Il mescolatore è da sempre croce e delizia di chi lavora nel settore dei conglomerati cementizi. L'abitudine al suo impiego nei grandi impianti fissi stenta ancora oggi a decollare nel nostro paese, preferendo utilizzare ancora la miscelazione nella botte dell'autobetoniera.
In una macchina come la Blend è invece il componente fondamentale perché, senza la sua presenza, tutto l'impianto non avrebbe ragione d'esistere. Anche in questo caso la semplicità è stata la guida di tutto il processo di progettazione e costruzione.
Realizzato con una guaina in gomma a forma di canaletta, può essere facilmente pulito in pochi minuti in modo molto semplice ed efficace. Blend ha prestato grande attenzione a questa fase, vero tallone d'Achille dei mescolatori, perché da qui deriva tutta l'efficienza dell'impianto. Ed è anche un vero problema culturale fra gli addetti ai lavori italiani nel settore.
La coclea ha un elicoide con una forma aperta studiata per ottimizzare la miscelazione del conglomerato sulla base della lunghezza complessiva del mescolatore. La dimensione è, ovviamente, legata alla larghezza massima di allestimento limitata dal Codice della Strada.
L'esperienza di Blend ha ottimizzato dosaggi, velocità di rotazione della coclea e zone di carico di acqua, cemento, additivi e inerti in modo da avere un impasto perfettamente rispondente alla ricetta una volta raggiunto l'imbocco di scarico.
Una messa a punto non banale che rappresenta il vero punto di forza degli impianti mobili Blend.
Il difficile sta nel mettere a punto un mescolatore che sia in grado di essere efficiente sia con dei conglomerati cementizi sia bituminosi a freddo. In che modo?
Sperimentando diverse soluzioni, provandole e dialogando in modo continuo con chi usa la macchina ogni giorno, con una filosofia che è alla base, non ci stancheremo di ripeterlo, della progettazione delle Blend.
L'ingresso degli ingredienti nel mescolatore non è quindi casuale ,ma segue una logica che vede, nell'ordine, acqua, additivi, cemento e inerti. Che diventano emulsione, additivi e inerti nel caso dei conglomerati bituminosi a freddo.
Questo perché nella prima parte del mescolatore i leganti si miscelano con acqua/additivi, si uniscono in seguito agli inerti che, alla fine del percorso, formano una composizione omogenea e pronta per la posa. Questo processo di progettazione include ovviamente anche forma e dimensione della coclea, diametro e lunghezza del trogolo (l'involucro in cui ruota la coclea) che sono stati ottimizzati per il risultato finale.
Non è infatti banale avere un funzionamento che faccia in modo che gli ingredienti siano mescolati in modo efficiente e, al contempo, vi sia un flusso continuo in uscita.
Un risultato operativo che media fra i classici mescolatori dei grandi impianti fissi e il mescolamento all'interno delle botti delle betoniere e rappresenta una efficiente soluzione per il target delle Blend.
Il sincronismo di tutti i movimenti e i flussi che garantiscono i corretti dosaggi è controllato elettronicamente sulla base di ogni singola ricetta.