Costruzioni: si cresce poco...ma si cresce

Gli indicatori sono chiari; i segnali sono tutti positivi.
 
Viviamo un periodo di ripresa stabile grazie soprattutto alla manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, che vale più del 73% dell'intera produzione del settore, con tassi di crescita costanti grazie alla presenza degli incentivi.

Ripresa degli investimenti e crescita del settore

Dal 2018 ogni comparto di attività è caratterizzato dal segno +.

Ma da questo momento, la vera sfida strategica è l’ambiente costruito.
Attenzione!

E' vero, ci sono segnali ai quali prestare attenzione, come il rallentamento delle erogazioni per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie (-7,9% nel primo semestre del 2019) o la flessione delle erogazioni di credito per gli investimenti in edilizia non residenziali (-18,5% nei primi sei mesi di quest’anno), ciononostante anche sulle stesse previsioni per il prossimo anno vi è tra gli analisti del settore consenso: i prossimi tre anni, se non emergono situazioni di crisi esogene alle costruzioni, potranno essere caratterizzati da una ripresa stabile dell’edilizia e delle opere pubbliche.

Meglio prevenire che curare

Le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, continueranno a crescere con i tassi di crescita costanti superiori all’1,5% e inferiori al 2% all’anno.

Un’attività costante, se rimarranno attivi gli incentivi fiscali, che nel periodo 2013-2019 hanno alimentato oltre 28 miliardi di euro di lavori all’anno.

Cannibalizzazione degl incentivi

Sarebbe forse più opportuno disporre di un disegno strategico, di un’azione finalizzata alla definizione di linee coerenti e integrate di politica industriale, più che per le costruzioni, per l’ambiente costruito in senso generale

Nuovo e rinnovo

Le nuove costruzioni residenziali e non residenziali sono tornate a crescere, i livelli di produzione sono bassissimi, ma il rapporto tra domanda e costruito è cambiato, non è più quello del passato

Per ciò che concerne gli investimenti nelle nuove costruzioni, in effetti, le previsioni di Cresme indicano, sull’anno precedente, un segno più per il periodo 2020-2024 (+3,7%; +2,6%; +1,7%; +0,1%; 0%). Idem per gli investimenti nell’attività di rinnovo: +1,8% nel 2020; +1,7% nel 2021; +1,7% nel 2022; +1,4% nel 2023; +1,4% nel 2024.

Ma ci sono altre varianti.
Le dinamiche demografiche disegnano un paese in calo di popolazione, ma disegnano anche flussi di emigrazione interna che si concentrano nelle aree di maggior capacità attrattiva e capaci di vincere la sfida competitiva in atto tra città e città, tra territori e territori, tra città e territori. Nei prossimi vent’anni la popolazione in età scolastica italiana passerà da 10,4 milioni di oggi a 8,6.

La legge della domanda e dell'offerta

Nei prossimi anni la questione abitativa diventerà una questione di relazione tra luoghi di concentrazione della domanda, per cui servirà nuova produzione edilizia, e luoghi di abbandono.
Per entrami i fronti il nodo sarà comunque rappresentato dalla manutenzione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente: per rilanciare la competizione, per evitare il degrado. La strada del futuro per l’edilizia italiana è – e sarà – sempre più quella della qualità e non della quantità.

I dati elaborati dal Cresme descrivono la crescita delle opere pubbliche per il triennio 2018-2020 con dinamiche migliori rispetto alle previsioni del novembre dello scorso anno.

Una crescita dipesa dalla sensibile ripresa degli investimenti dei principali gestori delle reti infrastrutturali, nazionali e locali a partire dal 2018 e dagli enti della pubblica amministrazione, in particolare i Comuni, dal 2019.

La crescita è spinta dalle nuove ingenti risorse pubbliche messe a disposizione del settore nel quadriennio 2016-2019.  


La crescita degli investimenti è da ricondurre principalmente nell’accelerazione della spesa per investimenti infrastrutturali di Rfi, dei gestori privati della rete autostradali e dei gestori nazionali e locali delle reti energetiche e idriche, mentre la crescita degli investimenti del 2019 è dovuta alla ripresa della spesa per investimenti degli enti locali e al consolidamento della crescita dei gestori di infrastrutture pubbliche o di pubblica utilità.

Ma se è vero che il settore delle costruzioni sta lentamente uscendo dalla più grande crisi della sua storia, non si non può considerare che il mercato si è ridimensionato, è profondamente trasformato e appare in crisi di immagine.

Speculazione, consumo di suolo, corruzione, abusivismo, rendita , errori, ritardi, varianti sono tutte parole che hanno nei decenni disegnato uno scenario negativo che corre il rischio di non far comprendere la sfida strategica che l’ambiente costruito è oggi chiamato a giocare nella storica fase ambientale e socio-economica che stiamo vivendo.

I numeri della crisi

La crisi di questo decennio ha visto morire 100.000 imprese, uscire dal lavoro 600.000 persone impiegate nell’attività diretta e 200.000 in quella dello stretto indotto

Il settore pubblico cresce in tecnologia

L’analisi dei bandi di gara, consente di dire che nel 2019 la domanda di servizi di progettazione, dopo una lunga fase di crescita progressiva e generalizzata, rallenta nel numero, ma continua a crescere negli importi.

I dati dell’Osservatorio Cresme sui bandi e sulle aggiudicazioni di servizi di architettura e ingegneria, tra il 2013 e il 2018 dicono che sono cresciuti del 141% e l’importo messo in gara del 188%.
Il numero dei bandi passa da 4.193 a 10.096; l’importo da 501 milioni a oltre 1,4 miliardi. La fase di crescita più importante è avvenuta nel 2017 e nel 2018. Nei primi 10 mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, si osserva un rallentamento del numero di bandi (-8,3%) ma non dell’importo che al contrario continua a crescere (+22,7%).

Nel 2019 prosegue la domanda di servizi di progettazione che prevedono l’utilizzo di metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, in cui rientra il bim (building information modeling).




Si è passati da circa 30 bandi nel biennio 2015-2016 a 103 bandi nel 2017 e poi a 304 bandi nel 2018, il triplo del 2017.


In crescita anche l’importo dei bandi. Nel 2018 l’ammontare delle gare di progettazione in bim è salito a 242 milioni di euro, nel 2017 erano stati 117 milioni. Il trend di crescita dei bandi bim sembra destinato a consolidarsi nel 2019 considerando che nei primi dieci mesi si osservano tassi di crescita del 20% per numero e importo, in linea con la crescita totale dei bandi di progettazione.

La distribuzione dei bandi bim per classe di importo degli incarichi evidenzia una maggiore concentrazione tra i grandi incarichi di importo superiore a 200 mila euro.

Nel 2019 questa tipologia di incarichi è rappresentata da 146 bandi (il 71% della domanda) dell’importo di circa 152 milioni (il 96% del mercato). Tutte le aree geografiche vedono l’utilizzo del bim.