garantiscono l’assenza di fessurazioni causate dal ritiro plastico e offrono al prodotto una buona lavorabilità".

Più fini del fine

In cava a Costa de Nobili, Vaga estrae sabbie con granulometrie tra 200 e 400 micron
"L’impegno a studiare nuovi prodotti ci ha poi portati a stringere collaborazioni con il dipartimento di Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, l’università degli studi di Pavia, il laboratorio di ricerca sui materiali da costruzione dell’Istituto Rina e quello di R&S di Mapei. Grazie a questo lavoro di squadra abbiamo realizzato gli studi di compatibilità REI per la resistenza al fuoco e all’isolamento termico dei nostri materiali".

"Con l’università di Parma abbiamo avviato una collaborazione per l’individuazione di aggregati per le malte ad alte prestazioni tecniche, con l’obbiettivo di produrre aggregati rispettosi delle specifiche dei criteri ambientali minimi. Infine, con la ricerca & sviluppo Mapei abbiamo conseguito la certificazione Epd di sabbie e malte”.

Più industria che cava

Ciò che colpisce della cava di Vaga è la somiglianza a un impianto industriale: da qui si estraggono sabbie (cavate anche nell’altro sito lungo il Po, Le Gerre, di proprietà della società; nda) ed escono in particolare aggregati imballati e caricati su camion, centinaia di sacchi di sabbia.

“Per aumentare l’autoconsumo di sabbia abbiamo deciso di lanciare una nuova serie di prodotti: un prodotto certificato Ce, in sacco predosato, che contiene sabbia umida da un lato e il legante cementizio con additivi dall’altra, separato da un divisorio di plastica. Una soluzione che si è affermata nel mondo dell’edilizia diffusa, con un mercato in continua crescita”.

Se la domanda dei predosati cresce, anche il sito di Costa de’ Nobili si amplia di conseguenza. Oggi i dipendenti che vi lavorano sono in numero consistente.
Il sito produttivo di Vaga occupa una cinquantina di persone
“Qui lavorano una cinquantina circa di persone, la maggior parte sono impegnate nella produzione di malte, nella movimentazione dei prodotti imballati e nelle operazioni di insacchettamento. Negli ultimi anni, come avveniva prima della crisi dell’edilizia del 2008, nel periodo estivo abbiamo ripreso a lavorare su quattro turni, tutti i giorni della settimana, sabato e domenica compresi”.

Come tutte le organizzazioni complesse, alle dirette dipendenze dell’ad ci sono diversi direttori: di produzione, amministrativo, commerciale, ricerca e sviluppo. A cascata ci sono i responsabili dei vari impianti: lavaggio, frantumazione, essicazione e imballaggio. A completare l’organico ci sono gli uffici amministrativo, commerciale e logistica e le maestranze operaie.

Macchine: la strategia full-rent e cash pooling

Per cavare e trasportare le sabbie Vaga utilizza diverse macchine: tre pale meccaniche Volvo, un escavatore cingolato Caterpillar, diversi quattro assi per i trasporti, un escavatore cingolato Hyundai.

“All’inizio le macchine Caterpillar erano tutte di proprietà. Dal 2005 abbiamo optato per il full-rent, il noleggio a lungo termine. Abbiamo lavorato con soddisfazione anche con Komatsu".
Il carico inerti avviene con escavatori cingolati, in foto uno Hyundai
"Negli anni abbiamo anche utilizzato macchine Liebherr, con cui ci siamo trovati subito bene, meno col passare del tempo. Con il full rent l’assistenza non è più un problema, ma neppure lo è con il servizio ad hoc che abbiamo per le macchine di proprietà”.
Una pala gommata Volvo L150H al lavoro a Le Gerre
Vaga, appartenendo a una società della grande industria, non può accedere né alle agevolazioni della Sabatini né ad altre norme specifiche, rivolte invece alla piccola e media industria.

“Però, facendo parte del Gruppo Mapei, possiamo aderire al sistema di finanziamento del cash pooling. In altri termini, ci serviamo del sistema centralizzato del Gruppo che finanzia gli acquisti”.

Il recupero ambientale

Se c’è un tema non ancora sviluppato da Vaga è il recupero ambientale, di fatto è iniziato solo in parte. Ma c’è una spiegazione.

“A Le Gerre, nel sito di proprietà, essendo possibile effettuare l’escavazione in falda, vorremmo creare due-tre vecchie lanche di Po, ricostruendo la situazione di centinaia di anni fa, considerato anche che il sito è in un’ansa di fiume. Ciò permetterebbe di creare un’oasi faunistica, con specchi lacustri e una vegetazione favorevole ad ospitare volatili migratori e stanziali".
Il paesaggio delle aree golenali del Po
"Qui, invece, non abbiamo questa possibilità. L’obbligo di convenzione, esaurita la cava, impone di riportare i terreni al loro uso agricolo (il sito di Costa de’ Nobili non è in proprietà esclusiva; nda). Non potremo quindi fare un vero e proprio recupero ambientale, come si usa fare. Chiuderemo lo scavo con altra sabbia e con uno strato finale di terreno di coltura, a una quota inferiore rispetto a quella originaria, allineandoci al livello dei terrazzamenti più vicini al corso del fiume”.