JCB: elogio dell’Altezza

JCB

Testo di Romana Libarna


Il mercato delle macchine e attrezzature per l’edilizia e l’industria è da sempre caratterizzato da un certo tradizionalismo; le Case, ovviamente, investono sulla ricerca e sviluppo, ma in genere non si vedono slanci in avanti eclatanti, soprattutto nell’equilibrio e nelle strategie aziendali. Certo, ogni tanto ci sono delle acquisizioni che ampliano il portafoglio prodotti, ma in genere la crescita avviene con estrema prudenza.

Le motivazioni possono essere molte, la prima senza dubbio è quella che anche i clienti sono sempre stati molti prudenti e tradizionalisti, una seconda è senz’altro la seguente: per poter estendere in maniera importante la propria influenza in aree di prodotto nuove occorrono investimenti molto pesanti, dato che oltre alla ricerca e sviluppo occorre strutturare le professionalità per l’assistenza postvendita e il bilanciamento (o la creazione ex novo) delle reti di vendita relative.

Un affare da cuori (e portafogli) forti insomma. C’è da dire che negli ultimissimi anni abbiamo assistito a un parziale disgelo di questo tradizionalismo con diversi fra i principali players impegnati in campagne acquisti (la via più semplice) e alcuni in ampliamento di gamme attraverso la strada (più lunga e forse onerosa) della ricerca e sviluppo.

L’ultimo Samoter appena chiuso ci ha dato almeno un paio di esempi di questo tipo, come KatoImer (acquisizione da parte dei giapponesi del ramo Construction di IHI) o Yanmar (gli escavatori cingolati comprati da Terex).

Dobbiamo dire però che un’azione come quella presentata (e già eseguita in buona parte) da JCB era da tempo non presente sui radar del mercato della meccanizzazione. La Casa inglese è, infatti, entrata a gamba tesa nel mercato del sollevamento, presentando una gamma completa di piattaforme a forbice dedicate (per ora) al segmento industriale, preannunciando che, entro tempi brevi, tale offerta sarà ampliata anche da modelli di piattaforme telescopiche e articolate.

Insomma, una vera e propria “Bomba Atomica” per il settore (tra l’altro accompagnata anche da tante novità nel segmento dei motori e delle macchine movimento terra, leggi il nostro articolo qui), in cui operano alcuni marchi internazionali e un gran numero di piccoli e piccolissimi produttori locali. JCB non è nuova a questi exploit, dato che nel 2004 era entrata dal nulla nel mondo dei motori e ora è un attore riconosciuto in questo campo, ma la sfida è bella tosta. Non solo perché, appunto, il mercato è maturo (anche se qualitativamente migliore di quello del movimento terra), ma anche perché è significativamente diverso per dinamiche di vendita e per tipologia di clienti da quello a cui sono abituati in JCB.

La gamma è stata appena lanciata ed è presto per fare congetture sull’entità del suo successo, ma possiamo però descrivervela un po’ più approfonditamente, presentandovi anche, come ciliegina sulla torta, le altre novità di JCB nel settore del sollevamento.



9 sorelle per un mercato da 8 miliardi

Andiamo con ordine: a febbraio JCB ha presentato 9 piattaforme a pantografo elettriche ad azionamento idraulico (alimentate da batterie da 6 o 12 V) che sono in sostanza solo il primo passo nella strategia di aggressione del mercato secondo quanto annunciato dal produttore inglese.

Le nove piattaforme hanno altezze di lavoro comprese fra 4,6 metri e 13,8 metri e pesi operativi compresi fra 1.330 e 3.366 kg; nel corso del 2017 si affiancheranno ai modelli elettrici anche tre piattaforme spinte da motore diesel.

Dal punto di vista delle ceste, i due modelli più compatti avranno piattaforme lunghe 1.640 mm e 760 mm, le altre (a eccezione di quella più grande che avrà una lunghezza di 2.640 mm) avranno piani di lavoro lunghi 2.500 mm. Le portate? Vanno da 227 kg, fino ad un interessante valore massimo di 550 kg.  Com’è evidente le prime nove piattaforme vanno ad aggredire un mercato, quello industriale, del noleggio e della grande distribuzione che, nell’ottica di JCB, garantisce migliori margini operativi (anche se la Casa inglese dovrà dimostrare di avere le carte in regola per essere accettata da clienti molto esigenti e selettivi); nella seconda parte dell’anno, con l’uscita, secondo quanto dichiarato da Lord Banford nel corso della cerimonia di presentazione, dei modelli diesel, verranno estesi i mercati aggredibili, costruzioni comprese.

E’ sì, infatti, JCB non si accontenta dei nove modelli di scissor (che sarebbero già un traguardo per tanti produttori), ma dichiara che nel corso del 2017 arriveranno anche altre tre piattaforme a pantografo diesel e, soprattuto, cinque articolate e ben 10 telescopiche.

Un impegno di ricerca, sviluppo e produttivo davvero impressionante, soprattutto perché JCB ha dichiarato di aver sviluppato internamente la sua gamma che verrà prodotta in stabilimenti esteri, seguendo però le specifiche qualitative stabilite in Inghilterra (ricordiamo che tutte le nuove piattaforme sono certificate TUV).

Quattro delle cinque articolate saranno spinte da propulsori diesel, avranno altezze di lavoro comprese fra 14.900 mm e 24.600 mm, saranno tutte dotate di quattro ruote motrici e sterzanti, con una pendenza massima superabile del 40% (il mercato construction è nel mirino); la quinta sarà elettrica con un’altezza di lavoro di 13.700 mm (due ruote motrici e due sterzanti).

Impressionante infine il numero di telescopiche (ben 10) annunciate per il 2017: qui le altezze di lavoro sono comprese fra 20.600 mm e 45.600 mm (altezza che colloca JCB tra i produttori con piattaforme tra le più alte del mercato), ma poco altro (se non un render) è trapelato a febbraio nel corso della presentazione.

Vogliamo chiudere con una dichiarazione del presidente JCB, Lord Bamford, che la dice indirettamente lunga sulle idee (chiare) che in azienda hanno relativamente ai punti critici del progetto: “Il mercato di accesso è un mercato mondiale a tutti gli effetti, che offre enormi opportunità di crescita per JCB. È un mercato pronto ad accogliere un nuovo fornitore con la capacità di offrire un’assistenza sul prodotto ai vertici della categoria con disponibilità 24 ore su 24. 770 concessionari JCB e 2.200 depositi possono garantire l’assistenza che i clienti globali si aspettano”.

Dopo averle sviluppate le piattaforme occorre venderle (meno difficile) e assisterle (molto più difficile); il solo fatto che Bamford abbia fatto questa dichiarazione ci fa ben sperare che questo dettaglio sia stato ben ponderato e che ci siano strategie chiare per affrontarlo (magari puntando subito sui noleggiatori).

Come goWEM! (non ce ne vogliano gli altri attori del settore) ci piacciono le sfide e quindi facciamo il nostro miglior “in bocca al lupo” a JCB!



Un nuovo telescopico “noleggioso”

Non solo nuovi territori per JCB (vedi piattaforme), ma anche novità nel settore in cui gli inglesi sono leader mondiali del mercato: i sollevatori telescopici. A febbraio, infatti, è stato presentato il nuovo sollevatore telescopico 540-180 HiViz destinato a suscitare parecchio interesse soprattutto nel mercato dei noleggiatori professionali.

Il nuovo 540-180 HiViz, con l’introduzione del quale la gamma dei sollevatori JCB raggiunge le 30 unità, ha un’altezza di lavoro di 18 metri (1 in più del 540-170), raggiunti con una macchina molto più compatta (ben il 20%) dei modelli precedenti con prestazioni paragonabili (il 540-180 HiViz pesa il 7% in meno). Sempre rispetto al 540-170, il 540-180 Hiviz ha un sbraccio in avanti migliorato del 10% e una capacità di carico alla massima altezza che arriva a 2.500 kg.

Il tutto condito con una accelerazione drastica sui tempi di ciclo (+20%) che vuol dire redditività in cantiere e con un impressionante abbattimento dei costi di manutenzione (50% in meno sul punteggio di manutenibilità SAE). Già da soli questi numeri avranno fatto rizzare le orecchie a più di un noleggiatore.

Il 540-180 HiViz monta come propulsore un JCB Ecomax da 55 kW (in regola con le normative Stage IV) e la trasmissione è completamente progettata e costruita da JCB, integrandosi completamente con il propulsore. Risultato? Un risparmio di carburante, a parità di produttività, di ben il 10%.

Altra caratteristica importante: il design del punto di articolazione del braccio che è davvero molto ribassato, consentendo di migliorare la visibilità operativa oltre il braccio stesso. Braccio che è azionato a catena, gestita con un sistema molto efficiente che non solo riduce la manutenzione necessaria, ma ha permesso anche a JCB  di montare una pompa idraulica di minore capacità senza alcuna perdita di produttività.



Dual Tech anche per gli industriali

Altra notizia importante che rischia (e non deve) di passare in secondo piano, visto il clamore generato dalle piattaforme; JCB ha annunciato che la sua trasmissione Dual Tech, già sperimentata con notevole successo in agricoltura, arriva anche per i sollevatori telescopici industriali. E qui occorre fare molta attenzione, perché la notizia è davvero di quelle interessanti. La trasmissione Dual Tech abbina le caratteristiche di punta di un powershift con quelle di una trasmissione idrostatica, armonizzandosi perfettamente tra l’altro con i motori JCB (in questo caso l’Ecomax Stage IV)..

Immaginatevi una trasmissione che, fino a 19 km orari è completamente idrostatica, con conseguente controllo ottimale della velocità e che, in automatico, sopra i 19 km orari si trasforma in una trasmissione con cambio a modulazione elettronica a tre velocità, garantendovi tutta la potenza che volete e un controllo perfetto anche a velocità superiori.

Un po’ come avere la botte piena, la moglie ubriaca e, anche, una Maserati in regalo….

Scherzi a parte la nuova trasmissione JCB Dual Tech è in grado di garantire valori di produttività (secondo quello che dichiara JCB) superiori del 13% (JCB la monta sul JCB 531-70 Industrial DualTech VT, sul 535-95 Industrial DualTech VT e sul 541-70 Industrial DualTech VT) rispetto ai modelli tradizionali telescopici JCB e addirittura del 25% (sempre dichiarazioni JCB) rispetto ai modelli comparabili prodotti dai concorrenti.

La trasmissione Dual Tech  combina quindi l’efficienza alle alte velocità e la capacità di traino di una trasmissione powershift con i vantaggi offerti dal controllo di precisione a bassa velocità di una trasmissione idrostatica, ottenendo la combinazione potenzialmente ideale per gli operatori che desiderano la massima produttività e efficienza, e un'esperienza di guida di livello superiore.

Per questo vi diciamo sempre che gli articoli li dovete leggere fino in fondo…



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