Chiudi gli occhi, pensi alla Sicilia e ti sovvengono i colori tipici del mare, delle colline paglierine e delle sabbie dorate. E poi, spingendoti più in sù con l’immaginazione riesci a percepire il verde dei boschiappenninici e il bianco della neve sulla cima del Mongibello. Ma la palette colori non è ancora finita, perchè c’è qualcos’altro che forse non ti aspetti: un segno bianco che sovrasta intere colline affacciate sul Mar Mediterraneo e che brilla alla luce di una splendida giornata primaverile isolana.
Oggi ci troviamo in provincia di Trapani, precisamente a Custonaci e siamo al cospetto di uno dei bacini marmorei più importanti d’Italia e in particolare di tutto il meridione. Basti pensare che in questa zona, tra Monte Cofano e Monte Sparagio, in una superficie che occupa circa tre chilometri quadrati, sono presenti ben duecento cave.
Le cave di marmo costituiscono un paesaggio spettacolare e inusuale, straordinaria fonte di ricchezza per interi territori. Del resto furono sfruttate sin dall’antichità, in primis dai Romani, abili nell’affinare progressivamente i procedimenti di estrazione, introducendo la tecnica “a formella”, con l’apposito utilizzo di strumenti metallici che facilitavano il distacco della roccia.
A distanza di secoli, le tecnologie hanno permesso grandi evoluzioni nelle tecniche estrattive, tali da offrirci oggi una straordinaria disponibilità di marmi pregiati. L’architettura, l’edilizia e l’arte godono di tale ricchezza anche grazie alla Sicilia, che offre varietà marmoree come il Rosso di Piana dei Greci, il Cremino Nuvolato, il Grigio di Billiemi e il Perlato di Sicilia, tipico proprio di quest’area.
Ingresso in cava e logo della Santoro Marmi Srl
Per addentrarci nella montagna scavata e scoprire i segreti di questa affascinante attività, abbiamo fatto visita alla >>Santoro Marmi<<, azienda di primo piano nell'estrazione, nella trasformazione e nella lavorazione delle varietà più pregiate del marmo siciliano. Siamo ospiti del suo socio titolare e sales manager, [Alberto Santoro], con cui scambiamo due chiacchiere nel frattempo che saliamo di quota lungo il crinale della collina.
Alberto Santoro
Alberto Santoro, Socio titolare e sales manager della Santoro Marmi Srl
goWEM!: “Cosa porta una famiglia a occuparsi di marmo? Chi ha dato l’input a questa attività così affascinante?”
[Santoro]:“L'azienda nasce grazie all'intuizione di papà [Giuseppe Santoro] e zio [Vincenzo Santoro]. Oggi la ragione sociale costituisce l'evoluzione di altre società sempre a loro collegate che negli anni si sono sviluppate.
La Santoro Marmi Srl ha già quasi trentacinque anni di vita, mentre la nostra esperienza di famiglia con le cave ha quasi cento anni di storia.
"L’inizio risale a quel periodo in cui nonno [Alberto Santoro] iniziò la coltivazione delle cave di tufo nella zona di Purgatorio, sempre nel comune di Custonaci. Poi negli anni la scoperta del Perlato di Sicilia, del perlatino, del grigio e del nero ha monopolizzato il nostro mercato, fino a quando si sono raggiunti picchi di export sul fatturato pari al 95% dell’intero volume".
goWEM!: “Fondamentalmente tuo nonno sedeva sopra una miniera d'oro e ha avuto l'intuizione di lavorare con l’attività estrattiva. Tutta questa collina quindi è di vostra proprietà?”
[Santoro]:“No, in realtà mio nonno cominciò in un'altra area. Sia lui sia mio papà non vivevano una ricchezza esagerata, anzi convivevano con un regime di povertà molto diffuso a quei tempi nei nostri territori".
"Nonno Alberto ottenne un angolo di montagna nella zona di Purgatorio, perché il Comune di Erice allora (Custonaci non aveva ancora l'autonomia amministrativa, ndr) li concedeva come uso civico per la lavorazione dei tufi. Era abbastanza facile ottenere questa concessione e grazie ad essa riuscì a mantenere la famiglia.
Solo intorno agli anni cinquanta si registrano le prime estrazioni di perlato in Sicilia, ma nell’area di Monte Cofano. La zona di Chiova - Bella zita e Coda di Volpe, dove ci troviamo oggi, è stata una scoperta successiva. Come famiglia siamo presenti da circa trent’anni”.
Panoramica sulla cava e sullo sfondo Monte Cofano e il Mar Mediterraneo
Un progressivo passaggio dal tufo al marmo che testimonia come nel tempo le esigenze del mercato e le tecnologie si siano rapidamente spinte oltre. In questo processo storico, la capacità imprenditoriale della famiglia Santoro ha consentito ai suoi componenti di presidiare comunque l’attività estrattiva nella zona sino a costituire una moderna compagine aziendale che si rivolge a tutto il mondo.
goWEM!: Dal nonno ai nipoti, ci chiediamo quindi cos’è oggi la Santoro Marmi Srl.
[Santoro]:“La Santoro Marmi Srl è certificata Uni En Iso 9001:2000. Al momento siamo circa in quaranta a lavorare in azienda. Nel 2018 eravamo 130, tuttavia negli ultimi anni abbiamo attuato una rimodulazione delle risorse interne. Ognuno ha un ruolo ben prestabilito e soprattutto è formato per fare quello che fa".
Competenza e organizzazione
I processi giornalieri richiedono presidi e competenza, pertanto la nostra organizzazione si suddivide in uno schema ramificato costituito da capi area, capi reparto e da tutto il personale specializzato per la lavorazione del materiale nel suo intero ciclo di vita
La filiera estrattiva inizia nella cava e finisce in apposite aree di lavorazione a valle, laddove la viabilità consente collegamenti rapidi verso i principali snodi di trasporto che inviano il prodotto finito ai clienti. Santoro ci spiega questo processo e le tipologie di blocchi estratti.
Blocchi di marmo pronti alla lavorazione in fabbrica
[Santoro]: “Qui nella montagna estraiamo quelli che sono i blocchi, in tre tipologie di formato: i blocchi informi, che hanno un valore meno pregiato; i semi squadrati e infine i blocchi, che chiaramente detengono il valore più alto.In questo racconto va considerato che in una buona cava, l'80% del materiale movimentato finisce in discarica. Estratto il blocco, questo viene portato negli stabilimenti dove viene catalogato e lavorato in base agli ordini e in base alla bontà del materiale stesso".
Fasi di scavo della roccia per predisporre l’area di perforazione
goWEM!: “ Che tipo di lavorazione viene applicato?”
[Santoro]:“Il blocco finisce nei telai per realizzare le lastre oppure nei tagliablocchi per realizzare dei semilavorati nei formati più piccoli”.
Ma torniamo un attimo a quota “cava”, estesa per oltre 55 ettari e con più di 10 chilometri di strade interne. L’imponenza della montagna e dei blocchi che ci circondano nel cantiere ci porta inevitabilmente a indagare sulle tecniche utilizzate per scavare questo gigante, un pezzo alla volta.
Sezione del versante di cava in cui sono visibili gli assi di taglio dei blocchi
Particolare di perforatrice nelle fasi di taglio della roccia
[Santoro]:“Per lo più viene utilizzata la tecnica del filo diamantato, la più ricorrente nelle operazioni estrattive odierne. Ogni fetta di montagna, ogni angolo viene trattato con delle perforatrici: si procede con un foro in verticale più ampio da 27 cm circa e due in orizzontale, convergenti in un punto ben preciso. Sui fori ottenuti vengono introdotti fili ricoperti di perle diamantate. Grazie ad una macchina e ad un volano capaci di far scorrere il filo diamantato a circa 200 km orari, la roccia viene progressivamente segmentata”.
Sega per squadratura dei blocchi marmo
goWEM!: “Che tipologia di marmo producete? Quali sono le caratteristiche principali rispetto ad altri segmenti presenti sul mercato?”
[Santoro]:“Il nostro è un calcare puro e produciamo in primis il perlato di Sicilia e il Perlatino, che fino a pochi anni fa sono state fra le tipologie di marmo più utilizzate al mondo dal punto di vista quantitativo, oltre che qualitativo. Le nostre produzioni comprendono anche il Green Wave, il Mediterranean Ivory e il Nerello di Custonaci”.
Nel pellegrinaggio lungo i sentieri della cava parliamo anche di trend commerciali. Gli ultimi anni hanno cambiato le mode nel mondo. Il consumatore finale che utilizza il marmo per uso casalingo adesso mostra maggiore apprezzamento per i marmi bianchi e grigi. Lo stesso vale per le amministrazioni pubbliche negli arredi urbani.
Questo sta determinando una flessione del coefficiente di penetrazione della Santoro Marmi nel panorama mondiale, sebbene il Perlato Siciliano rimane sempre assai richiesto, per la realizzazione di pavimentazioni e rivestimenti, tanto in abitazioni private che in luoghi di culto e aggregazione.
Escavatore con ripper in azione
goWEM!: “In termini geografici, quali mercati servite?”
[Santoro]:“Sicuramente tutto il Medio Oriente e l’oriente tutto. Tutto il Nord Africa, l’Africa Centrale e il Sud Africa. Copriamo gran parte d'Europa e le due Americhe, quindi a parte in Oceania dove siamo presenti a macchia di leopardo, effettuiamo vendite regolare su quattro continenti”.
Parli di cave, parli di marmo, sovvengono alla mente luoghi e produzioni famose nel mondo, come il marmo di Carrara estratto nelle Alpi Apuane. Ci chiediamo se in generale vi siano similitudini orografiche e di processo con la cava di Custonaci in cui ci troviamo.
[Santoro]:“La similitudine sta nel prodotto, il marmo. Ma le differenze sono abissali: in primis la conformazione della montagna e quindi della roccia. Noi operiamo in cave dove è consentita la coltivazione solo a cielo aperto, non possiamo operare in galleria. Altrove sì".
In tal senso le nostre sono scenicamente meno suggestive ma mi si consenta di dire che sono decisamente più sicure per gli operatori in cantiere. Ne sono felice.
Escavatore con punta spaccaroccia in azione
goWEM!: “C'è qualche esempio in Europa o nel mondo simile alla cava di Custonaci?”
[Santoro]:“Sicuramente sì. Però è molto più facile trovare una cava di dimensioni estremamente ridotte rispetto alla nostra. Per questo ho ragione di credere che quella di Custonaci sia tra le più grandi del sud Italia e quindi anche dell'Italia stessa”.
goWEM!: “In galleria o a cielo aperto, la vita in un cantiereimponente come questo è scandita da un viavai di mezzi che muovono e trasportano materiali di ogni tipologia, forma e grandezza. Che macchine si adoperano per questa tipologia di roccia?”
[Santoro]: “Noi utilizziamo soprattutto dei grandi bulldozer gommati, escavatori dotati di ripper, benne e martelli spaccaroccia. La nostra flotta si completa poi con i classici mezzi per il movimento terra. Per una questione di affidabilità e assistenza nel territorio, ci affidiamo ad aziende leader come Volvo e Caterpillar”.
Macchina in azione per lo spostamento dei blocchi di marmo in cantiere
Dalla cava godiamo di una vista meravigliosa sulla vallata e sui collegamenti che annettono le contrade Chiova - Bella zita ai principali assi stradali e autostradali. Sono i vicini porti di Palermo e Trapani le mete dei containers che contengono il marmo Santoro. Giunti in queste destinazioni i carichi vengono immessi in navi classe FIDES, che migreranno il prodotto finito nelle navi oceaniche tramite il porto di La Spezia, solitamente.
Un viaggio che può durare settimane ma che garantisce un prodotto di alta qualità ai mercati globali. Quegli stessi mercati che stanno ancora assorbendo lo shock della pandemia da Covid-19.
La sofferenza imprenditoriale registrata in altri settori non ha risparmiato quello del marmo.
Fase di carico dei blocchi per il trasporto in stabilimento
[Santoro]: “Abbiamo sofferto e soffriamo tuttora. Al di là del fermo che tutte le aziende sono state obbligate a rispettare, è stato un disagio veramente molto grande, un danno ingente".
"I costi sono aumentati con cifre esagerate: dall’energia al carburante a qualsiasi tipo di materiale metallico, con rialzi anche nell’ordine del 400% in più per alcune voci di spesa. Nonostante fossimo riusciti a rincarare il nostro prezzo di vendita del 10% in alcuni casi, quasi tutti i costi vivi erano comunque raddoppiati, pertanto la situazione era inevitabilmente complicata. Oggi va meglio sebbene non è il nostro miglior momento".
Siamo costretti ad essere ancora più bravi, più preparati, più allenati e più forti nel cercare di contrastare questo periodo che ormai dura da cinque anni
goWEM!: “E quindi cosa ti aspetti dall’immediato futuro?”
[Santoro]:“Potrebbe sembrare brutto ciò che dico, perché sono sempre un ottimista. Ad oggi nessuno ti impedisce di sognare, ma se vuoi essere razionale puoi programmare i prossimi tre-sei mesi secondo me".
"I cambiamenti, le evoluzioni e gli sconvolgimenti sono talmente repentini, rapidi e imprevedibili che diventa difficilepensare oltre. Noi contiamo di traghettare i nostri figli: mio figlio ha 10 anni e auspico di potergli garantire una prosecuzione dell’attività per i prossimi 50 anni, se lo vorrà”.
D’altronde la Santoro Marmi fonda le proprie radici su una genuina conduzione familiare.
[Santoro]:“Noi siamo alla quarta generazione, perché il figlio di mia cugina lavora in azienda all’età di 29 anni. Mio figlio ha 10 anni e vuole fare lo youtuber o lo scienziato, quindi al momento è davvero difficile ipotizzare il suo futuro. È chiaro che se lui lo vorrà e le condizioni lo permetteranno, tenterò di traghettarlo nella gestione di questa attività comunque molto affascinante”.
Prima di congedarci, chiudiamo il nostro prezioso scambio con Alberto Santoro laddove avevamo iniziato, ovvero la storia di questo mestiere.
L’accavallarsi delle generazioni potrà testimoniare ai posteri come l’evoluzione dell’attivitàestrattiva, nata grazie al duro lavoro manuale dei nostri avi, proceda di pari passo con l’avvento delle nuove tecnologie a servizio degli operatori.Questa progressione temporale scalfisce nella roccia il ricordo affascinante e lontano di un mestiere che fu e che lasciamo descrivere saggiamente al nostro interlocutore come degna chiusura del nostro incontro.
[Santoro]:“Le differenze con il passato ci sono e sono fortunatamente abissali. Tanti anni fa si tagliava la roccia con il filo elicoidale e la sabbia".
Una differenza sostanziale
La sabbia, smerigliando, grattava il marmo e il grado di aggressione alla montagna consentiva una progressione di uno, due centimetri ogni ora. Adesso si può penetrare fino ad un metro e mezzo all'ora.
"Mio papà puliva la cava con la caldarella e la carriola. Adesso ci sono i bulldozer e con ogni colpo di benna riusciamo a caricare anche otto metri cubi di materiale.
Questo dato descrive meglio di qualsiasi racconto cosa significava “estrarre”il marmo in passato”.