Radici storiche, moderne strategie

Una grande famiglia, una lunga tradizione nel settore dell’escavazione e una capacità di reagire alle avversità senza smettere di creare valore e innovare.

È la storia della famiglia Doneda e della loro cava di Brembate, a pochi metri dalla confluenza tra l’Adda e il Brembo e a una decina di chilometri a sud ovest di Bergamo.
L'ordinatissimo ed efficiente impianto di Brembate della Nuova Demi, notare la gru a torre di servizio
Lì, nell’Isola bergamasca, la lingua di terra compresa tra i due fiumi, giusto settant’anni fa [Eligio Doneda] iniziava la sua attività di cavatore, prima in alveo con piccone, badile e carriola, poi, fuori dal letto fluviale, con macchine e impianti via via più evoluti.

Una famiglia, quella dei cavatori di Brembate, che ha saputo tramandare, ma anche cambiare: trasmettere valori, quelli del lavoro e della famiglia, e stare in sintonia con le esigenze di innovazione aziendale.

Una lunga storia familiare

Brembate è la casa di Nuova Demi, il luogo dove tutto nel 1951 è iniziato e dove oggi, nonostante si cavi poco o nulla dal sito di via delle Cave, rimane il quartiere generale dove ancora si prendono le decisioni importanti.

Una società antica e moderna al tempo stesso, fatta di storie familiari anche tragiche e di strategie aziendali che lasciano stupiti. Un’azienda con i piedi ben piantati per terra, che nei decenni ha saputo cambiare pelle più volte.


Quello di Brembate è un sito estrattivo originale: sono presenti impianti di lavorazione degli inerti, pale gommate, camion che entrano ed escono, ma anche un parco fotovoltaico, un allevamento di pecore Suffolk e un lago di cava ricco di biodiversità.

Dalla cava alla holding

La grande famiglia (nove i fratelli), a un certo punto, inizia a diversificare le proprie attività e a creare, nel 1984, nuovi strumenti societari, come la Findo spa, una holding di sei società che si occupano di trasformare e commercializzare aggregati e calcestruzzi preconfezionati, trattare e recuperare materiali da demolizione, ricevere terre e rocce da scavo, produrre prefabbricati, gestire una società di trasporti, acquisire una fornace e infine condurre un’azienda agricola.
L'attività di estrazione è solo uno dei tasselli della filiera produttiva gestita dalla holding Findo per mezzo di sei controllate

Parlano nipote e pronipote

A raccontare passato e presente dell’azienda sono [Eligio Doneda], ceo della società, ed [Eleonora Doneda], marketing manager di >>Nuova Demi<< e presidente di Findo spa.

“Tutto è iniziato con mio nonno Eligio - attacca l’amministratore delegato - che nel 1951 intravede la possibilità di iniziare un nuovo lavoro, differente da quello agricolo, sui terreni ereditati dal padre Francesco, donati dallo stato italiano come riconoscimento dell’invalidità subìta da soldato nella prima guerra mondiale. Terreni inadatti alla coltivazione, ma favorevoli all’escavazione. Attività sempre più richiesta nella ricostruzione post-bellica”.

Eleonora Doneda

Eleonora Doneda, marketing manager Nuova Demi e presidente Findo Spa

Eligio Doneda

Eligio Doneda, ceo Nuova Demi
Da manuale e saltuaria quale era in origine, l’attività estrattiva di Brembate diventa continuativa e strutturata. L’impresa inizia a prendere forma e organizzazione, mentre la famiglia dimostra unità e carattere anche di fronte ad alcuni drammi: la morte nel 1955 in un incidente stradale del nonno Eligio e, nove anni dopo, l’incidente mortale avvenuto in cava del primo dei figli, Mario.

“D’accordo con i fratelli - continua Eligio (figlio di Mario; nda) - decidiamo di proseguire l’attività. L’azienda cresce e con essa si fanno i primi investimenti. Ma è la nonna [Giulia Marcandalli], la moglie di Eligio, il vero perno attorno a cui ruota l’intera famiglia”.

È negli anni Settanta che la famiglia decide di darsi una dimensione più solida; iniziano così le prime acquisizioni: prima l’impianto estrattivo di Zanica e poi quello di produzione di calcestruzzo.
La flotta di mezzi operativi in Nuova Demi è tutta Volvo CE
Ma i drammi familiari non sembrano cessare. Nel maggio del 1979, [Francesco Doneda] viene rapito e tenuto in ostaggio per 33 giorni.

“Un altro evento drammatico, per fortuna risoltosi positivamente con la liberazione di mio fratello. Un passaggio che ha rimesso nuovamente al centro del nucleo la nonna, che per tanti anni ha rappresentato l’unità della famiglia”.

Produzione articolata

Sono sei i siti produttivi che afferiscono alla struttura di Nuova Demi
Oggi la Nuova Demi, che assume questa denominazione nel 1984, conta sei siti produttivi (Brembate, Bagnatica, Zanica e Pontirolo in provincia di Bergamo, Vaprio d’Adda in città metropolitana di Milano e Soncino in provincia di Cremona) con differenti attività: sei cave, quattro impianti di produzione del calcestruzzo, cinque di trattamento di terre e rocce da scavo, tre di lavorazione di inerti e un impianto di trattamento e recupero.

La diversificazione produttiva

Per i Doneda diversificare ha voluto anche dire rilevare una società di trasporti, la >>G.Oggionni<< di Trezzo sull’Adda, un tempo impegnata nel siderurgico e oggi nella logistica e anche nel trasporto dei prodotti di escavazione, o possedere una partecipazione importante in una società di verniciatura della zona (una presenza poi abbandonata: nda).

Oggi Findo spa controlla sei società: Cava Suriana srl, Nuova Demi spa, G. Oggionni srl, Società agricola Pallavicina srl, Fornace Laterizi Trezzo spa e Calberg srl, che commercializza il calcestruzzo prodotto.
Ordine e organizzazione regnano sovrani nell'impianto Nuova Demi di Brembate
“Abbiamo una partecipazione storica anche nel settore delle acque minerali - aggiunge Eleonora Donerda - con la Fonte Stella Alpina della valle Brembana, mentre, dopo alcuni anni, abbiamo abbandonato la presenza nel settore immobiliare. Il nostro obiettivo rimane il consolidamento nella filiera delle costruzioni, come ad esempio avvenuto con il controllo di una società analoga alla nostra, a Bagnatica, e di una cava a Pontirolo, o l’acquisto di quote di una società per la produzione di prefabbricati e di premiscelati”.

Il nostro obiettivo è un ulteriore consolidamento delle nostre attività lungo l'intera filiera delle costruzioni [Eleonora Doneda]

Nel passato Nuova Demi ha operato anche nella realizzazione e gestione delle discariche controllate di rifiuti solidi urbani, con due importanti bonifiche di impianti non controllati, la prima a Zanica e l’altra a Madone. Un’attività portata avanti fino al 1992, poi ceduta a un consorzio di Comuni della zona.
“Nella holding di famiglia - aggiunge la marketing manager - lavorano più o meno 200 persone. Un terzo circa opera nell’attività estrattiva e per la produzione di calcestruzzo. Una ventina sono i dipendenti della società di trasporti”.
Gli investimenti in macchinari connessi hanno incrementato l'efficienza estrattiva
Con un gruppo così diversificato, i Doneda lavorano con numerose aziende piccole e grandi della zona.

“Abbiamo clienti importanti, specie nel settore dei prefabbricati - aggiunge la responsabile marketing - tra cui Rfi per la produzione delle traversine ferroviarie, di cui siamo fornitori certificati. Un rapporto che dura da tempo”.

Il recupero ambientale

Il sito di Brembate, che si estende su 600mila metri quadrati, è esaurito da oltre dieci anni. Oggi è un’area che, oltre a lavorare il materiale che proviene da altre cave e a produrre calcestruzzo, è oggetto di una costante attività di recupero ambientale attorno al grande specchio d’acqua di 200mila metri quadrati.

“Tutto è iniziato anni fa, agli albori dell’attività - prosegue Eligio Doneda -. In un fazzoletto di terra abbiamo creato un’area verde, in cui passare la domenica con la famiglia. Poi, con gli anni e prima ancora che diventasse obbligatorio, abbiamo iniziato a fare recupero ambientale e a piantumare".
Il grande lago artificiale di oltre 200.000 metri quadri, centrale nel recupero ambientale del sito estrattivo di Brembate
"Nel 2016 abbiamo ricevuto il Green Company Award per le buone pratiche verdi nell’edilizia produttiva e nel 2019 la menzione speciale Sustainable Development Awards dell’ >>Uepg<< , rilasciato dall’associazione europea dei produttori di aggregati per lo sviluppo della biodiversità in cava. Oggi possiamo contare su tre volontari venatori, che nel tempo si sono trasformati in osservatori della fauna locale, e sulle ricerche del professor Guerino Morselli, a cui abbiamo affidato il compito di studiare questo ecosistema”.

L’impianto fotovoltaico

Nella logica della diversificazione non poteva mancare l’energia.

“Nel 2010 abbiamo realizzato un impianto fotovoltaico - continua Eligio -. Disponevamo di spazi su un terrazzo ben esposto di una cava dismessa: oggi arriviamo a produrre 980 kilowatt di potenza. Da nostri calcoli si evita di immettere in atmosfera 650 tonnellate di CO2 ogni anno. Produciamo più di quanto consumiamo.
Sul sito di Brembate, Nuova Demi ha realizzato un impianto fotovoltaico da 980 kW di potenza
"Un’iniziativa che abbiamo replicato a Zanica, su una collinetta di una discarica di Rsu, che serve l’impianto di produzione degli aggregati e del calcestruzzo. A Treviglio, grazie a un piccolo allevamento, abbiamo invece avviato un impianto di produzione di biogas di un megawatt di potenza”.

I Doneda hanno pensato a tutto, anche al taglio dell’erba attorno al campo fotovoltaico.
La squadra di giardinieri in azione per il taglio erba: pecore di razza Suffolk
“Certo, se ne occupa mio fratello Claudio. Che dopo averci riflettuto, ha deciso di ricorrere a un piccolo allevamento di Chiosi, pecore di razza Suffolk, che provvede al mantenimento del prato erboso del parco fotovoltaico, di due ettari di superficie”.

Il futuro estrattivo

“Questa è la nostra cava - afferma Eligio -, nonostante il sito sia esaurito e nonostante si debba importare il materiale da altre zone. Per il futuro stiamo pianificando il giacimento di Pontirolo, con due milioni e mezzo di metri cubi ancora da estrarre. Caveremo in falda e il recupero ambientale avverrà in collaborazione con i tre comuni interessati. Lavoreremo anche a Calcinate, dove abbiamo ancora alcuni milioni di metri cubi da realizzare. Abbiamo scorte per i prossimi trent’anni”.

Il parco macchine

Anche per quanto riguarda le macchine da cantiere impiegate, i titolari di Nuova Demi si dimostrano pragmatici.

“Da anni utilizziamo macchine Volvo. Abbiamo iniziato con Caterpillar, poi un po’ per caso siamo passati alla casa svedese acquistando una pala gommata Volvo 180 B. Ci siamo trovati bene e abbiamo continuato a servici da loro. Oggi abbiamo sette pale gommate, in proprietà, tutte Volvo, acquistate da Zanon & Ormac, rivenditore bresciano. Nell’acquisto utilizziamo le agevolazioni della 4.0 e della Sabatini".
Una delle sette pale Volvo CE della flotta Nuova Demi al lavoro
In cava lavora anche un dumper articolato Volvo A25D
"Grazie agli equipaggiamenti digitali, di fatto si è reso inutile mantenere i presidi di cava per la pesatura. Le singole macchine sono connesse con il nostro gestionale, che ci fornisce il report giornaliero del cavato. La prossima tappa sarà l’alimentazione dei mezzi con il biometano”.

“Riciclare è un obbligo”

È il sito produttivo di Zanica ad occuparsi, con i suoi impianti, dell’attività di recupero e riciclo dei materiali provenienti da attività di scavo e demolizione.

“La nostra filiera - conclude il ceo della società - è marcata Ce. Da lì siamo in grado di recuperare circa 50mila tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione”.

Qualità nel DNA

L'intera filiera della Nuova Demi è marcata CE
A Zanica vengono svolte due tipi di attività: il recupero del calcestruzzo, che frantumato e disaggregato genera degli aggregati adatti per produrre altro calcestruzzo, e la frantumazione e selezione dei materiali provenienti dalle demolizioni tradizionali. Da lì otteniamo diversi prodotti di aggregati di recupero, da utilizzare come sottofondi stradali, per le pavimentazioni dei capannoni industriali e dei piazzali e per fare recupero ambientale.
RInaturazione e fotovoltaico sono due aspetti essenziali del sito di Brembate di Nuova Demi
“Con questa attività - conclude Eligio - riusciamo a produrre Green Concrete, un calcestruzzo preconfezionato composto almeno dal 10% di materiali riciclati, prodotti in media a meno di 50 chilometri dal lungo di lavorazione. La terra di cui disponiamo e su cui abbiamo fatto le nostre fortune è una risorsa non rinnovabile. Riciclare diventa un obbligo, morale e imprenditoriale”.

Riciclare gli inerti da demolizione e dar loro nuova vita non è solo un'opportunità imprenditoriale, ma anche un obbligo Morale [Eligio Doneda]

Il calcestruzzo green, oltre a rispondere alle procedure Leed, lo standard internazionale di certificazione ambientale e alle norme del decreto ministeriale del 2017, soddisfa i Cam, i criteri minimi ambientali, per l’affidamento dei lavori di nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici pubblici.

La società infine fa parte del >>Green Building Council Italia<< , l’associazione no profit che promuove la realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale ridotto.