L’Italia è un
museo a cielo aperto, dove ogni pietra racconta secoli di
storia e
cultura. Tra borghi medievali, palazzi rinascimentali e mura antiche, la conservazione del patrimonio architettonico non è solo un obbligo normativo, ma un atto di
responsabilità verso le future generazioni. In questo contesto si colloca l’intervento sul tratto delle
mura castellane lungo Via di Collazzi a Montepulciano, parte della seconda cinta medievale della città e sottoposta a vincoli storici e paesaggistici. L’obiettivo era duplice: garantire la
stabilità strutturale dei paramenti murari e preservare le visuali panoramiche che rendono unica la cittadina senese.
A tradurre in realtà le
complesse scelte progettuali è stata
>>Adriacos<< e su loro invito abbiamo visitato il cantiere. Dal coordinamento del cantiere alla gestione delle
maestranze specializzate, fino al controllo
qualità delle lavorazioni, Adriacos ha assicurato che ogni fase dell’intervento rispettasse i criteri conservativi e il contesto paesaggistico.
Sicurezza e conservazione: un equilibrio possibile
Grazie alla combinazione tra metodi tradizionali e tecnologie innovative – dai rilievi drone alle nuvole di punti, dalle chiodature selettive alle sottofondazioni su micropali – il cantiere ha potuto coniugare sicurezza e tutela del patrimonio.
Il contesto storico e paesaggistico
Il tratto delle mura di Via di Collazzi si inserisce nel cuore del centro storico di Montepulciano, un contesto vincolato ai sensi del
Codice dei Beni Culturali e del
Paesaggio e regolato dal
Piano di Indirizzo Territoriale. Le mura rappresentano un patrimonio stratificato: un paramento esterno in
bozze di arenaria e
calcare,
arconi in mattoni e
due torrini semicircolari, mentre la struttura interna presenta la classica
muratura “a sacco” con nucleo di materiale inerte legato da calce aerea.
Le
indagini diagnostiche preliminari, realizzate con rilievi drone e restituzione fotogrammetrica in nuvola di punti, hanno permesso di
mappare con precisione cedimenti e dissesti, classificati in undici settori funzionali. Le
criticità più rilevanti riguardano un importante settore completamente crollato verso valle, con
disconnessioni diffuse della fodera e
cedimenti di fondazione.
Coordinamento preliminare e integrazione dei dati
Adriacos, in fase preliminare, ha coordinato queste attività, assicurando che ogni rilievo fosse integrato con i dati geotecnici e strutturali, fondamentali per definire le successive operazioni di consolidamento.
L’intervento si è sviluppato con l’obiettivo di
preservare il più possibile i materiali storici, limitando le opere invasive alle esigenze strutturali imprescindibili. Il geom.
[Stefano Moretti], responsabile di cantiere di Adriacos ha sottolineato come la conoscenza approfondita del contesto murario e dei materiali fosse la chiave per un restauro compatibile: “Ogni pietra ha una storia, smontarla senza perderne
la memoria significa rispettare il manufatto”. L’
attenzione al paesaggio è stata centrale dal progetto al cantiere: il progetto non solo consolida le mura, ma mantiene intatte le visuali verso la Val di Chiana, un
vincolo tanto estetico quanto culturale.
Stefano Moretti
Stefano Moretti, Direttore di cantiere per Adriacos
Tecniche di smontaggio e recupero dei materiali
Dove il crollo aveva
compromesso la muratura, Adriacos ha adottato un approccio di
smontaggio selettivo. Il paramento esterno e la muratura a sacco retrostante sono stati
smontati con cura manuale,
catalogati,
puliti e
accatastati in vista del riuso. La ricostruzione avverrà rispettando l’andamento originario della cortina muraria, grazie alla nuvola di punti che ha
restituito la geometria originale del manufatto.
“Il recupero delle pietre non è solo un’
operazione logistica, ma una scelta conservativa – spiega
[Moretti] –.
Riutilizzare il materiale storico significa mantenere l’autenticità del manufatto, riducendo al minimo gli
interventi invasivi".
"In porzioni dove il crollo era totale, nuovi setti strutturali in
calcestruzzo armato fungeranno da
supporto invisibile alla ricostruzione, consentendo la posa delle fodere in pietra recuperata o integrata con travertino e calcare compatibili”.
Le
sottofondazioni, realizzate su micropali, trasferiscono i carichi alle quote portanti del sottosuolo,
limitando ulteriori cedimenti. I
micropali sono collegati ai setti verticali in calcestruzzo armato che costituiranno il
nucleo portante. Il collegamento tra materiali nuovi e storici è stato studiato per garantire
continuità strutturale e
compatibilità chimico-fisica, mentre sistemi drenanti con
strati di inerti e TNT proteggono la muratura dalle infiltrazioni.
Consolidamento delle murature esistenti
Nei settori ancora in elevazione, Adriacos ha applicato
tecniche di consolidamento mirate, combinando tradizione e ingegneria moderna. Le tessiture murarie sono state riannodate tramite
perforazioni puntuali e inserimento di
barre metalliche e
trefoli, ancorati con malta a bassa pressione per preservare la coesione delle pietre senza alterarne la superficie.
La tecnica del “cuci e scuci” ha permesso di
ricomporre le porzioni distaccate, affiancata da iniezioni diffuse di malta consolidante e stuccature con calce idraulica naturale, rispettando
permeabilità e
igrometria dei materiali storici. Nei casi più critici, l’applicazione di resine consolidanti è stata valutata solo puntualmente, compatibilmente con le prescrizioni della Soprintendenza.
[Moretti] sottolinea l’importanza del
controllo qualità in cantiere: “Ogni intervento è misurabile, documentabile e reversibile. Questo garantisce non solo
sicurezza strutturale, ma anche rispetto della
memoria storica".
Le barre filettate e i reticoli metallici, insieme alle reti superficiali temporanee, hanno permesso di stabilizzare le murature durante le operazioni di ricostruzione, mantenendo contemporaneamente l’integrità visiva della cortina.
Gestione delle scarpate e interventi paesaggistici
La
protezione del versante a valle ha richiesto la realizzazione di
terre armate, che stabilizzano i pendii e consentono la creazione di un percorso pedonale largo due metri. La
sottofondazione in calcestruzzo armato su micropali supporta la pavimentazione in terra battuta imbrecciata, coerente con il contesto rurale. La
balaustra in legno, con
pannelli di fibra di cocco, favorirà l’attecchimento di piante rampicanti autoctone, armonizzando l’intervento con il paesaggio circostante.
“Il restauro non è solo muratura, è anche
inserimento nel contesto – spiega
[Moretti] –. Ogni elemento è progettato per
minimizzare l’impatto visivo e
sensoriale, rispettando l’ambiente e le prescrizioni paesaggistiche”. La gestione dei materiali e delle attrezzature in cantiere ha seguito procedure di
protezione ambientale e logistica compatibile con la
conservazione delle scarpate, limitando l’impermeabilizzazione e garantendo la
sicurezza degli operatori, priorità questa fondamentale per Adriacos.
Le scelte dei materiali hanno seguito rigorosamente i
principi di compatibilità: malte di calce idraulica naturale per preservare
traspirabilità e
igrometria,
inerti selezionati per granulometria e durabilità,
pietre nuove sbozzate coerentemente con le tessiture esistenti. Elementi moderni, quali
micropali,
barre d’acciaio e
calcestruzzo armato, sono stati impiegati solo nelle
parti strutturali invisibili o
nascoste, preservando l’aspetto storico.
[Moretti] evidenzia come “la compatibilità dei materiali non è estetica, è chimica e fisica. Solo così si evita degrado prematuro e si garantisce
durata secolare”.
Monitoraggio e tracciabilità degli interventi
Le campagne di documentazione fotografica e topografica in corso d’opera hanno consentito di monitorare ogni intervento, assicurando trasparenza e tracciabilità nei confronti della Soprintendenza e del Comune.
Coordinamento e gestione del cantiere
Il ruolo di Adriacos si è articolato su due livelli:
esecutivo e gestionale. In fase preliminare, l’impresa ha coordinato rilievi, indagini complementari e logistica del cantiere, definendo
percorsi di movimentazione dei materiali e
sicurezza per operatori e pubblico. In fase esecutiva, ha gestito
smontaggi manuali, chiodature, perforazioni, iniezioni di malta, posa di micropali e setti in calcestruzzo armato, realizzazione di
sistemi drenanti e
terra armata, e ricostruzione delle
fodere in pietra.
Ogni operazione è stata documentata e verificata in corso d’opera. “Gestire un cantiere di restauro storico non significa solo costruire, ma farlo
rispettando il patrimonio,
il paesaggio e le normative – afferma
[Moretti] –. La pianificazione, la formazione delle
maestranze e il
controllo costante sono strumenti tanto importanti quanto la tecnica stessa”. La sinergia tra tecnici, Autorità di tutela e maestranze specializzate ha garantito la
corretta applicazione delle scelte progettuali e la
sicurezza dell’intervento.
Il risultato complessivo, una volta concluso l’intervento, sarà un segmento di
mura di Montepulciano stabilizzato e valorizzato, dove
sicurezza strutturale e
fruizione pubblica convivono. Il riannodamento delle tessiture, le sottofondazioni su micropali, i setti in calcestruzzo armato, i sistemi drenanti e le terre armate costituiscono un insieme integrato di tecnologie per garantire
durabilità e
resistenza, senza compromettere l’aspetto storico.
Il percorso pedonale a valle, la
balaustra vegetata e le
pavimentazioni compatibili consentiranno ai visitatori di fruire in sicurezza della storicità delle mura e del panorama circostante. Moretti evidenzia che: “ogni pietra riposizionata e ogni intervento invisibile hanno lo stesso valore: proteggere la storia, garantire la sicurezza e restituire un bene fruibile alla comunità”.
L’approccio organico, tra
conservazione strutturale e
paesaggistica, rappresenta un esempio di buona pratica per interventi su manufatti storici, dimostrando che il restauro può coniugare innovazione, sicurezza e rispetto del patrimonio.