Prima foto, primo attachment U.Emme su Volvo CE ECR50D: lo spaccalegna conico Castoro

Volvo Manidiforbice

Volvo Construction Equipment

Testo di Silvano Lova


Seconda foto, seconda attrezzatura: la testata trinciante TT100 sempre di U.emme, con larghezza di taglio di 1.080 mm

Seconda foto, seconda attrezzatura: la testata trinciante TT100 sempre di U.emme, con larghezza di taglio di 1.080 mm

In tempi di attenzione estrema agli investimenti finanziari (e di perdurante rigidezza del sistema bancario), due sono le strade (virtuose) che un impresa può percorrere per riuscire ad aumentare la propria produttività e, di conseguenza, la redditività aziendale.

La prima è quella di massimizzare la produttività oraria delle macchine in modo da abbattere l’incidenza dell’ammortamento delle stesse: è questo il caso tipico di applicazioni ripetitive che impegnano le macchine sempre nella stessa tipologia di lavoro (il movimento terra massivo ne è un esempio): qui occorre investire in tecnologia (sistemi laser 3D, pesatura a bordo, ultime generazioni di macchine più efficienti, etc) con l’obiettivo di guadagnare di più per ogni singola ora lavorata.

La seconda, che ci interessa in particolare modo oggi, mira a aumentare la versatilità di impiego di una macchina, consentendo all’impresa (in genere in questo caso parliamo di aziende familiari o di piccole dimensioni) di realizzare con vantaggio più lavori con un singolo mezzo. La terna, negli anni del boom economico, è stato l’esempio classico di questa strategia imprenditoriale, mentre oggi sono le macchine compatte ad essere il miglior candidato sul mercato (miniescavatori, skid, ma anche in alcuni casi telescopici).

Si tratta in questo caso di abbinare con attenzione a una singola macchina una serie di attrezzature o di optional; la redditività e l’ammortamento operativo si raggiungeranno in questo caso, lavorando su più applicazioni, tenendo in questo modo il più possibile la macchina impegnata.

Oggi vi parleremo nello specifico di un miniescavatore, in particolare di un Volvo ECR50D, macchina compatta per la quale Volvo CE ha ben pensato di mettere a disposizione dei clienti un ampio ventaglio di attrezzature sia di propria produzione sia acquistate da fornitori qualificati. Ed è proprio di quest’ultimo caso che vogliamo discutere, se avrete la pazienza di leggerci…

E per chi la pazienza di leggere non ce l'ha proprio ecco una nutrita serie di video!

Volvo CE ECR50D con Spaccatronchi Conico Castoro U.Emme

Volvo CE ECR50D con testata trinciante TT 100 U.Emme

 

In questi video qualche dettaglio in più sul mini ECR50D nella parole di Danilo Triches, product manager di Volvo CE Italia

⊗ Volvo CE ECR50D caratteristiche del sottocarro

⊗ Volvo CE ECR50D cabina

Volvo CE ECR50D motore e idraulica



Quando diversificare è sinonimo di lavorare

Non c’è dubbio che Volvo CE abbia in gamma una varietà davvero ampia di attrezzature a marchio proprio, prodotte nei nostri stabilimenti, ma è altrettanto chiaro che la nostra strategia, rivolta a massimizzare la produttività dei nostri clienti, ci porta costantemente a ricercare sul mercato produttori di attrezzature qualificati, in grado di fornirci quello che non produciamo, ovviamente con i nostri livelli qualitativi”; non ha dubbi Danilo Triches, product manager Volvo CE Italia che continua: “Oggi vediamo sul campo una serie di attachment pensati per il settore paesaggistico, per la manutenzione del verde e per applicazioni forestali leggere, prodotti da U.Emme, in grado di aumentare la versatilità della nostra gamma i miniescavatori, come l’ECR50D che lavora in abbinata qui nel campo prove del nostro dealer Carmi a Castelbolognese”.

Sono due le attrezzature di U.Emme. che abbiamo visto al lavoro: una testata trinciante bidirezionale (guarda il video con l'attrezzatura al lavoro) e un interessantissima trivella multifunzione con utensile a vite conica per spaccare legna e punta elicoidale per forare terreno (qui il video con l'attrezzatura in prova). Proprio da quest’ultima vogliamo cominciare, accompagnati da Gianmaria Liverani, responsabile commerciale per l’Italia di U.Emme: “Il nostro Castoro 60, che vediamo equipaggiato sul miniescavatore Volvo ECR50D, è una speciale trivella appositamente progettata per spaccare legna e fresare ceppi,, particolarmente resistente e performante, pensato per garantire un’alta produttività, unita a una grande versatilità”.

Parole confermati dai fatti; il Castoro di U.Emme ci è sembrato fin da subito una “bestiolina” bella tosta, con tutti i muscoli al posto giusto, pronto a masticare legno, senza spiacevoli sorprese. La struttura è robusta, molto ben progettata, articolato su un motoriduttore epicicloidale con sistema di antidislocazione dell’albero (innovativo sistema posto a tutela degli ingranaggi del riduttore e dell’albero di uscita). Da apprezzare anche la sezione esagonale su cui si innesta la vite conica, una scelta progettuale che ne massimizza sia la durata operativa sia la semplicità di sostituzione (si rimuove un perno passante e le l’utensile a vite conica può essere sostituito con un’elica per perforare terreno o con un utensile per fresare i ceppi). Altra scelta apprezzabilissima: il puntalino intercambiabile in acciaio bonificato (particolare trattamento termico che conferisce un’estrema durezza superficiale senza aumentarne la fragilità).

Per quel che riguarda le caratteristiche operative: il Castoro 60 ha una coppia massima di 310 daNm, con una richiesta d’olio (alla pressione massima di 200 bar) compresa fra 35 e 60 l/min; caratteristiche non solo più che sufficienti per frantumare anche i legni più duri senza affanno, ma anche adattattissime al ‘lavoro di fino’: avvitando la punta nel legno, si può usare l’escavatore per accatastare la legna spaccata (la schiena ringrazia anticipatamente).



Non solo legna

Volvo CE con U.Emme ha anche pensato ad altre applicazioni forestali e paesaggistiche molto comuni; sul Volvo ECR50D con installato lo spaccalegna Castoro 60, abbiamo, infatti, visto al lavoro una punta elicoidale per fori su terra ed in seguito una testata trinciante, sempre del produttore di Modigliana.


La punta elicoidale da 300 mm, si innesta sullo stesso riduttore epicicloidale del Castoro 60 (considerevole il vantaggio economico) e per questo prevede il medesimo foro esagonale degli altri utensili per il lavoro su legna. In pochi attimi si può disinstallare il primo utensile e installare il secondo.

Tre le punte disponibili: quella per terra, quella per terra mista sassi (con punta Pengo e picchi in tungsteno) e quella per roccia e asfalto (quest’ultima anche con punta speciale). Estremamente ampia anche la gamma di sistemi di accoppiamento: si va dalla sella standard per escavatore a quella per attacco rapido (attacco rapido presente sull’ECR50D che abbiamo visto al lavoro), da quella con blocco per fori orizzontali fino ai piastroni per minipale, terne, pale gommate e sollevatori telescopici.

Infine è giunto il momento della testata trinciante TT 100 che fa parte di una gamma di quattro modelli con larghezze di lavoro comprese fra 640 e 1.300 mm. La TT 100, in particolare, ha una larghezza di lavoro di 1.080 mm, un peso di 280 kg e monta 34 coltelli a Y con tre lame a doppio smusso, che le consentono di tagliare diametri fino a 100 mm.

La TT 100 (così come tutte le altre trincia di U.Emme) ha una serie di dettagli tecnici particolarmente interessanti, soprattutto nell’ottica della vita utile operativa; la carcassa è in metallo dallo spessore robusto, l’ampia bocca che facilita l’ingresso e l’uscita del vegetale, una valvola antiurto e anticavitazione (aggiunta questa fondamentale che consente di non lavorare con la connessione alla linea di drenaggio) e una robustissima slitta laterale che, in abbinata all’elemento corrispondente, semplifica lo scorrimento della trincia sul terreno.

In effetti, l’analisi ravvicinata conferma le parole di Gianmaria Liverani: “le nostre testate trincianti sono pensate per l’impiego su macchinari industriali e non sono la derivazione per questo settore di macchine native per il segmento agricolo”. Industriale è il progetto, ma anche l’uso abbondante di materiali robusti, nonché i dettagli delle saldature e le geometrie complessive dell’attrezzatura. Tutto è fatto per durare insomma, non per massimizzare la redditività aziendale a discapito della robustezza. Con l’idea che un cliente soddisfatto torni poi a comprare. A Modigliana (e anche in Volvo CE) la logica del ‘mordi e fuggi’ non ha spazio…



Ultima foto, ultima attrezzatura U.Emme: qui sul blocco multifunzione è montata la trivella

Ultima foto, ultima attrezzatura U.Emme: qui sul blocco multifunzione è montata la trivella

E dall’altra parte dell’attacco (rapido)?

Abbiamo cominciato con il parlarvi delle attrezzature ora ripercorriamo al contrario il flusso della potenza, verso la cabina e il motore. Oltrepassando l’attacco rapido Volvo, ci troviamo di fronte a un miniescavatore cingolato ad ingombro di rotazione ridotta da 5,01 tonnellate di peso operativo, il nuovo ECR50D appunto.

Macchina rivista e irrobustita da Volvo CE, l’ECR50D monta un quattro cilindri Volvo da 2,615 litri, in grado di erogare una potenza massima di 31,2 kW (41,8 cv) con una coppia massima di 155 Nm a 1.300 giri al minuto. Tutto estremamente ordinato sotto il cofano motore con i vari livelli immediatamente disponibili per un controllo rapido e semplice (sottolineiamo che Volvo CE ha portato a 500 ore sia l’intervallo di manutenzione dell’olio motore sia quello del filtro dell’olio) e il meccanismo del ritorno al minimo che, anche per escavatori compatti, consente di risparmiare, senza riduzioni di produttività, parecchio carburante.

Stessa semplicità di accesso anche all’intera componentistica oleodinamica (l'ECR50D lavora con una pompa principale a pistone load sensing a portata variabile da 103 litri al minuto), questa volta protetta sotto il cofano posteriore dell’ECR50D. Volvo CE è riuscita ad avere “la botte piena e la moglie ubriaca” (ci perdonino la metafora sessista le signore alla lettura, che sappiamo essere molto più morigerate degli ometti); il ridotto ingombro di rotazione non ha inficiato infatti per nulla la chiarezza del layout degli impianti: ogni elemento è raggiungibile senza fatica, con il giusto spazio di lavoro per le mani, anche quelle più robuste. Pompa idraulica, valvole, filtri tutto è sottocchio, compreso il fondamentale (e brevettato) filtro idraulico multifunzione che consente di tenere sotto costante flusso visivo il livello dell’olio proveniente dai vari circuiti.

Non solo: l’olio può essere aggiunto svitando il tappo superiore e impiegando esclusivamente un recipiente di piccole dimensioni (come anche consigliato dalla grafiche che Volvo CE ha posto intelligentemente appena dietro al filtro): questo metodo di riempimento evita (o comunque riduce di molto) che l’olio introdotto nel sistema sia contaminato da impurità (polveri, elementi metallici, altri detriti) che spesso causano un aumento dei costi di manutenzione. Un esempio concreto di come una idea di per sé semplice possa farvi aumentare la redditività della macchina.


Dal sottocarro al braccio, tutto rivisto, tutto più robusto

Il cilindro di articolazione dell

Il cilindro di articolazione dell'ECR50D, a sinistra del braccio e quindi protetto da eventuali urti

Il sottocarro ha una robusta struttura a X saldata con le traverse inclinate (facili da pulire), così come sono stati altrettanto irrobustiti tutti i componenti principali; la diretta conseguenza è l’allungamento dell’intervallo di quasi tutti i cicli di manutenzione: aumenta il ciclo di ingrassaggio che raggiunge le 50 ore, si estende quello della tensione dei cingoli che passa da 50 a 250 ore, così come quello della pulizia del separatore dell’acqua che in sostanza si decuplica, arrivando alle 500 ore dalle 50 precedenti.



Anche l’attrezzatura di scavo è stata irrobustita (il braccio è saldato alla scatola del monoblocco, il cilindro ha una protezione in acciaio, tutte le boccole sono in acciaio a lunga durata), ma non solo: è stato rivisto completamente l’equilibrio complessivo del braccio con conseguente incremento delle prestazioni di scavo sia per quel che riguarda le distanze massime sia dal punto di vista del diagramma di scavo complessivo. E siccome non ci piace chiacchierare a vanvera, senza riportare i dati, eccoli subito. La forza di strappo, in crescita, raggiunge i 3.612 daN, mentre quella di penetrazione con l’avanbraccio corto da 1.400 mm (c’è anche quello da 1.800 mm) arriva a 2.593 daN. Interessanti anche le capacità di sollevamento (ricordiamo che stiamo sempre parlando di un ‘coda corta’ e la fisica vuole sempre la sua parte): allo sbraccio massimo e a 3 metri di altezza, l’ECR50D consente di sollevare 700 kg (sollevamento frontale) che arrivano comunque a 605 kg per sollevamenti laterali.

Chiudono il quadro la profondità di scavo che arriva a 3.400 mm, l’altezza massima di carico, 3.809 mm, e la distanza di scavo a terra, 5.908 mm.

Per chiudere, giusto due parole sulla cabina; stile Volvo CE, comoda con tanto spazio per le gambe, perfettamente sicura e con una visibilità sull’intero cantiere, migliorata sui 360° rispetto ai modelli precedenti (meglio la sagomatura dei cofani, ma anche la gestione delle superfici vetrate, con l’anteriore completamente apribile in pochi gesti). Infine, se possiamo dirlo, la nuova livrea, soprattutto nel posteriore, ci piace molto di più con il logo Volvo in orizzontale, ben integrato alle prese d’aria (la diagonale non si poteva vedere, diciamoci la verità).


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