È nato prima il parco o la cava?

Mezzo milione di metri quadrati di verde in una delle aree più urbanizzate del nord Milano. Un piccolo miracolo, nato quasi quarant’anni fa nel pieno di una fase economica in cui, in Lombardia, si scavava ovunque e dei buchi che rimanevano interessava poco o nulla a nessuno.

Siamo a Paderno Dugnano, popoloso centro dell’hinterland nord di Milano. Una zona in cui il processo di industrializzazione e di urbanizzazione del territorio ha colpito forte, lasciando segni indelebili.
A margine del parco l'attività estrattiva della Cava Nord procede senza interruzioni ormai da quasi 60 anni
Qui, tra la tangenziale di Milano, la superstrada per Meda, i capannoni prefabbricati e alcuni ipermercati, girato l’angolo, compare una grande area verde le cui dimensioni lasciano sbalorditi, con nel mezzo due grandi specchi d’acqua uniti da una passatoia alberata.

Il recupero ambientale iniziato negli anni Ottanta

È >>Cava Nord<< o Parco Lago Nord, se si preferisce. È uno dei rari esempi di recupero ambientale di grande valore, iniziato nei primi anni Ottanta, frutto della sintesi tra interessi pubblici e privati, ma anche di una capacità di leggere il futuro che ha pochi precedenti: per l’epoca, le dimensioni e l’attenzione agli aspetti ambientali.
Progresso temporale del recupero ambientale di Cava Nord a Paderno Dugnano
A Paderno siamo di fronte a un intervento che assomiglia a una strategia territoriale, in una zona, quella del nord Milano, trafficata, densamente abitata, con poco verde a disposizione. Un’area che anno dopo anno ha raggiunto i 50 ettari di superficie e che da oltre vent’anni fa parte del parco locale di interesse sovracomunale del Grugnotorto, un’area tutelata che attraversa una decina di comuni della zona, segno anche questo di una presa di coscienza della pubblica amministrazione e dei cittadini che ha fatto scuola.

Un caso più unico che raro quello di Cava Nord: un esempio, una buona pratica si direbbe oggi, che nel 1999 è stata insignita dall’Union Européenne des Producteurs de Granulats del premio European Restoration Award per il miglior recupero ambientale di una cava di sabbia e ghiaia.
Il sistema naturale attorno al lago artificiale è completamente ripristinato
Il parco frutto della rinaturazione comprende anche strutture ricreative
Parco Lago Nord è un luogo bello, da frequentare, in cui si vede la mano dell’architetto Maurice Munir Cerasi: a lui (e all’amministrazione comunale di allora) si deve l’idea del parco (1984) e di diverse opere: la cascata, il bar dei pescatori, il teatro all’aperto, il belvedere, il prato del Resegone.

Le acque dei due laghetti arrivano dal Canale Villoresi: il primo dei due è dedicato alla pesca sportiva di carpe, trote e lucci; il secondo si caratterizza per uno sviluppo più spontaneo e selvaggio, adatto ad ospitare l’avifauna stanziale e migratoria.

L’intuizione di Tonelli

Architetti e politici a parte, gran parte del merito va a chi allora guidava Cava Nord, il fondatore, [Luigi Tonelli] (e della moglie Rosetta, che teneva i conti). Che con fiuto imprenditoriale e amore del bello ha saputo traguardare il futuro e immaginare la coesistenza tra interessi potenzialmente contrapposti: l’escavazione da un lato e la funzione pubblica dall’altro.

A distanza di quasi sessant’anni (l’attività è iniziata nel 1962), Cava Nord è ancora una società a conduzione familiare, che estrae e commercializza prodotti lapidei da costruzione. Oggi a capo dell’azienda, a parità di quote, ci sono [Patrizia Tonelli] e i tre fratelli [Zussino].
A sinistra Luca Zussino, uno dei titolari di Cava Nord e, a destra, Alberto Savini, direttore dei lavori di cava (foto Francesco Castagna)
Il giacimento è composto di sedimenti fluvio-alluvionali del Seveso, che permettono una produzione di inerti di qualità. Qui si estraggono sabbie e ghiaie per conglomerati cementizi, calcestruzzi preconfezionati, malte e altri prodotti da costruzione, si lavorano materie prime secondarie (stabilizzanti che provengono dalla frantumazione di demolizioni del calcestruzzo), terre selezionate, oltre all’attività di recupero di macerie e di terre e rocce da scavo e inerti per produrre calcestruzzi preconfezionati.

La storia di Cava Nord e del suo parco

A raccontarci nel dettaglio la cava è [Alberto Savini], marito di Patrizia, la figlia del fondatore, che fino al 2018 ha diretto l’impianto. Oggi Savini è in pensione, anche se come direttore dei lavori è sempre molto presente.

Alberto Savini

Alberto Savini, direttore lavori Cava Nord (foto: Francesco Castagna)
“L’idea del recupero ambientale nasce nel 1975 in coincidenza della prima legge regionale di riordino dell’attività estrattiva - attacca Savini -. La Regione, per la prima volta, si pone il problema del gran numero di cave attive nella provincia di Milano (che allora ricomprendeva anche quelle di Monza Brianza e Lodi; nda) e della necessità di trovare soluzioni appropriate al termine dell’attività di escavazione".

Fin dagli anni '70 abbiamo operato nella convinzione che il recupero ambientale dovesse procedere di pari passo con l'attività estrattiva [Alberto Savini]

"In quegli anni Tonelli, mio suocero, prese la balla al balzo e inventò il work in progress della buona escavazione: il recupero ambientale deve procedere di pari passo all’attività estrattiva. La tappa successiva arriva nel 1982, anno in cui la Regione affinò la legge esistente e inserì la clausola del ristoro economico a favore dei Comuni sede di siti estrattivi".

"Un beneficio che si aggiungeva all’obbligo di ripristino dell’area cavata. Quella legge per Cava Nord ha rappresentato il vero motore dell’iniziativa. La possibilità di convenzionare con il Comune le quantità da estrarre, ha offerto a noi la possibilità di lavorare su un arco di tempo medio-lungo. Una condizione che ci ha permesso di effettuare importanti investimenti, in macchinari, macchine e nel recupero ambientale. Il punto di sintesi tra interessi pubblici e privati è stato trovato nel progetto, alla cui attuazione dovevamo pensare noi".
Anche l'arredo urbano e l'illuminazione sono curati nei dettagli e perfettamente manutenuti
"E in tutti questi anni devo dire che abbiamo fatto più di quanto fissato nelle convenzioni. Mio suocero aveva visto giusto e ricordo quando diceva 'questi soldi in più che ci mettiamo, torneranno indietro tutti sotto forma di credibilità nei confronti del Comune'. Ed è stato così. Ha avuto ragione”.

Per la verità, non tutto è filato liscio nei rapporti tra Tonelli e all’allora sindaco, [Stefano Strada]. Ci fu una causa, che coinvolse anche i proprietari dei terreni, in cui, alla fine, fu vinta dai titolari della cava.

“Quella fu la molla - prosegue Savini - che riportò tutti attorno a un tavolo, tant’è vero che la convenzione tra noi e il Comune si chiama rinuncia all’azione di prelazione”.

Così, anno dopo anno la cava è cresciuta. Oggi l’attività estrattiva prosegue sia sulle aree di proprietà della società sia su quelle per le quali la società paga un affitto.
In Cava Nord si estraggono sabbie e ghiaie da sedimenti fluvio-alluvionali
Le potenzialità estrattive autorizzate sono di 2,5 milioni di metri cubi
“Su queste aree noi possiamo cavare ancora per circa 2,5 milioni di metri cubi. Terminata l’attività riempiremo fino a piano campagna, mentre dal punto di vista urbanistico, il Pgt del comune ha stabilito che in futuro potremmo realizzare delle attrezzature sportive connesse alle finalità del parco”.

Lungimiranza, fiuto imprenditoriale, capacità di mediazione, autorizzazioni generose, investimenti consistenti: questi sono i criteri che hanno sorretto l’idea di Lago Parco Nord che, a distanza di anni, si è rivelata un’idea vincente.

Poter contare su autorizzazioni estrattive di medio lungo periodo consente agli imprenditori di effettuare importanti investimenti nella riduzione dell'impatto ambientale della cava, eliminando i rischi di possibili illeciti che nel passato erano fin troppo comuni [Alberto Savini]

“Se le autorizzazioni hanno un arco temporale medio-lungo, un’impresa come la nostra può fare investimenti e migliorare il sito e quello che ci sta attorno. E si possono anche evitare i rischi che anche noi abbiamo corso negli anni Settanta e che altri invece hanno accettato: chiudere i buchi con delle schifezze. Qui da noi non è mai accaduto: anche perché Tonelli, portatore di una forte cultura e disciplina militare, non l’avrebbe mai permesso”.

Ma il parco, funziona, è vissuto?
“Funziona ed è molto frequentato - conclude Savini -. C’è ancora molto da fare e quando qualcosa non va, avvisiamo il Comune e se l’intervento tarda, lo facciamo noi. È il mio parco e rimarrà sempre tale. Non c’è niente da fare”.

Savini ci saluta con un aneddoto.

“Qualche settimana fa due signori, un uomo e una donna, in bicicletta, mi hanno chiesto meravigliati come fosse stato possibile autorizzare una cava proprio a fianco di un bel parco verde come questo. Una considerazione critica sbagliata, che però mi ha reso felice”. Già, è nato prima il parco o la cava?