Il canale che collega il porto di Taranto al mare, una meraviglia mai abbastanza conosciuta

Con Taranto (e la Puglia) nel cuore

Komatsu Europe

Testo di Silvano Lova


Nella foto Antonio Marinaro, amministratore unico Quadrato Divisione Industria

Nella foto Antonio Marinaro, amministratore unico Quadrato Divisione Industria

Marinaro è la Puglia che non ti aspetti; o meglio è quella che non ti aspetteresti, seguendo gli stereotipi beceri che circolano in questa Italia di inizio millennio. Se poi ci si ferma a ragionare sulla storia concreta della Regione gli stereotipi si incrinano (qui la componente industriale del fare è sempre stata fortissima) e si dissolvono definitivamente dopo una chiacchierata con Antonio Marinaro, amministratore unico di Quadrato Divisione Industria.

Chiacchierata che avviene, tra l’altro, in uno dei luoghi simbolo della Puglia in generale e di Taranto in particolare; il porto Piccolo, meraviglia naturare (ma anche opera umana) che ha dato tantissimo all’italia (ricordiamo il porto militare) e che ora sta cominciando a ripensarsi in chiave futura.

L’intervista a Marinaro parte dal rapporto con Comeg e con le macchine Komatsu, ma, come vedrete, si allarga presto a temi più ampi e articolati. Non potremmo aspettarci altrimenti da un imprenditore che è stato presidente Ance Taranto (e è ancora nel consiglio direttivo), è Vice Presidente Vicario di Confindustria Taranto e Presidente di COFIDI Artigiansud.

Un'intervista tutta da leggere (e da meditare).



Radici profonde a tutela del territorio

 

“Come imprenditore (con un 50% di gene contadino) la mia storia inizia nel 1986: con due amici costituimmo la MP Lavori, un’azienda nata per seguire gli appalti pubblici disponibili nella nostra provincia e specializzata nelle opere di difesa idraulica e di dissesto idrogeologico (un tema caldissimo oggi come allora ndr). Mi piace sottolineare come fossimo stati antesignani nell’indicare un problema, quello del dissesto idrogeologico, oggi drammaticamente in evidenza sulle pagine dei più importanti quotidiani nazionali. Non solo di dissesto si occupava la MP Lavori, ma anche di protezione del territorio più in generale; lo testimonia un brevetto del 1987 che riguardava un’innovativa torre metallica di avvistamento anticendio autorizzante con rilevamento a infrarossi delle fonti di calore”.

“La storia di MP Lavori continua fino ad oggi attraversando, dal 2000 in poi uno dei periodi più complessi della storia Italiana; prima tangentopoli, poi la crisi finanziaria e il dissesto di numerosi Enti locali per i quali prestavamo opera e infine, dal 2007 a oggi, una delle crisi finanziarie mondiali più pensanti che si ricordino hanno reso la sfida imprenditoriale davvero complicata, per usare un eufemismo. Giusto per dare qualche dato l’economia tarantina ha perso, rispetto ai valori precrisi, circa 150 milioni di euro di volume economico; un impatto davvero estremamente duro da assorbire non solo in termini di impresa, ma anche, purtroppo di occupazione”.

“Per superare le relative difficoltà abbiamo lavorato molto nella strutturazione del nostro perimetro societario; MP Lavori fa parte dal 2013 di una holding che la controlla in toto assieme ad altre società: MP Costruzioni e Quadrato divisione Industria. Complessivamente diamo lavoro a circa 250 persone. Il core business, nel corso del tempo si è articolato e sviluppato e oggi MP Lavori oltre alle opere fluviali, di difesa, di sistemazione idraulica e di bonifica esegue lavori edili nel segmento civile e industriale, lavori stradali e reti idrauliche e fognanti”.

“Altro campo di impresa per la Quadrato Divisione Industria, di cui parliamo oggi anche in merito al rapporto con Comeg e Komatsu, che principalmente presta le proprie opere nel segmento dei servizi industriali, operando in maniera importante anche al servizio del più grande operatore dell’acciaio italiano, all’interno del comparto Ilva di Taranto”.



Al servizio dell’acciaio (ma non solo)

“Siamo oggi, - prosegue Marinaro - una delle due più importanti aziende edili e di servizi che operano nello stabilimento Ilva di Taranto. Si tratta di un risultato che ci riempie di orgoglio e di una responsabilità che sento personalmente sia verso il nostro clienti sia verso le persone che lavorano con noi. Oggi, infatti, lavorare per Ilva significa lavorare per un committente tra i più esigenti in Italia (e probabilmente nel Mondo), un Committente per cui la sicurezza è un must ineludibile, da rispettare senza se e senza ma. Non solo, anche la qualità dei lavori eseguiti non è contrattabile, com’è facile evincere siamo sempre sotto gli occhi dell’opinione pubblica (giustamente) per cui dobbiamo ogni giorno dare il massimo”.

“Per questo, la Quadrado Divisione Industria detiene numerose certificazioni tra cui UNI EN ISO 9001:2008, la UNI EN ISO 14001:2004 e la OHSAS 18001:2007; non solo stiamo attualmente lavorando per ottenere ulteriori certificazioni di accredito per operare in altri contesti industriali. E’ mia convinzione, infatti, che l’unico modo nel mercato odierno per crescere passi attraverso l’aggiornamento e la professionalizzazione continua”.

“Nel settore industriale, infatti - afferma Marinaro - la nostra storia passa attraverso l’acquisizione nel 2015 della Quadrato Costruzioni, società leader nel segmento dell’edilizia industriale, forte di 40 anni di storia. Quell’acquisizione ci ha portati ad essere uno dei primi attori all’interno di Ilva, ma è un punto di partenza per un percorso più ampio. Vogliamo, infatti, sviluppare il nostro perimetro operativo, acquisendo nuovi importanti clienti in altri comparti industriali. Qui la parola chiave, a mio avviso, da sottolineare fortemente è diversificazione. Un diversificazione fondamentale per mantenere una forte e solida struttura aziendale anche nel caso in cui una nuova crisi di segmento colpisca uno dei settori in cui operiamo. Sono convinto, infatti, che solo con radici solide e ramificate in diversi comparti la nostra crescita possa essere sostenibile nel tempo”.

“Oggi già abbiamo attivato importanti collaborazioni con colossi industriali sul nostro territorio, ENI e Saipem incluse. Un orgoglio per chi ha radici in questa terra e che vuole crescere partendo proprio da dove ha iniziato la propria esperienza imprenditoriale”.



Orgoglio e determinazione

“La nostra strategia industriale, fatta di una continua e determinata ricerca dell’innovazione e di una altrettanto intensa volontà di crescere in qualità, è il diretto portato di un amore e di una passione per i nostri territori. Essere imprenditori oggi in Italia e a maggior ragione in Puglia è una sfida davvero impegnativa; un imprenditore degno di essere definito tale deve traguardare il futuro, deve saper conciliare l’impegno quotidiano (che è fondamentale) con una capacità di innestarlo su una visione di medio e lungo periodo, una visione che garantisca all’azienda di gestire le opportunità e non di subire il mercato”.

“L’imprenditore pugliese o meglio il cittadino pugliese residente a Taranto (Marinaro ride mentre dà questa definizione di sé stesso, ndr) deve, anche con le difficoltà del caso, immaginare un futuro per questi territori; lo deve fare per la propria azienda, ma a maggior ragione ne ha l’obbligo per le persone che lavorano nell’azienda e più in generale per il proprio territorio. Ilva ne è un esempio lampante; deve diventare un polo attivo e vivo, nel rispetto di tutti gli impegni ambientali (abbiamo di fronte l’esempio negativo di Bagnoli che non vogliamo ripetere). Ci vuole un impegno notevole di supporto al territorio che si faccia carico dell’ambiente certo, ma anche non dimentichi il lavoro, immaginando una realtà adeguata alle nuove sfide e un futuro di crescite”.

Taranto ha dato molto all’Italia (il porto e l’arsenale militare sono solo alcuni esempi) ora credo sia possibile trovare una strada comune di crescita per questo territorio che molto può esprimere in futuro”.

“In definitiva credo che sia proprio questo il ruolo dell’imprenditore (quello vero, non mi stancherò mai di sottolinearlo): immaginare un futuro migliore non solo per sé, non solo per la propria azienda, ma anche, e soprattutto, per il territorio in cui lavora (e come me in cui spesso vive). Visione e Attuazione da una parte e Sostenibilità e Crescita dall’altra. Queste le quattro parole chiave che dobbiamo avere sempre come guida”.


La forza di essere partner

“Come imprenditore (conscio anche della responsabilità verso i miei dipendenti) pretendo molto dai miei fornitori. Pretendo tantissimo in fatto di qualità, ma se possibile chiedo ancora di più dal punto di vista dello sforzo collettivo. Anche se rischio di usare termini abusati - continua Marinaro - a un fornitore chiedo non di essere nostro partner nell’operare quotidiano, ma anche di esserlo nell’immaginare nuove soluzioni che ci garantiscano una migliore competitività sul mercato”.

“Il mercato, infatti, sta diventando di anno in anno più competitivo e sfidante e sono davvero certo che come azienda possiamo crescere soltanto affidandoci a partner specializzati a cui demandare la ricerca di nuove soluzioni all’interno del loro perimetro di specializzazione”.

“E’ proprio in questo senso che si articola il rapporto con Comeg, in qualità di distributore Komatsu; a loro chiedo di suggerirmi i mezzi migliori per raggiungere lo scopo della Quadrato Servizi Industriali: servire il cliente con la massima efficienza e qualità possibili. E, devo, dire Isa Grieco e i suoi uomini (e donne) lo fanno al meglio, non solo nella fase consulenziale di vendita, bensì anche nella ben più difficile area del servizio di assistenza postvendita. Puntualità, disponibilità e professionalità sono le cifre che distinguono il loro operare nei nostri confronti. Qualità non da poco che fanno passare il prezzo della singola trattativa (per quando importante) in secondo piano”.

"Più che di fornitore-cliente credo - conclude Marinaro - di poter parlare di due imprenditori (con le relative aziende) che lavorano per un obiettivo comune: quello di ampliare la propria area di crescita, agendo al massimo delle proprie possibilità e spesso (senza mai dimenticare la qualità) di spingersi anche oltre. Andare ogni volta oltre; questo in estrema sintesi è il primum movens di ogni Imprenditore".


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