Un libro bianco “concreto”

Nella cornice raccolta ed elegante della Sala Montenapoleone dell’Hotel Gallia di Milano, Federbeton, la federazione confindustriale delle associazioni della Filiera del Cemento, ha presentato il suo Libro Bianco, emanazione della “Fabbrica delle Idee”, una due giorni di brainstorming organizzata nel corso dell’ultimo SAIE di Bologna, che, coinvolgendo oltre un centinaio di figure professionali di diversa estrazione culturale e lavorativa, si poneva l’obbiettivo di selezionare proposte ed idee innovative atte a rilanciare il settore delle Costruzioni nel nostro paese.

Introducendo la presentazione, Sergio Crippa, il presidente di Federbeton, a fronte di una situazione congiunturale in cui il nuovo Codice Appalti potrebbe cambiare finalmente in modo radicale il contesto operativo per tutta la filiera delle costruzioni, si è augurato che la pubblicazione di questo libro bianco contribuisca ad avviare questo processo di riforme strutturali che possano finalmente aprire un nuovo ciclo dell’edilizia italiana.

Un patto su qualità e innovazione

Due sono stati gli elementi più volte sottolineati durante la presentazione del libro bianco: la qualità e l’innovazione, fattori che nella proposta di Federbeton dovrebbero innervare tutti i passaggi operativi della cantierizzazione, rendendone l’organizzazione più efficiente e sicura, come confermato anche dalle parole degli altri speaker dell’evento: Francesco Karrer, ex presidente del Consiglio Superiore dei LLPP, e Piero Torretta, presidente di UNI, l’ente nazionale di unificazione che raccoglie le attività normative di industria, commercio e terziario (esclusi i settori elettronico ed elettrotecnico).

Altro tema portante il riuso delle aree dismesse come alternativa al consumo di suolo

Le proposte più significative raccolte nel libro e riassunte nell’incipit degli atti dell’evento riguardano innanzitutto il lancio, sarebbe più corretto dire rilancio, del concetto di industrial compact nelle costruzioni, che, ci perdonerete ma noi di Gowem! amiamo essere didascalici, tradotto letteralmente significa “patto industriale”, ossia l’accordo tra tutte le parti in causa, dall’ente appaltante al progettista, dal fornitore di materiali all’impresa, dal noleggiatore al produttore macchine, per la condivisione di un piano industriale di settore che porti alla realizzazione delle opere con l’intento di unire l’utile, cioè il profitto per le parti in causa, al dilettevole per chi dovrà fruire dell’opera.

La via francigena della rigenerazione urbana

Sono otto le ulteriori proposte emerse dalla Fabbrica delle Idee; c’è ad esempio la richiesta di creare un’agenzia per la rigenerazione urbana, sul modello della francese Agence nationale pour la rénovation urbaine (ANRU), che dal 2003, avendo a disposizione risorse finanziarie ed economiche, sviluppa le nuove politiche di urbanizzazione con l’obbiettivo di includere i nuovi quartieri nelle città, introducendo un mix sociale nell’habitat e garantendo al suo interno una diversificazione efficiente di attività commerciali, economiche, culturali e del tempo libero.

Terzo tema fondamentale l'accorpamento dei permessi per la demolizione di edifici obsoleti e quelli per la loro ricostruzione

 

Strettamente legato alla rigenerazione urbana, un altro passaggio significativo riguarda la richiesta di una politica più incisiva nella gestione del consumo, o meglio del riuso del suolo, con la richiesta di una variazione normativa che permetta di realizzare interventi di rigenerazione agendo in continuità tra la demolizione degli edifici obsoleti e la ricostruzione, approntando strumenti più snelli come l’accorpamento dei due permessi relativi alle suddette attività.

Sempre connessi al riuso del suolo ed alla rigenerazione urbana sono anche altri elementi posti in evidenza dal libro bianco, quali la definizione di un incentivo alla rottamazione degli edifici obsoleti, in particolare quelli nelle zone ad alto rischio sismico, e lo sviluppo in verticale delle città sull’esempio di quanto sta avvenendo a Milano, con l’ovvio coinvolgimento dei progettisti quali contributori principali del rinnovo delle cosiddette “Skyline”.

Al di là del muro

Lo snellimento della burocrazia in senso lato è un altro dei punto chiave di questa pubblicazione: l’aggregazione dei diritti di proprietà o il coinvolgimento delle amministrazioni locali nell’individuazione delle aree su cui intervenire con le opere di recupero sono solo due esempi di semplificazione ed ottimizzazione dei tempi di passaggi obbligati anche se non strettamente legati alle attività vere e proprie di cantiere, ma quasi sempre causa indiretta dei ritardi nei tempi di consegna e della dispersione delle risorse. A livello legislativo si chiede invece la stabilizzazione dei cosiddetti bonus per le ristrutturazioni, rendendoli finalmente strutturali ove diretti al miglioramento dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale degli immobili.

Utilizzando una quasi inevitabile metonimia, la federazione del cemento auspica l’abbattimento dei muri culturali creatisi in questi ultimi anni con le varie associazioni di cittadini, che spesso si sono opposte all’utilizzo di questo materiale, bollandolo come uno dei nemici principali della sostenibilità ambientale, senza conoscerne l’importanza quando utilizzato ad esempio per la riduzione del rischio idrogeologico o per garantire la sicurezza sismica degli edifici.

Sim Sala BIM!

Abbiamo volutamente lasciato per ultimo il punto chiave riassunto nella definizione “Programmare la sostenibilità”, in quanto legato ad un evento che si svolgerà il prossimo 23 marzo, sempre sotto l’egida di Federbeton, in Assolombarda: la presentazione del BIM (Building Information Modeling), il sistema digitale nello specifico declinato alla gestione informatica dei materiali da cantiere che, dopo un periodo transitorio, diventerà obbligatorio per tutte le imprese della filiera del cemento e del calcestruzzo. Il BIM, sul quale la federazione punta moltissimo, dovrebbe consentire la razionalizzazione dell’utilizzo del materiale in cantiere, abbattendone i costi di gestione, di immagazzinamento e di manutenzione.

E’ chiaro che l’applicazione del BIM verrebbe ottimizzata se utilizzata in un contesto ancora più ampio che coinvolgesse tutti gli attori della filiera e l’intera fase di cantierizzazione, permettendo il controllo dell’intero ciclo di vita delle opere, attraverso la digitalizzazione dei processi, a partire dalla fase iniziale di esperimento degli appalti.


In continuità con l’operazione compiuta con la Fabbrica delle Idee, Crippa ha annunciato infine la creazione di un Comitato Scientifico, presieduto dallo stesso professor Karrer, che, operando all’interno di Federbeton, si pone l’obbiettivo di intercettare e dare corpo alle idee innovative emanate dalla filiera del cemento, condividendole e sviluppando progetti innovativi con le figure di spicco del mondo delle costruzioni, grazie all’affiancamento di un board composto anche da figure esterne.