Cose di cava

Un'edilizia che passi dalla qualità ambientale e dal riciclo è fondamentale per spostarsi da un modello in linea, avente come centralità il prelievo di materiali, la costruzione e lo smaltimento in discarica, verso uno circolare dove lo scopo primario è puntare sul riciclo, sul recupero e sulla riqualificazione della città e del territorio.

In provincia di Napoli, cava di tufo abbandonata

Le cave, in questo senso, sono ottimi indicatori per capire a che punto ci troviamo nella transizione del settore delle costruzioni verso un modello sostenibile capace di bloccare la crisi del settore che imperversa da tredici anni; un passaggio non semplice, in quanto richiede un cambio di passo dell’intera organizzazione delle diverse fasi di appalto, progettazione e di cantiere.
 
Legambiente ha iniziato proprio nel 2008 un’attività di monitoraggio della situazione delle attività estrattive nel nostro Paese, per capire
  • la quantità di materiali cavati,
  • i territori interessati da attività che hanno ancora troppo spesso un impatto devastante sull’ambiente e il paesaggio,
  • l’evoluzione del contesto normativo e delle pratiche di intervento.
Scorrendo i dati del 'Rapporto Cave 2021' di Legambiente appare evidente che nei Paesi dove i processi in direzione di un'economia circolare sono più avanzati, si sta riducendo drasticamente il prelievo di materiali da cava attraverso l’utilizzo di materiali provenienti dal recupero e riciclo, che garantiscono prestazioni identiche grazie alle innovazioni in corso nella ricerca e sperimentazione.

Si può arrivare a recuperare il 99% di materiali dalle demolizioni selettive di edifici, da riutilizzare; si possono prendere rifiuti siderurgici o agricoli e trasformarli in materiali da usare nei sottofondi stradali e nella creazione di mattoni, oppure sviluppare isolanti ad impatto zero, o rifare km di strade, piste ciclabili, aeree aeroportuali, con materiali riciclati al 100%.

Inoltre gli studi evidenziano come nel settore degli inerti la filiera del riciclo garantisca almeno il 30% di occupati in più a parità di produzione. Stessi risultati si possono ottenere applicando l’approccio dell’economia circolare all’intera filiera delle costruzioni (dalle infrastrutture all’edilizia, dalle ceramiche ai materiali da costruzione, ecc.).


Per quanto concerne i materiali di pregio la sfida è completamente diversa, i guadagni continuano ad essere rilevanti grazie alle esportazioni, a fronte di attività in calo e rischio di depauperamento del paesaggio.

Occorre ridurre il prelievo per tutelare le montagne e mantenere in Italia le lavorazioni di qualità, di trasformazione dei materiali, dove il tasso di occupazione e la redditività sono ben più alte.

Per rendere possibile questo scatto in avanti servono politiche ambiziose e corenti.

Non è più accettabile che ancora in alcune nostre Regioni  non ci siano regole adeguate alla tutela territoriale e di gestione corretta del prelievo e del ripristino.

Qualche dato in più

Le cave di inerti, di calcare e di gesso rappresentano oltre il 64% del totale delle cave autorizzate in Italia. Una percentuale che sale ad oltre l’81% se si analizzano le quantità estratte.

Intanto il numero di cave autorizzate si è ridotto del 37,3% rispetto al 2008, e la crisi ha avuto un impatto anche sulla produzione di cemento.


Ventinove milioni di metri cubi sono estratti ogni anno per sabbia e ghiaia, usati nelle costruzioni, ma sono alti anche i quantitativi di calcare - 26,8 milioni di mc e di pietre ornamentali, oltre 6,2 milioni di mc.

Curiosità

Per creare un granello di sabbia ci vogliono 25mila anni, di processi di trasformazione delle rocce e poi di trasporto verso la superficie

Da non sottovalutare poi, i diffusi prelievi illegali nel nostro Paese malgrado i divieti che esistono, ad esempio, per l’estrazione di ghiaia e sabbia dagli alvei fluviali e nonostante le possibilità che oggi esistono di usare aggregati riciclati.

Rimane molto alto il dato sulle imprese in Italia che si occupano di produzione di sabbia e ghiaia, che sono 1120 secondo i dati UEPG (associazione europea che rappresenta i produttori di aggregati inerti in 24 Paesi), non lontani da quelli della Germania, dove sono 1.315, nonostante le differenze di popolazione e di produzione di cemento. 

L’industria italiana della pietra naturale nel 2019 ha invece registrato un -5.3% in valore e -5.9% in peso per quanto riguarda le esportazioni. I risultati del settore sono comunque rilevantissimi, considerando anche le ridotte quantità estratte, con un bilancio di 1,78 miliardi di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente in cui era 1,87.

Situazione confermata anche per il 2020 quando, anche a causa della situazione pandemica, l’export ha toccato picchi del 25% in meno rispetto al 2019.

Sono 1.667 i Comuni con almeno una cava autorizzata presente nel proprio ambito amministrativo, contro i 2.012 individuati nel Rapporto Cave 2017.

A governare un settore così delicato per gli impatti e gli interessi è a livello nazionale, un Regio Decreto di Vittorio Emanuele III del 1927, con indicazioni chiaramente improntate ad un approccio allo sviluppo dell’attività oggi datato.

E mentre nel centronord il quadro delle regole è in maggioranza completo, i Piani Cava sono periodicamente aggiornati e si iniziano ad intravedere i primi segnali di una inversione di tendenza sulle quantità estraibili e sulla non apertura di nuove cave, mancano ancora piani specifici di programmazione in Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Da regione a regione

Entrate derivanti dai canoni in % rispetto al prezzo di vendita per sabbia e ghiaia

Particolarmente delicata è poi la situazione quando si progettano e realizzano infrastrutture, perché in quei casi anche nelle Regioni provviste di Piani si esce dalle previsioni per cercare siti di cava ulteriori e l’esito è quasi sempre quello cui siamo abituati a vedere intorno alle principali strade e ferrovie italiane, con ai margini enormi buchi nelle colline.

Obiettivi per ridurre il prelievo di cava

  1. Aumentare il recupero di inerti da demolizione riducendo il conferimento a discarica.
  2. Rendere economicamente vantaggioso l’utilizzo di materiali provenienti da recupero e riciclo a fronte di quelli provenienti da cava
  3. Facilitare il recupero, riciclo e riutilizzo in edilizia di rifiuti provenienti da tutti i settori e garantire sbocchi di mercato a questi materiali. 
Il Decreto Legge 152/2006, Codice dell’Ambiente, stabilisce che i rifiuti costituiti da “laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, comprese le traverse e i traversoni ferroviari e i pali in calcestruzzo armato provenienti da linee ferroviarie…” possono essere utilizzati, previo trattamento di messa in riserva, anche per operazioni di recupero ambientale e per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali, ferroviari e aeroportuali oltre che per piazzali industriali.

La novità più importante introdotta da questo decreto è l’inserimento della nuova tipologia di rifiuto costituita dalle “terre e rocce da scavo” fra quelle di scarti recuperabili. Se a queste previsioni normative faranno seguito provvedimenti attuativi e di controllo, le potenzialità di sviluppo per gli aggregati riciclati nel futuro saranno sempre più concrete. 

Ora la palla passa al Governo e alle Regioni: sono molte le imprese in attesa di una svolta che vada in questa direzione, che stanno già investendo in innovazione e ricerca, a cui serve oggi dare risposta con scelte chiare e provvedimenti incisivi per segnare la strada nei prossimi anni, guardando al settore in modo nuovo, per spingere innovazioni capaci di fare dell’attività estrattiva un settore all’avanguardia, di rilanciare i distretti produttivi italiani e di creare nuovi green jobs nel riciclo dei materiali da costruzione.

Quali strade intraprendere?
  • Rafforzare la tutela del territorio
  • Stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di cava
  • Seguire la strada europea: ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall’edilizia e dal riciclo di rifiuti  
  • Far incontrare domanda e offerta

Le infrastrutture; un nuovo equilibrio

Diverse sono le dinamiche, e le regole, per ciò che riguarda le attività estrattive per la realizzazione di opere pubbliche.

I Piani Cava, infatti, sono pensati per una gestione “ordinaria” del settore, ma nel caso di opere pubbliche si esce dalla programmazione per ampliare quanto previsto dai Piani data la grande necessità di inerti e materiali per l’industria delle costruzioni.

Questo vale nelle Regioni in cui i Piani sono in vigore, nelle altre semplicemente è chi propone l’opera che indica dove vuole aprire le nuove cave o dove pensa di prendere i materiali e depositare quelli di scavo.

È evidente la necessità di coordinare tutta la fase di progettazione e di definizione delle necessità legate ai materiali. Perché è senza senso non considerare l’intero ciclo dei materiali, viste le grandi quantità prodotte dagli scavi, le terre e rocce da scavo per l’appunto, per gallerie e modellamenti dei terreni.

Un altro fattore da tenere in considerazione è quello delle cave abbandonate e che sarebbe possibile recuperare. In Italia, nell’esperienza di alcuni grandi cantieri ed in relazione alla Legge Obiettivo 443/2001, si è introdotta la pratica delle cave di prestito ossia di nuove aree da utilizzare per le esigenze e il periodo del cantiere, senza la possibilità di commercializzare in altro modo i materiali.

Un’esperienza interessante di progettazione integrata degli aspetti ambientali e di gestione del cantiere riguarda l’Alp-Transit, ossia le due grandi gallerie sotto le Alpi volute dal Governo svizzero per potenziare il trasporto ferroviario e che sono state inaugurate l’11 Dicembre 2016.

I circa 100 km di gallerie scavate sotto le montagne del Gottardo e del Lötschberg hanno prodotto una quantità di materiali prossima ai 42 milioni di tonnellate.

Nei cantieri delle gallerie è stata fatta una selezione dei materiali per destinarli in parte alla produzione di aggregati per gli utilizzi di cantiere, in parte come materiale da costruzione per imprese esterne e infine, quello di scarsa qualità, è stato utilizzato per la bonifica di cave a cielo aperto. In questo modo si è permesso il massimo riutilizzo del materiale scavato, si è riuscito ad ottimizzare economicamente la gestione del materiale e si sono ridotti notevolmente i carichi sull’ambiente.

Il tema è di piena attualità visti i lavori per l’alta velocità e per le numerose autostrade previste sul territorio nazionale.

 

Fonte Legambiente