Anepla e WWF alleati per il Po

In casa >>Anepla<< c’è grande soddisfazione. Stesso clima si respira nella sede nazionale del >>WWF Italia<<. Motivo? L’inserimento nel Piano nazionale ripresa e resilienza del progetto di rinaturazione del fiume più lungo d’Italia, il Po (in apertura foto del Grande Fiume di Francesco Nigro).

Una vecchia idea, maturata anni fa da cavatori e ambientalisti, che è diventata realtà, grazie anche alla collaborazione di >>Aipo<< , l’Agenzia interregionale delle regioni attraversate, e dell’Autorità distrettuale del fiume Po. Un’intuizione nata nei primi anni del 2000, epoca in cui Wwf e Giovani imprenditori di Confindustria, con grande pragmatismo, presentarono all’allora ministero dell’Ambiente una proposta di direttiva tecnica per la rinaturazione del fiume.

Il ritorno della natura lungo il Po

Nel testo definitivo del Pnrr è stato inserito quello che da più parti viene considerata la proposta più significativa per la tutela della biodiversità e il ripristino ambientale dell’intero Piano: far tornare la natura lungo il fiume italiano per eccellenza.

L’idea, elaborata dal Wwf nazionale e dall’associazione nazionale che raggruppa gli estrattori e i produttori di materiali lapidei e affini aderente a Confindustria, è stata valutata positivamente, fatta propria e definita nei suoi particolari dal ministero della Transizione ecologica e inserito nel Piano nazionale.
Fiume Po. Scorcio del parco di San Colombano a Suzzara
Il progetto Anepla-Wwf prende in considerazione una vasta fascia fluviale, dalla provincia di Pavia a quella di Rovigo, che si estende per 32mila e 431 ettari, nella quale sono state individuate 37 aree da rinaturalizzare lungo il tratto medio padano. A queste si aggiungono altre sette aree localizzate nel delta del fiume.

Si tratta di una proposta coerente con la pianificazione di bacino, in particolare con il Piano sedimenti dell’Autorità, e con tre direttive europee: Acque, Alluvioni e Habitat, e risponde agli obiettivi e agli standard definiti dalle linee guida del Pnrr e del regolamento che istituisce lo strumento del Recovery and Resilience Facility (Rrf), in cui si chiede ai Paesi membri della Ue di intraprendere azioni concrete per accrescere il loro capitale naturale, tutelando e riqualificando le loro risorse naturali.

Intervenire sul Po risponde anche alle indicazioni della strategia europea per la biodiversità, che chiede ai Paesi membri di lavorare sui 25mila chilometri dei fiumi europei per ripristinare le pianure alluvionali e le zone umide e consente di integrare e implementare gli obiettivi di sviluppo sostenibile avviati in quest’area dai due programmi scientifici intergovernativi Mab (Man and the Biophsfere) Unesco: Po Grande e Delta Po.

Gli obiettivi del progetto

In sintesi, gli obiettivi riguardano il riequilibrio dei processi morfologici attivi, attraverso due azioni: l’abbassamento dei pennelli per la navigazione, divenuti negli anni troppo alti per essere sormontati dalle portate ordinarie del Po, ma che vengono adeguati in modo da garantire un’azione di rinaturazione attraverso il ripristino delle zone umide perifluviali, consentendo le attuali condizioni di navigabilità; il miglioramento delle condizioni di sicurezza idraulica, diminuendo il più possibile le sollecitazioni idrodinamiche in corrispondenza delle arginature e aumentando la capacità d’invaso e il recupero del corridoio ecologico rappresentato dall’alveo del fiume e dalla fascia naturale perifluviale, costituita da una notevole diversità di ambienti (greti, isole, sabbioni, boschi ripariali, lanche, bodri...) che è importante tutelare, come dimostrato anche dai numerosi siti di Rete Natura 2000 presenti in questo tratto.
Fiume Po. La lanca di Isola Tripoli vicino a Suzzara
Il progetto stima un investimento di 360 milioni di euro per ripristinare e riattivare i rami laterali e le lanche, per ridurre i pennelli di navigazione, per riforestare con specie autoctone la fascia fluviale, per contenere ed eradicare specie vegetali alloctone invasive.

Si tratta di un investimento dello Stato sul proprio capitale naturale, che consentirà di attivare servizi ecosistemici che ripagheranno l’investimento fatto.

Il punto di vista di Claudio Bassanetti

“Siamo stai bravi - dichiara a goWEM! [Claudio Bassanetti], presidente di Anepla -, perché far convergere su un unico obiettivo componenti sociali così differenti non è stato semplice. Il nostro lavoro sta a dimostrare che quando si superano i pregiudizi reciproci e ci si misura su interessi comuni si possono mettere in campo proposte importanti come questa".

Claudio Bassanetti

Claudio Bassanetti, presidente Anepla
"L’esito positivo è stato anche facilitato dalla reciproca conoscenza avvenuta anni fa ai tempi del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria, su un progetto comune con Wwf per la definizione dei criteri di rinaturazione. Un lavoro che è stato trasformato dall’allora ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, in un Dpcm, che purtroppo, negli anni successivi, rimasto inattuato".

"Nei mesi scorsi, da presidente di Anepla, memore di quel lavoro comune, ho pensato fosse giunto il momento di riprendere il filo del discorso interrotto anni prima. Allora si trattava del Piano sedimenti, molto ben fatto, condiviso da tutti, che prevedeva interventi lungo l’asta del Po per la sua messa in sicurezza idraulica, la creazione di rinaturazione e interventi di protezione civile".

Questo risultato è il frutto di una collaborazione fattiva fra i vari soggetti interessati che matura su una visione comune di quello che dovrà essere la protezione e la valorizzazione delle risorse ambientali del nostro Paese in futuro [Claudio Bassanetti]

"Il piano di allora nasceva come messa in sicurezza dell’alveo, delle necessità di ripascimento dei fiumi, di apertura dei lanchi, di abbassamento dei pennelli. Siamo partiti da lì e lo abbiamo trasformato in una proposta capace di ricomprendere la biodiversità. Ai 37 progetti di un tempo abbiamo così confezionato una seconda veste, quella della biodiversità, tema trasversale dell’intero Piano nazionale di ripresa e resilienza".

"È nato così, con il Wwf Italia, il progetto di rinaturazione. Che abbiamo presentato al ministro Cingolani, che l’ha fatto proprio e inserito nel piano nazionale. E oggi il nostro, così ci dicono a Roma, è uno dei progetti più rilevanti in ambito europeo”.

Bassanetti spiega così la collaborazione con gli ambientalisti.
Un tratto del fiume Po
“La conoscenza con il responsabile Fiumi del Wwf Italia ha facilitato la collaborazione. Ringrazio lui e la sua associazione per aver ragionato senza pregiudizi riguardo la necessità di coniugare economia e ambiente. Per le nostre imprese, il progetto, è un riconoscimento del lavoro fatto, la dimostrazione che siamo capaci di realizzare interventi per la biodiversità".

"I fondi, quando arriveranno, si trasformeranno in lavoro, in appalti pubblici, sui quali lavoreranno agricoltori, vivaisti, cavatori e tanti tecnici. Per noi operatori non sarà una novità: da anni sappiamo cosa significa infatti realizzare i ripristini ambientali degli ambienti di cava”.
Vista aerea di un tratto del fiume Po
Fiume Po. Isola di Trento a Suzzara
goWEM!: "Stare all’interno del Pnrr ha anche altri significati, più politici".

Bassanetti: “Certo, il nostro lavoro è stato apprezzato all’interno di Federbeton e del mondo confindustriale. Un lavoro che ha fatto capire come Anepla abbia al proprio interno il dna dell’ambiente e che oggi è un’associazione dinamica”.

goWEM!: "E per Confindustria cosa ha significato dire essere nel Piano nazionale ripresa e resilienza"?

Bassanetti: “Anepla ha dimostrato di essere moderna, smart, competente e pronta per il green new deal. Ma non cantiamo troppo presto vittoria. Manca ancora un ultimo passaggio rappresentato dall’approvazione di Bruxelles. E poi ci sono i tempi. Entro il primo quadrimestre del 2023 scatterà l’obbligo di approvare i progetti esecutivi dell’intero Pnrr ed entro il 2026 il collaudo delle opere. Se non si semplificano le procedure, il nostro Paese rischia di perdere un treno che non passerà mai più”.

goWEM!: "Ma quale sarà il vostro ruolo nella fase successiva"?

Bassanetti: “Non è ancora chiaro. Noi e Wwf ci sentiamo un po’ come i padri putativi del piano. Per ora si tratta di operare per mantenerlo nei binari giusti. Stiamo valutando di costituire un comitato scientifico per seguire l’andamento dei lavori futuri. Noi con Wwf, Aipo e Autorità abbiamo dimostrato velocità competenza, trasparenza. A loro va il mio ringraziamento sincero”.

Intervista a Andrea Agapito del Wwf Italia

“L’idea è nata in virtù di un lavoro comune di anni fa - spiega [Andrea Agapito], responsabile Fiumi del Wwf Italia -. Ci siamo sentiti e da lì è ripartita la nostra collaborazione per presentare una proposta per il Pnrr, che stava allora muovendo i suoi primi passi”.

goWEM!: "Domanda d’obbligo. Come è stata possibile questa alleanza con i cavatori"?

Agapito: “Il Wwf sui temi ambientali non si è mai posto in modo ideologico nei confronti del mondo del lavoro. A noi interessano gli obiettivi. Se ci possono essere proposte che aiutano l’ambiente e se questi progetti ci permettono di lavorare con settori produttivi con cui in passato possiamo aver avuto dei rapporti difficili, noi lo consideriamo un passo in avanti".

Andrea Agapito

Andrea Agapito, responsabile Fiumi di WWF Italia
"Soprattutto se riusciamo a dimostrare come i nostri temi - la biodiversità, il cambiamento climatico, la transizione ecologica, che hanno riflessi economici diretti - hanno anche ricadute positive sullo sviluppo sostenibile e responsabile. Con questo progetto lavoreremo sul più grande fiume d’Italia e operiamo anche in virtù di ottimi rapporti personali e professionali".

"Con il presidente Bassanetti ci battemmo anni fa per contrastare i cosiddetti 'pirati del fiume', quelli che ancora, nonostante fosse fuori legge, andavano a cavare nell’alveo del Po, come accadeva in provincia di Reggio Emilia”.
Un altro suggestivo scorcio del fiume Po

goWEM!
: "Ce la farete"?

Agapito: “È un impegno sfidante, complesso, con tempi di realizzazione strettissimi. Entro i primi mesi del prossimo anno servirà predisporre un piano d’azione ed entro il 2023 i progetti esecutivi dovranno vedere la luce. Il tempo quindi è poco, se consideriamo le procedure nazionali. Ma al di là di questi aspetti pur importanti, questa è un’occasione straordinaria, che non capiterà più”.

goWEM!: "Ma cosa significa stare all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza"?

Agapito: “Significa aver centrato un obiettivo per noi storico. Non pensavamo di farcela, per questo ora siamo molto soddisfatti. Un investimento di 360 milioni per la rinaturazione del Po, un progetto integrato, sul più importante fiume d’Italia, ci fa dire che se si riesce a fare qui, si può fare dappertutto".

"E farlo con un soggetto industriale come Anepla, ci fa dire che coniugare ambiente e lavoro è possibile. Tra l’altro, il nostro, è uno dei più importanti progetti all’interno del Piano nazionale. Un dato che ci riempie di orgoglio, ma dall’altro ci fa dire che se le associazioni di protezione ambientale avessero osato un po’ di più, noi oggi avremmo una dotazione di progetti ancor più ricca”.

goWEM!: "Quale sarà il vostro ruolo, d’ora in poi"?

Agapito: “Stiamo cercando di capire quale sarà la governance. A settembre contiamo di presentarlo pubblicamente. Wwf e Anepla sono soggetti esterni, non saremo certo noi a gestire le risorse".

"A oggi il nostro è un ruolo di stimolo. Occorre aver chiaro che siamo di fronte a una proposta integrata, che non si occuperà solo di difesa idraulica, ma che dovrà tenere conto dei luoghi, degli habitat, dei Sic esistenti. Serviranno competenze specialistiche. E poi servirà coinvolgere le popolazioni locali, i comuni, le associazioni ambientaliste che da anni lavorano sul fiume con progetti di rinaturazione”.

goWEM!: "Ma alla fine, come vi immaginate che sarà il fiume"?

Agapito: “Immagino un corridoio naturalistico differenziato, capace di ospitare e mantenere habitat rari. Da un lato un progetto capace di ricostruire, dall’altro di attivare nuovi ambienti. Immagino un contesto nuovo, capace di inserirsi nel Mab Unesco del Po Grande, che coinvolge 80 Comuni, ciascuno dei quali ha promosso progetti di rinaturazione. Lavorare sul Po offre a tutti una visibilità nazionale ed europea".

"Un sogno, al punto che i nostri colleghi del Wwf internazionale ci hanno più volte domandato se tutto ciò fosse vero. Questo è un progetto di adattamento ai cambiamenti climatici, dove ridiamo capacità di resilienza al fiume per rispondere ai cambiamenti imposti dal climate change. Stiamo immaginando un fiume che agisca come una spugna, che raccoglie acqua e poi lentamente la rilascia”.