Il Signore delle Macchine

CECE

Testo di Silvano Lova


Enrico Prandini con Riccardo Viaggi, un

Enrico Prandini con Riccardo Viaggi, un'accoppiata italiana ai vertici CECE

Come Direttore Generale di goWEM!, sono andato a trovare Enrico Prandini nella sua “tana” di Este, da dove, da anni, dirige uno dei più importanti stabilimenti produttivi di Komatsu al mondo, quello da cui escono le macchine compatte del produttore Giapponese per tutta Europa (e non solo).

L’occasione è di quelle ghiotte, da non farsi scappare; Prandini è stato, infatti, nominato presidente CECE e questo ci riempie d’orgoglio come italiani, non solo perché arriva al vertice dell’Associazione (ricordiamolo, il CECE è il Committee for European Construction Equipment ) un professionista che ha vissuto davvero a tutto tondo la “fabbrica”, ma anche perchè, per la prima volta, due delle posizioni più importanti sono coperte da Italiani; oltre a Prandini, infatti, c’è Riccardo Viaggi, giovane segretario generale da poco meno di un anno.

Ogni volta che incontro Prandini, non riesco a togliermi dalla mente la figura dello Stregatto del Paese delle Meraviglie; quell’atteggiamento sornione, ma allo stesso tempo quella sensazione di essere analizzati in profondità, sempre presente agli incontri con il nuovo presidente CECE che, ne siamo certi, non dice una parola di più di quello che è necessario, pur risultando estremamente cortese, affilato e completo nelle risposte.

Una dote, questa, che apprezzo personalmente moltissimo, in un mondo in cui facciamo tutti a gara a chi urla di più e a chi “la spara più grossa”.

Ma dopo averle “sparate”, bisogno anche fare ed è qui che Prandini si distingue: il fatto che lo stabilimento produttivo sia ancora a Este (e non in Germania o in Inghilterra, giusto per citare due Paesi a caso) è una delle principali prove che qui si è abituati a pianificare e poi ad attuare e non solo a chiacchierare.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal cuore principale dell’intervista, la nuova Presidenza CECE e le sue sfide.



La Sfida Digitale

goWEM!: Un Italiano Presidente del CECE: quali le sfide principali e quali le strategie di lungo periodo della nuova Presidenza?

Prandini:Innanzitutto, la sfida digitale. A mio parere sono tre i capisaldi dell’attuale cambiamento digitale in atto. Il primo è essenzialmente un cambio di mentalità; i professionisti nel nostro settore, e mi riferisco all’intera filiera dall’utilizzatore finale fino al produttore di macchine e attrezzature, hanno un’occasione irripetibile, quella di aggiornare i propri schemi mentali per approfittare appieno delle possibilità intrinseche alle nuove tecnologie”.

Secondo punto: i tempi di implementazione di questo cambiamento. Siamo di fronte a una velocità di evoluzione mai registrata fino ad ora, soprattutto nel nostro settore. Tale velocità richiede infrastrutture per essere mantenuta e, soprattutto, in Paesi come l’Italia nei quali c’è un gap ancora da colmare, questo è uno dei tasselli da risolvere (o almeno da affrontare) con estrema priorità”.

Infine il terzo punto, strettamente legato ai primi due: digital deriva da 'digitus', 'dito' in latino; se dietro a questo dito non c’è un “cervello”, ovvero la perfetta comprensione delle dinamiche attraverso le quali i mercati si muovono, ogni opportunità andrà persa. Occorre che tutti i protagonisti del nostro settore agiscano in sincrono; mi spiego meglio: i produttori non possono offrire strumenti sofisticati senza che gli utilizzatori finali (ma anche i dealers che sono un altra maglia fondamentale della catena produttiva) ne abbiamo appieno compreso le opportunità. Che sono, lo ribadisco con forza davvero impressionanti”.

Ed è su questi temi che, come CECE, vogliamo lavorare, non con interventi puntuali, ma attraverso un processo ben strutturato che avrà il suo primo caposaldo nel congresso di ottobre 2018, che terremo a Roma, il cui titolo già esprime chiaramente le nostre volontà. ‘Building Customer Loyalty through a Common Vision’ (per chi fosse anglofobo: 'Costruire una visione comune verso la fidelizzazione del cliente'). Il cliente deve essere al centro della rivoluzione digitale; abbiamo, infatti, un’opportunità unica: molti dei produttori sono già all’avanguardia nell’innovazione digitale, ora la sfida è coinvolgere appieno l’utilizzatore finale. Il futuro non è più solo fatto di Acciaio e Idraulica, ma di Dati e gestione degli stessi”.



Dal Ferro al Silicio

goWEM!: “Come CECE come intendete gestire questo processo?

Prandini: "Vogliamo essere parte attiva, non basta solo gestirlo, ma occorre anche, parlo come Associazione, promuoverlo, spiegarlo e declinarlo per riuscire a garantire ai clienti finali servizi che ne soddisfino le necessità concrete di tutti i giorni”.

I servizi a cui faccio riferimento non sono teoremi astratti, pensati dagli ingegneri per gli ingegneri, ma strumenti fondamentali per l’impresa che aumentano la redditività aziendale, la competitività nel partecipare a bandi e appalti e la qualità stessa delle opere realizzate”.

Mi rendo conto che si tratti di una montagna particolarmente alta da scalare, ma credo anche che più grandi sono le sfide, più importante sarà la soddisfazione di averle vinte. E le sfide vanno vinte insieme, a livello di filiera. L’Associazione deve lavorare con i produttori, i distributori e le imprese per un obiettivo comune. Dobbiamo avere la forza di coinvolgere (riuscendo a spiegare correttamente le nostre necessità al Legislatore, ad esempio) le Istituzioni in questo processo. Solo con uno sforzo comune, l’opportunità che il digitale ci offre e che, torno a sottolinearlo a costo di sembrare ripetitivo, è una delle rivoluzioni più importanti dopo quella industriale, potrà essere fruita appieno”.

La dinamica è chiara: siamo passati dall’esigenza di costruire macchine che scavassero sempre più profondo, a mezzi che producessero di più, per arrivare a porre l’enfasi su macchine che garantissero la migliore produttività al metro cubo (introducendo il tema del TCO, Total Cost of ownership, ndr); oggi dobbiamo lavorare su macchine intelligenti che aiutino l’operatore a non sbagliare, a far più produzione in meno tempo, senza dover tornare a rifare il lavoro già eseguito”.

Non voglio essere frainteso; non stiamo parlando di sostituire l’operatore con una macchina, ma di rendere il lavoro dell’operatore stesso non solo più semplice, ma anche qualitativamente diverso. In sostanza, l’operatore non dovrà più occuparsi di angoli e pendenze, ma di mettere in condizioni la macchina di realizzare le pendenze stesse in autonomia. Più che fare il lavoro, stiamo parlando, in definitiva, di coordinare il lavoro di una o, in un futuro non così distante, di più macchine”.

In estrema sintesi parliamo di Programmazione del proprio mezzo più che di Conduzione della macchina stessa. In queste due parole sta una rivoluzione epocale, che richiede, e qui di nuovo l’Associazione può far molto, un’attenzione spasmodica sulla formazione e sull’aggiornamento di imprese e operatori”.



I dati? Parola d’ordine sicurezza

goWEM!: “Oggi però rileviamo ancora nei clienti diffidenza nel concedere l’accesso ai dati”

Prandini: “Quello dello scambio dei dati provenienti dalle macchine dei clienti allo scopo di trattarli per migliorare la gestione delle macchine e per progettarne di nuove più efficienti è senza dubbio, soprattutto in Italia, un tema delicato”.

Da una parte i clienti devono abbandonare l’ottica del confronto/scontro con i concessionari, un'ottica adatta forse a tempi precrisi, ma oggi senza dubbio superata. L’analisi dei dati che provengono dal cantiere è di estrema utilità sia per quel che riguarda la manutenzione della macchina sia dal punto di vista del miglioramento dell’efficienza produttiva della macchina stessa e più in generale del cantiere nel suo insieme. E’ dimostrato ormai da numerosi esempi che è in quest’ultimo caso che i clienti possono beneficiare di aumenti davvero importanti dal punto di vista dell’efficienza, aumenti che spesso non solo incrementano gli utili, ma nelle fasi di crisi consentono all’azienda di continuare a lavorare”.

“D’altra parte i clienti hanno perfettamente ragione a pretendere la riservatezza e il trattamento sicuro di tali dati ed è proprio questa l’ulteriore scommessa da intraprendere come comparto nel futuro. Il tutto però con un obiettivo ben chiaro: usare i dati per dare Efficienza all’azienda, minimizzando l’impatto negativo della Burocrazia”.

Torno a dire che, come CECE, il maggior sforzo che dovremo mettere in campo sarà quello di lavorare con le Commissioni parlamentari Europee per consentire loro di realizzare interventi normativi che partano dai problemi concreti del nostro settore, dalle possibilità intrinseche e dagli scenari di sviluppo che queste possibilità, se ben regolamentate, possono garantire, non solo al comparto per cui sono pensate, ma anche alle Comunità dei Paesi europei nel loro complesso”.

Per me è fondamentale che queste normative nascano armonizzate a livello europeo e non vengano affrontate dai singoli parlamenti nazionali, con approcci e tempistiche di volta in volta differenti; altrimenti ci troveremo a scontrarci ai problemi che abbiamo oggi, quando un escavatore gommato non può di fatto circolare liberamente in Europa. E una tale situazione, oggi, non possiamo più permettercela come comparto industriale”. 


Associazioni? nessuno è un isola

goWEM!: “Fino ad oggi però il comparto non è stato molto ascoltato a livello politico…”

Prandini: “Ne sono ovviamente perfettamente consapevole; d’altra parte, rispetto ad altri segmenti industriali, rappresentiamo una produzione limitata come numero di macchine e altrettanto limitata come numero di addetti. Tuttavia sono altrettanto convinto che oggi abbiamo un'occasione per rappresentare al meglio le nostre esigenze, d’altra parte è dal movimento terra che partono tutti i cantieri ed è con il movimento terra che il ciclo edilizio si chiude”.

“Proprio per questo, in sintonia con Viaggi, stiamo fermamente perseguendo la ricerca di collaborazioni fattive con altre Associazioni e con gli ordini professionali. Lavorare con le associazioni dei costruttori (Ance in Italia, e i vari corrispettivi europei), con gli Ordini degli ingegneri, architetti e geometri, significa potersi rappresentare in sede politica con una voce unitaria, che ha molte più speranze di essere ascoltata (e compresa) rispetto alle singole voci puntuali. Questa azione, lo ripeto, sarà uno dei cardini della mia presidenza da oggi fino al 2020”.

Altro tema fondamentale: la Formazione. Declinata in due grandi ambiti. Innanzitutto occorre promuovere l’attrazione da parte del settore di  risorse qualificate. Il nostro mondo sta cambiando velocemente e i giovani devono imparare a conoscerlo, slegandosi da concetti superati (poca qualificazione, grande fatica, lavoro manuale) per acquisire coscienza di quello che sarà il lavoro degli operatori del futuro (lavoro qualificato, forte aggiornamento sul campo e tecnologico). E poi, come Associazione, vogliamo favorire l’ingresso nel nostro settore delle donne, dato che riteniamo che 'l’altra metà del cielo' abbia capacità gestionali e di problem solving perfette per le sfide del futuro. Badate bene, non si tratta di uno slogan commerciale, ma di un’evidenza basata sui fatti, in grado di garantire agli imprenditori un valore aggiunto davvero importante”.

Il secondo aspetto, che mi sta molto a cuore, è il concetto di formazione continua. Chi opera nel settore deve al più presto capire che non ci si può più ‘adagiare sugli allori’, che lo sviluppo tecnologico delle macchine e delle soluzioni tecnologiche correlate è davvero tumultuoso e che, quindi, la propria formazione personale deve essere aggiornata altrettanto velocemente. Gli operatori non sono soli in questo, nell’Associazione possono trovare un partner disponibile, così come nei produttori e, soprattutto, nei propri datori di lavoro, i più avveduti dei quali stanno già investendo importanti risorse nella formazione dei propri dipendenti”.

Nel mondo d’oggi, chi non si aggiorna, rischia non solo di perdere interessanti occasioni di crescita professionale, ma anche di vedere compromessa la propria attuale posizione in azienda, con un ricollocamento successivo difficile e poco soddisfacente anche a livello economico”.

Come CECE crediamo molto nel futuro e quindi ci impegneremo al massimo per garantire prospettive migliori a tutte le persone che lavorano nel nostro settore industriale”.


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