Lo stadio di San Siro visto dall'alto e, alle spalle, l'area dell'ex Trotto in fase di demolizione (credits, GI.VO Company)
Per
>>Gi.Vo Company<< , azienda lodigiana di
Mulazzano, attiva sul
mercato milanese delle
demolizioni, degli
scavi e delle
bonifiche, l’abbattimento delle tribune dell’
ex ippodromo del trotto di Milano San Siro ha rappresentato un banco di prova importante.
Sia per i
contenuti tecnici dell’operazione di
demolizione che per la vastità della bonifica dei terreni (un’area di circa
130mila metri quadrati e
100mila tonnellate da smaltire), ma anche per l’importanza del
committente, il fondo
Invictus gestito da
Prelios per conto della società statunitense
Hines, uno dei più quotati
sviluppatori internazionali molto presente sulla piazza milanese.
Oggi, a
interventi di demolizione
conclusi - i lavori sono terminati un anno fa circa - e in attesa del
rilascio della certificazione di avvenuta bonifica, può iniziare l’operazione di
trasformazione urbanistica delle aree che in passato avevano ospitato le
corse di cavalli, a due passi dall’imponente stadio di
San Siro.
La fase iniziale di demolizione delle tribune dell'ex Trotto di San Siro (credits, GI.VO Company)
Dalla pista di trotto al nuovo quartiere
Sulle
aree dell’ex trotto, in base alle scelte del Piano di governo del territorio del comune di
Milano, sorgeranno
case a basso costo,
verde e numerosi
servizi pubblici.
La
trasformazione urbanistica delle aree, acquistate
tre anni fa da
Snaitech, renderà al Comune sei milioni di oneri, che il sindaco Sala intende destinare in parte ad alcuni
interventi di ricucitura urbana, contenuti nello studio d’area attorno allo stadio, denominato
Mosaico San Siro.
L'avvio della demolizione di uno dei vani scala e ascensore in cemento armato a servizio delle tribune (credits, GI.VO Company)
Il
progetto urbanistico, che segue il progetto di
fattibilità dello studio newyorkese
Kohn Pedersen Fox Associates, curato dall’architetto milanese
Leopoldo Freyrie, prevede di insediare
1.800 nuovi abitanti, realizzare
650 alloggi a canone convenzionato e destinare a verde un’area di
50mila metri quadrati, concentrati in un
parco lungo circa un chilometro: un anello verde con
700 nuovi alberi.
A completare il quadro degli interventi, verranno realizzate diverse
funzioni pubbliche: una
scuola materna, un
asilo nido, un
doposcuola, un
centro sportivo con palestra e campi di padel. Nelle ex scuderie, su via Rospigliosi, vincolate dalla Soprintendenza, nascerà un
mercato di quartiere con botteghe di vicinato.
Per la sola bonifica dei terreni, GI.VO Company ha lavorato in raggruppamento temporaneo con l'impresa Furia di Fidenza (Credits, GI.VO Company)
Le demolizioni delle strutture dell’ex trotto
In origine due avrebbero dovuto essere gli
appalti: uno per la
demolizione delle tribune, l’altro per gli
scavi e la
bonifica dei suoli; in un secondo momento, il committente ha optato per
un unico bando di gara, vinto da Gi.Vo Company, che per la sola
bonifica dei terreni ha lavorato in raggruppamento temporaneo con l’impresa
Furia di Fidenza.
Ampiezza tribune
Le tribune in fase di demolizione: erano lunghe 250 metri, alte 26 dal piano campagna e sotto le tribune vi era un piano interrato di 4metri e mezzo di altezza
Tempistiche
Il cantiere ha aperto ufficialmente i battenti nell'agosto del 2021, le demolizioni sono terminate nel maggio dell'anno successivo, nei tempi stabiliti.
Le quantità in gioco
Demolire le
tribune non è stato in gioco da ragazzi, vuoi per le
dimensioni, vuoi per l’importanza delle
strutture metalliche, vuoi per la presenza di
tre imponenti vani scala e
ascensore in cemento armato.
La fase finale della demolizione di uno dei vani scala e ascensore: al termine dei lavori sono state contate 34mila tonnellate di cemento e macerie (credits, GI.VO Company)
Il volume delle opere demolite, vuoto per pieno, superava i 145mila metri cubi, a cui si devono sommare i 26 mila dell’interrato (credits, GI.VO Company)
Per far capire la
consistenza dei lavori possono servire alcuni dati.Le tribune demolite avevano una lunghezza di
250 metri, erano alte
26 metri dal piano campagna e sotto le tribune vi era un
piano interrato di
4 metri e mezzo di altezza.
Nel complesso, il
volume, vuoto per pieno, superava i
145mila metri cubi, l’interrato
26mila. Al termine sono state contate
34mila tonnellate di cemento e macerie,
2.700 tonnellate di strutture in ferro e acciaio e
15mila metri quadrati di guaine bituminose rimosse.
Per la
riuscita dell’operazione si è rivelato fondamentale disporre di un
piano delle demolizioni studiato nei
minimi particolari, con un
cronoprogramma esecutivo dettagliato e un piano degli
approvvigionamenti e degli
smaltimenti che tenessero conto dell’esecuzione in contemporanea degli
scavi di bonifica e delle
opere propedeutiche necessarie.
Infatti, sotto le tribune erano presenti vari
areali da bonificare: ogni minimo
ritardo sul programma delle demolizioni avrebbe comportato un
ritardo ancor più consistente sulla conclusione dell’appalto generale.
Per le demolizioni GI.VO ha messo a disposizione numerosi escavatori e macchine da cantiere (credits, GI.VO Company)
Le macchine impiegate
Il
parco macchine e le
risorse messe in campo per la demolizione delle tribune sono stati di
tutto riguardo. Sono stati infatti impiegati
tre escavatori, di peso operativo variabile da
25 a
70 tonnellate, attrezzati di
bracci HRD fino a 32 metri;
tre escavatori da
15 a
35 tonnellate, tutti impegnati alle demolizioni e alla frantumazione delle strutture.
Armature principali
Ecco come si presentano le armature principali delle tribune durante le fasi di demolizione
Gi.Vo ha anche messo a disposizione e utilizzato due
escavatori da 50 tonnellate, attrezzati di
cesoie da 75 quintali per il taglio a terra delle
strutture in ferro e per una loro pezzatura “
pronto forno”,
tre escavatori di peso variabile da
2,5 a
8,5 tonnellate e due
mini-pale per le assistenze e le demolizioni minori.
In cantiere erano anche presenti
due piattaforme aeree semoventi da 45 metri e
tre gruppi ossitaglio,
due dumper articolati per la movimentazione interna dei materiali di risulta,
due autogrù da 160 e 200 tonnellate e, tra
operatori di macchina,
operai in assistenza e
tecnici, fino a
20 addetti contemporaneamente.
Due degli escavatori impiegati nelle demolizioni; uno dei bracci HRD arriva fino a 32 metri (credits, GI.Vo Company)
Gianpiero Volta
Gianpiero Volta, fondatore di Gi.Vo Company e direttore tecnico e commerciale dell'azienda (foto, Gi.Vo Company)
“Per ogni
tipologia di lavorazione e per ogni
dimensione degli elementi strutturali da demolire, in cantiere era presente una
macchina adatta - ci tiene a precisare
[Gianpiero Volta], fondatore, amministratore e direttore tecnico e commerciale di
Gi-Vo Company -. E questo per evitare di dover cambiare l’assetto della stessa o la sua attrezzatura".
"Fondamentale si è rivelata la
presenza fissa in cantiere di un nostro meccanico, costantemente impegnato nelle
manutenzioni ordinarie delle macchine e delle attrezzature, oltre che pronto per gli
eventuali interventi straordinari di riparazione”.
Un passo avanti
Per evitare di dover modificare l'assetto operativo e organizzativo, in cantiere, per ogni tipo di demolizione, era presente una macchina adatta al tipo di impiego
Le criticità affrontate
Diverse le
difficoltà incontrate nelle
operazioni di demolizione. La principale ha riguardato la presenza, incombente, dello
stadio Meazza, collocato a soli
sette metri di distanza dalle strutture da demolire e
separato solo dalla
strettissima via Dei Piccolomini, aperta al
passaggio pedonale oltre che ai mezzi di servizio allo stadio (le chiusure temporanee della strada sono state tutte coordinate con la società di gestione dell’impianto sportivo).
Conclusi i lavori sono stati quantificati 2.700 tonnellate di strutture in ferro e acciaio e 15mila metri quadrati di guaine bituminose rimosse (credits, GI.VO Company)
Lo stretto passaggio che divide le tribune dell'ex Trotto dallo stadio di San Siro (credits, GI.Vo Company)
La
seconda difficoltà, sempre di
carattere logistico, ha interessato la programmazione degli
eventi sportivi e
musicali, per i quali le
attività di cantiere dovevano essere
interrotte almeno otto ore prima dell’inizio degli stessi, lasciando le strutture residue in
totale sicurezza e la via Dei Piccolomini completamente sgombra, considerato il passaggio di
migliaia di persone.
Terza criticità, questa volta
tecnica, è dipesa dagli
spessori consistenti delle strutture in carpenteria metallica, soprattutto quelle poste alle quote maggiori.
Dal punto di vista
costruttivo, le strutture portanti delle tribune erano costituite da
carpenteria metallica, i vani ascensore e scala in
cemento armato, i solai in
lamiera grecata (con getto in calcestruzzo fortemente armato), i
tamponamenti e i vari
setti in laterizio e in
pannelli prefabbricati in
cemento armato, mentre le
gradinate erano costituite da elementi prefabbricati in
cemento armato appoggiati su una
struttura metallica. La copertura era invece costituita in
lamiera grecata, con isolante in poliuretano e guaina impermeabile bituminosa.
Gli spessori consistenti delle strutture in carpenteria metallica, soprattutto alle quote superiori, ha rappresento una criticità risolta con l'impiego di macchine e attrezzature adatte (credits, GI.VO Company)
Come previsto dal piano delle demolizioni le operazioni sono iniziate con una demolizione selettiva, finalizzata a mettere a nudo le strutture portanti in carpenteria metallica; diverse macchine hanno operato in sincronia
“Come previsto dal
piano delle demolizioni - continua
[Volta] - le operazioni sono iniziate con una
demolizione selettiva, finalizzata a mettere a nudo le
strutture portanti in
carpenteria metallica: partendo da nord in direzione sud, diverse macchine hanno
operato in sincronia occupandosi ognuna di un elemento costruttivo, operando sia da terra che dai solai, in modo da poter
avanzare fluidamente con più macchine".
"Contemporaneamente una
squadra di operai era destinata alla rimozione degli
strati isolanti dalla copertura, che venivano insaccati in
big bags e
calati a terra per mezzo di un’autogrù. Non appena una porzione di
strutture portanti di almeno
due campate veniva liberata, iniziava la sua demolizione, utilizzando
due metodologie d’intervento”.
La demolizione della zona interrata al di sotto delle tribune: un volume di 26mila metri cubi (credits, GI.VO Company)
La demolizione delle tribune minuto per minuto
Le
travi secondarie, comprese le
travi reticolari secondarie della copertura, sono state
demolite in opera utilizzando gli
escavatori con
bracci HRD attrezzati di
cesoie, mentre le
travi principali, i
pilastri e le
travi reticolari principali della copertura sono state
decostruite eseguendo dei
tagli a caldo di sezionamento, utilizzando un’attrezzatura ossitaglio, con squadre di
uomini portati in quota da piattaforme di lavoro elevabili fino a
45 metri.
Le
parti strutturali sezionate venivano
sostenute e poi
calate a terra da un’autogru, in un’apposita
area di stoccaggio, per poi essere cesoiate in pezzature trasportabili.
Sempre presenti
Altre fasi di demolizione delle strutture portanti delle tribune; in cantiere, tra operatori di macchina, operai e tecnici, erano sempre presenti una ventina di addetti
Le demolizioni lungo il lato dello stadio hanno posto diversi vincoli all'operatività dell'impresa (credits, GI.VO Company)
Le demolizioni delle tribune e della parte interrata sono state realizzate in sequenza (credits, GI.VO Company)
Tutta la
campata adiacente alla via Piccolomini è stata invece
completamente decostruita. In corso d’opera, oltre alle
verifiche strutturali, prima di procedere alla demolizione di
ogni elemento, sono state redatte delle
apposite procedure integrative al piano di sicurezza e demolizione.
Altro
fattore problematico delle operazioni di demolizione è stato rappresentato dalla presenza del
piano interrato, che si estendeva
oltre l’impronta dell’edificio fuori terra: considerato che le
strutture dell’interrato fungevano da
contrasto statico, la loro demolizione risultava impossibile se non prima di aver abbassato il resto della struttura fino al
piano campagna. Per cui, per avvicinarsi alle strutture alte con i
mezzi più pesanti dotati di bracci HRD, l’impresa ha prima eseguito
appositi calcoli strutturali e successivamente utilizzato delle
slitte in carpenteria metallica per la distribuzione dei carichi lungo le
travature secondarie.
Le operazioni sono iniziate con una demolizione selettiva, finalizzata a mettere a nudo le strutture portanti in carpenteria metallica: partendo da nord in direzione sud (credits, GI.VO Company)
Considerato che la
dismissione delle antenne da parte delle società di
telecomunicazioni è avvenuta con
tre mesi di ritardo rispetto ai
programmi, per non interrompere i lavori Gi.Vo ha
modificato il piano delle demolizioni in
corso d’opera. Si è così proceduto proseguendo le
demolizioni e la
decostruzione, lasciando in essere solo gli
elementi portanti e i
blocchi in cemento armato, ciò per garantire stabilità alla struttura residua.
Le travi secondarie sono state demolite in opera utilizzando gli escavatori con bracci HRD attrezzati di cesoie (credits, GI.VO Company)
Una volta
smontate le antenne, l’impresa di
Mulazzano ha completato la
rimozione della carpenteria metallica e terminato la
demolizione fuori terra dei restanti due blocchi in cemento armato, aggrediti contemporaneamente da due
escavatori con
bracci da 27 e 32 metri.La
demolizione dell’interrato è stata eseguita
in continuità con quella delle strutture fuori terra, in base agli spazi a disposizione.
Durante le
operazioni alcune macchine appositamente dedicate si sono occupate di
mantenere pulite le aree di lavoro, di ridurre il
volume delle macerie e della
carpenteria e di caricarle sui bilici per il
trasporto off-site verso gli impianti di recupero, mantenendo un
flusso in uscita costante, evitando eccessivi accumuli e stoccaggi.