Le dimostrazioni sul campo si sono svolte nello splendido contesto alpino della Val di Non che ha messo in luce le potenzialità operative delle macchine PrimeTech

Una finestra sul mondo


Testo di Costantino Radis


 Il

Il 'mulcher-man', costruito con i pezzi delle trincia, dà il suo benvenuto agli ospiti che visitano la sede principale di FAE a Fondo, in Val di Non

C'è qualcuno, nella splendida cornice dell'alta Val di Non, che ha aperto una finestra sul mondo. Non è quella delle mele, che qui crescono come funghi (e visto che siamo in montagna l’accostamento ci sta tutto!), ma è quella della meccanica ad alte prestazioni di FAE Group, che con il brand PrimeTech, specialista nella costruzione di prime mover cingolati, ha organizzato un evento riservato ai clienti con goWEM! "special guest" per l'informazione tecnica di settore.


Un costruttore, Primetech, che ha saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto in un settore così delicato come quello dei prime mover e che nasce da un'idea di quel Diego Scanzoni che, dopo aver portato al successo mondiale la FAE come leader nelle trincia ad alte prestazioni, ha deciso di allargare il proprio campo d'azione.


Tanto che oggi, al mondo, sono pochissime le aziende che propongono queste macchine ai propri clienti e Primetech, dopo quasi quindici anni di attività, è oggi fra i principali punti di riferimento, andando a inserirsi in un mercato a fianco di colossi consolidati da lungo tempo.



Con le idee chiare

 

Si può essere in piena sintonia con il Mondo lasciando che questo venga da noi.


La filosofia di PrimeTech si può riassumere in questo modo e lo si capisce molto bene quando si arriva nello stabilimento di Sarnonico che, insieme all’unità produttiva di Fondo, a pochi chilometri, e a quella di Colle Isarco, è uno dei punti strategici del successo di questa "multinazionale tascabile" come è stata più volte definita FAE Group. Siamo in Trentino Alto Adige, a un passo dal confine fra le due province e dal Passo della Mendola che, con i suoi tornanti vigorosi, scende a picco verso Caldaro e la vicina Bolzano.


Qui si incontrano persone con background tecnici di ogni tipo, con provenienze diverse, che parlano più lingue e dialogano con le filiali in USA, Canada, Russia, Francia, Germania e Australia. Oltre che con i concessionari e importatori di tutto il resto del mondo.

Macchine da noi poco diffuse, se non addirittura assenti, tanto che la presenza di PrimeTech sul territorio nazionale è sempre stata pressoché nulla. Un Paese, il nostro, che non ha mai incoraggiato il settore forestale o l'impiego di macchine specializzate per risolvere problematiche legate alla preparazione dei cantieri infrastrutturali. Il merito di PrimeTech, anche qui, è di aver iniziato una inversione di tendenza che ha avuto come risultati la comparsa dei suoi primi mezzi in un importante cantiere di metanizzazione, dove il primo PT-475 al lavoro in Italia prepara l'arrivo degli escavatori e dei posatubi. Il PT-475 andrà ad affiancare il PT-300 e farà buona compagnia, nel nostro Paese, a un altro PT-300, tutti di proprietà di imprese diverse.


Ma non è tutto. Un team di progettazione che trova radici in quella Macmoter che gli appassionati del movimento terra si ricorderanno sicuramente. Da quelle radici è cresciuto un affiatato gruppo di appassionati, prima ancora che ingegneri, che ha dato vita a questo piccolo gioiello di tecnologia ad alte prestazioni.

Una delle migliori storie che il nostro sistema industriale possa oggi raccontare e che, in Val di Non, abbiamo visto concretamente al lavoro in una “due giorni” senza fiato.



Reliability first

Il target abituale del cliente PrimeTech lavora in contesti molto duri, con temperature molto elevate o, al contrario, molto basse. Spesso anche lontano centinaia di chilometri dal primo centro abitato. Che di norma è un piccolo borgo di poche case dove officine meccaniche e servizi di assistenza non sono, di norma, il primo pensiero degli abitanti del posto.


L’affidabilità è quindi un must irrinunciabile; conseguenza diretta l’uso di componenti che diano garanzia di reperimento dei ricambi necessari e una presenza assistenziale, per gli interventi più gravosi, di tecnici qualificati. Tutto è sovradimensionato (a ragion veduta però). Tutto è progettato per resistere al lavoro duro e continuativo che, con le trince idrauliche installate, deve garantire produzioni importanti per chi opera nelle grandi colture estensive, per chi apre nuove strade in Alaska, per chi costruisce piste da sci, per chi posa metanodotti, per chi bonifica aree da ricoltivare con larici.


Un funzionamento, quello dei prime mover, concettualmente molto semplice, ma dagli equilibri operativi delicati e difficili da raggiungere. Parliamo di macchine completamente idrauliche dove occorre garantire flussi e pressioni molto elevate per alimentare la trincia anteriore e al contempo operare con la traslazione, con momenti di forte stress per la meccanica e l’idraulica della macchina quando la trincia incontra un ostacolo più coriaceo del previsto e si trova quasi ad essere bloccata.

Qui succede quello che nessun ingegnere vorrebbe accadesse mai. Il motore si trova in una frazione di secondo dal massimo del règime al di sotto del minimo e la pressione dell’olio passa da quella ordinaria a un improvviso “fuori scala” con la trincia che, suo malgrado, manda in crisi tutto l’impianto idraulico con un pericoloso stallo. Non stiamo parlando di un mini escavatore che incontra un ostacolo e cala di giri, ma di macchine con motori da svariate centinaia di cavalli che alimentano pompe da centinaia di litri al minuto e pressioni che sfiorano i 400 bar.

E non appena l’operatore alza un poco la trincia per evitare che si blocchi, il motore torna a ruggire al massimo dei giri con le turbine che sopportano enormi picchi di pressione e le pompe idrauliche che passano nuovamente alla massima portata. Una follia esplosiva che succede centinaia di volte al giorno. Ogni giorno.



Le macchine al lavoro sono state seguite in modo attento dai numerosi partecipanti. Il pendio in cui si è lavorato ha portato al limite le capacità operative delle due macchine

Le macchine al lavoro sono state seguite in modo attento dai numerosi partecipanti. Il pendio in cui si è lavorato ha portato al limite le capacità operative delle due macchine

Quando il mondo guarda

Una ricerca costante della qualità costruttiva che investe non solo le componenti meccaniche e idrauliche, ma anche il posto guida per consentire lunghi turni di lavoro senza interruzioni a garanzia di produzioni elevate con climi e condizioni ambientali difficili.

Uno studio accurato di ogni aspetto che coinvolge anche l’accessibilità per la manutenzione e la velocità di sostituzione delle attrezzature anteriori. Si tratta di un approccio alle esigenze del mercato che ha dato i suoi frutti con una crescita costante ogni anno e che, nel corso dei primi mesi del 2017 sta registrando un ulteriore importante incremento, senza conoscere crisi negli anni passati grazie a una vocazione globale ereditata dall’esperienza di FAE Group che, ormai, è attiva da più di un quarto di secolo.

La porte aperte di due giorni ha visto arrivare clienti, consolidati e potenziali, da tutto il mondo, anche se, a dire il vero, stupisce di più la presenza di aziende italiane. Cile, Germania, Francia, Repubblica Ceca, Russia, Romania, Brasile, Canada, Nigeria e molti altri paesi sono stati rappresentati da decine di imprese operanti sia nel settore agricolo, che minerario, che forestale. Persone da ogni angolo del globo accomunate dalle stesse esigenze: usare macchine produttive e affidabili per svolgere gli stessi lavori in ambienti molto diversi.

Quando, dopo la visita alle unità produttive, ci si è ritrovati tutti quanti su un pendio che ha ben dimostrato di cosa siano capaci le Alpi, è stato subito chiaro che i prime mover del costruttore italiano non hanno paura di niente e di nessuno. Non è infatti un caso se alcuni modelli sono anche disponibili in versione radio comandata con trincia appositamente sviluppate per lo sminamento e sono usati per bonificare scenari di guerra da restituire alla vita di tutti i giorni.

In un contesto così particolare tutti i partecipanti hanno potuto sperimentare sul campo le potenzialità dei due nuovi modelli di casa PrimeTech: il PT-475 e il PT-300 di cui parleremo in modo approfondito in un apposito speciale loro dedicato. Un incontro che ha permesso al mondo produttivo che usa queste macchine di osservare da vicino la realtà di PrimeTech e, in generale, di FAE Group, e di vedere i risultati che il made in Italy di qualità riesce a raggiungere. Una cura progettuale e costruttiva fatta di tutti quei particolari che gli utilizzatori vorrebbero vedere sulle proprie macchine con soluzioni studiate per durare nel tempo, componenti che garantiscono elevate prestazioni e una flessibilità verso il cliente finale fatta di ascolto, vicinanza e dedizione. Valori che hanno reso vincenti nel mondo ben più di una azienda italiana. E che sono saldamente nel DNA di Primetech.


Una 'multinazionale tascabile' targata 'Val di Non'

Le trincia per lo sminamento presentano una particolare concezione in grado di far saltare le mine, dissipare l

Le trincia per lo sminamento presentano una particolare concezione in grado di far saltare le mine, dissipare l'energia prodotta senza danneggiare il rotore

Tre sedi produttive, di cui quella principale a Fondo con l’headquarter e gli uffici amministrativi, una a Sarnonico per il brand Primetech, una a Colle Isarco per la costruzione dei tamburi delle trincia. Oltre a un ufficio commerciale a Bolzano e sei filiali dirette negli USA, in Canada, in Francia, in Germania, in Russia e in Australia. E una rete di concessionari, importatori e distributori che copre tutto il mondo.


Nata nel 1989 per mettere in pratica soluzioni innovative nel settore delle trincia, FAE si è presto imposta sul palcoscenico mondiale per la qualità e le prestazioni dei suoi prodotti. Tanto che nel tempo le scelte strategiche di Diego Scanzoni, titolare della SpA trentina, hanno portato l’abbandono di alcune gamme di prodotto entry level a favore di macchine ad alte prestazioni e dai contenuti tecnologici sempre più importanti. FAE è oggi riconosciuta come il produttore più importante al mondo nel settore delle trincia, delle spacca sassi, delle stabilizzatrici e delle frese portate per asfalto.


Macchine, sarebbe riduttivo chiamarle semplicemente attrezzature, che fanno delle prestazioni e della durata il loro punto di forza. Con la comparsa dell’elettronica laddove molti pensano che si possa ragionare solo in modo meccanico. Soprattutto nei nuovi modelli di stabilizzatrici in cui l’acqua viene dosata in modo automatico grazie al dialogo con protocolli ISOBUS fra trattore e attrezzatura.


Tecnologie sviluppate completamente in house, anche quelle elettroniche, grazie alla presenza di uno staff tecnico di altissimo livello che in FAE hanno saputo attrarre nel tempo con progetti innovativi e con uno sviluppo aziendale che non si è mai fermato. Nel corso dell’incontro si è visto l’ampliamento della sede principale di Fondo, già terminato, e la partenza dei lavori per il prossimo ulteriore ampliamento.

Uno sviluppo che non si è mai arrestata e ha consentito, circa quindici anni fa, la nascita di PrimeTech che si è proposta al mercato con dei prime mover in cui affidabilità, prestazioni e comfort sono stati fin da subito le armi principali. Oggi FAE Group sta continuando la propria crescita con forti investimenti sia tecnologici sia organizzativi in cui il post vendita e la presenza accanto al cliente è uno degli aspetti vincenti fondamentali.


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