Piccoli Volvo crescono

Volvo Construction Equipment

Testo di Silvano Lova


Foto di Ernesto Milazzo

Presente al

Presente al 'Volvo On Tour 2017' anche,ovviamente Volvo Trucks con i suoi cava cantiere al completo

Un 50% abbondante dell’attuale mercato italiano delle macchine da cantiere (soprattutto quelle dedicate al movimento terra) è oggi rappresentato dalle macchine compatte; questo dato è stato recentissimamente confermato anche dalle ultime rilevazioni statistiche riferite ai primi nove mesi del 2017 e non sembra destinato a variare significativamente nei prossimi anni.

L’andamento è sicuramente influenzato da due fattori principali: da una parte la dimensione media e medio piccola delle imprese di costruzione italiane e, dall’altra, l’altrettanto predominante “nanismo” dei cantieri oggi disponibili nel nostro Paese.

Sono, infatti, pochissimi i grandi appalti infrastrutturali che potrebbero muovere il mercato delle macchine pesanti; le infrastrutture viarie in corso di costruzione si contano sulle dita di due mani (magari anche mutile di qualche dito) e i fondamentali cantieri per la protezione del territorio o quelli per il miglioramento del ciclo delle acque stentano a partire (e qui di lavoro ce ne sarebbe davvero molto e per molti anni).

Detto questo non stupisce che i produttori più avveduti si concentrino anche sul settore delle macchine compatte, soprattutto quando in quello delle macchine già grandi stanno già giocando un ruolo di primo piano.

E’ il caso di Volvo CE che in Italia è ormai stabilmente al secondo posto per peso commerciale e che ha recentemente dedicato la tappa italiana del “Volvo On Tour 2017” alle macchine compatte. A Verona, il 27 e 28 ottobre scorso, nella cava Danese, sono stati esposti (ed erano disponibili per la prova) davvero molti “Volvini”, dalle pale gommate compatte agli escavatori gommati, dai miniescavatori fino ai girosagoma cingolati.

Con due novità assolute per l’Italia, vediamo insieme quali.



Gomma, compatta, lanciata!

Partiamo subito con il turbo e diamo un’occhiata alla novità più pesante fra quelle leggere (solo in senso di tonnellaggi) che Volvo CE ha voluto portare anche nella tappa italiana (sono sette le tappe previste in Europa, dalla Svizzera fino al Portogallo) del suo “Volvo On Tour 2017”: parliamo del nuovissimo escavatore gommato EWR170E, macchina che va a completare la gamma Volvo CE in questo comparto che ora può contare su sei modelli.

A Verona, giusto per inciso, l’EWR170E era in prova assieme al suo fratellino minore, l’EWR150E, macchina molto interessante per i cantieri italiani, con un peso operativo a partire dalle 15,4 tonnellate.

Ma torniamo alla novità: l’EWR170E si colloca tra l’EW180E e l’EW160E, con una, sostanziale differenza. Le sue 17,95 tonnellate di peso operativo sono disponibili su una macchina con ingombro di rotazione ridotto, molto agile anche nei cantieri davvero stretti, senza per questo fare nessuna concessione in fatto di prestazioni operative.

L’EWR170E monta un motore Volvo Stage IV da 115 kW a 2000 giri al minuto (tecnologia Volvo V-Act caratterizzata da un sistema di iniezione particolarmente efficiente); le normative antinquinamento sono raggiunte montando sistema di ricircolo dei gas di scarico a raffreddamento esterno (E-EGR), un filtro antiparticolato (DPF) e un sistema di riduzione catalitica selettiva (SCR) con AdBlue.

Il sottocarro è bello robusto (tra l’altro lo stesso dell’EWR150D ) ed è predisposto per il montaggio di lama (con movimento parallelo e comandata dal joystick) e stabilizzatori sia nella parte posteriore sia in quella anteriore.

Diverse le opzioni che Volvo CE garantisce come standard per il mercato italiano; le linee idrauliche per l’impianto pinza/martello, quella per la rotazione e l’impianto per l’attacco rapido. Utilissima anche l’opzione “boom sospension” garantita da due cilindri addizionali posizionati ai lati del braccio di sollevamento che ammortizzano le sollecitazioni che il braccio subisce durante lo spostamento, riducendo drasticamente le dispersioni di materiale quando ci si sposta con la benna piena.

Gli italiani poi apprezzeranno sicuramente il braccio triplice (c’è anche l’opzione per il braccio offset) che consente di arrivare a una profondità di scavo massima di 5.750 mm, con una distanza massima di scavo di 9.360 mm.

Il tutto con una notevole capacità di sollevamento (ricordatevi che stiamo parlando di una macchina con ingombro di rotazione ridotto): 5.500 kg a 6 metri dal centro di rotazione e a 1,5 metri di altezza. Dicevamo del raggio di rotazione: soli 1.790 mm (7 cm in più dell’EWR150E, dovuti fondamentalmente all’extra contrappeso), in grado di consentire di lavorare tranquillamente nelle corsie stradali, con una grande efficienza produttiva.

Capitolo sicurezza. Non possiamo non ricordare, anche se opzionale, il sistema di tre telecamere opzionali, installate su tre diversi angoli della  macchina (anteriore, laterale e posteriore), che generano un’immagine  della macchina vista dall’alto. Le telecamere forniscono anche  immagini separate della macchina, in modo da poter vedere tutti  gli angoli e garantire che la rotazione avvenga in sicurezza. Chi lavora nello stretto sa quando avere tutto sotto controllo sia fondamentale e quindi utilizzerà sicuramente questa opzione.

Il tiltrotator infine: noi andiamo pazzi per questa attrezzatura che consente davvero una versatilità enorme agli escavatori gommati (ma anche ai miniescavatori). In Italia è ancora poco installata, ma garantisce davvero un valore aggiunto importante alla macchina. Sulle sue macchine Volvo CE monta Steelwrist, attrezzature con angoli di inclinazione davvero interessanti per un mondo di applicazioni in più.



Piccoletti, ma con grinta

Dopo l’arrivo del ECR25D (che avevamo giù visto all’opera in Veneto, cliccate qui) , ora Volvo CE ha presentato in anteprima a Verona il modello appena più alto nella gamma dei suoi miniescavatori; parliamo dell’EC27D, macchina spinta da un tre cilindri Volvo da 15,6 kW (1,123 litri) in regola con la normativa Stage IIIB.

Con l’arrivo dell’EC27D, l’intera gamma di miniescavatori compatti di Volvo CE (da 1,5 ton a 8,8 ton) si uniforma ora alle caratteristiche più aggiornate, quelle della serie D appunto. Si allinea, innanzitutto, dal punto di vista dell’accessibilità sottocofano sia per i controlli ordinari sia per quelli straordinari; il cofano motore è particolarmente ampio e consente l’accesso diretto e senza contorsionismi a tutti i punti di manutenzione. Gli intervalli sono stati tutti prolungati, compresi quelli di ingrassaggio che ora arriva a 50 ore.

Anche sull’EC27D c’è il nuovo filtro idraulico multifunzione (l’impianto è load sensing, con una pompa da 65 litri al minuto), brevetto Volvo CE, che consente di tenere sotto costante flusso visivo il livello dell’olio proveniente dai vari circuiti. Non solo: l’olio può essere aggiunto svitando il tappo superiore e impiegando esclusivamente un recipiente di piccole dimensioni (come anche consigliato dalla grafiche che Volvo ha posto intelligentemente appena dietro al filtro): questo metodo di riempimento evita (o comunque riduce di molto) che l’olio introdotto nel sistema sia contaminato da impurità (polveri, elementi metallici, altri detriti) che spesso causano un aumento dei costi di manutenzione.

Tanto il lavoro anche sul braccio, la cui geometria (come d’altronde su tutta la serie D) è stata completamente rivista. Risultato? Più prestazioni dal punto di vista della profondità di scavo che arriva a 2.715 mm e dello sbraccio massimo a livello del suolo (4.295 mm). Il tutto senza inficiare le forze a disposizione, anzi: migliorano sia la forza di strappo (2.459 daN) sia quella di penetrazione (1.806 daN). Bene anche le forze di sollevamento: ben 622 kg a tre metri d’altezza e allo sbraccio massimo.

Tanto poi lo spazio e tanta visibilità in cabina sia sull’attrezzatura di scavo sia su entrambi i lati; altro dettaglio importante, il pavimento non ha pedali (tranne quelli per il controllo della trazione), dato che tutti i comandi sono stati posizionati sui joystick, in particolare quelli del brandeggio del braccio e quelli per il controllo proporzionale della portata d’olio agli accessori.



Che sottolineare ancora? Sicuramente la funzione di auto kick down; quando si lavora sul rinterro e si incontra resistenza, il sistema riduce autonomamente la velocità di traslazione per dare la massima potenza in fatto di spinta. Non poteva mancare, infine, di serie, il ritorno automatico al minimo. Funzione fondamentale, ma non da dare per scontata, dato che molti produttori la offrono ancora come optional.



La pala gommata L120H vanta quote di mercato estremamente importanti

La pala gommata L120H vanta quote di mercato estremamente importanti

Sua Maestà leader di mercato

Una macchina con una quota di mercato che nel suo segmento supera il 50% la dice lunga sulla capacità del produttore di realizzare mezzi all’avanguardia; Volvo CE una macchina così ce l’ha, dato che la sua L120H detiene quote di mercato davvero bulgare.

Al ‘Volvo On Tour’ di Verona, c’era anche però la sorellina più piccola, la L35G che, pur potendo vantare quote di mercato meno eclatanti (ma non meno interessanti), ha davvero molte carte da giocare nei confronti della concorrenza.

Quali? Intanto il telaio articolato con giunto di articolazione oscillante che consente un’oscillazione di 40° che permette alla pala di mantenere condizioni di aderenza e trazione anche su terreni davvero complessi e accidentati.

Altra caratteristica interessante; gli assali a portale, con bloccaggio del differenziale al 100%, per avere una luce libera da terra maggiore rispetto a tutti quelli con soluzioni tradizionali (56 cm di luce libera da terra). Certo, occorre un po’ più di competenza dell’operatore per un corretto impiego, ma le usure dei pneumatici, soprattutto sui terreni duri, sono senz’altro minori di un classico bloccaggio a slittamento limitato.

Motorizzazione? La L45G monta un motore Stage IIIB, a quattro cilindri a 3,3 litri in grado di erogare una potenza di 55,4 kW a 2.600 giri al minuto. La trasmissione è idrostatica, con una velocità massima di 30 km orari.

Anche sulla L45G Volvo CE monta la sua cinematica a Z che consente  contemporaneamente un'elevata forza di strappo alla benna e il movimento parallelo del telaio delle forche; l’altezza massima di sollevamento, misurata al perno benna, è di 3.260 mm, mentre il carico di ribaltamento con macchina sterzata (ricordiamo che la L35G ha un peso operativo di 5.500 kg) arriva a 3.850 kg.


E la coda?

Il tiltrotator (Volvo CE monta Steelwrtist) è uno degli accessori che gli imprenditori italiani dovrebbero imparare a conoscere meglio

Il tiltrotator (Volvo CE monta Steelwrtist) è uno degli accessori che gli imprenditori italiani dovrebbero imparare a conoscere meglio

Non erano una novità, ma val la pena ricordarli in conclusione del nostro articolo sulla tappa italiana del ‘Volvo On Tour 2017’; parliamo degli escavatori cingolati compatti con ingombro di rotazione ridotto. A Verona ce n’erano due, ma noi vogliamo concentrarci sull’ECR145EL, il più piccolo dei grandi.
 
L’ECR145EL ha un peso operativo può arrivare a 16,24 tonnellate (nella versione con lama dozer) ed è spinto da un motore Volvo a quattro cilindri (4 litri) che eroga 89 kW a 2.000 giri al minuto. Stage IV, il motore abbatte i consumi del carburante rispetto alla versione che sostituisce, riuscendo a ben bilanciare tutti gli elementi aggiuntivi (ricircolo dei gas di scarico a raffreddamento esterno, un filtro antiparticolato e  sistema di riduzione catalitica selettiva con AdBlue) in uno spazio davvero molto ridotto (e senza sacrificare troppo la visibilità posteriore).

Volvo ha messo con decisione mano anche all’impianto idraulico che è stato riprogettato e che ora può contare su due pompe principali gemelle da 124 litri al minuto che possono lavorare in diverse modalità: sommatoria (produttività e cicli di lavoro veloci), priorità avambraccio (livellamento più veloce e riempimento benna più semplice), priorità rotazione. Migliorata anche l’elettronica di gestione del rapporto tra impianto idraulico e motore, con conseguenti tempi di risposta più rapidi e migliore controllabilità.

In cabina (ROPS), invece, non sembra di stare in un girosagoma; lo spazio è molto e la visibilità sui tre lati davvero buona. La porta è più ampia rispetto alla versione precedente, così come c’è più spazio per le gambe. Riprogettato completamente anche l’impianto di climatizzazione (ora più veloce e bilanciato), così come nuovo il monitor LCD da 8”, il bluetooth e il vivavoce (accessori ormai fondamentali anche sugli escavatori).


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