Ci sono opere che si sviluppano in superficie, tra escavatori, gru e autocarri. Altre, invece, prendono forma lontano dagli occhi di chi passa, sotto decine o centinaia di metri d'acqua, dove la precisione progettuale conta più della forza e dove ogni lavorazione deve confrontarsi con un ambiente che non concede errori. È il caso del
nuovo sistema fognario sublacuale del
Lago di Como, un intervento promosso da
>>Como Acqua<< che rappresenta uno dei più importanti investimenti degli ultimi anni per l'ammodernamento delle infrastrutture idriche del territorio.
Con un investimento di
12,1 milioni di euro, il progetto prevede la realizzazione di
oltre 11 chilometri di nuove condotte in polietilene ad alta densità (PEAD PE100) distribuite tra i tratti Tavernola–Como, Como–Blevio e Blevio–Torno, destinate a sostituire infrastrutture ormai giunte al termine della loro vita utile e a
mettere in sicurezza il collettamento dei reflui lungo la sponda occidentale del Lario. Le nuove tubazioni raggiungeranno profondità fino a
250 metri, una quota che rende questo intervento uno dei più impegnativi oggi in corso nel panorama nazionale delle opere sublacuali.
Per affrontare una sfida di questo livello servono competenze che vanno ben oltre quelle richieste da un normale cantiere civile. Ed è qui che entra in gioco
>>Adriacos<< , protagonista delle
lavorazioni marittime e
subacquee più specialistiche. L'azienda mette in campo un patrimonio di esperienza maturato nelle opere idrauliche e offshore, coordinando rilievi batimetrici, preparazione del fondale, posa delle condotte, movimentazione mediante pontoni e controlli strumentali lungo tutto il tracciato.
“Quando si lavora a profondità di questo tipo il
margine di errore è praticamente nullo”, spiega il
[Maurizio Peresson], direttore tecnico di Adriacos. “Ogni fase viene
pianificata nei minimi dettagli: prima si conosce il fondale, poi si prepara il tracciato e solo allora si procede con la posa della condotta. Tutto deve avvenire secondo una sequenza perfettamente controllata”.
Più affidabilità, meno rischi per il territorio
L'obiettivo finale va oltre la semplice sostituzione di una rete esistente. Il nuovo collettore consentirà infatti di eliminare una delle principali criticità del sistema fognario lariano, riducendo il rischio di guasti e di sversamenti accidentali nelle acque del lago e garantendo maggiore affidabilità a un'infrastruttura essenziale per il territorio.
Perché rifare una rete che corre sul fondo del lago
Molte delle infrastrutture idriche che oggi garantiscono il funzionamento delle nostre città sono invisibili. Rimangono nascoste per decenni, fino a quando il tempo, l'
usura e le
mutate esigenze del territorio rendono inevitabile un intervento di sostituzione.
È esattamente ciò che è accaduto lungo la sponda occidentale del Lago di Como. La
condotta realizzata negli anni Ottanta tra Tavernola e Como, costruita in
cemento-amianto, ha progressivamente mostrato i limiti di una
tecnologia ormai superata. Le frequenti rotture registrate negli ultimi anni hanno provocato
infiltrazioni,
dispersioni e
interventi di manutenzione sempre più complessi, con inevitabili ripercussioni sia sul servizio sia sulla viabilità urbana, spesso interessata da cantieri d'emergenza in aree particolarmente sensibili come quella di Villa Olmo.
La scelta progettuale è stata quindi quella di non limitarsi alla riparazione delle tratte più degradate, ma di
ripensare completamente il sistema di collettamento. Le nuove condotte in
PEAD PE100, con diametri compresi tra
DN315 e
DN400, offriranno maggiore resistenza meccanica, elevata durabilità e un comportamento ottimale anche nelle condizioni di esercizio tipiche delle grandi profondità lacustri.
Ma rifare una rete sublacuale non significa semplicemente sostituire un tubo con un altro. Significa progettare un'infrastruttura capace di
convivere con un fondale che cambia continuamente, con forti pendenze, depositi sedimentari, massi affioranti e profondità che raggiungono quote normalmente associate ai cantieri offshore. Per questo motivo ogni scelta progettuale è stata preceduta da un'
approfondita campagna di indagini geofisiche e
batimetriche, indispensabile per conoscere con precisione il percorso che la nuova condotta dovrà seguire ancorata sul fondo del lago.
Prima della posa, la conoscenza del fondale
Se in un'infrastruttura terrestre il primo passo consiste nel
rilievo topografico dell'area di intervento, in un'opera sublacuale il lavoro inizia molto prima dell'arrivo delle condotte. Prima di poter posare anche un solo metro di tubazione è necessario
conoscere in dettaglio il fondale del lago, ricostruendone geometria, morfologia e caratteristiche geologiche con un livello di precisione dell'ordine dei centimetri.
Per il nuovo collettore del Lago di Como è stata predisposta una
campagna di indagini tra le più complete mai realizzate in un'opera di questo tipo. Il tracciato è stato rilevato mediante sistemi
Multibeam Echo Sounder (MBES) per la ricostruzione tridimensionale del fondale,
Side Scan Sonar (SSS) per individuare eventuali ostacoli superficiali,
Sub Bottom Profiler (SBP) per analizzare gli strati sedimentari sottostanti e
ROV (Remotely Operated Vehicle) equipaggiati con telecamere ad alta definizione per l'ispezione diretta delle aree più critiche. Tutte le informazioni vengono poi integrate con sistemi di posizionamento satellitare
GNSS e con il
Dynamic Positioning (DP) delle unità nautiche, indispensabile per mantenere il pontone perfettamente stabile durante le operazioni di lavoro
“La vera costruzione dell'opera comincia con la
conoscenza del fondale”, spiega il
[Maurizio Peresson]: “Prima ancora di mobilitare le attrezzature dobbiamo sapere con precisione dove si trovano
affioramenti rocciosi,
depositi di sedimenti,
cambi di pendenza o
eventuali interferenze. Solo così possiamo definire il tracciato ottimale della condotta e programmare ogni fase della posa”.
Per Adriacos questa fase rappresenta il
punto di partenza dell'intero cantiere. Le informazioni raccolte consentono infatti di pianificare gli scavi localizzati, definire i punti di appoggio e predisporre tutte le lavorazioni successive con la massima sicurezza.
Una logistica che naviga: il cantiere si sposta sull'acqua
Costruire un'infrastruttura
lunga oltre undici chilometri senza poter utilizzare strade di cantiere rappresenta una
sfida organizzativa che pochi interventi in Italia possono vantare. Sul Lago di Como la logistica diventa infatti parte integrante del progetto.
Le tubazioni in
PEAD PE100, fornite in barre e successivamente saldate in tratti di lunghezza adeguata alle operazioni di posa, vengono movimentate attraverso
pontoni operativi e
mezzi nautici appositamente attrezzati. Ogni trasporto richiede una
precisa pianificazione, perché il materiale deve arrivare nell'area di lavoro secondo una sequenza perfettamente coordinata con le
operazioni di saldatura,
assemblaggio e
immersione.
Le sfide operative di un cantiere sul lago
A differenza di quanto accade in mare aperto, il contesto lacustre impone ulteriori attenzioni. Il traffico delle imbarcazioni, le variazioni meteorologiche improvvise e la particolare morfologia delle sponde richiedono un costante coordinamento tra le squadre di cantiere e gli enti che gestiscono la navigazione sul lago.
“La
logistica è una delle componenti
più complesse dell’intervento", osserva il direttore tecnico di Adriacos. “Ogni fase deve essere
sincronizzata: pontoni, gru, mezzi di appoggio e squadre operative lavorano come un unico sistema. Una
variazione nelle condizioni meteo o nella navigazione può
modificare completamente la programmazione della giornata”.
L'organizzazione del cantiere diventa così un
esercizio di precisione, nel quale competenze nautiche e ingegneria civile si fondono in un'unica attività operativa.
Posa in alto fondale: una sfida da 250 metri
È il numero che meglio racconta la complessità dell'intervento:
250 metri di profondità. A questa quota la posa della condotta assume caratteristiche che avvicinano il cantiere del Lago di Como alle lavorazioni tipiche dell'offshore più che a quelle di una tradizionale infrastruttura idraulica.
La
tubazione viene progressivamente accompagnata verso il fondo attraverso una
sequenza controllata di operazioni, durante le quali peso proprio, galleggiabilità, raggi di curvatura e tensioni meccaniche devono rimanere costantemente entro i limiti previsti dal progetto. Per garantire la
stabilità della linea, il progetto adotta un sistema di
corpi morti prefabbricati in calcestruzzo, preferito agli ancoraggi puntuali perché in grado di distribuire meglio i carichi e ridurre le sollecitazioni localizzate sulla condotta.
Durante la discesa ogni fase viene monitorata mediante
rilievi strumentali e
ispezioni con ROV, verificando che il tubo mantenga il corretto allineamento e si adagi sul fondale secondo il profilo progettuale.
“La posa è il momento in cui convergono mesi di preparazione”, conclude
[Peresson]che sottolinea: “Quando una condotta deve raggiungere
profondità così elevate non esiste spazio per l'improvvisazione: tutto è stato verificato, simulato e controllato prima dell'inizio delle operazioni".
Il successo dell'intervento dipende dalla capacità di eseguire ogni passaggio con assoluta precisione.
Proteggere la condotta: stabilità, durabilità e sicurezza sul lungo periodo
Una volta completata la posa, il lavoro non è affatto concluso. Affinché una condotta destinata a operare per decenni a profondità che possono raggiungere anche i 250 metri possa garantire
affidabilità e
continuità di servizio, è necessario assicurare la sua
perfetta stabilità sul fondale e proteggerla dalle sollecitazioni che potrebbero
comprometterne il comportamento nel tempo.
Per questo il progetto ha adottato una soluzione tecnica particolarmente evoluta, basata sull'impiego di
corpi morti prefabbricati in calcestruzzo. A differenza dei tradizionali sistemi di ancoraggio puntuale, questa scelta permette di
distribuire uniformemente i carichi lungo la condotta, limitando le tensioni localizzate e favorendo un
migliore adattamento alle variazioni morfologiche del fondale. Una soluzione progettuale che incrementa l'
affidabilità dell'opera e ne semplifica anche le future attività di controllo e manutenzione.
“Ogni lago è un ambiente vivo”, osserva il direttore tecnico di Adriacos. “Anche a
grandi profondità il fondale evolve nel tempo. Per questo la condotta non deve semplicemente essere posata, ma integrarsi con il contesto geologico in cui verrà esercita per i prossimi decenni”.
Terminate le operazioni di installazione, vengono eseguiti
nuovi rilievi batimetrici e
ispezioni con ROV per verificare il corretto posizionamento dell'intera linea, il rispetto delle quote progettuali e la piena efficienza del sistema di zavorramento. È una fase meno appariscente rispetto alla posa, ma fondamentale per certificare la qualità dell'opera prima della sua entrata in esercizio.
Tecnologia e ambiente: un equilibrio costruito metro dopo metro
Realizzare un'infrastruttura sul fondo del Lago di Como significa intervenire in uno degli
ecosistemi più preziosi d'Italia. Per questo ogni scelta progettuale è stata sviluppata con l'obiettivo di
ridurre al minimo l'impatto delle lavorazioni, sia durante il cantiere sia nella successiva fase di esercizio.
Le
indagini preliminari hanno consentito di individuare il
tracciato più idoneo evitando le aree maggiormente sensibili e limitando gli interventi sul fondale allo stretto necessario. Durante le operazioni di posa, il continuo
monitoraggio della posizione dei mezzi nautici e della
condotta permette di operare con precisione, riducendo la movimentazione dei sedimenti e contenendo le interferenze con l'ambiente lacustre.
Anche le nuove stazioni di sollevamento rappresentano un
significativo passo avanti sotto il profilo energetico. Il progetto prevede infatti l'impiego di
elettropompe Flygt Concertor, dotate di
sistemi elettronici integrati e
inverter che regolano automaticamente il funzionamento in base alle reali esigenze idrauliche. Questa tecnologia consente di
diminuire i consumi energetici, migliorare l'
affidabilità dell'impianto e
ridurre gli interventi manutentivi, contribuendo alla sostenibilità complessiva dell'infrastruttura.
“Oggi un'opera come questa non viene valutata soltanto per la
qualità costruttiva”, sottolinea il
[Maurizio Peresson]. “Conta altrettanto la capacità di inserirsi nel territorio riducendo l'impatto ambientale e garantendo la
massima efficienza durante tutto il ciclo di vita”.
Un cantiere invisibile che guarda al futuro del Lario
Con un investimento di oltre
12 milioni di euro, uno sviluppo complessivo di
11.148 metri di nuove condotte e un cronoprogramma di circa
900 giorni, il nuovo sistema fognario sublacuale rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più importanti oggi in corso sul Lago di Como.
A lavori saranno conclusi, i cittadini non si accorgono della presenza della nuova infrastruttura. Non vedono le
tubazioni adagiate a centinaia di metri di profondità, né immaginano il lavoro svolto da tecnici, operatori, pontoni, mezzi nautici e sistemi di rilievo per installarle. Noteranno però i risultati: una rete più
affidabile, una drastica
riduzione del rischio di guasti e
sversamenti, una maggiore tutela delle acque del Lario e un servizio idrico più efficiente per il territorio.
È proprio questa la natura delle
grandi opere infrastrutturali: essere tanto più efficaci quanto meno si fanno notare.
Per Adriacos, il cantiere del Lago di Como rappresenta un'ulteriore conferma della propria
specializzazione nelle opere idrauliche e
sublacuali ad alta complessità. Un intervento nel quale competenze ingegneristiche, organizzazione della logistica nautica, tecnologie di rilievo avanzate e capacità esecutive si integrano per realizzare un'infrastruttura destinata a rimanere invisibile, ma fondamentale per il
futuro del territorio.