2019: da Rizzani a De Sanctis le 50 imprese top nell'edilizia privata

L’affannosa attenzione da parte delle rappresentanze imprenditoriali e sindacali al mercato delle opere pubbliche, magnificata dal continuo dibattito sul nuovo codice dei contratti che dura - niente meno che - dal 2006, ha fatto sì che si perdesse di vista l’edilizia privata, un mercato in realtà più importante, anche se estremamente frammentato e di difficile lettura.

Questo, con un fatturato annuo di 100 miliardi, tra nuovo e recupero, rappresenta circa tre quarti del mercato totale delle costruzioni, di cui ovviamente la quota di interventi abbastanza significativi da interessare le imprese più grandi e strutturate è difficilmente quantificabile, ma sicuramente non supera il 5%.

Le 50 imprese di costruzione più grandi in Italia nell'edilizia privata [dati 2018]
Con una forte prevalenza, come è ovvio, nelle maggiori aree urbane e, come è prevedibile, nelle zone più ricche e industrializzate del Paese che purtroppo escludono ampiamente il Meridione.

Il 'Curvo'

A marzo 2019 a Milano CityLife si è svolta la tradizionale cerimonia di posa della bandiera italiana all’ultimo piano della Torre PwC, progettata dallo Studio Libeskind

Dai dati rilevati si legge una situazione nella quale le imprese sono sempre più in affanno non tanto per carenza di domanda quanto per una vera e propria “guerra dei prezzi”, che diventa ancor più accanita quanto più si restringe il mercato dei lavori pubblici e aumenta il numero di coloro che si rivolgono in alternativa all'edilizia privata.

La concorrenza 'imperfetta'

Coloro che lavorano in esclusiva hanno meno possibilità rispetto alle imprese che operano sia nel mercato privato che nelle importanti gare d'appalto pubbliche: parliamo ovviamente dei maggiori general contractors.

Inoltre, soprattutto tra le imprese di medie dimensioni, troviamo sinergie tra la promozione immobiliare e i lavori in conto terzi.
Una scelta che può pagare, in un contesto in cui il real estate è un business sempre più complesso, a condizione che l’impresa riesca a delimitare chiaramente l’attività finanziaria da quella industriale (sempre più divaricate sia come centri di costo che di ricavi).

Qualità e strategia

Si distinguono le imprese che cercano un vantaggio concorrenziale in progetti sfidanti non solo affrontando soluzioni tecnologiche innovative (eventualmente proprietarie) sia di prodotto che di processo, ma anche perseguendo sinergie con i progettisti.

Quello che invece ancora non si nota, in un mercato che non premia né le economie di scala né quelle di processo, sono le operazioni di “crescita esterna” anche perché le aziende sono spesso caratterizzate dal controllo familiare e non c’è interesse ad aprirsi a capitali terzi.

Problem? Solving!

L'imprenditoria ha spesso a che fare che una committenza privata non sempre capace di valutare le offerte;e soffre anche quando all’impresa è chiesto di coinvolgersi in forme di public-private partnership che non solo aumentano l’indebitamento, ma rischiano di inficiarne l’equilibrio economico a fronte di controparti pubbliche inaffidabili e rischi vari.
Realizzazione della nuova sede di Gazprom a Minsk (Bielorussia) per un importo di oltre 400 milioni di euro ad opera di Rizzani de Eccher

Altro problema è nei rapporti con il mondo bancario, la cui selettività nel concedere affidamenti richiede alle imprese una sempre maggior “forza contrattuale” e una sempre maggior capacità di spiegare i propri numeri e convincere delle proprie strategie.

Infine, in uno scenario nazionale di polarizzazione tra un vertice davvero internazionale come è quello di Progetto Italia e un eccesso di imprese medie, rischia di vedere nascere soggetti 'onnivori' (memori delle antiche partecipazioni statali) che potrebbero creare problemi alle imprese sane ed escluse, anche sconfinando nel mercato privato.

Il sogno nel cassetto

Aumentare la dimensione degli interventi: la sfida degli edifici grandi e complessi fa da spartiacque tra chi investe e si attrezza tecnologicamente e chi rimane indietro “andando sul sicuro”.

Qualificarsi, però, deve essere un passaggio graduale, per crescere anche nelle prestazioni, rafforzate in presenza di clienti che richiedono requisiti di partecipazione alle gare e criteri di valutazione delle offerte sempre più selettivi. 

Dal punto di vista contrattuale molto si può fare:
  • certificazione della committenza,
  • centralità del progetto,
  • qualificazione della progettazione,
  • congruenza delle fidejussioni e delle altre garanzie richieste,
  • chiarezza sui controlli, i collaudi e gli stati di avanzamento (e di conclusione) lavori.
Schema contrattuale tipo da proporre ai primari investitori immobiliari per indire le gare con clausole contrattuali inderogabili in tema di:
1) ultimazione,
2) collaudo,
3) ritenute,
4) garanzie,
5) consegna.

Lavoro all'estero: per molti ma non per tutti

Per chi è più qualificato diversificare all’estero diventa un must.
Con una strategia ovviamente cauta, graduale, selettiva e, se possibile, di alleanze (per evitare le “imboscate” della concorrenza locale), ma non motivata solo dalla volontà di crescita o dal bisogno di rimpiazzare il mercato domestico.

Ricordiamolo

Il “made in Italy” non è altrettanto vincente nei lavori quanto lo è nelle forniture - soprattutto nei complementi di arredo.

Per le singole aziende è raccomandabile:
1) porsi come general contractor con un ufficio tecnico che riesamini il progetto e il contratto e ne contesti ogni aspetto che non soddisfi;
2) diversificare nei servizi, a cominciare dal facilities management o global service;
3) specializzarsi nelle nuove tipologie di intervento: retail, alberghiero (inclusi studentati), terziario avanzato, impiantistica, …

...and the winner is?

Una 'piccola' premessa va fatta: una dozzina di imprese per riservatezza, hanno preferito non fornire le informazioni aggiuntive rispetto ai dati di bilancio ufficiali, tra le quali Salini Impregilo - quotata in Borsa e inserita in 'Progetto Italia'.

Diamantone

Diamond Tower è un grattacielo che sorge nel Centro Direzionale di Milano

Con tale assenza la prima in classifica è Rizzani de Eccher (436,2 milioni di fatturato in edilizia privata) e termina con De Sanctis Costruzioni (10,6 milioni): uno spettro dimensionale davvero ampio.

Inoltre, delle 50 imprese 16 dichiarano di realizzare tutto il fatturato 2018 in edilizia privata (Techbau, Impresa Percassi, Sa-Fer, Borio Mangiarotti, Nessi & Majocchi, Paterlini Costruzioni, Devero Costruzioni, Edile, Cds Costruzioni, Ricci, Mangiavacchi Pedercini, Mario Neri, Building, Giambelli, Guffanti A., Grassi & Crespi) mentre altre sette imprese dichiarano almeno il 90% del fatturato 2018 in edilizia privata e immobiliare.
Parliamo di Colombo Costruzioni, Setten Genesio, Costruzioni Generali Gilardi, Ediltecno Restauri, Smv Costruzioni, Cev e Tiemme Costruzioni Edili.

Seppure i tre poli principali siano in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, i big dell’edilizia privata si concentrano decisamente al Nord lasciando quasi del tutto spoglio il Sud Italia.  

Leader tra le regioni è la Lombardia sia numericamente (sono 17 le imprese lombarde in classifica) sia per fatturato 2018 (con un peso del 23,9 percento) sottolineando la primaria importanza del mercato milanese a livello nazionale, ma con imprese localizzate oltre che a Milano, a Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Mantova, Monza e Varese.

Per un edificio grande ci vuole una grande azienda

Nei soli due grandi progetti di committenza pubblica recenti, rappresentati da Palazzo Lombardia e dalla torre della Regione Piemonte, rispettivamente progettate dallo studio americano Pei-Cobb-Fried e da Massimiliano Fuksas, il ruolo delle imprese si è diversificato: per entrambi si sono costituiti dei consorzi di imprese, nei quali sono state coinvolte – tra le altre – Salini Impregilo e Cmb (nominalmente) nella torre milanese e Coopsette nuovamente con Cmb (rimasta ora sola a completare l’opera) nella torre torinese.

Ovviamente il mercato nazionale è di dimensione numericamente molto limitata ma presenta tuttavia delle specificità interessanti: committenza qualitativamente molto esigente e complessità progettuale e tecnologica delle realizzazioni creano certamente una palestra di prova sulla quale allenarsi per entrare, grazie al supporto di un portafoglio di realizzazioni nazionali, nel più ampio mercato internazionale.

È infatti all’estero che questo specifico segmento del mercato edilizio di pregio crescerà notevolmente, sulla scorta dei movimenti migratori intra- ed extra-nazionali che portano alla concentrazione della popolazione mondiale nelle aree urbane più attrattive, a discapito delle aree rurali e delle città minori.

Se il fenomeno potrà difficilmente venir intercettato dalle imprese italiane in mercati geograficamente (e culturalmente) lontani come l’Asia o già fortemente specializzati come quelli del Nord America (nonostante l’eccezione rappresentata da Pizzarotti che sta realizzando un hotel alto 100 metri a Manhattan) e dell’Europa Settentrionale, opportunità maggiori si possono presentare nei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo e, in alcuni casi, nel Sud America.
Pizzarotti sta costruendo il Marriott AC Hotel in una delle aree più prestigiose di Manhattan: una torre di 100 metri di altezza con una superficie totale di 15.000 mq

La vicinanza, storia e consuetudine “culturale” non sono gli unici fattori che possono fornire uno spunto di vantaggio alle imprese italiane, ma si possono aggiungere anche aspetti tecnici di rilievo.
La nostra forza:
  • una grande conoscenza del calcestruzzo (invece dell’acciaio),
  • una importante competenza sulle questioni simiche
  • una capacità di operare in climi caldi
possono segnare ulteriori punti a favore nell’esportare le conoscenze acquisite nella costruzione dei grattacieli italiani.

FONTE: Rapporto della società di ricerca Guamari, curata dal professor Aldo Norsa con la collaborazione del dottor Stefano Vecchiarino