ANCE 2020: un'occasione mancata

Ad oggi, i timidi segnali positivi per le costruzioni, non possono essere letti come un’inversione di tendenza, ma, piuttosto, come una fisiologica dinamica, spesso impercettibile per il sistema industriale e per i cittadini, di un comparto ridotto ai minimi storici.

A giudizio dell’Ance infatti, le lievi variazioni positive riscontrate nei livelli produttivi settoriali non possono assolutamente essere sufficienti a garantire lo sviluppo che serve in questo momento al settore e, ancor di più, al Paese.

Confermata la stima positiva per le costruzioni nel 2019; ma non basta a garantire la crescita necessaria al settore dopo la pesantissima crisi

Nel 2019 gli investimenti in costruzioni (al netto dei costi per il trasferimento di proprietà), secondo l’Ance, ammontano a livello nazionale, a 129.853 milioni di euro. 

Rispetto all’anno precedente si stima un aumento tendenziale del 2,3% in termini reali (+4,2% in valori correnti) mutuato dal proseguimento della tendenza positiva nel comparto privato e, un primo, importante, anche se, non sufficiente, cambio di segno nelle opere pubbliche.

INVESTIMENTI BLOCCATI

Un Paese senza fiducia e senza un progetto

La stima, in linea con la previsione tendenziale formulata nell’Osservatorio congiunturale sul settore delle costruzioni di inizio anno 2019, tiene conto sia degli indicatori settoriali, sia delle valutazioni delle imprese associate Ance.

Dal clima di fiducia imprenditoriale e dagli indicatori settoriali, emerge, infatti, una forte eterogeneità nelle diverse aree del Paese, tale da evidenziare una netta spaccatura tra il Nord del Paese, avviatosi su un percorso di contenuta risalita e un Mezzogiorno ancora molto in affanno.

Per la formulazione della stima degli investimenti in costruzioni (+2,3% nel 2019) si è tenuto conto, oltre delle valutazioni espresse dalle imprese associate Ance, anche delle dinamiche osservate nei principali indicatori settoriali.

L’indice Istat della produzione nelle costruzioni, evidenzia un aumento del 2,7% nel mese di ottobre 2019 nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente.

Complessivamente i primi dieci mesi dell’anno segnano una crescita tendenziale del 2,9%.
Benché il 2019 rappresenti il terzo anno consecutivo di aumento della produzione settoriale (comprensiva anche della manutenzione ordinaria), dopo il +0,7% del 2017 e +1% del 2018, va sottolineata la tendenza ad un indebolimento, nella seconda parte dell’anno 2019, dopo un’iniziale fiammata della produzione.

PREVISIONI 2020

L’attuale rallentamento dell’economia generale non potrà non impattare anche sui livelli produttivi delle costruzioni, ridimensionando i primi dati positivi riscontrati nel 2019.

Dopo la crescita dell’economia italiana di poco superiore allo zero dello scorso anno, anche per il 2020 tutti i principali Istituti di ricerca prevedono una stagnazione, con un elevato grado di incertezza, che certamente peserà sulle aspettative di imprese e cittadini.

La crisi dei lavori pubblici

Nel corso degli ultimi anni, nonostante la volontà dichiarata dai governi di puntare sul rilancio degli investimenti pubblici per sostenere la crescita economica, i risultati conseguiti sul livello degli investimenti sono stati sempre deludenti e lontani dalle aspettative.

Pesano sia fattori di contesto internazionale (crisi in Germania, contrasti degli Stati Uniti con Cina e Iran, ecc..) sia elementi di natura interna come ad esempio una manovra di finanza pubblica che appare priva di elementi in grado di offrire una risposta all’esigenza di sostenere e amplificare l’aumento della ricchezza.

Ancora una volta, infatti, la Legge di bilancio per il 2020 penalizza la spesa in conto capitale, destinando gli spazi finanziari concordati con la Commissione Europea a spese di natura corrente, nel tentativo, più volte fallito, di sostenere la crescita economica attraverso i consumi, piuttosto che con gli investimenti pubblici.

Al riguardo, l’Ance ha stimato che la Manovra produrrà un effetto peggiorativo sul livello degli investimenti pubblici, quantificato in 860 milioni di euro in meno rispetto al livello previsto per il 2020 dalle precedenti Leggi di bilancio. Inoltre, come più volte accaduto negli ultimi anni, le nuove risorse destinate agli investimenti pubblici nella Legge di bilancio vengono previste solo a partire negli anni successivi.

La previsione Ance per il 2020 è di un aumento degli investimenti in costruzione dell’1,7% in termini reali.
Con riferimento ai singoli comparti, si evidenzia per gli investimenti nella nuova edilizia abitativa il proseguimento della tendenza positiva, seppur di intensità più contenuta rispetto agli anni precedenti: +2,5% rispetto al 2019.

Relativamente agli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo, la previsione è di un rafforzamento (+1,5%).

Tale stima tiene conto dell’impatto sui livelli produttivi dell’avvio dei primi interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico legati al sisma-eco bonus su interi condomini e di quanto previsto nella legge di bilancio 2020 che, oltre a prorogare le agevolazioni fiscali per il 2020, introduce il cosiddetto “bonus facciate”.

La misura prevede in particolare, una detraibilità IRPEF del 90% delle spese sostenute per l’anno in corso, per interventi edilizi, inclusi quelli di manutenzione ordinaria, finalizzati al recupero della facciata degli edifici.

Vale la pena sottolineare che l’approssimarsi della scadenza degli incentivi per gli interventi sulle parti comuni renderà sempre più difficile l’avvio dei lavori in tempo utile. Soprattutto per gli interventi più incisivi, come quelli di demolizione e ricostruzione, senza una proroga della scadenza, fissata al 2021, sarà impossibile rendere pienamente efficace una normativa di grande prospettiva per il patrimonio immobiliare italiano.

INVESTIMENTI PUBBLICI E RISORSE PER LE INFRASTRUTTURE

Le importanti risorse stanziate a partire dal 2016 e le misure di sostegno agli investimenti si sono scontrate con un sistema di regole incapace di tradurre le intenzioni in fatti, e con spazi di bilancio estremamente limitati, risultato di scelte di politica economica che hanno sempre penalizzato la spesa in conto capitale per finanziare spese di natura corrente o per rientrare nei parametri europei.

Queste difficoltà sono evidenti dall’andamento del comparto delle opere pubbliche che ha proseguito la contrazione dei livelli produttivi iniziata a  partire dal 2005, registrando, fino al 2018, una riduzione di quasi il 60%.

Primi timidi segnali positivi a partire dalla fine del 2018 per gli enti territoriali Solo a partire dall’ultimo trimestre del 2018 sono emersi alcuni primi timidi segnali positivi che, però, hanno riguardato esclusivamente l’andamento degli investimenti degli enti territoriali.

In particolare, con riferimento ai Comuni italiani, i dati della spesa in conto capitale della Ragioneria Generale dello Stato (Siope) segnano nei primi 10 mesi del 2019 un aumento del 16%, dopo un +15% registrato nel IV trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La manovra di finanza pubblica per il 2020 è ancora una volta peggiorativa per gli investimenti e sacrifica il possibile contributo alla crescita economica derivante dagli investimenti in opere pubbliche.

I BANDI DI GARA

Il 2019, aldilà del risultato complessivo, nasconde una certa discontinuità nelle tendenze all’interno dei singoli trimestri che lo compongono.

In particolare, dopo un inizio d’anno positivo, nel secondo trimestre, si registra una battuta d’arresto, legata all’entrata in vigore dello “sblocca cantieri” (emanazione decreto legge ad aprile; legge di conversione a giugno). Successivamente (terzo trimestre), si riscontra una ripresa, piuttosto vigorosa negli importi banditi, mentre in termini di numero appare molto più contenuta.
Gli ultimi tre mesi dell’anno vedono, infine, il proseguimento del trend positivo in valore, ma una brusca battuta d’arresto nel numero di pubblicazioni dovuto alle forti riduzioni registrate nelle gare pubblicate per lavori fino a 150mila euro (le più numerose).

Fenomeno, quest’ultimo, presumibilmente legato alle modifiche apportate dallo sblocca cantieri alla disciplina dei contratti sottosoglia (art.36 dlgs 50/2016). In particolare, per i lavori d’importo compreso tra 40mila euro e 150mila euro, viene previsto l’affidamento diretto, previa acquisizione di almeno 3 preventivi da operatori economici, ove disponibili.

Pertanto, è possibile che per i tagli di lavori più ridotti le stazioni appaltanti, prendendo atto delle nuove disposizioni, ricorrano in misura maggiore all’affidamento diretto.

La dinamica molto positiva in valore, invece, risulta trainata dalla presenza delle grandi opere, che nel 2019 tornano a rappresentare una quota importante del mercato (circa il 30%), dopo aver toccato il punto di minimo nel 2018 (poco più del 10% del totale). Basti considerare che, al netto dei bandi di importo superiore ai 100mln, l’aumento in valore del 2019 rispetto all’anno precedente scende al 2,1% (da +25,7%).

Tra i grandi lavori, si rilevano ad esempio, i due bandi Telt della Torino - Lione (attacchi lato Italia) di 1mld, le 2 gare indette dal Mit per assegnare le concessioni riferite alle tratte autostradali gestite dal gruppo Sias (1,2mld di lavori) e alle tratte a12 Sestri Levante - Livorno, a11/a12 Viareggio – Lucca, a15 diramazione per La Spezia e a10 Savona – Ventimiglia (1,1mld).

 
FONTE OSSERVATORIO CONGIUNTURALE ANCE - GENNAIO 2020