Natale a Casa Ritchie

Richie Bros.

Testo di Silvano Lova


L’asta di Natale di Ritchie Bros. è un evento imperdibile per chi voglia fare il punto sul mercato dell’usato nel nostro Paese, dato che non solo attraverso il catalogo della Case d’aste canadese è possibile farsi un’idea piuttosto precisa della quantità e delle qualità delle macchine disponibili in Italia, ma anche perché all’ultimo appuntamento dell’anno di Caorso è possibile confrontarsi con tutti gli specialisti del settore siano essi dealer, produttori o commercianti d’usato italiani e internazionali.

Anche quest’anno non ce la siamo fatta scappare e vogliamo condividere con voi le nostre impressioni e, ovviamente, quelle dei responsabili di Ritchie (abbiamo fatto quattro chiacchiere sul mercato con Fabio Orlandi, sales manager di Ritchie Bros), oltreché, ovviamente commentare le occasioni migliori presenti nel catalogo e l’andamento dei prezzi di vendita.

Andiamo con ordine e cominciamo con e considerazioni generali; l’asta di dicembre (pur presentando non fraintendeteci oltre 2770 lotti, di gran lunga la concentrazione più grande disponibile in Italia in un solo luogo fisico) ha confermato l’impressione generale di tutto il 2017: è sempre più difficile, almeno in Italia, trovare macchine usate di buona qualità. Il catalogo di rampa di Ritchie ce lo ha confermato, ribadendo la tendenza delle imprese a tenersi le macchine buone del proprio parco per spremerle il più possibile.

Una tendenza molto probabilmente dovuta al poco lavoro ancora presente dal punto di vista dei cantieri di grandi dimensioni (i mezzi, è anche confermato dai grandi produttori, stanno lavorando poco), ma anche alla necessità di valutare ogni acquisto di nuovo con attenzione (e quindi la vendita dell’usato), considerato il permanente complicato accesso al credito (nonostante tutti gli stimoli fiscali).

Il mercato delle macchine nuove nel 2017 ha comunque ripreso (si parla di un +15% sull’anno) e di conseguenza anche l’usato circolante il prossimo anno dovrebbe essere meno difficile da reperire; la speranza è che il “ferrovecchio” sia stato venduto tutto e che nel 2018 torneremo a vedere macchine usate fresche (o quasi), sintomo di un mercato più normale, in cui la rotazione del parco avvenga più velocemente (anche in vista di una crescita del mercato del noleggio).

Considerazioni generali a parte, cominciamo a vedere nel dettaglio qualche macchina e i relativi prezzi di vendita, partendo da una delle specialità di Ritchie Bros: i sollevatori telescopici.



Solleva che ti passa

 

Come ogni asta, Ritchie si dimostra specialista nel segmento dei sollevatori telescopici; e lo fa nel modo migliore presentandone un buon numero in rampa, con un ventaglio di ore lavorate che vanno da macchine nuove a mezzi più datati, per chi è in cerca di un prezzo abbordabile, magari per impieghi di bassa intensità.

Non possiamo non cominciare con le migliori chicche; facciamo ovviamente riferimento ai due Manitou mai usati, che qualche acquirente ha deciso di regalarsi a Natale. Visti anche i prezzi di vendita, l’affare c’è sicuramente stato, dato che l’MRT2540+ Privilege da 4000 kg e 25 metri di altezza di sollevamento del 2016 è stato venduto a 122.000 euro e il suo gemello (o quasi, un MRT21500+ Privilege da 5000 kg e 21 metri di altezza) è passato di mano a 127.000.

Ma sotto l’albero non c’erano solo i due rossi della Casa francese, ma anche telescopici di numerosi altri marchi, come i nove Merlo, tra cui un Roto 30.16K del 2004 passato di mano a 25.000 euro. In tutto i telescopici venduti a dicembre sono stati oltre 40, con una buona rappresentanza, per quello che riguarda i fissi, anche di JCB, tra cui spiccavano tre 535-140 del 2007 (venduti da Ritchie con il sistema ‘Choice’ che consente al compratore di avere l’opportunità di acquistare tutti i modelli inclusi nel gruppo Choice al prezzo battuto, ovviamente unitario) venduti a 18.000 euro.

Sempre nel segmento del sollevamento, interessante la vendita dell’autogrù fuoristrada Grove RT540CE da 35 tonnellate del 2008 (6.208 ore), acquistata a 96.000 euro.



Là dove batte il cuore

E dal punto di vista delle macchine da cantiere puro? Anche il 5 dicembre non sono mancate le pale e escavatori (questo il cuore del movimento terra): diverse pale gommate Volvo CE hanno riscaldato la platea, come ad esempio la L90G del 2012 con 3.090 ore di lavoro acquistata a 70.000 euro o la sua sorella maggiore (una L120G del 2014) comprata a 62.500 euro.

Per gli amanti del giallo Cat, è passata in rampa una pala gommata 938H del 2011 venduta a 56.000 euro, così come una 924H del 2010 (con 7.800 ore) a 45.000 euro. Sempre di Caterpillar, da menzionare anche un escavatore cingolato 320D del 2010 con allestimento forestale venduto a 50.000 euro.

E siamo così passati agli escavatori cingolati; l’asta di dicembre (rispetto agli standard Ritchie) è stata piuttosto avara di queste macchine; oltre al 320D di cui abbiamo parlato, meritano di essere ricordati un Komatsu PC210NLC-8 del 2010 (5.382 ore) venduto a 46.000 euro, un JCB JS220NLC sempre del 2010 battuto a 38.000 euro e, scendendo di tonnellaggio, un Komatsu PC88MR-2 del 2009 che ha spuntato un alto prezzo di vendita, ben 38.000 euro. Tanti i miniescavatori di un po’ tutti i marchi in vendita.

Diversi anche i cava cantiere venduti, tra cui non possiamo non ricordare i due stupendi  8x4 Mercedes del 2014, entrambi battuti a 82.500 euro. Per gli appassionati di camion, gioia per gli occhi…



L'Asta dei diversi

Vogliamo poi chiudere la nostra carrellata con tre lotti particolari, che, per diversi motivi, hanno attirato la nostra attenzione; si tratta di macchine che difficilmente si vedono in un’asta di questo tipo o, al contrario, sono l’esatta applicazione di logiche di vendita per le quali i costruttori “usano" Ritchie come partner specializzato.

Quest’ultimo è il caso dell’escavatore New Holland E385LC del 2015, venduto a 101.000 euro. Macchina mai usata, è stata venduta da Ritchie per la sola esportazione diretta (il compratore deve firmare un documento di garanzia) sui mercati non regolati. L’E385LC, infatti, non è più in regola con le normative antinquinamento Europee e Nordamericane e, pur essendo una macchina validissima e in perfetto ordine, non può essere più venduta su questi mercati. Il ruolo di Ritchie è fondamentale in questo caso per trovare il compratore giusto e “far uscire” una macchina dai mercati più regolati in breve tempo e senza caricare il costruttore delle relative pratiche burocratiche (tanto più che il marchio New Holland è stato ormai completamente sostituito da quello Case Construction nel settore delle costruzioni).

Considerazione a parte per due macchine molto particolari, fuori dal coro; parliamo del Mecalac 10MCR del 2013 con 1.936 ore e del JCB Hydradig mai usato del 2017. Entrambi modelli molto interessanti che hanno seguito curiosamente strade diverse: se il Mecalac ha spuntato un buon prezzo di acquisto, posizionandosi su un prezzo di vendita di 50.000 euro, il JCB Hydradig è stato un vero e proprio regalo di Natale per chi l’ha acquistato, dato che il prezzo finale d’asta si è posizionato su 80.000 euro (ricordatevi che stiamo sempre parlando di una macchina mai usata).


Uniti, si cresce

Il 5 dicembre abbiamo approfittato della presenza di Fabio Orlandi (e della sua disponibilità considerata la mole di lavoro a cui tutto lo staff Ritchie deve far fronte nei giorni dell’asta) per fare il punto sul 2017 e immaginare l’andamento del 2018; ecco quello che ci ha detto.

Questo che si sta chiudendo, per noi, non è stato un anno normale” - inizia così Orlandi che prosegue - “dal 1 giugno 2017 la nostra azienda non è più la stessa, con l’acquisizione di Iron Planet abbiamo cambiato pelle e oggi ci proponiamo al mercato come un partner che mette a disposizione dei clienti davvero molte soluzioni di vendita. Abbiamo un ventaglio di possibilità decisamente più ampio che ci consentirà (e ci ha già consentito) di approcciare quei clienti che non vogliono partecipare a un asta fisica senza riserva”.

Orlandi continua: “Posso confermare che questa è stata una pietra miliare nella storia di Ritchie che ci sta facendo crescere, anche attraverso l’innesto di nuove figure professionali, estremamente specializzate nel promuovere le macchine che i clienti ci affidano, mediante strumenti che prima, come Ritchie, non avevamo a disposizione. Queste nuove possibilità ci hanno consentito (ormai i dati sono quasi definitivi) di chiudere l’anno, a livello Italia, quasi esattamente sui valori di fatturato del 2016. In un mercato difficile, in cui è complicato trovare macchine interessanti da vendere, è risultato che abbiamo potuto raggiungere proprio grazie alla spinta di nuove tipologie di servizi che l’acquisizione di Iron Planet ci ha consentito di offrire ai clienti. Vogliamo diventare un partner a 360° con un ventaglio di soluzioni completo e proporci come quel ‘trusted advisor’ (consulente affidabile, ndr) in grado di gestire in toto le problematiche di vendita dell’usato”.

Da un punto di vista generale, il mercato delle costruzioni, dopo un buon avvio di anno (che di faceva sperare in qualcosa di meglio per il 2017) ha segnato il passo, così come il settore dell’usato agricolo che risente del forte rallentamento della vendita del nuovo. Nell’agricolo il rallentamento più forte è segnato nell’attività con i dealer, mentre i nostri accordi con gli OEM (soprattutto con il gruppo Same o con il gruppo Goldoni) ci hanno permesso di recuperare diverse buone macchine da proporre in asta. Un’altra voce che ha influito positivamente sul risultato 2017 è stata l’implementazione dei rapporti con i grandi contractor italiani che lavorano all’estero; a questo proposito voglio citare l’asta di chiusura del cantiere del Canale di Panama su cui lavorava anche Salini Impregilo, conclusa con un notevole successo per il clienti che ci hanno affidato le macchine".

Come Italia, siamo stati tra i primi e i più veloci in Ritchie a fruire delle possibilità garantite dai servizi Iron Planet per accrescere il fatturato; in particolare buone soddisfazioni ci sono arrivate dalla piattaforma Marketplace-E (che consente anche trattative riservate e di realizzare pacchetti di macchine in tempo reale), canale che è diventato in poco tempo una buona voce di entrata nel nostro bilancio 2017. La nostra intenzione è, ovviamente, quella di utilizzare sempre di più le nuove possibilità che ci vengono dall’acquisizione, possibilità, ci tengo a dirlo, che sono soprattutto per i clienti che oggi hanno in noi il partner più completo per servizi e opportunità, sul mercato mondiale”.

Per il 2018, anche per l’entrata di Iron Planet, immaginiamo di avere un leggero delta di crescita rispetto ai risultati di quest’anno; in una situazione di mercato che resta ancora incerta e complessa, sono certo che il 2018 sarà un anno con buoni  risultati per Ritchie Bros. Italia, con le quattro aste di Caorso e le nuove soluzioni introdotte da Iron Planet".


TAG: Ritchie Bros. | asta 5 dicembre 2017 | macchine usate | Fabio Orlandi